La Salvezza cristiana Sant'Agostino - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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LA SALVEZZA CRISTIANA

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Lc 19,5-10 "Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti ormoravano: «È andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la
salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»."
Qui vediamo che sono proprio le opere a riparare i danni si Zaccheo, quest’ultimo promette di dare la metà dei suoi beni ai poveri, non si limita a dire "Signore io credo in te…ma agisce, opera" Appena finito l’episodio di Zaccheo, ritroviamo Gesù che racconta una parabola riferita ad un uomo di nobile stirpe, che affida dei talenti ai suoi servi per farli fruttare. Anche qui vediamo la fede operante, sono le opere che dimostrano la nostra fede, non le parole.

Ecco cosa ci dice s. Agostino riguardo all’argomento:

"Quando dunque l'Apostolo dice che, a suo avviso, l'uomo è giustificato per mezzo della fede senza le opere della legge, non lo sostiene perché, una volta accolta e professata la fede, le opere della giustizia siano trascurate, ma perché ciascuno sappia che può essere giustificato per mezzo della fede, anche senza aver prima compiuto le opere della legge. Queste infatti seguono la giustificazione, non la precedono. Di questo argomento, però, non è necessario che ne discuta più a lungo in questa opera, soprattutto perché su di esso ho di recente pubblicato un libro assai esteso che si intitola Lo Spirito e la lettera. Poiché dunque questa convinzione aveva visto la luce in quei tempi, altre lettere, quelle degli apostoli Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, si rivolgono principalmente contro di essa, per sostenere con energia che la fede senza le opere non è di alcun giovamento. Anche Paolo, del resto, definì salvifica e veramente evangelica non una fede qualunque con la quale si crede in Dio, ma quella le cui opere procedono dalla carità: La fede, così dice, che opera per mezzo della carità. Da qui l'affermazione che quella fede che ad alcuni sembra sufficiente per la salvezza, non giova a nulla, di modo che dice: Se possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, io sono un niente. Invece là dove opera una carità ispirata dalla fede, senza dubbio si vive bene, perché Il compimento della legge è la carità Giacomo poi è così avverso nei confronti di quanti presumono che la fede senza le opere valga per ottenere la salvezza da paragonarli addirittura ai demoni.

Dice infatti: Tu credi che c'è un solo Dio? Fai bene; anche i demoni lo credono, e tremano. Che cosa si sarebbe potuto dire di più vero e in modo più breve ed incisivo? Anche nel
Vangelo infatti leggiamo di questa confessione dei demoni quando proclamarono Cristo Figlio di Dio e da lui furono rimproverati, cosa che fu lodata da Pietro nella sua professione di fede. Fratelli miei, domanda Giacomo, che giova ad uno dire di aver la fede, se non ha le opere? Forse che quella fede potrà salvarlo?; e ancora: Perché la fede senza le opere è morta. Ecco fino a qual punto dunque s'ingannano quelli che si ripromettono la vita eterna sul fondamento di una fede morta! Perciò bisogna esaminare con diligenza come interpretare quel passo, veramente difficile da comprendere, dove l'apostolo Paolo dice: Nessuno infatti può porre altro fondamento oltre quello già posto, cioè Gesù Cristo. Ora, se uno costruisce sopra a questo fondamento con oro, argento e pietre preziose, oppure con legno, fieno e paglia, l'opera di ciascuno si renderà manifesta qual è; infatti il giorno del Signore la farà conoscere, poiché si rivelerà nel fuoco e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno. Se l'opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà la ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito; tuttavia egli si salverà, ma come attraverso il fuoco. Secondo alcuni questo passo deve essere interpretato come se quelli che sembrano edificare sopra questo fondamento con oro, argento e pietre preziose sono coloro che, alla fede che riposa sul Cristo, aggiungono le opere buone; quelli invece che sembrano edificare con fieno, legno e paglia, sono coloro che, pur avendo la medesima fede, agiscono male. E ne concludono che anche questi ultimi possono essere purificati come per mezzo delle pene del fuoco, in modo da ottenere la salvezza, per merito del fondamento. La legge (mosaica) sopraggiunse, perché abbondasse la colpa, ma laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia , come se avesse detto che il peccato giova alla sovrabbondanza della grazia. Per risolvere la difficoltà risponde: È assurdo! e soggiunge:

Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?

Cioè: "Avendoci la grazia fatto morire al peccato, se vivessimo in esso, che altro faremmo se non essere ingrati alla grazia?"
" (cfr, S. Agostino).
Alcuni attribuiscono alle parole di Paolo evidenziate qui sopra in grassetto, valore salvifico assoluto, cioè essendo cristiani battezzati, quindi morti al peccato, non possono più vivere nel peccato per effetto della grazia, e quindi più o meno automaticamente sono salvati. I salvati per grazia, devono però perseverare con fatica fino alla fine dei loro giorni, altrimenti finiranno all’inferno.

Lc 21,19 "Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime."

La perseveranza nella grazia come si misura? Basta dire di credere in Gesù Cristo? No, bisogna dimostrarla quotidianamente con le opere.

"Tu che ti glori della legge, offendi Dio trasgredendo la legge? Infatti: Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra i pagani, come sta scritto. La circoncisione è utile, sì, se osservi la legge; ma se trasgredisci la legge, con la tua circoncisione sei come uno non circonciso. Se dunque chi non è circonciso osserva le prescrizioni della legge, la sua non circoncisione non gli verrà forse contata come circoncisione? E così chi non è circonciso fisicamente, ma osserva la legge, giudicherà te, che, nonostante la lettera della legge e la circoncisione, sei un trasgressore della legge. Infatti giudeo non è chi appare tale all'esterno e la circoncisione non è quella visibile della carne, ma giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito e non nella lettera; la sua gloria non viene dagli uomini, ma da Dio. Qui fa vedere manifestamente in che senso dice:

Ti glori di Dio. Perché, se un vero giudeo si gloriasse di Dio come vuole la grazia, che non viene data per i meriti delle opere, ma gratuitamente, la sua gloria verrebbe da Dio e non dagli uomini. Al contrario costoro si gloriavano di Dio come se avessero meritato, essi soli, di ricevere la sua legge, secondo le parole del salmo: Così non ha fatto con nessun altro popolo, non ha manifestato ad altri i suoi precetti. E credevano d'essere con la propria giustizia fedeli esecutori di questa legge di Dio, benché in realtà ne fossero piuttosto trasgressori. Perciò la legge provocava su di essi l'ira di Dio, abbondando il peccato, che veniva commesso scientemente da loro. Perché anche quelli che si attenevano ai precetti della legge, ma senza l'aiuto dello Spirito della grazia, agivano per timore di pena e non per amore di giustizia. Perciò agli occhi di Dio non c'era nella loro volontà quello che agli occhi degli uomini appariva nella loro attività, ed erano invece ritenuti colpevoli di ciò che Dio li sapeva più disposti a fare, se l'avessero potuto fare impunemente. Dice poi circoncisione del cuore, cioè volontà pura da ogni concupiscenza illecita, e questa si ha non dalla lettera che insegna e minaccia, ma dallo Spirito che aiuta e risana. Perciò la gloria di costoro non viene dagli uomini, ma da Dio, che mediante la sua grazia dona di che possano gloriarsi. Di Dio si dice: Nel Signore si glorierà la mia anima. A Dio si dice: Sei tu la mia lode.

Non così coloro che a Dio vogliono dare la lode di essere uomini, ma a se stessi la lode di essere giusti. L'Apostolo dichiara: In virtù della legge nessuno sarà giustificato, perché la legge mostra soltanto che cosa fare o evitare e spetta poi alla volontà eseguire quello che la legge ha indicato: così l'uomo non si giustifica per imperio di legge, ma per libero arbitrio. la giustizia di Dio indipendente dalla legge è quella che Dio conferisce al credente mediante lo Spirito della grazia senza l'aiuto della legge, cioè senza che il credente sia aiutato dalla legge. Mediante la legge Dio ha mostrato all'uomo la sua infermità, perché con la fede ricorresse alla sua misericordia e guarisse. La grazia lo giustifica gratuitamente, cioè senza meriti precedenti da parte delle sue opere, altrimenti la grazia non sarebbe più grazia. La grazia non ci viene data, perché abbiamo già fatto opere buone, ma perché le possiamo fare: cioè non perché abbiamo già osservato la legge, ma perché la possiamo osservare. Dice infatti: Non sono venuto per abolire la legge, ma per darle compimento; di lui è stato detto: Vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. È la gloria della quale è detto: Tutti hanno peccato e hanno bisogno della gloria di Dio. È la grazia della quale dice di seguito: Giustificati gratuitamente per la sua grazia. Chi non è giusto usa dunque legalmente della legge per diventare giusto. Quando lo è diventato, non usi più della legge come d'un veicolo, essendo già arrivato, o meglio, per adottare la similitudine dell'Apostolo, non usi più della legge come d'un pedagogo, essendo già stato educato. Le opere non precedono la giustificazione. Ma dobbiamo vedere perché l'Apostolo dice: Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori. I pagani di cui sta parlando Paolo sono i credenti cristiani, che non appartengono al popolo ebreo. Per natura agiscono secondo la legge, perché sono stati rinnovati dallo Spirito Santo con il battesimo. L'Apostolo dunque, quando accennò ai pagani che osservano per natura quello che prescrive la legge e portano scritto nel cuore il dettame della legge , volle far intendere quelli che credono nel Cristo. Il fatto che essi non arrivano alla fede preceduti dalla legge come i giudei, non ci deve dare il pretesto di distinguerli da coloro (gli ebrei) nel cui cuore il Signore, promettendo per mezzo del Profeta il Testamento Nuovo, disse che avrebbe scritto le sue leggi (non dimentichiamo che i primi cristiani erano tutti ebrei, a cominciare dagli apostoli, ndr). Infatti, come dice l'Apostolo, per l'innesto praticato all'oleastro, essi pure (i gentili) appartengono al medesimo olivo, cioè al medesimo popolo di Dio " (cfr, s.Agostino – Spirito e lettera)

Indubbiamente l’uomo con tutte le sue buone opere non sarebbe capace di salvarsi da sé, ma viene salvato da Gesù che ha versato il suo sangue sulla croce, per la salvezza degli uomini, ed è risorto sconfiggendo la morte. Senza l’opera salvifica di Gesù l’uomo sarebbe perso in eterno. Purtroppo quando si parla di salvezza con molti fratelli separati ci si capisce poco, i pregiudizi la giocano da padrone; molti accusano noi cattolici di credere all’azione salvifica delle opere, affermano cioè che la Chiesa cattolica ci insegni la salvezza per opere.
"Il fatto che la salvezza dell’uomo passi attraverso la fede in Cristo non significa che Paolo teorizzi un cristianesimo senza rettitudine, in cui la fede si "mangia" la morale, e il peccato si confonde con la virtù. Le lettere di Paolo contengono risposte molto nette e anche molto dure a molteplici problemi morali, che riguardano il divorzio, il pudore, l’onestà la carità verso gli indigenti, l’amore tra i membri della Chiesa, il lavoro, l’uso del danaro e così via" (cfr, Il Timone n.74). Soprattutto dalla Lettera ai Romani invece i protestanti traggono la teoria della salvezza per sola fede, sbagliando. Se coloro che ci accusano della salvezza per opere, andassero a guardarsi la dottrina cattolica, (il catechismo) si accorgerebbero che sbagliano nel giudicarci. La Chiesa di Roma afferma che la base di ogni cosa è la fede, la base della nostra salvezza è la fede in Cristo Gesù. La salvezza ci è stata donata gratuitamente da Gesù, tuttavia se quando saremo giudicati, le nostre opere cattive, saranno portate a nostra accusa, le nostre opere buone, saranno portate a nostro merito. Le opere buone saranno indicate come il frutto della nostra fede, ma la fede è un dono di Dio, quindi la nostra salvezza proviene sempre da Lui, noi non saremmo capaci di operare il bene se non fosse Dio a proporcelo.

Mt 25,31-46 "Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.  E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,  e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna".

Un’ulteriore conferma la troviamo in Mt 7,21

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande»."

Qualcuno potrebbe obiettare:
Se stamane io so di non aver rinnegato il Signore, ma so che il Signore è ancora in me, per quale motivo dovrei dubitare della Salvezza, oggi?

Ecco, chi fa queste affermazioni si mette esattamente nella posizione di coloro che dicevano continuamente "Signore, Signore…" ma consideravano inutile dare da mangiare a chi aveva fame o dare da bere a chi aveva sete. E quindi… non lo facevano. Costoro erano davvero convinti di non aver rinnegato il Signore ma il loro comportamento testimoniava contro di loro. Se oggi parli male di un tuo conoscente, sei sicuro di avere la salvezza per la tua sola fede?
Attenzione a leggere e meditare bene le parole di Gesù, in questi versetti appena sopra. Gesù si rivolge e rimprovera chi ha profetato, cacciato demoni e compiuto molti miracoli, oggi chi ha questi doni si sente un perfetto cristiano, anche avendo uno solo di questi doni, spesso ci si sente buoni cristiani. Chi oggi ha il dono di compiere miracoli? Qualcuno, solo in pochi possiedono questo magnifico dono di Dio, eppure Gesù dice che nonostate questo tipo di dono, si può perdere la salvezza, se non si mette in pratica la Parola di Dio nella vita di ogni giorno.
I protestanti sono invece convinti che difficilmente possono perdere la salvezza, perché basta la sola fede, dalla quale scaturirebbero automaticamente le buone opere. Se funzionasse davvero così, Gesù rimproverò inutilmente i suoi discepoli, ma la verità è che occorre impegno e aver assimilato veramente la Parola di Dio, per metterla in pratica, non basta dire Signore Signore, noi abbiamo profetato e guarito nel Tuo nome. Oggi moltissimi protestanti si sentono salvati, e ci commiserano come perduti (noi miseri cattolici, ciechi) solo perché si auto convincono di capire bene la Parola di Dio, figuriamoci se dovessimo parlare con un protestante che abbia il dono di guarigione….

Ci vorrebbe una sorta di tappeto rosso, per accoglierlo, e dovremmo supinamente annuire, ad ogni suo insegnamento.

Cosa vuol dirci Gesù in Matteo 7,21?
Che non è automatica la salvezza per chi possiede doni di Dio, ne consegue che c’è la ben forte possibilità che costoro pur disponendo di doni dello Spirito Santo, possano finire all’Inferno, perché insegnano e fanno cose sbagliate, alla luce della Verità.
Chi ha il dono di compiere miracoli, ovviamente crede in Gesù, lo stesso vale per chi possiede altri doni, eppure Cristo rimprovera proprio costoro, e gli fa notare che se oltre a credere non operano la carità vanno a finire all’inferno. In poche parole la Sola Fede non basta, servono pure le opere.
Pertanto consiglio ai tanti fratelli protestanti di buttare via il piedistallo che si portano sempre dietro, per salirvici ogni volta che incontrano un cattolico, e imparare veramente gli insegnamenti di Gesù, perché proprio i protestanti pur credendo alcune parti di Verità, hanno delle grosse lacune nelle loro dottrine, e troppa presunzione mista a spavalderia e arroganza nei confronti dei cattolici.

Vogliamo fare una controprova? Provate a chiedere ad un evangelico se ritiene utile per la sua salvezza fare delle opere di carità e citategli, a mo’ di esempio, esattamente queste: dare da mangiare ad un affamato, dare da bere ad un assetato, dare ospitalità ad un forestiero, fare visita ad un malato, andare a trovare un carcerato. Se vi risponde che non è utile, significa che si sta mettendo contro a quanto detto da Gesù stesso. Se vi dice, invece, che è utile allora significa che la dottrina cattolica non è poi così sbagliata. E comunque la SOLA FIDE non salva! Domandiamoci: è biblico che una persona possa essere un ladro, un assassino, un avaro, uno che non si cura degli altri, ma tutto quello che deve fare è credere per essere ritenuto giusto davanti a Dio? Eppure il principio della SOLA FIDE è questo. Per fortuna le Scritture non lo sostengono. Per quanto la fede sia il punto di partenza indispensabile, noi dobbiamo andare oltre questo punto d’inizio e dobbiamo compiere le opere dettateci dalla fede. Perché le opere sono sicuramente una conseguenza della fede (noi siamo in grado di amare in quanto siamo stati amati per primi) e in questo caso diventano opere di Carità. Attenzione ai termini. Quando si parla di Carità, il N.T. non parla di elemosina, come abitualmente siamo portati a pensare. La Carità è l’Amore, quello con la A maiuscola.

La Carità è la cartina tornasole della fede
(cfr. Frà Tommaso Maria di Gesù).

Nella Bibbia però leggiamo frasi, che possono creare qualche equivoco, una di quelle tante frasi che non sono chiarissime da capire a chiunque legge.
"Con la bontà e la fedeltà l’iniquità si espia e con il timore del Signore si evita il male."
(Proverbi 16:6)
Il motto protestante, secondo il quale la Bibbia la può capire chiunque chieda l’aiuto dello Spirito Santo, non regge tanto, perché spesso troppo spesso, questo "chiunque" sopravvaluta le sue doti spirituali, credendosi abbastanza umile e degno di ricevere direttamente l’illuminazione dall’Alto dei Cieli, al fine di poter capire la Bibbia correttamente. Non è così, servirebbero massicce dosi di umiltà iniettate nel loro corpo, a costoro, che si credono pronti a ricevere lumi direttamente dallo Spirito Santo, bypassando la Chiesa, e i pastori deputati a tale compito. Esistono casi di vera cristianità e santità, nei quali lo Spirito Santo suggerisce direttamente la Verità, ma purtroppo, non sono credibili intere comunità di persone che dicono di essere sante, e di ricevere la Verità dall’alto, quando poi incontrandole per strada si girano dall’altra parte per non salutarti. Farebbero bene a prendere coscienza dei propri limiti umani, che sono tali e quali a quelli che anche noi cattolici abbiamo, come tanti altri uomini peccatori. Il chiedere spiegazioni ad un pastore della chiesa (e quando dico "pastori" non intendo quelli protestanti) è segno di umiltà!
Il riconoscere che un prete o un vescovo abbia una preparazione biblica molto superiore alla nostra, è segno di umiltà! Il credersi dotti, e istruiti dall’Alto, spesso è segno di orgoglio. Se poi incontro qualcuno di costoro, magari un loro anziano di comunità, che teoricamente dovrebbe avere una preparazione biblica superiore ad altri fratelli, e questi non mi sa rispondere ad esempio sulla profezia di Malachia (1,11) sull’Eucaristia, né su alcuni altri versetti, ai quali attribuiva balbettando significati fantasiosi e senza senso, e vedendosi in difficoltà mi rispondeva "Mi informerò e ti saprò dire", cosa devo pensare? Mi sarei aspettato che mi rispondesse, "Pregherò lo Spirito Santo, affinché mi illumini a capire meglio questi versetti, e poi ti saprò dire" invece evidentemente doveva andare dal suo pastore a chiedere spiegazioni. E’ questa la loro illuminazione? E’ così che lo Spirito Santo li guida a capire la Bibbia? Ci vorrebbe tanto ad ammettere che è il loro pastore a guidarli su come interpretare la Bibbia? Sì, è vero, anche noi cattolici siamo guidati dai nostri preti, solo che questi ultimi possono dimostrare la loro discendenza apostolica, nella figura dei nostri Vescovi, i protestanti no! Il loro mandato di pastori non l’hanno ricevuto dai successori degli apostoli, ma se lo sono inventato, pur con tutta la loro buona volontà di servire il Signore. La loro autorità è simile a quella che hanno i golpisti, se la prendono, se la sognano, nessuno dei legittimi Vescovi gliela trasmette. Sono persone da rispettare perché spesso in buona fede, ma non si può riconoscere loro nessuna autorità in materia di fede cristiana.
Ecco come la spiega un fratello protestante, dimenticando cosa vuol dire coerenza, e dimostrando che in fin dei conti la Bibbia si deve interpretare per forza.
Leggiamo quindi come ci spiega il protestante L.M Grant la sopra citata frase contenuta nel libro dei Proverbi:
"Molto probabilmente Salomone, autore del Proverbio citato, non comprendeva bene la verità che scrisse in questo versetto. In quel tempo non si sapeva che c’era una vera espiazione per il peccato. Molti sacrifici erano offerti, ma nessuno di essi poteva effettivamente togliere i peccati. Nella nostra bontà e nella nostra fedeltà non vi è espiazione di peccato, ma è la bontà di Dio che ci è stata fatta splendidamente conoscere per mezzo del sacrificio del suo diletto Figlio.

Il grande amore di Dio è testimoniato dal dono del Suo Figlio per togliere l’immenso peso del peccato dell’uomo. Quando il Signore Gesù fu crocifisso al Calvario, gridò nelle tenebre: "Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?" Egli portò la pena ed il peso del peccato con infinito dolore.
Oggi quindi noi conosciamo il meraviglioso intermediario per mezzo del quale l’espiazione è stata fatta per noi, e adoriamo Colui che ha compiuto questo lavoro per noi.
Nell’Antico Testamento questo meraviglioso lavoro dell’espiazione del peccato non era ancora conosciuto. Ma Dio non ha lasciato i credenti di quei tempi nell’ignoranza; ha parlato loro con bontà e fedeltà assicurando che l’iniquità sarebbe stata tolta. Essi erano chiamati quindi a credere che Dio avrebbe compiuto l’espiazione del peccato, anche se non conoscevano il mezzo che avrebbe usato." L. M. Grant – Attenzione, questo fratello protestante addirittura dice che Salomone con molta probabilità non comprendeva bene la verità che scrisse in questo versetto, cioè un autore sacro di sicuro sotto ispirazione divina, non comprende bene ciò che scrive, lui da protestante, invece si! Questa è l’umiltà protestante? Oppure la mia teoria sul loro orgoglio di sentirsi supremi dottori biblici trova sempre più riscontri?
A leggere attentamente i versetti però ci si accorge che non dicono chiaramente quanto affermato dal fratello protestante. Alcune considerazioni le deduciamo, ma se non si interpreta il pensiero dell’autore sacro, in questo caso di Salomone, come si può comprendere il corretto senso di quei versetti? Se ci atteniamo alle nude lettere, comprendiamo solamente che ogni uomo buono e fedele espia i suoi peccati, e con il timore del Signore si evita il male.
Qui Salomone non si sta riferendo all’espiazione tramite sacrifici animali fatti al tempio, ma in maniera precisa cita bontà, fedeltà e, timore di Dio. Ecco che emerge la mancanza di coerenza dei protestanti, da una lato affermano che la Bibbia non si interpreta, dall’altro poi, alla prima difficoltà lo fanno con molta disinvoltura.

Nato dal giudaismo ma entrato subito in polemica con esso, il cristianesimo deve precisare la sua posizione nei confronti della religione giudaica e degli scritti che ne costituiscono la rivelazione. Era stato già il tema del concilio di Gerusalemme ed era stato già soprattutto il problema di Paolo.
E Paolo aveva dato ad esso una soluzione teologica di grande portata. La chiesa di Cristo è l’erede del popolo di Dio, ma ne è anche la realizzazione, e quindi la trasformazione, <<spirituale>> . Essa è il novus, il verus Israel. La Legge mosaica ha perduto perciò il valore salvifico che le attribuiva la tradizione giudaica. La salvezza non viene dalle opere della Legge ma dalla fede nel Cristo morto e risorto (Gal2,16-21; Rm 3,28). Ma in ampi settori della chiesa cristiana l’autorità di Paolo continuava ad essere contestata e la soluzione da lui sostenuta non aveva posto fine alle discussioni.

"Egli dichiara che di per sé le "opere della Legge", cioè quelle che sono imposte dalle pagine bibliche, sono giuste, ma se l’uomo crede che solo attraverso esse egli si merita la redenzione e l’adozione a figlio di Dio, allora esse diventano un equivoco e un inganno. Sarebbe come se una persona, caduta nelle sabbie mobili, cercasse da sola, alzando e agitando le mani, di sollevarsi illudendosi così di uscirne e di liberarsi. E’ necessario, invece, che offra la sua mano a chi, stando sulla terraferma, con potenza lo possa estrarre. Si delineano, così, due concetti paolini capitali: la "fede" da parte dell’uomo e la "grazia" da parte di Dio. E’ per questo che l’Apostolo ribadisce che <<l’uomo non è giustificato dalle opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo…poiché dalle opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno>> (Galati 2,16).
Il pensiero di Paolo è stato spiegato ampiamente da S.Agostino, all’inizio di questo capitolo; e allora non serve nessun impegno da parte del credente nel compiere opere giuste? Naturalmente no, ma le opere saranno il frutto della giustificazione ottenuta attraverso la fede.
In realtà per tutto il II secolo la storia della chiesa appare dominata dal problema del giudaismo e della Scrittura. Da un lato infatti tra i cristiani di origine giudaica permane la tendenza a conservare le tradizioni e le istituzioni del popolo giudaico, in una interpretazione che resta spesso ancorata alla lettera dell’Antico Testamento. Dall’altro lato una tentazione si affaccia: rinunciare interamente al giudaismo e alla sua Scrittura. E’ in una certa misura l’idea di uno scritto antigiudaico che va sotto il nome di Lettera di Barnaba. Ma e soprattutto la posizione di Marcione.
Quest’ultimo, o per un paolinismo esasperato o per concezioni di tipo gnostico, vede un contrasto insanabile tra la Legge di Mosè che esige la giustizia e il Vangelo di Gesù che proclama la grazia, tra quella che era la Scrittura dei Giudei (l’Antico Testamento) e quella che dovrebbe essere la Scrittura dei cristiani (il Nuovo Testamento), anzi tra il Dio stesso invocato dai Giudei, creatore e giusto, e il Dio proclamato da Gesù Cristo, redentore e misericordioso. Da un lato perciò indica in un suo scritto perduto tutte le Antitesi che possono ravvisarsi tra Legge (giudaica) e Vangelo (cristiano), dall’altro propone di accettare come normativi (canonici) solo alcuni dei libri apostolici (Paolo in primo luogo, e poi Luca, in quanto meno giudaico), respingendo invece quelli che appaiono ancora troppo legati al giudaismo. Ma la maggioranza dei cristiani non la pensa così. La predicazione e la vita stessa di Gesù sono troppo chiaramente radicate nella tradizione giudaica perché un cristiano (anche di origine pagana) possa tranquillamente rinunciare ad essa. E la figura di Gesù è stata interpretata e compresa in maniera così immediata e profonda dagli Apostoli alla luce delle profezie dell’Antico Testamento che queste ultime non possono essere accantonate. Per i cristiani Gesù Cristo, è il Messia che ha portato finalmente al suo compimento la storia di Israele e alla loro realizzazione le speranze giudaiche. Tutto l’Antico Testamento tende perciò alla sua manifestazione, anzi parla già velatamente di lui. Il problema non è allora di abbandonare la tradizione giudaica e rinunciare alla Scrittura ma piuttosto di continuare il lavoro iniziato dagli Apostoli, che consiste proprio nel <<ricordare>>, e quindi riconsiderare la vita di Gesù alla luce della Scrittura per <<ricordare>>, e quindi reinterpretare la Scrittura alla luce della vita di Gesù. Giustino dice che il Dio di Gesù Cristo e quindi dei cristiani non è altri che il Dio creatore dell’Antico Testamento. La Scrittura giudaica è perciò anch’essa Parola di Dio. E anche la storia giudaica non è priva di valore. Ma questo valore è puramente provvisorio. Il contenuto essenziale dell’Antico Testamento sta infatti nell’aver preannunciato la venuta di Cristo. Gli eventi e le istituzioni del popolo giudaico sono soltanto il <<tipo>>, l’abbozzo delle realtà future. Tutto l’Antico Testamento è in realtà una grande profezia del Cristo. La Legge mosaica ha fatto perciò il suo tempo e non vincola più i cristiani. Circoncisione, sabato e pasqua giudaica sono soltanto i simboli, resi necessari dalla immaturità del popolo giudaico, del battesimo, della domenica e della pasqua cristiana. "Come dunque…tutte queste cose sono state prescritte a causa della durezza di cuore del vostro popolo, così era nella volontà del Padre che esse dovessero cessare con Cristo". L’Antico Testamento, quindi, è conservato nel cristianesimo, ma solo come la sua necessaria preparazione.
In questo contesto si capisce perché Paolo in alcune sue lettere parli di salvezza per grazia, infatti egli si riferiva alle opere della Legge. I giudeo-cristiani continuavano ad osservare le prescrizioni della Legge Mosaica, le credevano ancora necessarie per la salvezza. Paolo gli fa capire che non devono più sottostare al giogo delle prescrizioni della Legge, ma seguire solo gli insegnamenti di Cristo. I fratelli protestanti non devono confondere le "opere delle Legge" con tutte le altre opere, un cristiano che non opera, che non manifesta cioè il frutto della fede, è un cristiano perduto, destinato all’inferno.
L’episodio di Zaccheo nel capitolo 19 del vangelo secondo Luca, ci insegna che bisogna credere, ma al tempo stesso operare. Zaccheo infatti oltre a credere in Gesù fu pronto a compiere una serie di controlli della sua amministrazione, e a rimborsare chi era stato defraudato. La fede di Zaccheo non resta inoperosa, ma germoglia e fruttifica, concretizzandosi negli atti di carità e giustizia da egli compiuti in seguito.

Anche San Paolo ce lo conferma in questo versetto:

"…e se possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla." (1 Cor 13, 2)

In questo caso la carità (l’amore) è considerata addirittura più importante della fede stessa come ci viene confermato al versetto 13:
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! Gli evangelici danno per scontato che avendo la fede si ha pure la carità, ma vediamo che per Paolo non era poi così scontato. Infatti una fede così forte da trasportare le montagne non è cosa di tutti i giorni, eppure anche con una fede così forte la carità potrebbe mancare. In poche parole una grande fede senza opere non vale a nulla.

Questa è la chiave della nostra esistenza ed è il motivo per il quale Dio ci ha creati
La fede da sola salva?

"Sì"  risponderà un evangelico.
"No" risponde San Giacomo che dice:
"Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?"  

La fede è la cosa più importante?
"Sì" risponderà un evangelico
"No" risponde San Paolo che dice "Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!"

" Il nodo cruciale della discussione è che per i protestanti le opere non hanno valore salvifico, ma sono solo un naturale frutto che germoglia dalla Nuova Nascita, mentre per noi cattolici le opere sono certamente un frutto della conversione, ma per la collaborazione con cui le facciamo guidati dallo Spirito, hanno in sé stesse queste opere, valore salvifico."

"Cos'è meglio davanti a Dio, un ateo con un comportamento morale ineccepibile aderente agli insegnamenti di Gesù, oppure un credente che ha sì fede, ma che, magari anche "inconsapevolmente", non agisce in sintonia con le parole di Cristo?
Cosa può apprezzare di più Dio, quell'ateo che esercita una perfetta carità o la fede del credente che però non produce frutti?

A cosa servirebbero gli insegnamenti di Cristo se fosse sufficiente la sola fede per essere salvati?
E a cosa servirebbe la fede se si richiudesse su se stessa incurante di chi ci sta attorno? E’ come il servo a cui i padrone affidò i talenti, e questi per paura di perderli li nascose e non li fece fruttificare. Quel servo fu punito dal padrone, e se noi conserviamo la nostra fede ma non produciamo frutto, -quindi opere-, verremo puniti.

Gesù disse anche: "Non chi dice Padre, Padre, avrà il Regno dei Cieli, ma coloro che faranno la Sua volontà" E qual' è questa volontà se non le opere che Gesù esortava a fare?
Certo che siamo salvati per grazia, perché la perfezione non è di questo mondo, ma penso che Dio richieda da noi non la perfezione, ma il massimo sforzo secondo le nostre capacità.
Come dire: "Se tu credi in me, DIMOSTRAMELO"
"Il fratello Massimo in un forum Internet MSN faceva giustamente notare che possiamo avere fiducia ed essere certi di salvarci, se perseveriamo.
Ma il punto è quel "se" condizionale. E poi quel perseverare.
Essere "certi" con il "se" condizionale. Ed è questo il punto.
A cosa si riferisce quel perseverare?
Gli evangelici rispondono: alla fede.
Benissimo.
Ma se andiamo a vedere cosa comprende il concetto di fede nel N.T. troveremo che essa implica la FEDELTA’ (di cui il termine "fede" è appunto la radice etimologica);
E se approfondiamo vedremo che quel semplice "SE" condiziona e subordina la salvezza a diversi atteggiamenti di fedeltà.

Fedeltà a Dio,

Rm 11,22 "Considera dunque la bontà e la severità di Dio: severità verso quelli che sono caduti; bontà di Dio invece verso di te, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai reciso."

1 Tm 2,15 "Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia."

Eb 3,14 "Siamo diventati infatti partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuta da principio."
(Scusate se è poco…..ma non basta ancora)

al suo esempio,
1Gv 2,6 "Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato."
ai suoi comandamenti,
Giov 15,10 "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore."
Mt 19,17 Egli rispose: "… Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti".
all’adempimento dei sacramenti come il Battesimo e l’Eucarestia,
Mc 16,16 "Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato."
Giov 6,53 Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita."

Basta conoscere un tantino il N.T. per accorgersi che in quel "SE PERSEVERIAMO", sono racchiuse e richieste queste basilari condizioni.
Ascoltiamo l’apostolo che dice:

2Cor 7,1 "In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio."

Possiamo dire con certezza di aver portato a compimento la nostra santificazione? Che stiamo perseverando in modo perfetto?
Io credo che realisticamente parlando nessuno può dire di essere ora già perfetto, secondo la volontà di Cristo che diceva "siate perfetti come è perfetto il Padre vostro".

1Tes 5,23 "Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo."

Di conseguenza nessuno può affermare, con assoluta e matematica certezza che ora la propria salvezza è scontata. Soltanto dopo, nel giudizio, il Signore metterà in luce ogni cosa, anche le colpe e i difetti che ora non vediamo.
(Sal 18,13 Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo)

Molti evangelici non hanno ben chiara la loro stessa dottrina, non hanno ben chiaro il concetto di Sola Fede, per cui spesso ci si ritrova a dialogare con loro pensando di parlare della stessa identica dottrina, magari interpretata erroneamente dai cattolici. Ma se fosse così perché i loro pastori quando si trovano a parlare del concetto di salvezza, ci tengono a sottolineare che esso differisce da quello cattolico?
Molti spesso rimangono sul vago quando vengono incalzati da precise domande, e quasi sempre si rifugiano dietro frasi del tipo "a me non interessano le dottrine, ma solo quello che mi insegna la Bibbia…". Bene, ma quando gli si fa notare che si sta proprio parlando della Bibbia, e che appare strano come agli stessi versetti attribuiamo ciascuno spiegazioni diverse, parte subito la seconda risposta "io capisco bene la Bibbia perché sono guidato dallo Spirito Santo…", ma io da cattolico posso rispondere la stessa cosa, e i tanti altri protestanti che professano dottrine diverse, come ad esempio i pentecostali antitrinitari, risponderebbero che anche loro sono guidati dallo Spirito di Dio. Quindi, chi è sicuramente guidato, e chi no?
Qui entra in gioco "la colonna e sostegno della verità" di cui parlava Paolo a Timoteo nella sua prima lettera (1 Tm 3,15), senza la Chiesa ci sarebbe il caos assoluto, nessuno potrebbe essere sicuro di essere nella verità. La Chiesa cattolica ha sempre dimostrato di essere quella colonna, pur con i tanti difetti umani di cui è stata affetta lungo i secoli.

"Cristo ha già operato la nostra salvezza, è già morto per tutti noi, ha già aperto per noi le porte del suo regno, per cui egli realmente CI HA SALVATI, ma ora sta a noi rispondere positivamente e fedelmente per usufruire di questa salvezza che ci viene offerta. La sua mano è tesa verso di noi, ma sta a noi tenerci stretti a quella mano pregando CON FIDUCIA in ogni tempo per non cadere in tentazione e ricordando queste parole di Gesù:
Lc 21,36 "Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo"."
(cfr, del fratello Mario gestore del sito Difendere la vera fede)

Anche gli atei a volte operano il bene, ma lo fanno perché in loro c’è il seme della salvezza, nel profondo del loro cuore c’è il germe posto da Dio, se la loro volontà accetterebbe Gesù Cristo questo seme germoglierebbe e fruttificherebbe suscitando una pianta dai frutti abbondanti.
Sarebbe un Dio ingiusto se guardasse solo le nostre opere cattive, senza dare nessuna importanza a quelle buone, significherebbe trattarci come burattini,  incapaci di compiere il bene o il male autonomamente.

Nel suo libro (Ez 18,26-28) il profeta Ezechiele dice:

"Se il giusto si allontana dalla giustizia per commettere l’iniquità e a causa di questa muore, egli muore appunto per l’iniquità che ha commessa. E se l’ingiusto desiste dall’ingiustizia che ha commessa e agisce con giustizia e rettitudine, egli fa vivere sè stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà."

L’uomo credente resta sempre libero, può liberamente operare il male, così come può operare il bene, di conseguenza, come saranno pesate le sue opere cattive, così saranno pesate quelle buone. Un cristiano che non opera il bene non è un cristiano, le nostre opere saranno giudicate, senza di esse quale sarebbe il metro di giudizio di Dio?
Come si fa a misurare la velocità di un computer? Con gli Hertz, MegaHertz e GigaHertz, che rappresentano l’unità di misura (attuale) con la quale si valuta un computer, le opere invece sono l’unità di misura con la quale si valuta un uomo. Dio userà questa unità di misura per giudicarci.

Noi possiamo ottenere la salvezza per merito di Gesù Cristo, ma saremo giudicati per mezzo delle nostre opere.
Leggiamo ancora cosa pensa s.Agostino delle opere.
"Ecco allora che tutto ciò che l'uomo fa in questa vita lo ripone come in un forziere e magari non sa cosa sta ammassando. [Un po'] come i ricchi che ammassano, sì, nei loro forzieri terreni e che sanno più o meno che cosa ammassano, però non sanno per chi ammassano. Chi infatti verrà in possesso delle loro ricchezze dopo la loro morte lo ignorano assolutamente, e si dà persino il caso che le loro ricchezze finiscano in mano ai nemici  E così uno defrauda se stesso, perché magari si priva di certe cose per accumulare di più, e poi gli succede uno che su i suoi sacrifici gongola, ci fa la bella vita e li dissolve. Come essi dunque radunano, sapendo certo che cosa ma non sapendo per chi radunano, analogamente per il forziere del cielo i buoni sanno che cosa stanno radunando, i cattivi invece non lo sanno. Il buono infatti ripone nel forziere del cielo tutte le opere di misericordia che compie per gli uomini ai quali reca aiuto e sa che il custode, che gli conserva tutto ciò che egli vi ripone, è fedele. E non è che lo tenga sott'occhio, però è certo del suo forziere, perché nulla verrà sottratto dai ladri, né verrà invaso dal nemico, né verrà asportato da un avversario, o da un imbroglione o da un prepotente come a un vinto, ma sempre resterà al sicuro, perché chi lo custodisce è un signore potentissimo. Se infatti a un servo fidato gli uomini affidano il loro denaro e poi stanno sicuri, dovranno stare in pensiero quando affidano al Signore onnipotente le loro opere di misericordia? Essi sanno che, qualunque cosa vi ripongano, lì è tutto al sicuro. Chi ha fede appoggia la sua fede alla potenza del suo Signore: si fida di lui che conserva e ritroverà quel che conserva. Del resto anche gli uomini che ammucchiano denaro forse che stanno sempre a guardare lo scrigno, o il denaro che vi sta dentro? Non fanno che ammucchiare e mettere dentro, oppure sotterrare e conservare. Non stanno a guardare, eppure sono sicuri che esso sta lì dove lo avevano messo.
E magari già ci è andato il ladro, e si rallegra a vuoto, colui che a vuoto lo aveva nascosto. Invece se noi abbiamo riposto qualcosa nel forziere del cielo, saremo sicuri della custodia del Signore e non avremo visite di ladri né subiremo alcun danno. E anche i cattivi mettono nel forziere tutte le loro opere cattive e Dio gliele conserva. Questo è quel che dice l'Apostolo: Accumuli collera su di te per il giorno dell'ira e del giusto giudizio di Dio.

Nel giudizio verranno esaminati i tesori e pronunziate le sentenze.

Poiché dunque tutto ciò che fanno i cattivi viene conservato a loro insaputa quando verrà manifestamente il nostro Dio e non tacerà, radunerà attorno a sé tutte le genti, come dice il Vangelo, e le separerà, mettendo alcuni alla destra ed altri alla sinistra, e comincerà ad esaminare i forzieri di ciascuno [per vedere] che cosa ciascuno vi abbia messo per conservare. E dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, o benedetti del Padre mio, ricevete il regno che è stato preparato per voi fin dall'inizio del mondo. Il regno dei cieli, il regno sempiterno, la compagnia con gli angeli, la vita eterna in cui nessuno nasce o muore, questo ricevete in eredità. Quando infatti mettevate nel forziere le vostre opere, facevate acquisto del regno dei cieli. Ricevete il regno che è stato preparato per voi fin dall'inizio del mondo. E fa anche sfilare davanti ad essi questi tesori. Ho avuto fame, e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; sono stato nudo e mi avete vestito; sono stato forestiero e mi avete accolto; sono stato in carcere e siete venuti da me, sono stato malato e mi avete fatto visita. Quelli allora domanderanno: "Signore, quand'è che ti abbiamo visto in queste necessità e ti abbiamo soccorso? ". Ed egli: Ogni volta che lo avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. E dato che è a me che avete fatto quel che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, ora ricevete quanto avete radunato, prendete possesso di quel che avete acquistato. È per questo infatti che vi siete fidati della mia custodia. Poi si volterà anche a coloro che stanno alla sua sinistra e gli farà vedere i loro forzieri vuoti di opere buone. Andate via, dirà, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli; perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare. Se mai, se ci trovate qualcosa nel vostro forziere, o se qualcosa vi avete messo, pensateci e vi verrà reso. "Ma, diranno quelli, noi mai ti abbiamo visto aver fame ". Ed egli: Ogni volta che non l'avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. Forse per questo non me lo facevate, perché non mi vedevate camminare sulla terra. Siete tanto malvagi che, se mi aveste visto, mi avreste crocefisso come i giudei. Oggi infatti la gente malvagia, che, se fosse possibile, vorrebbe distruggere i comandamenti di Dio, che, se fosse possibile, vorrebbe che non esistessero le chiese dove si predicano ad essi i comandamenti di Dio, non ucciderebbe forse Cristo stesso, se lo incontrasse vivo sulla terra? E tuttavia avranno la sfacciataggine di dire, come ad uno che non conosca i pensieri degli uomini : Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato? Ed egli: Ogni volta che non l'avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. Per voi avevo messo questi miei fratelli più piccoli nel bisogno sulla terra. Io, che ero il capo, sedevo in cielo alla destra del Padre, ma le membra mie sulla terra soffrivano, le membra mie sulla terra erano nel bisogno. Se aveste dato alle mie membra, quel che davate sarebbe arrivato anche al capo. E così vi sareste resi conto che, quando per voi misi sulla terra i miei fratelli più piccoli nel bisogno, li costituii come vostri facchini, perché portassero le vostre opere nel mio forziere. Nulla avete posto nelle loro mani; per questo nulla avete trovato presso di me." (s.Agostino, buoni e cattivi)

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