La donna della rivelazione - Maria madre Chiesa meditazioni - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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PREFAZIONE


Quando ancora era lontana anche l'idea della pubblicazione di queste pagine, padre Lorenzo stesso ne aveva scritto l'introduzione lasciandoci, in questo testo, una parte di quello che potremmo chiamare davvero il suo Testamento Spirituale.
A questo libro teneva moltissimo perché l'aveva scritto con amore, per amore, e questo amore voleva comunicarci, come una eredità che non muore.
Non ha fatto in tempo a tenerne una copia fra le mani, ma io rivedo ancora la sua espressione che "brillava" quando mi diceva: "Quando sarà pronto?".
Intanto pagine dattiloscritte già circolavano fra i suoi figli spirituali e se ne facevano copie: nessuno voleva tenere solo per sé questo "tesoro".
E questo libro è un tesoro non solo per le solide basi scritturistiche sulle quali si fonda, ma anche perché è l'espressione di un amore grande, fiducioso, tenero per Colei che é un "mistero", sì, ma é anche un mistero che si rivela non tanto a chi le si avvicina, quanto a chi si lascia avvicinare da Lei.
E noi vogliamo lasciarci accostare da questa presenza viva che sa farci sentire vicino il Cielo e sa farci amare la terra, che sa comprendere i nostri passi stanchi e sa dare una spinta ai nostri tentativi di volo … sa insegnarci a camminare e a salire, sa guidarci alla meta.
Padre Lorenzo ripetutamente ha detto: “Devo tutto a Lei”. Che ognuno di noi possa fare la stessa scoperta, con gioia e con gratitudine.

dott.ssa Maria Chiara Carulli





INTRODUZIONE


Elementi validi per un discorso sulla Madonna
Iniziando questa serie di riflessioni sulla Madonna potremmo chiederci: che significato può avere parlare di Maria dopo tutti gli studi che si sono fatti su Lei e che non diminuiscono, sia a carattere scientifico come a livello devozionale.
Parlare di Lei potrebbe apparire un lusso o un semplice diletto intellettuale.
No, non è proprio così, per due ragioni: Prima: perché il mistero ha sempre esercitato una forte attrazione sulla intelligenza dell'uomo.
Ha scritto L. Bloy: "Si può fare a meno della ricchezza, del pane, della casa, dell'amicizia, ma non del mistero". Ora, con Maria ci troviamo di fronte a una creatura che offre all'intelligenza zone nuove, inesplorate, che attirano proprio per quel clima di mistero di cui sono cariche. Già Paolo VI, in una udienza generale, aveva affermato: "Non si è mai saputo tutto né detto abbastanza di questa umile Ancella del Signore, di questa Donna profetica e regale ... Di lei non si è mai detto abbastanza anche restando rigorosamente aderenti alla verità dottrinale e alla poesia del Vangelo".
Questa prima ragione è già di per sé sufficiente per giustificare queste riflessioni.
Ma c'è un secondo motivo, questo: parlare, ascoltare, interessarsi di Maria dovrebbe costituire un profondo godimento dello spirito.
Detto questo, vorrei provare ad esprimere con semplicità tutto quel misto di sentimenti più o meno in contrasto che hanno dominato il mio animo appena ho ricevuto l'invito a fermare su carta queste riflessioni.
C'è stato subito un rifiuto, poi è seguita una riluttanza più lieve, ma poi ha prevalso, direi, la pudica aggressività di questa espressione in forma interrogativa e perciò più cordialmente imperativa che chiudeva la lettera d'invito: "Le sembra che la Madonna non le chieda questo?"

Come potevo dire no? Così eccomi ad affrontare questo lavoro faticoso e dolcissimo insieme. Ho un'ambizione nell'animo: riuscire a comunicare un po' più di amore verso di Lei e una più forte convinzione che solo la Sua presenza e quella del Figlio hanno potere di farci crescere spiritualmente e psicologicamente.
Vorrei anche dire che ho un grosso debito da saldare verso la Madonna. Se questo lavoro contribuisse a ridurne una buona parte, sarei davvero l'uomo più felice de! mondo.
Riprendiamo il nostro interrogativo: si può dire ancora qualche cosa di Maria?
Abbiamo già accennato che Maria costituisce uno di quei misteri che raggiungono le profondità di Dio e che l'uomo non potrà mai scandagliare pienamente; poi abbiamo riportato le parole di Paolo VI che riferiscono quasi di una ineffabilità nel riguardi di Maria; ora aggiungiamo quello che ha scritto Rahner in merito: "La mariologia non è giunta alla fine. Essa possiede anche oggi una storia orientata al futuro, e che è tutta da scoprire".
Con l'aiuto di queste autorevoli affermazioni prendiamo fiducia per dire qualche cosa anche noi.
Le piste che seguiremo ci sono state indicate dal Vaticano II nel Decreto Optatam Totius sulla formazione del sacerdote.
La prima pista:

"La Sacra Scrittura... deve essere come l'anima di tutta la teologia". Un principio che ha dato un'impostazione nuova a tutte le discipline teologiche. La Scrittura, non come lavoro di ragione, ma come Parola di Dio, come avvenimento, e prima ancora, come Persona.
Una Persona che dal mistero della sua vita intima decide di svelare il suo Essere al di fuori. Da questa decisione hanno inizio le sue grandi opere. Quella che più sconvolge è la risposta che dà al peccato dell'uomo. Non la maledizione, non la condanna, ma la salvezza.
Si può dire che tutti i suoi passi attraverso i secoli convergono verso due punti: la stalla di Betlemme e il Calvario. Tutto quello che Dio ha fatto e quello che farà nel mondo e nelle singole persone dovrà essere rapportato a questi due luoghi, dove l'amore si esprime in modo supremo.
Il discorso su Maria non può avere altro inizio né altre direzioni. Lei è la persona scelta a dare la natura umana a questa Persona divina che si chiamerà Gesù e a collaborare in modo del tutto singolare all'opera della Redenzione.
Tutto ciò che la Scrittura dice di Maria s'impernia su questi due avvenimenti. Chiunque deve parlare di Lei, non può basarsi su pretese della ragione né su vuoti sentimentalismi.
Soltanto la Scrittura può offrire la possibilità di guardare la Madonna come e dove l'ha veduta Dio; nel centro, cioè, del piano di salvezza accanto al Figlio.

Crediamo che con questa nuova impostazione in prospettiva biblica la Madonna ci guadagni, sia nella riscoperta del ruolo che le è stato affidato; sia nel culto che ogni creatura pensa doveroso tributarle, e sia nella concretezza e verità della sua persona.
"Si illustri... il contributo dei Padri della Chiesa".
E' il secondo principio dato dal documento conciliare. La Scrittura non rifiuta l'apporto che le possono dare i Padri della Chiesa, i dottori, gli scrittori ecclesiastici, il magistero straordinario e ordinario della Chiesa. La Scrittura è un po' come una miniera. Agli esperti è dato il compito di estrarre i tesori e di esporli, perché tutti li contemplino e ne godano.
In tal modo, mentre il dato rivelato rimane intatto nelle sue parti essenziali, viene arricchito in quanto "cresce la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione o lo studio dei credenti..., sia con l'esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali... hanno ricevuto un carisma sicuro di verità".
In questo contesto che unisce il passato al presente in un continuo sviluppo di idee e di esperienze spirituali va veduta la Madonna.
Bisogna riascoltare e meditare quello che di Maria hanno scritto i Padri. Certe loro intuizioni non sono soltanto frutto di studio, ma anche di vita santa, di lunga contemplazione e di lavoro ascetico.
Per un discorso valido su Maria bisogna servirsi anche della liturgia, dove lei è presente, confortando e garantendo il successo della preghiera cristiana.
Nel Cenacolo, ad esempio, gli apostoli hanno la sicurezza che lo Spirito Santo scenderà, non solo in forza della promessa del Maestro, ma anche per la presenza di Maria. Così attraverso i secoli Maria è presente in ogni celebrazione liturgica come Colei che prega e, nello stesso tempo, è invocata e celebrata.
Parlando di Maria non si può tacere questo fatto importante.

Possiamo affermare che il livello religioso e morale cristiano è dato dal culto e dalla devozione che si ha verso la Madonna. Se si onora la Madre si è portati ad onorare anche il Figlio.
La devozione alla Madonna lascia un segno molto profondo e vistoso nella vita. Lei che si presenta modello di virtù, "tipo e modello veramente mirabile nella fede e nella carità", fa in modo che queste virtù germoglino e crescano nell'anima a lei devota.
"Imparino, infine, a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della rivelazione, ad applicare le sue verità eterne alle mutevoli condizioni di questo mondo".
Come Maria è entrata totalmente nel piano di Dio, così è totalmente dentro all'esperienza umana. E questa è una realtà che deve essere posta bene in rilievo per non travisare la sua figura di donna e di madre che, se ha avuto il privilegio di parlare con un angelo e di dare la vita umana a Dio, non ha mai cessato però di sentirsi l'umile serva del Signore.
L'altro punto d'importanza fondamentale è il rapporto che Maria ha col Figlio. Questo rapporto è un legame, non solo per motivi di carattere psicologico, ma anche spirituale e teologico.
Se c'è un Redentore, ci sono anche dei redenti. Al primo posto di questa umanità redenta troviamo la Madre del Redentore. Redenta in maniera unica, completa, radicale. Un privilegio con il quale Maria inizia la sua storia. E' importante notare subito che questo privilegio, mentre per un verso la separa dal genere umano, come un'isola di sole in cima ad una vetta altissima, per un altro verso, invece, l'avvicina come un raggio che raggiunge il piano e tutto lo illumina.
Con queste immagini voglio dire che Maria non è affatto messa in disparte per i doni ricevuti. Tutt’altro. Per nessuna ragione Dio mette in disparte qualcuno: santi o peccatori, tutti - anche se in diversa maniera - sono oggetto della sua bontà.
Così, tutti i privilegi che adornano Maria, oltre a costituire una ricchezza umana e soprannaturale per Sé, sono anche segni di salvezza per gli altri. E così la sua vita teologale, mentre pone la sua anima in uno stato di luce, di gioia, di donazione, serve anche agli altri come sprone, come modello e ideale per vivere di Dio. Lei, come è stata aperta a Dio, così è aperta agli altri.
Maria è dentro al mistero dell’Incarnazione e della Redenzione, è dentro al mistero della Chiesa. La Chiesa è il miracolo di Maria oltre che della Trinità. Anche questo punto non può essere estraneo in un discorso sulla Madonna.
Maria e la Chiesa sono un binomio inscindibile. Separarle significa manomettere tutto il piano salvifico di Dio e sfasciarlo.
Innanzi tutto si dovrà dire che tipo di rapporto c’è tra Maria e la Chiesa; poi, perché Maria è modello della Chiesa e come si giustifica il titolo Aiuto dei cristiani; e l’altro datole da Paolo VI, Madre della Chiesa.
Ancora: si dovrà dire, con l’aiuto dei testi biblici, in che modo Maria è la creatura più amata dallo Spirito Santo.
Certamente lo Spirito Santo tocca il culmine - seppure senza per niente esaurirsi della sua azione santificatrice nella persona della Vergine. Da Lui è scaturita quella pienezza di grazia che formerà il nome di Maria.
Si capisce allora che dove c’è lo Spirito c’è anche Maria e viceversa. Perciò la Chiesa ha sempre sentito il bisogno di Maria. Quando lei è presente, lo Spirito è in piena azione su Gesù, sugli apostoli, sui martiri, sui pastori, sui semplici fedeli.
E così ogni anima ha bisogno di Maria, se ha deciso di raggiungere la santità.
E' da mettere bene in risalto poi che Maria è presente come Madre e quindi la sua presenza si rende necessaria proprio con questa specifica connotazione.
"Con Maria - affermava già San Luigi Maria Grignion de Monfort - si procede più dolcemente e più tranquillamente.
Vi si trovano ancora, è vero, rudi combattimenti e grandi difficoltà da vincere, ma questa buona Madre e Maestra si fa così vicina e così presente ai suoi servi fedeli per illuminarli nelle loro tenebre e nei loro dubbi, per assicurarli nei loro timori e nei loro passaggi difficili …" (Trattato della vera Devozione 5,5).
La conseguenza che ne deriva è chiara: onorare e amare la Madonna è certamente parte integrante della vita cristiana.
Si provi a non pregare più la Madonna, a non dire più il Rosario, a non ricordarsi più di lei neppure con una semplice invocazione, e un giorno ci si troverà a non essere più, non dico cristiani, ma neppure persone umane.
L’esperienza sta  lì a suffragare questa affermazione senza tema di smentita.
Queste riflessioni che vogliamo dedicare a Lei, dicono che c’è in noi il bisogno e la gioia di onorarla e di amarla.
Qualche anno addietro, in una settimana liturgico-mariana incentrata sul tema: Con Maria  Madre di  Gesù, il compianto Max  Thurian, del movimento ecumenico di Taizè, confessò pubblicamente: "Per me sono giornate di Paradiso".
Mi auguro che queste riflessioni siano tali anche per noi. Certamente la Madonna ci sorride dal cielo. E' una grande consolazione per la Madre vedere che i figli s’interessano di Lei. Ed è beatitudine per noi percepire, anche se soltanto nella fede, questo sorriso materno.

Padre Lorenzo Menechini OCD



CAPITOLO PRIMO
MARIA DI NAZARET


Nessuno ha il diritto di cercare Maria di Nazaret nel mito né nella fantasia né in certe forme di sentimentalismi, di superstizioni, né in certe teorie decisamente strampalate tanto che la vorrebbero a complemento addirittura della Trinità.
La Chiesa ha la parola sicura nei riguardi di Maria. Ebbene, la Chiesa ci dice che "Essa primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui salvezza" (LG 53).
Ci dice che ha vissuto "sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro"  (AA 4).
Ci dice pure che "pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt'altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, ma donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dal loro troni i potenti del mondo; una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza" (MC 37).
"Una di noi" risponde S. Epifanio ad alcuni eretici del IV secolo, che facevano di Maria una dea.
Una di noi nel senso più concreto, con una personalità non comune, capace di scelte eccezionali; che vive, si muove, lavora, prega, in un quadro storico ben preciso.
Luca, il suo biografo fedele, ci offre alcuni dati essenziali: il nome, il paese, il progetto di vita, la condizione sociale, la religione. La sua vita comune, riservata, semplice, presenta però dei momenti vissuti solamente da donne straordinarie, quali s'incontrano nel mondo biblico.
Chi sa osservarla in profondità e con occhio luminoso, si trova di fronte a una ragazza di altissima elevatura morale; si rimane incantati. Si ha subito la sensazione che parlare di lei costituisce un grosso rischio di dire poco e male.
Non si è abituati a penetrare certi misteri di bellezza e non si ha il cuore abbastanza libero per avvertire e godere di certe miniature.
Dio medesimo ne è rimasto incantato. Egli, che è infinitamente distante da ogni forma creata, ha però accarezzato Maria in fondo al suo Essere divino prima ancora di chiamarla all'esistenza terrena.
r Si legge nell'enciclica Ineffabilis Deus di Pio IX: "Dal principio I e prima di tutti i secoli la amò al di sopra di tutte le creature
I con tale amore di predilezione da porre in lei, in maniera singolare, tutte le sue compiacenze". Il motivo di tanta predilezione sta nel fatto che Maria è stata sempre vista da Dio come colei dalla quale è nato Gesù.
Una visione sempre intatta, nel primo momento intenzionale e in quello esecutivo; mai attraversato da incertezze o da nuovi progetti di cambiamento. Predestinata a questo ruolo altissimo ed unico, ella non esisterà per nessun’altra ragione: o Madre del Figlio o niente.
Inoltre ci sono offerti alcuni altri dati molto significativi circa l'esistenza di Maria; ad esempio: i disagi della povertà: "non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2,7); il dramma della persecuzione: "Erode sta cercando il bambino per ucciderlo" (Mt 2, 13); l'angoscia per averlo stranamente smarrito: "Figlio perché ci hai fatto così? Ecco: tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo" (Lc 2,48); la pena di vederlo non capito, tradito, condannato...
Luca ci parla anche di una spada misteriosa che sarà conficcata nel cuore di questa madre...
Alcune testimonianze di anime elette per virtù e per sublimità di intelligenza contribuiscono a darci di Maria il ritratto più vicino alla realtà.
Il cardo Newman dice di Maria: "Il suo carattere di creatura, di madre, di donna le imponevano il dovere di cedere il passo al Figlio, di farsi sua serva, di raggiungere il cuore degli uomini soltanto attraverso la persuasione e la dolcezza ...".
Teresa di Lisieux vede in Maria una donna di fede, di preghiera, di silenzio: "La si dipinge inaccessibile, mentre bisognerebbe mostrarla imitabile, far risaltare le sue virtù, dire che viveva di fede, come noi, e provarlo attraverso il Vangelo, dove leggiamo: "Non compresero le sue parole". E quest’altra frase non meno misteriosa: "I suoi genitori erano ammirati di ciò che si diceva di lui" ".
J. Maritain ha scritto: "Non è cosa da poco per un cristiano odiare o disprezzare o trattare in modo umiliante la razza ... da cui proviene la Madre immacolata del suo Dio".
Leon Bloys ha osservato: "Si dimentica o, per meglio dire, si vuole ignorare che nostro Signore, fatto uomo, è un ebreo, l'ebreo per eccellenza, il Leone di Giuda; che sua Madre è un'ebrea, il fiore della razza ebraica".
J.Guitton nel suo libro su Maria (1950) ha scritto cose così aderenti alla realtà circa l'umanità di lei fino a dare un po' di fastidio a certi ambienti romani (si era nel periodo preconciliare); ma che Mons. Montini non aveva avuto timore di affermare all'autore: "Il suo libro sulla Vergine mi è piaciuto molto ... dopo le pagine di Newman, nella famosa lettera al dottor Pusey, credo di non aver mai letto sulla Vergine pagine tanto soddisfacenti".
Il primo avvenimento che accade nella sua vita la trova nel contesto di una giornata comunissima.
Viene visitata da Dio; dallo stesso Dio che ha parlato ad Abramo e che ha cambiato radicalmente il destino del suo popolo. Dio non si può vedere né ascoltare e vivere ancora. La sua gloria è troppo pesante perché la creatura la possa sostenere. Di fronte al Dio d'Israele i profeti avevano tremato, erano svenuti.
Che accade nel cuore e nella mente di Maria non abituata ad avvenimenti del genere né a saluti che hanno tutta una risonanza profetica? Un invito a esultare sul tipo di quelli offerti da Sofonia (3,14), da Zaccaria (9,9) alla figlia di Sion o alla figlia di Gerusalemme?
"Ave, piena di grazia. Il Signore è con te ... Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio ..."
No, Maria non teme. Sa dominare la sua sensibilità. Sa rimanere calma. Un po’ di emozione, sì, ma senza il minimo segno di stordimento né di euforia. E' abituata a riflettere, a non uscire da se stessa. La prudenza scatta subito a suggerire: "Che senso può avere questo saluto?".
Segue la rivelazione del grande mistero, a cui lei è chiamata a collaborare in prima persona. Si tratta di essere scelta a diventare Madre del Messia. Si direbbe che tutto il cielo si sia aperto nella sua anima. Iddio, l'inaccessibile, l'ineffabile, il Trascendente si rivela a questa umile creatura. Ancora una domanda suggerita dalla situazione concreta in cui lei si trova a vivere: "Come avverrà questo? Io non conosco uomo".
Maria è già giardino chiuso, dove nessun uomo può entrare, è già la fontana sigillata che nessuna creatura può aprire.
Lei è già tutta di Dio.

Fuori della mentalità di tutto il suo popolo e in particolare delle donne ebree, Maria ha fatto una scelta eccezionale: si è consacrata a Dio. E se per generare è necessaria la collaborazione di due creature, lei non intende affatto ritirare la sua assoluta appartenenza a Dio. Certi gesti non entrano nella categoria del tempo: sono eterni, anche di fronte alla prospettiva di divenire Madre del Messia. Allora è tanto normale chiedere: "Come avverrà questo?".
C'è tanta dignità, tanta nobiltà, c'è una "grandiosa semplicità" ha osservato Guardini, in questa domanda di Maria.
Ma Dio non ha difficoltà. Sa inventare strade a creatura inimmaginabili. Egli ha dato le leggi, ed Egli le può cambiare, sospenderle senza ridurre la libertà di nessuno.
"Non temere, Maria ... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio". Maria dice allora la parola che ha forza di cambiare il destino dell’umanità: "Eccomi: sono la serva del Signore. Si faccia di me secondo la tua parola".
La prudenza si sposa alla fortezza, la fortezza alla fede che è un fidarsi di Dio e un affidarsi a Lui. "A Dio nulla è impossibile" ha detto la voce celeste. Per Maria è stato sufficiente udire questa verità perché ogni problema fosse risolto.
Ormai, pur rimanendo tutto ancora ammantato di semplicità, per lei inizia una seconda storia: di donna, di sposa, di consacrata, di madre, di contemplativa, di apostola, di addolorata, di regina...
Da questo avvenimento straordinario si svela anche il perché della creazione. Tutto era stato fatto per dare un luogo, un tempo, uno spazio, una storia al Figlio di Dio.
Le tappe che seguono, ci sono davanti come una serie di quadri in un album di famiglia.
Possiamo osservarli, penetrate il significato, riceverne il messaggio, confrontarli col nostro vivere quotidiano, imprimerli nel nostro animo. Possono cambiarsi in luce, in gioia, in potente stimolo, in sublimazione. Maria ci è così vicina! Non ci fa alcuna soggezione. La sua bellezza attrae ed eleva. Le viene dal di dentro; è una bellezza dello spirito che invade il suo corpo. La sua affabilità è dolcezza e dà beatitudine. La sua tristezza è così composta, così riservata che induce a pensieri profondi di fronte al mistero del dolore, dal quale ella non intende assolutamente tirarsi fuori.

MARIA NELLA CASA DI ELISABETTA
Anche qui Dio ha fatto una cosa nuova. Anche qui, in questa donna anziana, Egli ha fatto vedere come è libero nel progettare e realizzare i suoi disegni. Un grembo sterile, per Iddio, non costituisce ostacolo perché possa divenire fecondo e neppure la vecchiaia, ormai priva di energie, gli impedisce di far fiorire la vita.
Elisabetta. che tutti sapevano sterile, è anche ormai avanzata negli anni. E tuttavia la voce celeste aveva dato questo segno a Maria: "Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio" (Lc 1, 37).
"La grazia dello Spirito Santo non conosce impulsi lenti" ha scritto S. Ambrogio.
Maria, che è ormai il Tabernacolo vivente, dove lo spirito di Dio ha operato il più misterioso prodigio, si è sentita spinta a far visita a questa parente. Non una visita di convenienza né di qualche ora né di qualche giorno, ma una visita di servizio che si prolungherà per tre mesi. Maria tornerà a Nazaret solo quando Elisabetta avrà dato alla luce il bambino e potrà fare tutto da sola.
Con la presenza di Maria nella casa di Elisabetta succedono cose meravigliose. Si crea subito un clima di Spirito Santo.
Elisabetta, appena vede la sua giovanissima parente, ha un'illuminazione interiore. Questa ragazza non è soltanto Maria, internamente ancora non si scorge nulla di straordinario. Ma Elisabetta è capace di esclamare: "A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?". Una specie di violazione del grande segreto che Maria tiene ancora gelosamente per sé. E subito la madre anziana benedice la madre giovane: "È beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45). La gioia esplode. Maria non regge. La sua eternità prodigiosa è stata scoperta per opera dello stesso Spirito che l'ha resa feconda.
La fede, di cui parla Elisabetta, si fa canto nel cuore e sulle labbra di Maria. Canto di lode a Dio che è potente, misericordioso, giusto, santo; a Dio che "ha guardato l'umiltà della sua serva".
I tre mesi trascorrono presto. La generosità accorcia i tempi. Maria  torna al paese.

NAZARET
Il ritorno a Nazaret mette Maria in una situazione delle più imbarazzanti. Ormai la maternità ha segni evidenti. Certi doni di Dio non si possono nascondere. Sono per gli altri più che per se stessi. Ma pochi riescono a indovinarli come tali. Il primo a sentirne un forte disagio è proprio Giuseppe, il suo uomo. Maria aspetta un bambino senza che lui sappia niente. Ci sarebbe da dubitare. Ma come si fa a dubitare di Maria?
La legge - che è esterna e giudica dal di fuori - è lì pronta a condannare. Parla di ripudio e di divorzio. Obbliga la ragazza violentata a gridare o perlomeno a rivelare l'offesa subita.
Invece qui il clima è decisamente diverso. Maria, come ora si presenta, è davvero un mistero. Potrebbe parlare; ma chi le crederebbe? Ma anche se volesse spiegare, dove troverebbe le parole adatte? Certe azioni di Dio non possono essere rivestite di parole umane.
Intanto Giuseppe è in preda a una lotta interiore delle più drammatiche. Prende la decisione dettata da prudenza, da stima, ma anche dalla violenza della realtà: ridonarla ai genitori di nascosto per non "esporla ad infamia".
E poi la gente: è spietata contro le creature elette: le chiacchiere, gli sguardi, gli ammiccamenti, i giudizi... e poi la sofferenza dei genitori...
Maria si accorge di tutto; in un misto di gioia e di pena sa dire la parola della fede: "A Dio nulla è impossibile... Eccomi: sono la serva del Signore".
E il Signore interviene, perché non può lasciare le sue creature per tanto tempo nella desolazione: si ammalerebbero di tristezza. Lui invece è gioia.
Una voce celeste dice a Giuseppe nel cuore della notte: "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa; quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai peccati".
Così Iddio risponde a chi si affida a Lui.

BETLEMME
C'è da obbedire all'ordine del censimento ordinato da Quirino. Ognuno deve segnare il proprio nome nel paese d'origine.
Ecco il viaggio verso Betlemme.
Non è un viaggio turistico. Le circostanze, le persone, il tempo, le strade tutto concorre a creare uno stato di apprensione, di agitazione, di nervosismo. Maria è forte di fronte a qualsiasi disagio. Betlemme è il paesino veduto dal profeta nel momento in cui sta per dare "colui che deve essere il dominatore in Israele".
A Lei bastano queste parole per non cedere. E poi la stalla. Per il Figlio di Dio c'è una stalla per nascere invece di una casa. E' sconvolgente. Si arriva a scandalizzarsi di questo fatto. Il nostro Dio nato in una stalla! Ma dobbiamo abituarci a subire certi altri scandali che egli saprà offrirci ancora. E comunque, una stalla o una reggia dicono poco o niente della grandezza di una creatura umana. Personalmente non mi sarebbe andato a genio un Dio che, venendo tra gli uomini avesse scelto, come prima dimora, un sontuoso palazzo. Francamente avrei dubitato della sua vera ricchezza.
Maria non si scandalizza. Per lei va bene anche questa stalla, nonostante la mancanza di ogni più semplice conforto.
Ma c'è riservatezza, intimità, silenzio... e poi, quel che conta è che Gesù venga ad abitare in mezzo agli uomini. Il luogo, per quanto misero sia, acquista subito, con la sua presenza, un valore incalcolabile.
L'evangelista Luca descrive la nascita di Gesù con una naturalezza e semplicità incantevole: "E diede alla luce il suo figliolo primogenito, lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia".
Il disagio della povertà è subito assorbito in un paradiso di angeli, di canti, di luce che nessun palazzo umano potrà mai contenere.

NEL TEMPIO
Maria è di nuovo a condurre una vita estranea ad ogni singolarità. "Il tempo delle rivelazioni e dei miracoli è ormai passato, è rientrata nell'ordine comune. Non riceve più ambasciate dal cielo", è diventata una comune donna di casa in un piccolo villaggio. La sua preghiera è spoglia, fatta soltanto di fede: la Vergine ignora a tal punto ciò che avviene in questa preghiera, che non si permette neppure di rifletterci, Non conosce più il raccoglimento sensibile, non avverte e non assapora più la presenza di Dio. Prega sempre, ma semplicemente nel suo cuore, e quasi senza compiere atti distinti: anche per Lei non si verifica nulla di notevole nelle pratiche di devozione. Le donne che la frequentano non vedono in lei nulla che le colpisca e che faccia dire loro: ci troviamo di fronte a una donna dalla pietà straordinaria. Se Maria fosse stata capace di amor proprio, si sarebbe compiaciuta di questa vita comune, che la confondeva con la folla". Ogni giorno cresce in lei la consapevolezza di essere la serva del Signore. Soprattutto quello che si fa più presente nella sua vita è la chiamata a soffrire per via proprio di Gesù, che non è come tutti gli altri figli.
Nel Tempio, dove si è recata per offrirlo al Padre, si è sentita dire da un uomo timorato di Dio: "Questi è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione ... E anche a te una spada trafiggerà l'anima".
Il suo destino è già troppo segnato da contrasti. L'incontro con questo uomo di Dio non la trova impreparato. Anche se non ha una visione completa di quello che il Signore vorrà da lei, ha però certamente capito le esigenze intime contenute nella maternità prodigiosa. All'udire le parole durissime e misteriose, non si allarma. Si raccoglie, rinnova la sua totale offerta: "Si faccia di me secondo la tua parola".
Si ritorna ancora a Betlemme, Nel cuore si fa strada un oscuro presentimento che qualche cosa di brutto stia per accadere. Che cosa non sentono le mamme al pensiero dei loro figli! C'è in loro una capacità recettiva tale da avvertire ciò che c'è nell'aria, ciò che si trama nel buio, ciò che sta per accadere di cattivo nella loro vita.


Abbiamo preferito interrompere qui il testo per non appesantire troppo la pagina. Scaricate l'intero libro in PDF cliccando su continua.

Continua...


Rigraziamo il fratello Antonino Di Natale, di Furnari (ME), per averci inviato questo studio.






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