La Bellezza delle Statue - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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LA BELLEZZA DELLE STATUE

L’arte somma di Dio onnipotente, per cui sono state create dal nulla tutte le cose e che viene chiamata anche sua sapienza, opera anche mediante gli artisti, perché producano cose belle e armoniose. Essi però non producono dal nulla ma da una determinata materia, come il legno o il marmo o qualsiasi materiale del genere che è sottoposto alle mani dell’artista. Costoro tuttavia non possono fare alcunché dal nulla, perché operano mediante il corpo. È nondimeno la somma Sapienza, che ha impresso con arte ben più mirabile in tutto l’universo corporeo, che è stato creato dal nulla, le proporzioni e l’armonia, a dotare il loro spirito di quelle proporzioni e armonia di forme che essi, attraverso il corpo, imprimono nella materia. In questo universo vi sono anche i corpi degli animali, che sono tratti dalla materia, vale a dire dagli elementi del mondo, in un modo assai più potente e perfetto delle medesime figure e forme dei corpi che gli artisti umani riproducono nelle loro opere. Infatti nella statua non si ritrova tutta la varietà del corpo umano; ma quella che vi si trova è ricavata, mediante l’animo dell’artefice, da quella sapienza che costruisce con naturalezza lo stesso corpo umano. Non si devono pertanto stimare eccessivamente coloro che producono o venerano tali opere, perché l’anima intenta alle cose inferiori, che fa materialmente con il corpo, aderisce meno alla somma Sapienza, da cui ha queste capacità. Ne fa cattivo uso, quando le esplica all’esterno. Amando infatti le cose, in cui le esercita, perde di vista la loro forma eterna e interiore e così diventa più debole e vana. Coloro poi che addirittura venerano queste opere, quanto si siano allontanati dalla verità, si può capire da questo: se essi venerassero gli stessi corpi degli animali, fatti in modo assai più perfetto e di cui queste sono solo imitazioni, cosa diremmo di più miserabile a loro riguardo?
 

 
 

 

83. - LE PAROLE DEL SIGNORE SUL MATRIMONIO:
CHIUNQUE RIPUDIA SUA MOGLIE,
ECCETTO IL CASO DI CONCUBINATO, ECC. 1

Se il Signore per ripudiare la moglie ammette come unica causa la fornicazione e non proibisce di sciogliere il matrimonio pagano, ne segue che il paganesimo è considerato una fornicazione. È chiaro che il Signore nel Vangelo, quando parla di ripudiare la moglie, ammette come unica causa la fornicazione. Qui in verità non si proibisce di sciogliere il matrimonio pagano, perché quando l’Apostolo dà un consiglio su questa materia, affinché il fedele non ripudi il coniuge infedele che vuole restare con lui, dice: Lo dico io, non il Signore, perché si comprenda che il Signore non comanda affatto di ripudiarlo, né sembri che l’Apostolo dia un consiglio contrario al comando del Signore, ma tuttavia lo permette, di modo che nessuno in tale situazione sia costretto dal rigore del comando ma agisca liberamente secondo la volontà del consiglio. Se però qualcuno sostiene che il Signore ammette come unica causa per rimandare il coniuge la fornicazione, come è intesa dal volgo, consistente cioè nel rapporto illecito, può dire così: Il Signore, trattando di questa materia, parlava di due coniugi fedeli, uomo e donna, sicché, se entrambi sono fedeli, a nessuno è lecito ripudiare l’altro, eccettuato il caso di fornicazione. Qui non si può intendere il paganesimo, perché sono entrambi credenti. Anche l’Apostolo sembra fare la stessa distinzione, quando afferma: Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: La moglie non si separi dal marito e, qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito lt 1. Dal che si capisce che anche se la moglie ha abbandonato il marito, per quella sola causa che permette la separazione, deve rimanere senza sposarsi o, se non sa vivere in continenza, si riconcili col marito, o rinsavito o certo da sopportare, piuttosto che sposare un altro. Poi prosegue a dire: e il marito non ripudi la moglie lt 1, ingiungendo brevemente all’uomo quanto aveva ordinato alla donna. E dopo queste indicazioni, riprese dal comando del Signore, così continua: Agli altri dico io, non il Signore: Se un fratello ha la moglie non credente, e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questo consente a rimanere con lei, non lo ripudi 1. Dal che fa comprendere che il Signore ha parlato di costoro: nessuno dei due deve ripudiare l’altro, se entrambi sono credenti.


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