Il preservativo castita' e il Papa Chiesa concessione casi limite - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Profilattico, la svolta che non c'è (cfr, www.iltimone.org)

22-11-2010 - L’Onu ringrazia il Papa per aver aperto sull’uso del preservativo. Nella comunicazione che corre sul filo dei minuti, a contare sono i titoli e l’unico vero messaggio che negli ultimi due giorni è arrivato al grande pubblico attraverso i media mondiali è questo: finalmente la Chiesa cambia la sua posizione e apre al preservativo.


È davvero così? Oppure il Papa, con lo sguardo del pastore, ha parlato di casi limite? E le sue parole sono state adeguatamente contestualizzate oppure l’anticipazione che nel pomeriggio di sabato 20 novembre ha fornito «L’Osservatore Romano», oltre che far passare in secondo piano il concistoro e la straordinaria omelia di Benedetto XV, ha contribuito a creare confusione?

Innanzitutto, ciò che il Papa ha veramente detto e il suo contesto (che mancava nell’anticipazione del quotidiano vaticano, peraltro non concordata con la Libreria Editrice Vaticana per quanto riguarda i brani prescelti).

Ciò che mancava su «L’Osservatore» era innanzitutto la domanda, nella quale Peter Seewald ha ricordato al Papa quanto accaduto dopo l’intervista sull’aereo che lo portava in Camerun nel marzo 2009, quando disse che la distribuzione dei preservativi non era la soluzione al problema dell’Aids e anzi rischiava di aumentarlo.

«Alla fine del capitolo 10 del libro Luce del mondo, - ha dovuto precisare domenica padre Federico Lombardi – il Papa risponde a due domande circa la lotta contro l’AIDS e l’uso del profilattico, domande che si ricollegano alla discussione seguita ad alcune parole pronunciate dal Papa sul tema nel corso del suo viaggio in Africa nel 2009. Il Papa ribadisce chiaramente che egli allora non aveva voluto prendere posizione sul problema dei profilattici in generale, ma aveva voluto affermare con forza che il problema dell’AIDS non si può risolvere con la sola distribuzione di profilattici, perché bisogna fare molto di più: prevenire, educare, aiutare, consigliare, stare vicini alle persone, sia affinché non si ammalino sia nel caso che siano ammalate».

«Il Papa osserva che anche nell’ambito non ecclesiale si è sviluppata una analoga consapevolezza, come appare dalla cosiddetta teoria ABC (Abstinence – Be Faithful – Condom), in cui i primi due elementi (astinenza e fedeltà) sono molto più determinanti e fondamentali per la lotta all’AIDS, mentre il profilattico appare in ultimo luogo come scappatoia, quando mancano gli altri due. Deve essere quindi chiaro che il profilattico non è la soluzione del problema.

A questo punto il Papa aggiunge: «Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull'essere umano nella sua totalità. Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando un “prostituto” utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità».

Quindi il giornalista incalza:
Sta dicendo allora che la Chiesa cattolica in verità non si oppone per principio all’uso del profilattico?
«La Chiesa di certo non vede il suo uso come una soluzione vera o morale, però in alcuni casi ci potrebbe essere l’intenzione di ridurre il rischio di infezione, un primo passo verso un modo diverso, un modo più umano di vivere la sessualità».

Come si vede, non siamo di fronte a una «svolta» epocale nella Chiesa. Benedetto XVI prende in considerazione una situazione eccezionale in cui l’esercizio della sessualità rappresenti un vero rischio per la vita dell’altro. Non c’è giustificazione morale per l’esercizio disordinato della sessualità, e l’uso del profilattico per diminuire il pericolo di contagio viene considerato «un primo atto di responsabilità», «un primo passo sulla strada verso una sessualità più umana», piuttosto che esporre il partner al rischio della vita.

Resta aperto l’annoso problema della comunicazione vaticana: è vero che l’anticipazione sul preservativo de «L’Osservatore Romano» ha rappresentato uno scoop mondiale e che il libro è già in ristampa ancor prima di uscire, ma, oltre a oscurare il concistoro (evento importantissimo), quell’anticipazione sul quotidiano vaticano che presentava la parte sul condom senza il contesto delle domande e la completezza delle risposte, ha contribuito non poco alla confusione mediatica e in ultima analisi alla distorsione del messaggio papale. Non occorreva essere professori di scienza della comunicazione per prevederlo. Perché non è stato fatto?

22-11-2010
- In settimana, quando esce il libro-intervista del Papa, ne parleremo come merita. Oggi invece parliamo di imbecilli. Dalle associazioni gay a qualche cosiddetto tradizionalista, tutti a dire che il Papa ha cambiato la tradizionale dottrina cattolica sugli anticoncezionali.

Titoli a nove colonne sulle prime pagine. Esultanza dell’ONU. Commentatori che ci spiegano come il Papa abbia ammesso che è meglio che le prostitute si proteggano con il preservativo da gravidanze indesiderate: e però, se si comincia con le prostitute, come non estendere il principio ad altre donne povere e non in grado di allevare figli, e poi via via a tutti?

Peccato, però, che – come spesso capita – i commentatori si siano lasciati andare a commentare sulla base di lanci d’agenzia, senza leggere la pagina integrale sul tema dell’intervista di Benedetto XVI, che pure fa parte delle anticipazioni trasmesse ai giornalisti. Il Papa, in tema di lotta all’AIDS,  afferma che la «fissazione assoluta sul preservativo implica una banalizzazione della sessualità», e che «la lotta contro la banalizzazione della sessualità è anche parte della lotta per garantire che la sessualità sia considerata come un valore positivo». Nel paragrafo successivo – traducendo correttamente dall’originale tedesco – Benedetto XVI continua: «Ci può essere un fondamento nel caso di alcuni individui, come quando un prostituto usi il preservativo (wenn etwa ein Prostituierter ein Kondom verwendet), e questo può essere un primo passo nella direzione di una moralizzazione, una prima assunzione di responsabilità, sulla strada del recupero della consapevolezza che non tutto è consentito e che non si può fare ciò che si vuole. Ma non è davvero il modo di affrontare il male dell'infezione da HIV. Questo può basarsi solo su di una umanizzazione della sessualità».

Non so se il testo italiano che uscirà tradurrà correttamente «un prostituto», come da originale tedesco, o riporterà – come in alcune anticipazioni giornalistiche italiane - «una prostituta». «Prostituto», al maschile, è cattivo italiano ma è l’unica tradizione di «Prostituierter», e se si mette la parola al femminile l’intera frase del Papa non ha più senso. Infatti le prostitute donne ovviamente non «usano» il preservativo: al massimo lo fanno usare ai loro clienti.  Il Papa ha in mente proprio la prostituzione maschile, dove spesso – come riporta la letteratura scientifica in materia – i clienti insistono perché i «prostituti» non usino il preservativo, e dove molti «prostituti» - clamoroso il caso di Haiti, a lungo un paradiso del turismo omosessuale – soffrono di AIDS e infettano centinaia di clienti, molti dei quali muoiono.  Qualcuno potrebbe dire che «prostituto» si applica anche al gigolò eterosessuale che si accompagna a pagamento con donne: ma l’argomento sarebbe capzioso perché è tra i «prostituti» omosessuali che l’AIDS è notoriamente epidemico.

Stabilito dunque che le gravidanze non c’entrano, perché dalla prostituzione omosessuale è un po’ difficile che nascano bambini, il Papa non dice nulla di rivoluzionario. Un «prostituto» che ha un rapporto mercenario con un omosessuale – per la verità, chiunque abbia un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso – commette dal punto di vista cattolico un peccato mortale. Se però, consapevole di avere l’AIDS, infetta il suo cliente sapendo d’infettarlo, oltre al peccato mortale contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché si tratta di omicidio, almeno tentato. Commettere un peccato mortale o due non è la stessa cosa, e anche nei peccati mortali. c’è una gradazione. L’immoralità è un peccato grave, ma l’immoralità unita all’omicidio lo è di più.

Un «prostituto» omosessuale affetto da AIDS che infetta sistematicamente i suoi clienti è un peccatore insieme immorale e omicida. Se colto da scrupoli decide di fare quello che – a torto o a ragione (il problema dell’efficacia del preservativo nel rapporto omosessuale non è più morale ma scientifico) – gli sembra possa ridurre il rischio di commettere un omicidio non è improvvisamente diventato una brava persona, ma ha compiuto «un primo passo» - certo insufficiente e parzialissimo – verso la resipicenza. Di Barbablù (Gilles de Rais, 1404-1440) si dice che attirasse i bambini, avesse rapporti sessuali con loro e poi li uccidesse. Se a un certo punto avesse deciso di continuare a fare brutte cose con i bambini ma poi, anziché ucciderli, li avesse lasciati andare, questo «primo passo» non sarebbe stato assolutamente sufficiente a farlo diventare una persona morale. Ma possiamo dire che sarebbe stato assolutamente irrilevante? Certamente i genitori di quei bambini avrebbero preferito riaverli indietro vivi.

Dunque se un  «prostituto» assassino a un certo punto, restando «prostituto», decide di non essere più assassino,  questo «può essere un primo passo».  «Ma – come dice il Papa - questo non è davvero il modo di affrontare il male dell'infezione da HIV». Bisognerebbe piuttosto smettere di fare i «prostituti», e di trovare clienti. Dove stanno la novità e lo scandalo se non nella malizia di qualche commentatore? Al proposito, vince il premio per il titolo più imbecille
il primo lancio della Associated Press, versione in lingua inglese (poi per fortuna corretto, ma lo trovate ancora indicizzato su Yahoo con questo titolo): «Il Papa: la prostituzione maschile è ammissibile, purché si usi il preservativo».

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