Il Cuore di Gesù Cristo - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Gesù è il Figlio Unigenito di Dio, concepito di Spirito Santo, nato verginalmente da Maria Vergine.


Spesso nel Vangelo del giorno
leggiamo:

Gesù è il Verbo Incarnato.       In Dio ci sono tre Persone: Padre, Figlio, Spirito Santo. Gesù è la seconda Persona della SS. Trinità.       Per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Dio Padre mandò suo Figlio come nostro Redentore.   Il Verbo si incarnò nel seno verginale di Maria, che è l’unica creatura immune da ogni macchia di peccato fin dalla sua concezione. È l’Immacolata. Ella  acconsentì al disegno di Dio, accettando di diventare la Madre dell’Unigenito di Dio. Ella accolse il Verbo nel suo seno, e fin dal primo istante lo adorò come Dio; lo generò come Figlio; lo donò a noi come Salvatore e Redentore. Ges\'f9
, con la Madre sua, riparò nell’umiltà, nell’obbedienza e nel sacrificio, l’orgoglio, la ribellione e la cupidigia di Adamo ed Eva.    Gesù e Maria: il nuovo Adamo e la nuova Eva. Essi hanno riaperto le porte del Paradiso, togliendo l’antica maledizione che pesava sull’umanità, ridonando la grazia che redime, offrendo la possibilità della salvezza a tutti, anche se non tutti, purtroppo, l’accettano.   Betlemme, Nazaret, il Calvario: Gesù visse l’umiltà e la povertà a Betlem, il nascondimento e l’obbedienza a Nazaret, la condanna e l’immolazione sul Calvario. In tal modo Egli è stato il nostro Dio Salvatore, pagando i nostri peccati di persona, con la sua vita e con il suo sangue.       In Lui, soltanto in Lui, tutti gli uomini possono riacquistare la salvezza: «Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio» (1 Gv 5,11).

Per questo i Santi hanno consumato la loro vita a portare gli uomini a Gesù Salvatore. Perché gli Apostoli si sparpagliarono sulla terra e morirono martiri? Solo per donare agli uomini la Buona Novella della salvezza in Gesù. Perché san Francesco d’Assisi e san Domenico di Guzman furono instancabili nel predicare attraverso paesi e paesi? Per strappare le anime al peccato e all’errore, portandole a Gesù via, verità e vita.


Primo giorno

CHI È GESU'

Gesù è il Figlio Unigenito di Dio, concepito di Spirito Santo, nato verginalmente da Maria Vergine.

Gesù è il Verbo Incarnato.
In Dio ci sono tre Persone: Padre, Figlio, Spirito Santo. Gesù è la seconda Persona della SS. Trinità.
Per salvare l’umanità dalla schiavitù del peccato, Dio Padre mandò suo Figlio come nostro Redentore.

Il Verbo si incarnò nel seno verginale di Maria, che è l’unica creatura immune da ogni macchia di peccato fin dalla sua concezione. È l’Immacolata. Ella  acconsentì al disegno di Dio, accettando di diventare la Madre dell’Unigenito di Dio. Ella accolse il Verbo nel suo seno, e fin dal primo istante lo adorò come Dio; lo generò come Figlio; lo donò a noi come Salvatore e Redentore.
Gesù, con la Madre sua, riparò nell’umiltà, nell’obbedienza e nel sacrificio, l’orgoglio, la ribellione e la cupidigia di Adamo ed Eva.
Gesù e Maria: il nuovo Adamo e la nuova Eva. Essi hanno riaperto le porte del Paradiso, togliendo l’antica maledizione che pesava sull’umanità, ridonando la grazia che redime, offrendo la possibilità della salvezza a tutti, anche se non tutti, purtroppo, l’accettano.

Betlemme, Nazaret, il Calvario: Gesù visse l’umiltà e la povertà a Betlem, il nascondimento e l’obbedienza a Nazaret, la condanna e l’immolazione sul Calvario. In tal modo Egli è stato il nostro Dio Salvatore, pagando i nostri peccati di persona, con la sua vita e con il suo sangue.
In Lui, soltanto in Lui, tutti gli uomini possono riacquistare la salvezza: «Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio» (1 Gv 5,11).
Per questo i Santi hanno consumato la loro vita a portare gli uomini a Gesù Salvatore.
Perché gli Apostoli si sparpagliarono sulla terra e morirono martiri? Solo per donare agli uomini la Buona Novella della salvezza in Gesù.
Perché san Francesco d’Assisi e san Domenico di Guzman furono instancabili nel predicare attraverso paesi e paesi? Per strappare le anime al peccato e all’errore, portandole a Gesù via, verità e vita.
Perché san Francesco Saverio, e tanti missionari, hanno lasciato la famiglia e la patria, per andare a immolarsi in terre lontane e sconosciute? Per portare Gesù a quei fratelli bisognosi di salvarsi l’anima.
Perché san Luigi Grignion, sant’Alfonso de’ Liguori, san Massimiliano M. Kolbe, hanno diffuso con zelo ardentissimo la devozione alla Madonna? Per condurre gli uomini a Gesù Salvatore attraverso la via «più breve, più facile, più sicura».


CHI È L’UOMO

L’uomo è una creatura di Dio. Il primo uomo fu Adamo, che ricevette da Dio il corpo e l’anima. La prima donna fu Eva, che con Adamo costituì la coppia dei nostri progenitori.
L’uomo è composto di anima e di corpo. L’anima è spirituale e immortale, viene creata direttamente da Dio e infusa nel corpo (Gn 2,7). Il corpo è mortale, trasmesso per generazione, si corrompe nel sepolcro, ma è destinato anch’esso all’immortalità, in Paradiso o all’Inferno, con la resurrezione finale.
L’uomo fu creato da Dio innocente. Non solo. Ricevette anche la grazia divina, che lo rese figlio di Dio, compartecipe della stessa natura divina.
Ma l’uomo era libero. E doveva scegliere liberamente Dio, per essere sempre figlio e familiare di Dio, ripieno della felicità eterna del suo regno.
Purtroppo, Adamo ed Eva non scelsero Dio, ma si lasciarono ingannare dalla suggestione diabolica di diventare «come Dio». E si ribellarono a Dio, mangiando il frutto proibito.
Il peccato originale distrusse in loro l’innocenza e la filiazione divina, privandoli anche dei doni particolari ricevuti da Dio. Di più, introdusse lo squilibrio fra corpo e anima, tra sensi e ragione, immettendo in loro i focolai della concupiscenza con le passioni più vergognose.
Satana al posto di Dio. Satana con tutte le sue nefandezze e sconcezze. Un vero capovolgimento: da figlio dell’amore di Dio, l’uomo divenne «figlio dell’ira» di Dio (Ef 2,3). Una vera catastrofe per l’uomo, che diventò l’essere più infelice della terra.
A questo punto, chi avrebbe riparato l’ingratitudine mostruosa, l’oltraggio infinito fatto dall’uomo a Dio? Un’offesa infinita esige una riparazione infinita. Ma solo Dio è infinito. Quindi, solo Dio poteva riparare il male dell’uomo.
L’unica speranza dell’uomo, perciò, restava solo Dio stesso, l’offeso. L’unica attesa dell’umanità era Dio misericordioso «O Dio, vieni a salvarci...» (Sal 69,2).

E Dio misericordioso venne, con l’Incarnazione del Figlio: «Dio amò tanto il mondo, da mandare il suo Figlio Unigenito» (Gv 3,16), «Il Padre ha mandato il suo Figlio a salvare il mondo» (Gv 4,14).
Questa è l’immensità dell’amore di Dio, che è arrivato poi all’eccesso con l’Eucaristia (Gv 13,1), e continua ad amarci con i doni e le promesse del suo divin Cuore. E san Paolo ricorda che «l’amore di Dio è largamente diffuso nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci fu dato» (Rm 5,5). Tocca al cuore del cristiano vivere e inebriarsi di questo amore divino.
Il Cuore di Gesù è il Cuore di Dio, per questo è il Cuore unico e sublime. Chi può comprenderlo?

Riflettiamo: quel Cuore è stato formato dallo Spirito Santo, è stato fatto nel seno immacolato della Madonna, è stato nutrito con la carne purissima e il sangue verginale di Maria. Quel Cuore ha coltivato la carità divina più illimitata e ardente nell’amare Dio Padre, nell’amare le creature. Quel Cuore è stato giustamente definito «Re e centro di tutti i cuori», «abisso di tutte le virtù», «fonte di ogni consolazione».
Quali gioie e palpiti, quali travagli e tristezze avranno attraversato il Cuore di Gesù? Pensiamo al disegno di Dio che abbraccia l’umanità e il creato, da ricapitolare in Cristo, e pensiamo al mondo di eventi gioiosi e tristi che riempiono la vita di ogni essere. Il Cuore di Gesù è cuore divino, è cuore cosmico, è cuore universale. Registra ogni movimento anche impercettibile di ogni cuore e di ogni cosa: nulla può sfuggire a Lui, perché «tutte le cose hanno in Lui la loro consistenza» (Col 1,17).
Alla sua discepola prediletta, santa Margherita Alacoque, Gesù dirà fin dalla prima apparizione: «Il mio divin Cuore è cosi appassionato di amore per gli uomini, che non potendo più contenere in sé le fiamme della sua ardente carità, le vuole propagare...».

Il Cuore di Gesù ci ama e vuole il nostro amore. È per nostro amore che Egli si è fatto immolare: ossia, per avere il nostro amore. E «l’essenza della devozione al Sacro Cuore - insegnava già il papa Pio VI - consiste nel considerare e nell’onorare, nellsimbolica del Cuore, l’immenso Amore, saturo di tenerezza, del nostro Redentore».
Amare il Cuore di Gesù, quindi, significa rispondere all’esigenza primaria dell’amore di Gesù, significa amare l’amore di Gesù, ricambiandolo con il nostro amore, per il quale Egli è morto.
Perciò san Francesco d’Assisi pregava splendidamente, dicendo a Gesù: «io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amore mio».

IL CUORE DELL’UOMO

In senso biblico, il cuore dell’uomo è il centro vitale dell’uomo, il centro vitale fisico e spirituale. Affetti e pensieri, desideri e voleri «salgono dal cuore» (Is 63,17).
Si può dire che carne e spirito confluiscono nel cuore dell’uomo, rendendolo centro unitario di tutto l’uomo.
Ma l’uomo si è squilibrato con il peccato originale, e continua a squilibrarsi ancor più con i peccati personali, diventando un miscuglio di bene e male, di talenti e difetti, di virtù e vizi, di passioni nobili e ignobili, di alte aspirazioni e di concupiscenze vergognose.

Tutta questa realtà dell’uomo ha il suo punto di incontro nel cuore dell’uomo, è come se venisse raccolta e «pompata», al pari del sangue che confluisce e si diparte dal cuore in circolo vitale per tutto l’organismo.
Per questo dal cuore dell’uomo scaturisce ogni bene e ogni male dell’uomo. Gesù stesso, che ha detto: «Beati i puri di cuore...» (Mt 5,8), ha detto anche queste terribili parole sul cuore dell’uomo: «Dal cuore vengono i cattivi pensieri, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie» (Mt 15,19).
Il cuore dell’uomo dev’essere restaurato. In esso deve dimorare Dio. Gesù è venuto per questo sulla terra: riportare il Regno di Dio dentro di noi. Egli ha portato la Buona Novella, il suo Vangelo da imprimere nel cuore dell’uomo. Lo diceva già per bocca del Profeta Geremia: «Imprimerò la mia legge nei loro cuori» (Ger 31,33). E san Giuseppe da Leonessa, un santo francescano, commentava questo versetto dicendo: «Quindi ogni cristiano dev’essere un libro vivente, in cui si possa leggere la dottrina evangelica. Così diceva san Paolo ai Corinzi: “Siete voi la nostra lettera, scritta non con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente attraverso il nostro ministero, non in tavole di pietra, ma sulle tavole di carne nel cuore”.
Il foglio è il nostro cuore, chi scrive è lo Spirito Santo attraverso il mio ministero... Ma come si potrà scrivere sopra un foglio già scritto? Se non si cancella lo scritto precedente, non ci si può scrivere di nuovo.

Nel vostro cuore c’è scritta l’avarizia, la superbia, la lussuria e gli altri vizi. Come ci potremo scrivere l’umiltà, l’onestà e le altre virtù, se i precedenti vizi non vengono cancellati?».
Un modello splendido di restaurazione del cuore dell’uomo è san Francesco d’Assisi. Non siamo noi a proporlo, ma Gesù stesso, che disse a santa Margherita Maria, indicandole il Serafico Poverello: «Ecco il Santo più vicino al mio Cuore». Così umano e così sublime, san Francesco d’Assisi ci fa capire quale meravigliosa realtà sia la trasformazione del nostro cuore nell’amore appassionato a Gesù e nell’amore trasfigurato a tutte le creature. Ecco come deve diventare il cuore dell’uomo: un cuore nuovo, tutto amore, umiltà, pazienza, dolcezza, forza, sacrificio...
Il Cuore di Gesù voglia concedercelo in questo santo mese.
Ges\'f9 \'e8 Dio. E Dio è amore.

Il Cuore di Gesù, quindi, è Cuore tutto d’amore. Non può non amare. Non può non donarsi. Niente può fermarlo, eccetto il peccato, che è la negazione dell’amore. Il peccato è il suo mortale nemico. Il peccato lo crocifisse sul Calvario. Il peccato continua a crocifiggerlo nei cuori (Eb 6,6).
«Fornace ardente di carità». La fornace è un’immagine espressiva dell’amore di fuoco che riempie il Cuore di Gesù. Anche altre immagini vengono applicate al Cuore di Gesù: cielo d’amore, oceano di carità, abisso, vulcano, incendio d’amore... Ma sono tutte immagini incomplete e imperfette. Come poter esprimere a parole una realtà d’amore che ha per sorgente Dio stesso, l’Infinito?
«Oh! se intendessimo - esclamava sant’Alfonso - l’amore che arde per noi nel Cuore di Gesù! Ci ha tanto amati, che se mettessimo insieme tutto l’amore di cui sono capaci gli uomini, i Santi e gli Angeli, non arriveremmo che alla millesima parte dell’amore che Gesù Cristo ci porta».
Santa Caterina da Siena, nel suo Dialogo, chiese una volta a Gesù: «Dolce Agnello senza macchia, voi eravate morto quando il vostro costato fu aperto; perché dunque avete voluto che il vostro cuore fosse così ferito e aperto?». Gesù rispose: «Per parecchie ragioni di cui ti dirò la principale. Il mio desiderio, riguardo all’umanità, era infinito, ma l’atto presente della sofferenza e dei tormenti era finito. Per mezzo di questa sofferenza io non potevo dunque manifestarvi quanto io vi amavo, poiché il mio amore era infinito. Ecco perché ho voluto rivelarvi il segreto del Cuore facendovelo vedere aperto, affinché voi comprendiate che vi amavo più di quanto avevo potuto provarvi per mezzo di un dolore finito...».
Anche san Bernardo, già secoli prima, aveva esclamato: «Signore Gesù, il tuo Cuore fu trafitto perché in cotesta piaga visibile ai nostri occhi, possiamo vedere la piaga invisibile del tuo amore!».
Il Cuore trafitto di Gesù è la sorgente che zampilla amore per la vita eterna.

CUORE EGOISTA

Se l’amore «non cerca il proprio interesse» (1 Cor 53,1), l’egoismo invece non cerca altro che il proprio tornaconto.
Il cuore dell’uomo, se non viene purificato e trasfigurato dalla grazia, è un cuore egoista che mira solo alle proprie soddisfazioni. Anche quando crede di amare, non lo fa se non per il proprio piacere o per le cose a cui ci tiene. L’artista o il commerciante, l’operaio o il professionista, quanto è difficile che lavorino per amor di Dio, anziché per il guadagno o il successo personale!
È stato scritto, giustamente, che i quattro punti cardinali del cuore dell’uomo sono io, io, io, io. Quando, invece, il cuore si riempie d’amore, allora i quattro punti cardinali diventano Dio, Dio, Dio, Dio.

Ebbene, che cosa dire del nostro cuore? È pieno della carità di Dio, o somiglia piuttosto a un bruco tutto chiuso nel suo bozzolo?
Dobbiamo operare con energia perché il nostro cuore così gretto e interessato si apra con generosità all’amore di Dio e dei fratelli. Non dobbiamo e non possiamo credere di amare Dio solo perché gli rivolgiamo preghiere e suppliche per ottenere favori nell’ora del bisogno. Quante preghiere interessate! E spesso, ottenuto il favore, addio preghiere! Questo è solo un pregare egoista. Non serve, certo, né a esprimere né a nutrire l’amore. I verbi dell’amore egoista sono: ottenere, avere, ricevere, possedere, godere... I verbi dell’amore puro sono: donare, donarsi, partecipare, sacrificarsi, far contento l’altro...
Sant’Alfonso de’ Liguori raccomandava di non desiderare il Cielo solo per il gaudio senza fine che si proverà nell’amare Dio, ma per la gioia che proverà Dio ricevendo il nostro amore puro e totale.

Si può arrivare anche lì dove arrivò san Francesco di Sales durante la prova interiore che lo tormentò a lungo con l’ossessione della propria inevitabile dannazione. «Ebbene, o Signore, - arrivò a pregare il Santo - se è proprio vero che io debba restare per sempre lontano da Voi, procurerò almeno di amarvi con tutto il mio cuore in questa vita!».
Quando san Pio X era vescovo di Mantova, un socialista anticlericale, Alcibiade Moneta, scrisse e diffuse un velenoso libretto anonimo, pieno di calunnie contro il Vescovo.

Quando l’anonimo venne scoperto, ci fu chi consigliò al Vescovo di denunciare quel vile calunniatore.
«Ma non vedete - rispose il Santo Vescovo - che quell’infelice ha più bisogno di preghiera che di castigo?».
Qualche tempo dopo, un rovescio di fortuna ridusse quell’infelice alla miseria. Appena il Vescovo lo seppe, fece chiamare una pia signora, e le disse: «Andate dalla moglie di Alcibiade Moneta, e portatele questa offerta; ma non ditele che sono io che vi mando. E se volesse assolutamente saperlo, ditele che vi manda la signora più pietosa che vi sia: la Vergine dell’aiuto».
Così ragiona e opera chi ha il cuore pieno d’amore «che non cerca il proprio interesse» (1 Cor 53,1).
Gesù voglia immergere il nostro cuore egoista nella «fornace ardente di carità» del suo Cuore.

CUORE FILIALE

Gesù è Figlio di Dio e di Maria. È Dio Figlio, generato dal Padre dall’eternità. È Dio Figlio dell’uomo (Lc 6,22), generato da Maria Vergine nel tempo.
Il Cuore di Gesù, quindi, è il cuore perfetto del figlio che ha un Padre e una Madre da amare.
Chi potrà mai immaginare la tenerezza e la delicatezza, l’immensità e l’intensità dell’amore filiale di Gesù verso il suo Papà, «Abba» (Gal 4,6), e verso la sua Mamma, Maria?

A dodici anni di età, quando si smarrì e venne ritrovato nel Tempio, Gesù pronunciò le prime parole che i Vangeli ci riportano, dicendo a Maria e a Giuseppe: «Non sapevate che io debbo interessarmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49).
Gli interessi primari di Gesù sono quelli del Padre. Ogni figlio deve vivere dell’amore del Padre, in circolo vitale perenne, che ha la sua radice nella generazione. Colui che ci trasmette la vita deve avere il primo posto non solo cronologico, ma anche psicologico nella vita dell’uomo.
Gesù dimostra questa circolazione d’amore con il Padre in modo superlativo. Nei Vangeli parla del Padre più di 150 volte. Lo chiama con dolcezza e dignità «Padre mio» (Gv 8,54), vive e opera per la sua gloria (Gv 8,49), è tutt’uno con Lui: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30), le ultime parole prima di morire sono rivolte ancora al Padre con il grido finale: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Lc 23,46).

Verso sua Madre, Maria, Gesù non è meno prodigo di amore ineguagliabile. Se ogni figlio vuole bene e vuole il bene della mamma, Gesù ha dimostrato il suo bene alla Madonna in maniera veramente regale e portentosa. Gesù ha fatto sua Madre Immacolata, Sempre Vergine, Sposa dello Spirito Santo, Mediatrice, Corredentrice, Madre universale, Assunta in corpo e anima al cielo, Regina del cielo e della terra.
Poteva il Cuore di Gesù fare di più? Potrebbe un figlio amare di più la propria mamma? E se ci ha dato questo esempio, come potrebbe non volere che anche noi amiamo la Madonna con tutte le forze? Non è esagerata santa Margherita Alacoque quando arriva a dire che «nessun atto di culto è più caro a Dio, quanto gli onori resi alla Madre sua». E ancora, ad ogni anima: «Siate in tutto una vera figliuola di Maria, e la Vergine vi renderà perfetta discepola del Sacro Cuore». L’amore filiale alla Madonna porta sempre e rapidamente a Gesù. Anzi, san Massimiliano M. Kolbe, afferma con decisione: «L’Immacolata è quella scala lungo la quale noi andiamo al sacratissimo Cuore di Gesù. E colui che rimuove tale scala, non salirà in alto, ma precipiterà per terra».


CUORE INSENSIBILE

Anche noi siamo figli di Dio e di Maria. Anche noi abbiamo un cuore di figli. Ma in che modo ci mostriamo figli amorevoli e sensibili verso Dio e verso Maria?
Nel Vangelo Gesù ha raccontato la sua più splendida parabola sulla figura del «figliuol prodigo» (Lc 15,11-32). Questo figlio dal cuore insensibile all’amore paterno, indifferente di fronte alla sofferenza che lacera il cuore del papà; questo figlio che preferisce sbattere la porta di casa e abbandonare la dimora paterna, per degradarsi fra i sozzi piaceri della carne; questo figlio che alla convivenza con chi lo ama, preferisce la compagnia di chi lo sfrutta ignobilmente; questo figlio dal cuore così duro e chiuso all’amore, non sono forse io stesso?
Che cosa sono stati e che cosa sono i miei peccati se non offese e ferite al Cuore di Dio e della Celeste Madre?
Anche il nostro comportamento verso i genitori forse lascia a desiderare. Si parla spesso del problema dei rapporti fra genitori e figli. Ma il problema esiste solo quando il cuore è vuoto d’amore.
In Russia, a Mosca, c’é un monumento eretto al ragazzo Pavlik Morosov, e una via intestata al suo nome. Perché?
Perché il ragazzo ha denunziato ai capi del partito comunista i suoi genitori, i quali erano contrari alla collettivizzazione. I genitori vennero arrestati e fucilati. Al ragazzo venne eretto un monumento!

Quando nel cuore c’é l’egoismo e l’odio, che cosa aspettarsi se non egoismo e odio anche contro i genitori?
San Tommaso Moro, invece, Gran Cancelliere d’Inghilterra, sia da giovane che da padre di famiglia, prima di uscire di casa, chiedeva sempre la benedizione al suo vecchio papà.
San Pio X adoperò fino alla morte un vecchio orologio di nichel, ricordo della sua santa mamma. Una volta, un Arcivescovo, vedendo quel povero orologio, offrì al Pontefice un prezioso orologio d’oro, pregandolo di accettarlo in cambio.
«Oh, no, mai - rispose il Papa -. Questo orologio era della mia povera madre e ha segnato l’ora della sua morte. Io me lo terrò sempre caro».
L’amore filiale a Dio «Padre nostro» (Mt 6,9), a Maria nostra «Madre» (Gv 19,27), al Vicario di Cristo, ai nostri genitori, ai Sacerdoti che rigenerano le anime con i Sacramenti: in sintesi, l’amore filiale del Cuore di Gesù sia la sorgente del nostro amore filiale.

CUORE MITE

La mitezza è la virtù dei forti. Soltanto un animo forte può conservarsi mite e mansueto di fronte a offese o maltrattamenti. Ci vuole grande forza d’animo per non reagire contro un provocatore, per non ricambiare con la stessa moneta chi adopera modi odiosi o violenti.
San Girolamo dice: «È mite l’uomo che non si lascia dominare dal cattivo umore o dalla collera, che accetta con uguaglianza di animo i vari avvenimenti della vita, che non provoca né si mostra provocato».
La mitezza, poi, è riferita particolarmente al cuore. «Ha un cuore mite», si dice di una persona che ispira benevolenza. «È duro di cuore», si dice di chi mostra durezza nel tratto e nelle parole.

Il Cuore di Gesù, quanta mitezza rivela! Lui stesso ha potuto dire: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Sempre uguale a se stesso in una calma sovrana, Egli vive povero, incompreso, respinto, perseguitato. Compie il bene con le sue mani prodigiose, e viene accusato di avere un demonio (Gv 8,48). Guarisce gli ammalati, converte i peccatori, salva l’adultera dalla lapidazione, consola le sorelle Marta e Maria risuscitando Lazzaro da morte, e i Giudei «cercano di farlo morire» (Gv 11,53).
Che cosa dire, poi, della mitezza di Gesù durante la sua Passione e Morte? L’immagine più vera e più bella è quella dell’agnello a cui Gesù si è paragonato. «Ero come un agnello mansueto che vien portato al macello» (Ger 11,19). L’agnello guarda con occhi miti e dolci anche colui che lo sgozza. Gesù guardò dall’alto della croce noi, suoi crocifissori, e supplicò il Padre, pregando: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

CUORE DURO

Un cuore mite è un cuore d’oro. Chi ha il cuore mite è ben disposto verso tutti e dispone bene anche gli altri.
La mitezza fu la virtù che san Francesco di Sales volle conquistare con tutte le forze, perché era convinto, a ragione, che si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto.
Questa è una grande verità che spesso purtroppo noi dimentichiamo a danno nostro e altrui.
Quando i creditori si presentavano a san Camillo de Lellis, capitava spesso che non ricevessero niente, perché il Santo non aveva niente. Ma san Camillo si scusava di non poterli pagare con tanta mitezza e dolcezza che quelli se ne andavano consolati. Uno di essi una volta disse: «Insomma, io me ne vado consolato senza quattrini...».

«Beati i miti - ha detto Gesù - perché possederanno la terra» (Mt 5,4). Chi è mansueto di cuore conquista i cuori dei fratelli. La mitezza sgretola l’egoismo, disarma ogni passione aggressiva, smussa le angolosità di temperamento. Conquistarla, che grazia e che ricchezza!
Il cuore dell’uomo, si sa, è egoista, e l’egoismo rende duri e aggressivi di fronte all’ostacolo. Cedere, essere remissivi, preferire ai propri interessi la concordia e la pace, esige il sacrificio dell’egoismo, talvolta esige anche la rinuncia a cose buone.
Era mite la beata Anna Maria Taigi quando talvolta sapeva rinunciare anche alla Santa Messa e alla Comunione quotidiana, pur di evitare ogni pretesto di disarmonia in famiglia.
Era mite san Francesco di Sales quando, a chi gli diceva che in giro circolavano voci infamanti sul suo conto, sapeva rispondere con serenità: «Non si dice altro che questo su di me? Vedo bene che non sanno tutto e mi credono migliore di quel che sono».

Non doveva essere certamente duro il cuore di san Massimiliano M. Kolbe, se i suoi stessi confratelli arrivarono a soprannominarlo fra’ marmellata.
Nella vita di santa Gertrude si legge che una volta la Santa, pur sentendosi male e debolissima, volle ugualmente recitare la lunga preghiera del Mattutino. Stava già a buon punto, quando le si avvicina un’altra monaca, inferma, e la prega di voler recitare insieme il Mattutino.
Senza mostrare il minimo segno di fastidio, ma con dolce mitezza, la Santa ricominciò la recita del Mattutino insieme alla consorella. Il giorno dopo, in una visione, il Signore le fece vedere quale tesoro ella avesse guadagnato con quell’atto di carità fatto con tanta mitezza di cuore.

Che cosa c’é nel nostro cuore, invece? C’è mitezza, mansuetudine, dolcezza verso tutti, anche verso chi ci maltratta e ci fa soffrire? O abbiamo in noi quella brutta durezza, figlia dell’egoismo, che non ci fa curare degli altri se non per approfittarne, e ci fa essere pronti a scagliarci contro chi ostacola i nostri interessi?
Guardiamo a Gesù così mite, dolce, mansueto di cuore. Ascoltiamo il suo invito: «Imparate da me...».
Diamo retta al Profeta che ci ripete: «Se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori» (Sal 94,8). E Dio non permetta mai che ci possa capitare la peggiore delle disgrazie: l’indurimento del cuore. A questo punto, ci troveremmo già legati alla nostra rovina. «L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore, che seguisse il proprio capriccio» (Sal 80,13): così dice lo Spirito Santo.
Supplichiamo Gesù perché voglia tenere il nostro cuore sempre nel suo Cuore tutto mitezza e docilità.

CUORE UMILE

«Imparate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).
Se l’umiltà può essere più o meno profonda, diciamo subito che la profondità dell’umiltà di Gesù è incommensurabile. Fino a che punto Gesù sia stato umile, lo sappiamo dalla Fede che ci assicura l’inesistenza in Lui della personalità umana; lo sappiamo dalla storia, che ci fa vedere Gesù come un agnello immolato sull’infame legno della croce.
Gesù si è tanto umiliato da toccare il fondo dell’abiezione: «Ho scelto di essere abbietto» (Sal 83,11). E nessuno mai potrà eguagliarlo in questo abbassamento e disprezzo di sé.
Il cuore umile, però, prima o poi canterà vittoria e verrà esaltato. «L’umiliazione tien dietro al superbo, mentre la gloria andrà incontro all’umile» (Prv 29,23). L’umiltà sospinge verso il Paradiso. L’orgoglio invece precipitò Lucifero e gli Angeli ribelli all’Inferno.
San Francesco d’Assisi, a chi gli chiedeva perché Dio avesse dato a Lui tanti doni straordinari, rispondeva che Dio si compiace di colmare di doni soprattutto gli esseri più vili e miserabili. Dio esalta gli umili (Lc 1,52). Per questo san Francesco volle che i suoi frati fossero e si chiamassero «minori»: perché fossero i più vicini a Dio.

L’orgoglio chiuse le porte del Paradiso. L’umiltà le riapre. Sant’Agostino afferma che «le altre virtù picchiano alla porta del cuore di Dio; l’umiltà lo apre», e aggiunge: «Vuoi giungere all’altezza di Dio? Abbassati prima all’umiltà di Dio... Guarda l’albero: prima va in basso, per innalzarsi poi in alto: getta profonde radici, per lanciare poi al cielo la sua cima».

Gesù «annientò se stesso» (Fil 2,7) fino alla morte più ignominiosa, e per questo Dio lo esaltò e gli donò «un nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,7). Se seguiamo Gesù nella sua umiltà di cuore, lo seguiremo anche nella sua gloria senza confronti.

CUORE SUPERBO

Il cuore dell’uomo è superbo, segnato dal peccato d’origine, che fu un peccato di pazzo orgoglio. E se è vero che la superbia è «principio di ogni peccato» (Sir 10,13), c’é seriamente da temere che «quando Dio permette al superbo di realizzare i suoi disegni, gli permette di scavarsi la fossa», come dice sant’Agostino.

Narra san Girolamo che quando sant’Ilarione vedeva molta gente accorrere a lui per la reputazione dei miracoli che operava, si affliggeva profondamente, dicendo: «Temo che Dio mi voglia pagare in questa vita quei pochi servizi che cerco di rendergli».
Quando san Pio X venne a sapere che si stava progettando di collocare lapidi in suo onore a Venezia, a Riese, a Treviso, si affrettò a esprimere il suo dispiacere e il suo dissenso per tali progetti. Una volta scrisse così ai canonici della Cattedrale di Treviso: «Se i Rev.mi canonici della Cattedrale di Treviso vogliono fare un piacere al Santo Padre, si ricordino particolarmente di lui nella Santa Messa, ma dimettano il pensiero di… lapidarlo».

Con questa facezia della lapidazione, san Pio X esprimeva una grande verità. La superbia è una lapidazione dell’anima: la colpisce, la rovina, l’uccide. La superbia è una peste mortale che distrugge ogni bene. «Essa sola fra tutti i vizi - dice san Bernardo - fa guerra a tutte le virtù, e come veleno universale, le corrompe tutte».

L’umiltà, al contrario, è la garanzia di tutte le virtù. Il santo Curato d’Ars usava una deliziosa immagine dicendo che «l’umiltà è per le altre virtù quel che è la catenella per i grani della corona. Togliete la catenella, e tutti i grani cadono; togliete l’umiltà, e tutte le virtù spariranno».
Il cuore dell’uomo se non si libera dell’orgoglio sarà ripieno di ogni miseria, perché «Dio resiste ai superbi, mentre dà la grazia agli umili» (Gc 4,6). E san Bernardo spiega che «come il vaso non si riempie se non abbassandolo alla fonte, così l’anima non si riempie di Dio se non abbassandosi verso il proprio nulla». San Francesco d’Assisi, ad esempio, si trasfigurò fino a diventare «tutto serafico in ardore», dopo essersi ridotto a un pezzente insensato agli occhi di tutti i suoi concittadini.

La superbia del cuore è vera insensatezza. San Paolo grida con forza: «Che cosa hai tu uomo, che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?» (1 Cor 4,7).
Eppure il nostro cuore è così pronto a insuperbirsi di ciò che non è suo! Il cuore superbo è un ladro, e la superbia è un vizio traditore che rovina ogni bene posto da Dio nell’uomo. Basti ricordare Adamo ed Eva così miseramente traditi dal loro superbo voler essere «come Dio» (Gn 3,5).

Santa Margherita M. Alacoque, invece, divenne la prediletta del Sacro Cuore per la sua consapevole piccolezza e umiltà. Glielo disse Gesù stesso nella prima apparizione: «Io ti ho scelto come un abisso di indegnità e di ignoranza...». Ed ella era ben contenta quando veniva fatta camminare fra continue umiliazioni.
Poveri noi, invece, che usiamo ogni arte per evitare anche la più piccola umiliazione! Il Cuore umilissimo di Gesù voglia liberare il nostro cuore da ogni sentimento di orgoglio, e arricchirlo della sua dolce umiltà.

CUORE PURO

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).
Con la perenne visione beatifica, Gesù vedeva costantemente Dio. Nella sua anima immacolata, la presenza di Dio splendeva radiosa e ardente in unione d’amore infinito: «Io e il Padre siamo uno» (Gv 10,30), diceva Gesù stesso.
Il Cuore di Gesù, formato dalla carne verginale e dal sangue purissimo dell’Immacolata, è la sorgente di ogni verginità, è la radice di ogni candore. Ogni cuore che voglia essere puro deve immergersi in quel Cuore da cui scaturì sul Calvario, per tutti i cuori, il sangue dell’amore e l’acqua della purezza.
San Gregorio Magno ha detto con ragione: «Il cuore umano non può stare senza godimenti; se non ne trova nella virtù, li cercherà nei piaceri sensuali». Grande verità! Se il cuore dell’uomo non si innamora di Gesù, si innamora delle creature che portano con loro «la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita» (1 Gv 2,16).
Il Cuore di Gesù si circondò di innocenza verginale fin dal seno materno e per tutti i trent’anni vissuti a Nazaret con la Madonna e con san Giuseppe, lo sposo verginale di Maria Sempre Vergine.
Ma anche durante la sua vita pubblica, Gesù non nascose mai le preferenza del suo Cuore verso i vergini e i puri di cuore. In una predica, san Giovanni Bosco, parlando una volta delle predilezioni del Cuore di Gesù, faceva appunto queste belle riflessioni: «Quale motivo credete voi che avesse Gesù Cristo di stare tanto e di conversare coi fanciulli, di accarezzarli, se non perché essi non avevano ancora perduto la virtù della purità?
Il Divin Salvatore risuscitò un fanciullo e una fanciulla: ma perché? I Santi Padri dicono che così fece perché i due non avevano perduto la purità.
Perché Gesù Cristo dimostrò tanta predilezione per san Giovanni?... Perché san Giovanni aveva un titolo speciale all’affetto di Gesù per la sua verginale purità»
Se vogliamo essere prediletti dal Cuore di Gesù, dunque, dobbiamo fare del nostro cuore un campo di gigli, perché Egli «pascola fra i gigli» (Ct 2,16).
Supplichiamo spesso, quindi, ripetendo anche noi con il Profeta: «Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 50,11).



Continua...


Ringraziamo il fratello Antonino Di Natale, di Furnari (ME), per averci inviato questo studio.




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