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Confutazioni al Protestantesimo
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I pentecostali e i loro errori dottrinali- Introduzione - Il Battesimo dei neonati è biblico? - Il Dono delle lingue - La Salvezza per fede o per opere? - Eucarista - Idolatria - Intercessione dei Santi - Maria è giusto chiedere le sue preghiere? - I fratelli di Gesù - Il Purgatorio - La Sola Scrittura è sufficiente? - La Bibbia e il suo Canone - La Confessione - Il Natale - La Vera Chiesa - Infallibilità papale - Il primato di Pietro - La Messa - Le cento Domande per i cattolici di buona volontà - Le Cento risposte per i protestanti di buona volontà - Ecumenismo - Il Celibato dei preti.
RIFLESSIONI E TESTIMONIANZA PERSONALE
I PENTECOSTALI E I LORO ERRORI DOTTRINALI
Il protestantesimo ragioni e torti
INTRODUZIONE
E’ giusto cominciare spiegando il perché di questo mio lavoro, ad alcuni sembra -e me lo hanno più volte detto- che io scriva per ataviche antipatie verso il protestantesimo, o rancori mai sopiti verso i pentecostali. Non è così. Scrivo per la gloria di Dio, per difendere la vera fede, nel mio piccolo, senza aspirazioni velleitarie. Non mi sento un paladino della verità, ma solo un uomo che ha vissuto un percorso di fede, avendo ricevuto da Dio un grande dono, mia moglie Emanuela. Assieme a lei ho ricevuto da Dio la missione-passione per lo studio della Bibbia e per l’apologetica cristiana.
Il percorso che mi portò a ricevere questo dono fu lungo e tortuoso, pieno di insidie e delusioni, dolori e sofferenze varie, dialoghi, discussioni, fede e preghiera. Tutto questo ha contribuito a produrre gli studi e le riflessioni che qui troverete suddivisi nei vari temi dottrinali, oggetto della discordia tra cattolici e protestanti. Piuttosto che ringraziare con un arrivederci e grazie il Signore, ho preferito mettere i miei studi a disposizione dei fratelli che vivono esperienze simili alla mia, o comunque nutrono dei dubbi dottrinali; impegnandomi a migliorarli, conscio che in taluni punti sono limitati e sicuramente migliorabili. Capisco che occuparsi di apologetica non è semplice, spesso, troppo spesso, si dà l’impressione di voler fare solo polemica, di mascherare odio e risentimento verso gli “avversari” con l’amore dipinto fintamente sulle varie pagine apologetiche. E’ difficile far apologetica, a qualsiasi livello, compreso quello basso come il mio, senza inciampare nella polemica o nell’equivoco. Il confine tra polemica e disprezzo rimane sottile, sempre. Bisogna stare molto attenti a non oltrepassarlo. Rispetto, questa è la parola che deve accompagnare ogni dialogo tra credenti. Spesso però aldilà delle apparenze diplomatiche o di “amore per il prossimo” sotto cova il disprezzo. Non è raro incontrare protestanti che disprezzano, Papa, Vescovi e Preti vari. Oggi, in nome dell'irenismo e della tolleranza, pare vadano sbiadendosi i confini tra l'errore e la verità. E dal momento che nessuna asserzione è più condannabile, è straordinariamente difficile diventare eretici. “Personalmente la cosa mi secca un po', perché ci tengo alla mia libertà di compiere tutte le trasgressioni, anche se spero che da tutte mi preservi la grazia di Dio. Forse non si riflette abbastanza che annullare i peccati contro la fede, vuol dire annullare anche la fede.” (cfr, Chesterton)Per Chesterton l'ortodossia è inconfondibile, ed è la sola nostra possibilità di salvezza. Anche se poi dà dell' eresia il concetto più cavalleresco e positivo che si possa mai configurare.
La Bibbia in quanto tale non può essere la base per un accordo quando è la causa del disaccordo; non può venir presa come il minimo comune denominatore tra i cristiani quando c'è chi la interpreta allegoricamente e chi letteralmente.
Ricordo che una sorella protestante, leggendo i miei studi li definì “frutto di una mente deviata”,
pazienza, ormai dopo lunghi anni d’impegno online, me ne hanno scritte di tutti i colori, ricevere commenti così disprezzanti mi dispiace, ma non mi colpiscono più di tanto, ormai, come si suol dire “ci ho fatto il callo”. Sintetizzando, considero i protestanti come fratelli che conoscono frammentariamente il Padre ma ripudiano la Madre, la Sposa.
Non dimentico mai la preghiera che Gesù rivolse al Padre affinché tutti i suoi discepoli siano UNO. Uniti quindi e non divisi. E’ sempre utile focalizzare l’attenzione su ciò che unisce i cristiani, come il credere che Gesù sia l’unigenito Figlio di Dio, che è morto e risorto per noi e per la nostra salvezza eterna. La creazione dovuta all’azione di Dio creatore, che tramite il Suo Figlio e la potenza dello Spirito Santo, ha creato tutto l’universo. L’uomo creato da Dio, e non frutto dell’evoluzione animale, la reale umanità-divinità di Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, la
SS.Trinità, la speranza della vita eterna, spoglia da sofferenze, e ricca di gioiosità.
Ci sono poi alcune verità dottrinali che ci dividono ma, per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte. Tuttavia bisogna esporre la verità, tentando di correggere il fratello che sbaglia, nel rispetto della sua persona, della sua dignità e, della sua buona fede.
Amore per il fratello, che si traduce nell’evitare offese gratuite verso la persona, non dimenticando mai che nella maggior parte dei casi ogni interlocutore è in perfetta buona fede.
Il rispetto diventa difficile da mantenere quando si sentono o si leggono ragionamenti contorti, faziosi, e spesso calunniosi. Spesso quando cerchiamo risposte, di qualsiasi tipo, per qualsiasi vicenda umana, non dobbiamo dimenticare mai che Cristo è la risposta alle nostre domande.
Bisogna però conoscerlo il nostro salvatore, la Bibbia è la strada migliore per farlo.
Consiglio subito, a scanso di equivoci, di scaricare il presente testo, piuttosto che leggerne alcune righe qui sul sito Internet. Chi non è interessato alle mie personali riflessioni e cerca le prove bibliche circa la sana e vera dottrina cristiana, può saltare questa introduzione-testimonianza, che si sviluppa su circa settanta pagine, e che riporta appunto solo le mie personali considerazioni sulle dottrine protestanti e pentecostali, andandosi a scaricare i singoli capitoli a tema selezionabili dal menù che si trova nella parte sinistra della presente pagina Internet. La versione più aggiornata di ogni studio, infatti, è quella scaricabile, in formato Microsoft Word o PDF visualizzabile con Acrobat Reader, visualizzatore gratuito e liberamente scaricabile con qualsiasi motore di ricerca. Molti fratelli, infatti, non leggono per intero i testi presenti nella sezione “confutazioni al protestantesimo”, limitandosi a dare una sbirciata alla sintesi che è leggibile all’inizio delle varie pagine a tema del sito Internet, pretendendo poi di criticare il mio lavoro, o interpretare il mio pensiero sconoscendone molti aspetti. Dalla corrispondenza che mi arriva noto pure che molti pentecostali leggono solo la presente introduzione, che si sviluppa in diversi capitoli, ma che non vuole approfondire i singoli temi dottrinali, accusandomi poi di superficialità. La presente è appunto una introduzione-testimonianza, ecco perché consiglio a costoro di non leggerla, e di andare al sodo con i singoli temi selezionabili dal menù del sito, dal quale poter scegliere l’argomento che più interessa. Preferisco che non leggano la mia testimonianza e le mie osservazioni, ma che almeno leggano le prove bibliche che evidenzio negli studi a tema. Non si può criticare un’intera casa conoscendone una sola stanza. Accetto ogni tipo di critica, alcune delle quali spesso utili per migliorami, ma almeno leggete per intero ciò che magari poi criticherete. Ripeto, questa che state leggendo è un’introduzione contenente mie osservazioni sui protestanti, le loro dottrine, e il loro modus operandi; le prove bibliche riguardanti le divergenze dottrinali con la Chiesa cattolica vengono fornite nei relativi studi a tema. Magari a chi legge per la prima volta queste righe, sembrerà strano che ripeta per due volte la stessa raccomandazione, rimarcando che la presente è solo una mia testimonianza (e sono tre), contenente numerose osservazioni sui frutti dei protestanti e pentecostali, ma per esperienza personale il 90% dei fratelli protestanti che mi scrive, si limita a leggere solo la presente, o perché non si accorge del menù, o perché convinti che in queste pagine ci siano le prove dottrinali e bibliche di quanto da me studiato. Sarò noioso, ma lo ripeto ancora, preferisco che la ignoriate, leggete piuttosto gli studi che sono selezionabili dal menù nella parte alta della pagina Internet. Scrivendo sul sito, infatti, col tempo ho imparato a considerare i modi di approccio e lettura di diverse persone, ognuno con la propria cultura e abitudini, e non tutti si accorgono del menù dal quale scegliere i diversi temi. Guardano la prima pagina della sezione confutazioni al protestantesimo, la scorrono, magari la scaricano, e poi mi scrivono che non hanno trovato prove bibliche in queste pagine. Sembrerebbe paradossale, ma mi è capitato spesso, quindi preferisco peccare di ripetitività piuttosto che non mettere, chiunque, come ad esempio le persone anziane, nelle condizioni di trovare i testi tematici situati nelle apposite sezioni.
Io scrivo semplicemente perché ho vissuto una vicenda personale che mi ha fatto incontrare i pentecostali (pur rimanendo sempre cattolico), frequentandoli, dialogando e confrontandomi con loro mi sono lentamente accorto di alcune incongruenze in quello che predicano e insegnano.
Mancano di coerenza, troppi di loro si sentono maestri biblici, dicono di capire la Bibbia da soli, ma poi seguono corsi biblici, e sfogliano i commentari, se gli si chiede qualche chiarimento relativo a qualche versetto più difficile, rispondono “Che si devono informare…”; ma non sarebbe più coerente chiederlo allo Spirito Santo il chiarimento, piuttosto che correre dal loro pastore? Tuttavia sono grato a loro per avermi insegnato, o re-insegnato, l’amore per la parola di Dio, l’amore per la Bibbia, nonostante poi mi sia accorto che conoscono solo una sua parte di Essa. Purtroppo in molte parrocchie cattoliche questo oggi non accade. Mi dispiace ammetterlo, ma è così. Spesso alcuni preti cattolici danno tutto per scontato, Verità già fermamente acquisita, e quindi poca necessità di approfondire e rinsaldare i vari temi dottrinali, anche o soprattutto ai credenti adulti. E’ così che alle prime difficoltà la fede di molti cattolici barcolla, e se per caso incontrano un protestante che, come di consueto, dimostra di conoscere “bene” la Bibbia, e che gli spiega che Cristo si prenderà cura dei loro problemi, che Cristo è la risposta ad ogni domanda, i cattolici adulti, ignoranti biblicamente, cominceranno ad ammirare il fratello protestante, che si sta prendendo cura di loro, e piano piano lo sostituirranno al vecchio parroco. Approdano così nella nuova comunità protestante, dove verranno accolti fraternamente, e verranno lentamente catechizzati, con in più la “novità” che la Bibbia si capisce da soli, con il libero esame, e con l’aiuto dello Spirito Santo.
Indubbiamente quest’ultimo è un elemento che aggrada il neofita, che si sente da subito in grado di poter capire da solo la Bibbia, sorvolando o ignorando il fatto che in effetti di lì a poco capirà la Bibbia così come gliela spiegherà il nuovo pastore. Infatti è inammissibile che i nuovi arrivati capiscano la Bibbia in un modo diverso da come la interpreta quella particolare comunità protestante. Praticamente passano dai dogmi cattolici, a quelli protestanti, specifici di quella comunità, dall’infallibilità del papa, a quella del pastore. Se qualcuno si permette di dissentire insistentemente dalle opinioni dottrinali del pastore, viene garbatamente allontanato dalla comunità.
Pur non dichiarandolo mai, di fatto, il pastore, ogni pastore, si considera infallibile nelle sue convinzioni dottrinali. Le spiegazioni bibliche che fornisce alla comunità, sono giuste e precise, chi dissente viene allontanato. Loro non hanno nessuna dottrina che non sia nella Bibbia, peccato che a ben guardare i Pentecostali anti-trinitari, o gli Avventisti del Settimo giorno, hanno la loro stessa Bibbia, manchevole dei sette libri che troviamo nelle Bibbie cattoliche, ma che interpretano in modi diversi. Dalla stessa Bibbia traggono che la SS. Trinità non esiste, e neppure l’Inferno, per gli avventisti l’anima muore, per i pentecostali no. Per i Luterani i neonati vanno battezzati, per i pentecostali no, e via di questo passo. Insomma la Bibbia è talmente facile da capire, che i protestanti ce ne forniscono interpretazioni diverse, tutte rigorosamente ispirate e guidate dallo Spirito Santo, che darebbe dimostrazione della sua presenza in questa o in quell’altra comunità tramite il dono delle lingue. Non credo che funzioni così! LaVerità è Una come Uno è lo Spirito di Dio, per cui è chiaro che qualcuno si sbaglierà, illudendosi di essere nella verità, quando invece si ritrova nell’eresia! Più avanti e nei vari capitoli a tema, vedremo chi si sbaglia e perché.
Qualunque persona umana che si trova in stato di bisogno, diventa vulnerabile, l’affetto personale diventa fondamentale. In queste condizioni le verità bibliche si vedono sotto una nuova luce, affondando nell’ignoranza, e venendo coperte dagli affetti personali, dall’amore fraterno, sprofondano nell’eresia. Dai frutti si riconoscerà l’albero, ripetono continuamente i protestanti, è vero, ma non è sempre così. Anche un ateo è infatti capace di fare buoni frutti, come pure un buddista, un mussulmano, uno scintoista, un testimone di Geova, un pentecostale modalista (i Gesù solo), un cattolico, ecc..
Se un impiegato di banca va in campagna difficilmente saprà riconoscere ogni buon frutto che vede, bisogna essere contadini per conoscere tutti i frutti. Allo stesso modo bisogna essere biblicamente preparati per riconoscere e distinguere i veri frutti cristiani.
Un esempio aiuterà a capire meglio nello specifico :
William Marrion Branham fu un grandissimo predicatore è guaritore pentecostale, colui che contribuì in maniera determinante al successo della comunità pentecostale dei “Gesù Solo”. William Branham nacque il 6 aprile 1909 a Birksville, nel Kentucky, Stati Uniti, da una famiglia non credente e poverissima. Suo padre era boscaiolo; sua madre, mezzo indiana, aveva 15 anni. Tutta la sua vita fu immersa nel soprannaturale: sua madre era una visionaria e lui stesso ebbe visioni, secondo le sue stesse parole, fin dall'età di due anni. Ne ebbe più di centomila, cioè qualcosa come cinque o sei visioni al giorno per 50 anni. A sette anni ebbe una visione in cui un angelo gli parlò. "Da allora", dice, "avevo sempre la sensazione che qualcuno stesse accanto a me, cercando di parlarmi, soprattutto quando ero solo". Si convertì verso i 20 anni, entrò nel ministerio e per qualche tempo si prese cura di una comunità battista. Poi, nella cornice di un evento che lo lasciò scosso ed abbattuto, ebbe una visione che mutò il corso del suo ministerio. Ma lasciamo parlare lui stesso: "Era il 7 maggio 1946. Mentre camminavo intorno alla casa e passavo sotto un acero, mi parve che la cima dell'albero venisse violentemente scossa e ne scese un gran vento. I miei accorsero. Spaventata, mia moglie domandò che cosa era successo. Provando a riprendere possesso di me stesso, mi sedetti in terra e dissi loro che era venuto il momento della crisi... trascorsi il pomeriggio in un luogo nascosto, lessi la mia Bibbia e pregai intensamente, mi pareva che l'anima mia si separasse dal corpo. Verso le 11 cessai di pregare e, ad un tratto, scorsi una luce tremolante nella stanza... poi venendo verso di me vidi nella luce due piedi d'uomo... poi vidi l'uomo stesso... accorgendosi del mio spavento cominciò a parlare". Quell'uomo, annunciandosi come proveniente da parte di Dio, gli promise il "dono di guarigione" e gli annunciò che nessuna malattia, "neppure il cancro" avrebbe resistito alle sue preghiere. E continua: "M'insegnò quindi come scoprire le malattie dalle vibrazioni delle mani".
Da allora la popolarità di W. Branham si estese a tutto il mondo, le sue campagne furono seguite da migliaia e migliaia di persone, centinaia di guarigioni avvenivano nel corso delle riunioni. Durante il giorno, Branham vedeva i miracoli che si sarebbero verificati la sera e discerneva, anche, la vita e il passato dei malati. Gli capitava di descrivere certe persone sedute nella sala, rivelando la loro malattia e la loro vita e annunziando che sarebbero stati guariti. Diverse volte in presenza di malati desiderosi di essere guariti, chiedeva: Avete sempre la stessa fiducia in me?
W. M. Branham è idolatrato dai suoi seguaci, i quali dicono che è l'Elia che doveva venire, il Giovanni Battista che deve annunciare la seconda venuta di Gesù, il profeta mandato da Dio a questa generazione. Ma è opportuno chiedersi, innanzitutto: da dove provenivano i suoi doni? Da un talento naturale? È possibile, ma ciò non spiega i suoi autentici miracoli. Da Dio? Per rispondere di sì bisognerebbe ammettere che Dio abbia completamente cambiato la Sua rivelazione, che la Bibbia non sia più la nostra norma di guida e che tutte le fantasie siano possibili nel nome della fede. Da una certa debolezza? È possibile, lo stile inconsueto delle sue predicazioni e certi suoi comportamenti potrebbero farcelo pensare. O provengono da capacità medianiche? È proprio questa la sola spiegazione: egli era un potente medium.
Branham possedeva capacità medianiche eccezionali già prima della sua conversione. La sua conversione probabilmente fu autentica, ma non lo liberò mai da questa capacità e, disgraziatamente, quelli che lo attorniavano considerarono tali sue capacità come carismi di Dio. Questo non solo non aiutò lui a liberarsi, ma irretì molti altri nella stessa seduzione. Leggendo la storia di quest'uomo, sembra di udire le parole di Gesù: "Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti (Marco 13:22)". Branham era un falso profeta, poiché accanto ai suoi prodigiosi miracoli proponeva un altro Evangelo: è questo il dramma.
LE DOTTRINE
Gli scritti di Branham sono un miscuglio continuo, ininterrotto, di errori e mezze verità. La consuetudine di mettere in evidenza prima certe verità è una caratteristica costante dei movimenti settari; così facendo, addormentano la vigilanza del lettore, sì da fargli ammettere in un secondo momento il falso. L'eresia di Branham è sottilissima: dice di credere a tutta la Bibbia, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo e a tante altre dottrine bibliche, ma poi queste dichiarazioni sottintendono delle realtà diverse da quelle insegnate dalla Parola.
La Bibbia. A prima vista si direbbe che Branham e i suoi seguaci si rifanno costantemente alla Bibbia. Ogni affermazione, anche la più inverosimile, è corredata da versetti biblici e in un suo scritto W. Branham afferma: "Chiunque contraddice o falsifica una verità della Bibbia, ne trae un rapporto o un'interpretazione particolare, si separa da Dio, perde il senso dell'equilibrio e dell'armonia delle Scritture" (W. M. Branham Libretto senza titolo edito da E. Frank, p. 5).
Ma, come è nello stile di Branham, la contraddizione è di prammatica, infatti in un altro scritto afferma: "... si tratta invece di una grande fame della Parola di Dio. L'alimento di cui dovete far provvigione sono i nostri magnetofoni sui quali è riportata e trasmessa di nuovo la Parola..." (W. M. Branham citato da E. Frank in La Parola di Dio dimora in eterno, p. 18). I messaggi del profeta sarebbero dunque, un valido sostituto della Bibbia, come molte altre volte egli afferma su libri o messaggi registrati.
Noi sappiamo dalla Parola di Dio che l'unico Interprete infallibile è lo Spirito Santo (Giovanni 16:13). Nessun uomo può sostituirsi a Lui; nessun uomo, per quanto spirituale, può arrogarsi il diritto di essere il surrogato della Bibbia. Non dimentichiamo gli avvertimenti di Apocalisse a quanti ardiscono aggiungere o togliere alla Scrittura (Apocalisse 22:18,19). Il problema sta nel capire chi sia veramente guidato dallo Spirito di Dio, e se Cristo e gli apostoli abbiano affidato a qualcuno il mandato di predicare, trasmettendo allo stesso tempo la necessaria autorità, per mantenere la disciplina cristiana lungo tutti i secoli. Solo così si possono smascherare i falsi profeti! Se non esisterebbe una unica autorità cristiana, ognuno sarebbe libero di dire la sua in materia di fede, e tra pari autorità chi avrebbe ragione? Ognuno sorriderebbe in faccia all’altro, qualora questi lo richiamasse alla corretta interpretazione biblica. E’ proprio quello che accade nel protestantesimo.
Lo Spirito Santo. Branham e i suoi seguaci di oggi, i "Gesù solo," commettono lo stesso errore di alcuni ambienti pentecostali: credono che il battesimo nello Spirito Santo sia necessario alla salvezza. Secondo l'insegnamento di Branham, il credente realizza la nuova nascita solo nel momento in cui riceve il battesimo nello Spirito Santo.
È ovvio che tale affermazione contraddice tutto l'insegnamento neotestamentario, poiché il Nuovo Testamento fa una netta distinzione fra la nuova nascita ed il battesimo nello Spirito Santo. La prima è l'esperienza nella quale si riceve lo Spirito Santo e si nasce a nuova vita (Giovanni 20:22), lo Spirito Santo viene a dimorare nel credente e compie l'opera di rigenerazione (Giovanni 3:5); il battesimo nello Spirito Santo è, invece, il riempimento del credente da parte della Spirito Santo (Atti 2:4). La dimora dello Spirito Santo nel credente è garanzia di salvezza eterna (Romani 8:9),
il battesimo nello Spirito Santo è garanzia di un servizio cristiano potente ed efficace (Atti 1:8).
Noi crediamo che il battesimo nello Spirito Santo sia una parte della nostra salvezza, così come la guarigione divina; ma mentre è una grande benedizione, non si può etichettare come un requisito per la salvezza stessa. Infatti c'è differenza tra ciò che ci è richiesto per essere salvati (cioè credere in Gesù), e le benedizioni che riceviamo quando siamo stati salvati. Il battesimo nello Spirito Santo non è dato come mezzo di salvezza, ma come conseguenza della salvezza e la Parola di Dio specifica chiaramente che il battesimo nello Spirito Santo è un dono ricevuto dopo la salvezza; mentre non c'è nemmeno un passo che dica che uno deve essere battezzato nello Spirito Santo e parlare in lingue per essere salvato.
La Trinità. La dottrina della Trinità viene attaccata violentemente da Branham e dai suoi seguaci, basti per tutte la citazione seguente: "Ed essi chiamano questa la Trinità? Colui che troverà questa parola nella Bibbia venga a mostrarmelo! Provate a trovare il termine "trinità" nella Bibbia! Non si trova, non esiste" (W. Branham La Rivelazione di Gesù Cristo, p. 24). Secondo questa setta le tre Persone della Trinità non sono che tre diverse manifestazioni, tre modi di essere di un'unica Persona, che è Gesù Cristo: Cristo è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Da qui il nome dato ai seguaci di Branham, "Gesù solo".
Il fatto che la Bibbia non usi mai la parola Trinità non è una ragione valida per negare una realtà che appare, con chiara evidenza, da tutta la Bibbia. Infatti la parola Trinità è stata adottata, dalla chiesa dei primi secoli, proprio per esprimere questa verità attestata dalla Parola di Dio. La teoria che nega la Trinità di Dio non è nuova sotto il sole, è antica di molti secoli già nel 215 Sabellio affermava che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo erano tre diverse manifestazioni dell'unico Dio, non tre Persone distinte della stessa sostanza divina. Sabellio fu scomunicato e la sua eresia prese il nome di sabellianesimo o modalismo.
La Bibbia stabilisce una netta distinzione fra le tre Persone divine; basta leggere Matteo 3:16,17; 28:19; Giovanni 14:06,17,26; 15:26; 2 Corinzi 13:13; Galati 4:6, Efesini 2:18; 2 Tessalonicesi 3:5; 1 Pietro 1:2; Efesini 1:3,13; Ebrei 9:14. In Giovanni 1:1 ed in Ebrei 1:8 è inequivocabile che Cristo e il Padre non sono la stessa Persona. In versetti come Giovanni 15:26 o Matteo 3:16,17, un'interpretazione in senso modalista renderebbe assurdo e privo di senso il brano; la stessa cosa avverrebbe per la preghiera di Gesù nel Getsemani e la pronta risposta del Padre (Giovanni 12:28). E che cosa sarebbe la preghiera sacerdotale di Gesù (Giovanni 17), se il Padre e il Figlio fossero la stessa Persona?
Il battesimo nel solo nome di Gesù. Secondo Branham l'unico battesimo valido è quello nel nome di Gesù; infatti molti credenti evangelici che hanno aderito alla setta dei "Gesù solo", hanno dovuto rifare il battesimo in acqua secondo la formula di Branham. Questo uso, a prima vista stravagante, deriva direttamente dalla perniciosa eresia che abbiamo visto sulla natura di Gesù e sulla Trinità; si appoggia su alcuni versetti del libro degli Atti, nei quali si parla di battesimo nel nome del Signor Gesù (Atti 2:38; 10:48; 19:5). I membri della di tale comunità sono tutti dei cretini? Non credo proprio, ma vengono ingannati con la stessa Bibbia, a cui fanno da corollario, amore fraterno, dono delle lingue, profezie, dono della guarigione ecc.. Chi non è capace, o per voglia o per mezzi, a fare lunghi studi e confronti dottrinali, come si accorge di trovarsi nell’eresia?
Non se ne accorge, continuerà per tutta la vita a credere di trovarsi nella Verità!
Solo guardando al faro, alla colonna e sostegna della verità, può riuscire a capire dove sta la verità, cioè nella Chiesa cattolica.
È evidente, dalla lettura del contesto neotestamentario, che i primi credenti credevano in un Dio Unico nella sostanza e Trino nelle Persone. L'espressione "battezzare nel nome di Gesù" non significa che quei credenti usavano questa formula: quelle parole vanno viste soltanto come una definizione di un rito, servono solo a identificare il battesimo cristiano. Ed ecco uno studio del problema in prospettiva esegetica, che servirà a chiarire l'argomento.
Per capire in quale senso Atti 2:38, 10:48 e 19:5 usano la frase in questione, occorre scoprire la giusta interpretazione della parola nome. Il termine greco onoma nella Scrittura sottintende: autorità, rango, carattere, maestà, potenza e tutto quello che un nome può esprimere. L'espressione greca tradotta "nel nome" può essere tradotta nei modi seguenti:
a."con l'autorità di...": Chiunque riceve un cotal fanciullo nel nome Mio, riceve me (Matteo 18:15) significa che chiunque accoglie un fanciullo sulla base dell'autorità di Gesù, riceve Lui.b."Nella potenza di...": Signore anche i demoni ci son sottoposti nel Tuo nome (Luca 10:17), cioè nella potenza del Tuo nome.c."Sulla confessione di...": Da allora... Saulo... predicava con franchezza nel nome del Signore (Atti 9:28), cioè riconoscendo o confessando il Signore.d."In riconoscimento della maestà di...": Ovunque due o tre son raunati nel nome Mio... (Matteo 18:20), cioè riconoscendo la maestà di Gesù.e."Nell'identificarsi con...": Se siete vituperati per il nome di Cristo beati voi... perché vi identificate con Cristo.
Per meglio comprendere i testi che parlano del battesimo nel nome di Gesù, si noti ancora il significato delle preposizioni greche epì ed eis, usate rispettivamente in Atti 2:38 e Atti 19:5. La preposizione epì significa su, sopra, in vista di, in direzione di, quanto a e la preposizione eis può tradursi in, verso, con l'idea di direzione. Dunque Atti 2:38 potrebbe essere tradotto anche: ciascuno di voi sia battezzato "a causa della fede in Gesù" oppure in relazione alla vostra fede in Gesù" o ancora più semplicemente "sulla confessione della vostra fede in Gesù".
Nel capitolo 3 degli Atti leggiamo della guarigione dello zoppo: da questo episodio si comprende il valore e il significato delle parole "nel nome di Gesù". L'apostolo Pietro pronuncia quest'espressione per la guarigione dello zoppo: "Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina!", ma immediatamente spiega che non è una formula magica, infatti precisa: L'Iddio dei nostri padri ha glorificato il Suo Servitore Gesù (...). E per la fede nel Suo nome, il Suo nome ha affermato quest'uomo che vedete e conoscete (Atti 3:6, 12-16). "E per la fede nel Suo nome": non basta pronunciare semplicemente il nome di Gesù, occorre avere fede in Lui; ed essere battezzati nel suo nome significa appunto confessare tale fede in Lui.
Un'ulteriore prova che l'espressione "nel nome di Gesù" non costituiva una formula battesimale è data dal fatto che, nel libro degli Atti, questa espressione appare con delle varianti: in Atti 2:38 e 10:48 troviamo "nel nome di Gesù Cristo, mentre in Atti 8:16 e 19:5 l'espressione diventa nel nome del Signor Gesù. Sarebbe assurdo che nella chiesa dell'era apostolica fossero in uso due diverse formule battesimali, o perfino tre se si pensa, com'è logico pensare, che forse alcuni usavano la formula trinitaria.
Da quanto abbiamo visto, è chiaro che nel libro degli Atti non si vuole dare la formula battesimale, si vuole soltanto identificare il battesimo cristiano e distinguerlo da altri battesimi praticati presso i Giudei. Al contrario, le parole di Gesù in Matteo 28:19 sono chiaramente una formula prescritta dal Maestro. Esse contengono e riassumono il pensiero e il linguaggio sparso in tutto il Nuovo Testamento, riguardante la natura Trina di Dio; Gesù voleva il loro uso come formula per il battesimo, perché erano intese a stabilire la dottrina della Trinità. Chi pratica il battesimo con la formula trinitaria obbedisce ad un esplicito comando del Signore.
L'inferno. Al pari di altre sette finora esaminate, Branham nega l'esistenza della perdizione eterna. Il suo insegnamento si snoda lungo tre principi. Primo, vi è differenza di significato tra "eterno" e "sempiterno" - sulla base di quali criteri non ci è dato di capire - per la qual cosa le pene non sono sempiterne. Secondo, l'eternità è solo per i credenti, mentre il diavolo e i suoi angeli periranno dopo lunghi tormenti. Terzo, con loro periranno le anime dei perduti. Quindi Branham crede nell'annientamento dei perduti, come i Testimoni di Geova o i seguaci di Armstrong. Ecco come si esprime al riguardo: "Queste anime vi saranno tormentate a cagione delle loro opere per dieci milioni di anni! Non so cosa "in sempiterno" possa significare agli occhi di Dio. Può essere un breve tempo, un milione di anni o dieci milioni di anni, ma il momento verrà in cui queste anime non saranno più" (W. Branham La Rivelazione di Gesù Cristo, n. 4 p. 39).
Gesù, in un'affermazione famosa riportata dal Vangelo di Marco, rivela che il fuoco sarà inestinguibile (Marco 9:45,46). Le pene sono eterne per il diavolo, per i suoi seguaci e per le anime dei perduti (Apocalisse 20:10,15). Come esiste la vita eterna, fatta di gioia dinanzi alla presenza di Dio, esiste la morte eterna, che non è l'annichilimento, la distruzione dell'anima, ma un'esistenza senza fine vissuta nell'infamia (Daniele 12:2)
Ho citato questa particolare comunità pentecostale, per meglio rendere l’idea di come sia effimera la certezza di essere nella Verità, senza una seria ricerca di Essa. Un credente dovrebbe interrogarsi sulla dottrina che segue, eppure spesso non lo fa. Come si fa ad essere sicuri che ci si trovi nella giusta comunità cristiana, detentrice della Verità, quando non si conoscono le altre? Ci si fida e basta! Se io mi fossi fidato di quel pastore pentecostale di nome Tommaso, oggi sarei anch’io un pentecostale, felice e ignorante, ma grazie a Dio non mi sono fidato. Mi domandavo che cosa avrei creduto se invece di capitare in quella particolare comunità pentecostale, sarei capitato in quella dei Testimoni di Geova, o dei pentecostali modalisti, ecc.. La consapevolezza della fede, spesso non esiste nei nuovi “convertiti”, chi approda in una di queste comunità apprezza l’accoglienza, l’amore fraterno, ma raramente si informa e si documenta bene sulle fondamenta di quella particolare dottrina. Per alcuni basta credere che Gesù è il figlio di Dio per essere cristiani, come ad esempio fanno i testimoni di Geova. Credono che Gesù è figlio di Dio, ma in sostanza una creatura come noi, più perfetta, ma sempre di creatura trattasi, e nello specifico asseriscono che Gesù in realtà fosse l’Arcangelo Michele, venuto sulla terra sotto forma di uomo, e poi ritornato in cielo a ricoprire il originario ruolo di angelo. Siamo sicuri che il neofita che inizia a frequentarli, abbia i necessari mezzi per accorgersi di certi, pesanti, errori dottrinali? No, si fida, ricevendo il necessario supporto morale, affettivo, consolatorio, il nuovo credente accetta in blocco anche la loro fede, qualunque essa sia. La loro aria di brave persone e, spesso lo sono veramente, è contagiosa, facendo passare in secondo piano l’importanza dell’unica verità dottrinale. Una volta conosciuta quella particolare “verità” il neo-credente, o il convertito, entra in un compartimento stagno, che lo rende impermeabile ad altri predicatori. Provate a cercare di convincere un testimone di Geova, a leggere qualche testo apologetico che dimostra i loro errori, e vedrete di cosa parlo. Il testimone di Geova non accetterà mai di leggere il testo da voi proposto, di contro invece vi proporrà i suoi da leggere.
In maniera meno marcata, lo stesso vale per i protestanti, specie per i pentecostali, quando ho proposto la lettura di alcuni testi, solo alcuni di loro li hanno accettati, la maggior parte non li ha letti affatto, sentendosi maestri, divinamente guidati, non pensano neanche lontanamente che potrebbero sbagliare in qualche punto dottrinale. E’ vero ci sono alcuni ex preti, usati come bandiere, che sono passati nelle fila dei testimoni di Geova, o tra in protestanti in genere, e che significa? Chi ha ragione, l’ex prete divenuto testimone di Geova, o quello divenuto pentecostale?
Ricordiamo che quasi tutti gli eretici dei secoli passati furono preti, divenuti ex. Tra i maggiori ricordiamo Ario, Marcione, Valentino, Lutero, ecc..
La mia ignoranza biblica mi avrebbe fatto credere a qualsiasi “verità”. I seguaci di Branham, non pensano di minimamente di essere nell’errore, eppure lo sono! Senza un adeguato approfondimento e confronto biblico, chi mi impediva di diventare anch’io un pentecostale modalista, qualora ne avessi avuto l’opportunità? Se invece di incontrare il pastore Tommaso, avrei incontrato il pastore Rocco, dei pentecostali modalisti di Palermo, probabilmente sarei rimasto affascinato dalle predicazioni di quest’ultimo, essendo dotato di grandi capacità oratorie.
Studiando i vari movimenti e le varie dottrine protestanti notavo che tutti sono contro la Chiesa cattolica romana, eppure tutti si dicono perseguitati, forse per richiamare alla mente le parole di Gesù “Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi…”, e così poter avvalorare la loro particolare comunità… Comunità perseguitata, comunità veramente cristiana…
Mi domandavo però: se le comunità protestanti sono più di 33.000 e tutte rigorosamente contro la Chiesa di Roma, chi si può dire veramente perseguitato?
La verità mi si è presentata davanti come un mosaico, di cui conoscevo solo poche tessere.
I pentecostali utilizzano solo una parte delle tessere, componendo un mosaico incompleto, e distorto in alcune sue parti. Frequentandoli poi mi sono accorto che i pastori nascondono altre tessere del mosaico. E’ come se ogni tessera di forma cubica, avesse 6 lati ognuno raffigurante una figura, ma un solo lato del cubo-tessera è quello giusto. Inizialmente faticavo a federe il lato giusto di ogni tessera, e il mosaico composto dai pentecostali mi sembrava bello, ammirevole, corretto.
Poi mi accorsi, rigirando e guardando bene gli altri lati, che ve ne era UNO veramente giusto, ed era quello usato dalla Chiesa cattolica romana. Man mano che imparavo a saper ricomporre il mosaico, mi allontanavo dalle tesi protestanti. Questi ultimi credono in verità belle a vedersi e sentirsi, ma sbagliate. I loro mosaici contengono frammenti di verità, ma mai l’intera verità.
“E’ un po’ come il mito della caverna di Platone, con cui il filosofo paragona gli uomini a dei prigionieri incatenati sul fondo oscuro di una caverna. Essi non possono muoversi e sono in grado di vedere, proiettate sul fondo dell’antro da un grande fuoco, soltanto le ombre degli oggetti, che sono trasportati da persone che camminano, non visibili, dietro un muricciolo. A un certo punto, uno degli uomini riesce a liberarsi dai ceppi ed a guadagnare faticosamente l’uscita della caverna. Dopo essersi abituato alla luce solare, da cui era rimasto abbagliato, egli verrà invitato a scendere di nuovo nella caverna per andare a liberare i suoi ex-compagni, cosa che egli farà controvoglia. Nel mito i prigionieri rappresentano gli uomini che vivono nell’oscurità dell’ignoranza e prendono per vero ciò che è soltanto apparenza.” (cfr, Il Timone n.87)
Ecco, così sono moltissimi protestanti, pentecostali, e moltissimi cattolici, non riuscendo a conoscere la verità, si limitano a credere che quella che vedono vicino a loro lo sia.
Alcuni rimangono prigionieri dell’ignoranza volutamente, per scarsa propensione allo studio e all’approfondimento dottrinale.
Si credono liberi, non soggetti ad alcuna influenza dottrinale, eppure non conoscono moltissime verità bibliche, né tantomeno riscontri storico-scientifici, sul vero cristianesimo. Eppure molti di questi prigionieri dell’ignoranza (mi riferisco ai protestanti) pretendono di evangelizzare noi cattolici, nel nome di Gesù Cristo. Parlano dello stesso Cristo di cui sconoscono l’immenso significato e valore di Cristo Eucaristia, del vero e profondo significato della comunione dei santi, offendono la figura di Maria madre di Dio, chiamandola comune peccatrice, come tante altre donne in quanto soggette al peccato, e alcune altre verità dottrinali che ignorandole, al tempo stesso le disprezzano. Il pastore Tommaso che insegnava, ed insegna, in quella comunità pentecostale, (chiesa evangelica internazionale) mi suggeriva come impostare le tessere del mosaico, e all’inizio stavo componendolo come, da lui, suggeritomi, e non dallo Spirito Santo. Ne avevo composto un pezzo molto grande, ma era come se lo appendessi ad una parete, guardandolo meglio da una migliore angolazione, riflettendo, non mi convinceva a pieno.
Fu così che lo smontai e ricominciai da capo, non d’istinto, ma con un’adeguata riflessione, dettatami dalla preghiera e da vari libri e commentari, sia cattolici che protestanti, che leggevo e meditavo. Confrontandoli con la Bibbia mi accorgevo di come il mosaico andava composto. Il mosaico cattolico romano è quello giusto, mi riferisco alla verità dottrinale, non ai peccati umani che sono presenti ovunque. Lo Spirito di umiltà, infatti, stimola a leggere libri autorevoli, e ci fa imparare a conoscere i propri limiti. Il sentirsi biblicamente autosufficienti, senza aver fatto lunghi e faticosi studi, è sintomo di orgoglio, non certo di umiltà. Il mettere come unica condizione al corretto apprendimento delle Sacre Scritture, la propria intelligenza, e la personale guida che si riceve dallo Spirito Santo, per saper interpretare correttamente la Bibbia, è sintomo di orgoglio, risultando fuorviante. E’ sotto gli occhi di tutti, tranne che dei pentecostali, il fatto che siano i loro pastori a dare l’indirizzo di come interpretare la Bibbia, pur non menzionando mai la parola “interpretazione” che è stata fatta diventare una specie di tabù. “La Bibbia non si interpreta”, ripetono continuamente, senza nemmeno capire il significato di questa stessa frase. E’ evidente, solo per chi vuol vederla, questa evidenza, che per il fatto stesso che le Sacre Scritture non siano state scritte in lingua europea, né americana, ecc., ma in lingua ebraica e greca, devono essere tradotte, e quindi devono essere interpretate già una prima volta dai traduttori che se ne fanno carico. Se consideriamo la sola versione italiana della Bibbia, notiamo come essa venga interpretata in diversi modi, da cattolici, luterani, pentecostali modalisti, pentecostali trinitari, testimoni di Geova, tanto per citarne solo alcuni, questi ultimi poi, ne hanno una personalizzata direttamente in fase di stampa. E’ vero, lo Spirito Santo è capace di far conoscere la verità anche agli analfabeti, agli ultimi, senza la necessità di alcuno studio, ma questi casi sono purtroppo assai rari. Intere comunità di pentecostali, che conoscono “bene” la Bibbia, in conseguenza della loro umiltà e semplicità di cuore, non credo sia un fatto credibile. Persone veramente umili, e quindi guidate nello loro conoscenza biblica dallo Spirito Santo, possono esistere, ma che siano intere comunità, è difficile da credere. Come mai in queste oasi di umiltà e sapienza, a guardar bene vengono talune volte predicate dottrine diverse? Lo Spirito Santo predica insegna una sola verità, o molteplici?
Perché i pentecostali modalisti non credono nella SS. Trinità? Eppure a sentir loro, sono anch’essi guidati dallo Spirito Santo, che sarebbe il Padre, che si manifesta sotto la forma dello Spirito a seconda delle necessità. Ma quante verità esistono?
Possibile che moltissimi protestanti non si pongono queste domande?
Conosco molti pentecostali che preferiscono essere chiamati semplicemente cristiani, intendendo implicitamente dire, che sono, solo loro, i veri cristiani.
“Fra gli studiosi di religione, è un’attività piuttosto diffusa cercare di definire chi sia e chi non sia evangelico. Tutti concordano su almeno tre caratteristiche importanti: gli evangelici hanno una forte considerazione dell’ispirazione e dell’autorità delle Scritture, una specifica esperienza di rinascita e un forte impegno nell’avvicinarsi a coloro che non conoscono Gesù Cristo come loro <<personale Signore e Salvatore>>” (cfr, Lo Splendore della verità, perché sono diventato cattolico, Richard J. Neuhaus) ed. Lindau)
Alcuni punti dei loro insegnamenti però non mi convincevano.
Le domande alle quali non trovavo risposta presso di loro erano e sono:
E’ possibile che ci fu un tempo in cui la Chiesa di Gesù Cristo sia morta per poi rinascere con Valdo o Lutero?ciò non è possibile, giacché Cristo ha promesso di assistere sempre la Sua Chiesa, e che le porte degli inferi non prevarranno mai su di Essa, quale fu e, qual’è, la vera Chiesa di Cristo?é secondo i protestanti la vera Chiesa di Cristo non fu e non è la Chiesa cattolica romana, potete indicarmi i nomi dei veri cristiani che hanno fatto parte della Chiesa terrena di Cristo?’ possibile che Cristo abbia fondato una Chiesa astratta, universale, ma non identificabile con nessuna denominazione esistente sulla terra, lasciando in balia di discussioni, liti, incomprensioni e scissioni i suoi discepoli, senza provvedere a dare loro un organo bene identificabile, che sovraintendesse sulla disciplina dottrinale dei fedeli cristiani?’ possibile che lo Spirito Santo, sia tirato per la “giacca” da questo o da quell’altro gruppo cristiano, usato e nominato a garanzia di questa e quell’altra dottrina, che spesso si contrastano l’un l’altra?Bibbia che teniamo in mano, chi garantisce che sia veramente Parola di Dio? Chi ci garantisce che Essa non sia mai stata alterata nel corso dei secoli? Chi ci garantisce che essa non sia un libro scritto, per esempio, 700 anni fa?mai lo Spirito Santo è UNO, eppure a ben guardare le realtà dottrinali dei cristiani protestanti, sembrerebbe più uno spirito di confusione che di unità?mai i protestanti che si vantano di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto dello Spirito Santo, poi usano i commentari, e seguono volentieri corsi biblici?
Perché tutte le volte che un protestante non sa rispondere a qualche mia domanda, corre ad informarsi dal pastore? Non sarebbe più coerente chiedere solo allo Spirito Santo?
Come si spiega, partendo dal concetto protestante che la Bibbia non s’interpreta, l’attribuzione di spiegazioni diverse agli stessi versetti tra protestanti di gruppi diversi?Paolo in 1 Cor 12,28 ci dice che alcuni sono stati posti in primo luogo come Apostoli, in secondo luogo come profeti, altri come maestri, e poi seguono i dono dello Spirito Santo. A che servono questi maestri se ognuno può capire tutta la Bibbia da solo, con l’aiuto dello Spirito Santo?disperato tentativo di dimostrare la vera cristianità, e considerando il concetto biblico “dai frutti si riconosceranno gli alberi…” siamo proprio sicuri che i frutti dei pentecostali e/o protestanti, siano migliori di quelli dei cattolici romani?che Cristo Gesù per la custodia terrena dei Suoi libri Sacri si sia servito di gente infedele, che covava intenzioni di alterazione della verità? che per quindici secoli, fino a Lutero, Cristo Gesù abbia permesso la diffusione di una Bibbia alterata contenente i 7 libri deuterocanonici?agli ebrei, i quali hanno lungamente calunniano Cristo e i cristiani, per estromettere dalla Bibbia i 7 libri deuterocanonici, oltre a chiamarlo figlio di una prostituta “Noi non siamo figli della prostituzione” (Gv 8,41) è prudente?mai gli apostoli e tutti i primi cristiani usavano la Bibbia dei Settanta che comprendeva i 7 libri in questione?mai non troviamo nessun avvertimento nel Nuovo Testamento circa questi 7 libri, ma anzi ne troviamo alcune citazioni?sicuri che il dono delle lingue sia una sorta di cartina tornasole del vero cristiano?che per far rinascere di nuovo gli uomini Cristo abbia aspettato per ben venti secoli i pentecostali? Prima di loro gli altri cristiani non erano “nati di nuovo”?primi secoli del cristianesimo chi erano i nati di nuovo, potete indicarmi alcuni nomi e cognomi?sta scritto nella Bibbia che serve esclusivamente la Sola Fede per essere salvati? sta scritto nella Bibbia che l’unica autorità per i cristiani è la Sola Scrittura?
C’è pure da considerare che “nel Credo di Nicea non diciamo <<Credo che esista la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica>>, ma <<Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica>>. Dal momento che credo in Cristo, credo anche nella sua Chiesa e mi affido completamente a lei. Cristo-testa e Chiesa-corpo costituiscono il totus Christus, il Cristo intero. Anche se può accadere che la Chiesa sia presente nelle altre comunità, non c’è n’è nessun’altra che sia preparata, che oserebbe, e che dovrebbe osare, chiedere e accogliere la mia assoluta fiducia.” (cfr, Lo Splendore della Verità)
I pentecostali che frequentai non hanno dato risposte soddisfacenti a queste domande, che gli feci gradualmente e in diverse circostanze. Quello che però mi riesce difficile da capire, ancora oggi, è che nonostante ci tengano a precisare che loro capiscano la Bibbia per mezzo dello Spirito Santo, e non gliela insegni nessun uomo, tutte le volte che trovandomi a fargli delle domande su alcuni versetti biblici, alle quali i miei interlocutori pentecostali non sapevano rispondere, mi dicevano “di questo m’informerò meglio con il pastore…e ti saprò dire”. Strano, mi sarei aspettato una risposta del tipo “chiederò in preghiera allo Spirito Santo e ti saprò dire…”. Lasciano l’amaro in bocca risposte del genere, sentite pronunciare da gente che fa del libero esame biblico il baluardo del “vero cristiano”. Anche questo contribuì a farmi allontanare dottrinalmente da loro.
Dall’altro lato, in troppe parrocchie, oggi, si trascura l’insegnamento biblico, contribuendo a creare delle abitudini lascive, sonnecchianti, che portano a un’estrema ignoranza in campo biblico, e conseguentemente a uno scarso amore per la Parola di Dio e quindi per Cristo. Mi è piaciuto un articolo apparso su Famiglia Cristiana n.12 del 23-03-2008 nel quale un parroco lettore, che scriveva al redattore dell’angolo della posta, esprimeva le sue perplessità circa la tiepidezza della fede nei giovani, e la loro ignoranza cronica sugli argomenti biblici. Leggiamo una sintesi di questo articolo per capire meglio.
“Caro padre, le scrivo in merito alla riflessione di don Mazzi sul rinvio della Cresima di sessantadue ragazzi da parte del viceparroco di Finale Emilia. Non mi pare che questo “fatto” debba essere sminuito: la Cresima è il momento della scelta cosciente nell’impegnativo percorso di fede dei nostri ragazzi, un punto di arrivo e, insieme, di partenza. Il gesto del giovane prete emiliano non può che essere approvato (e applaudito), soprattutto da chi, ogni giorno, è immerso nei problemi di una parrocchia. Non si può giustificare tutto con l’immaturità “esplosiva” degli adolescenti, e pensare che il rimedio consista nel lasciare che “i puledri esauriscano la loro vivacità”, in attesa che maturi il “terreno predisposto a recepire i messaggi evangelici…”, come dice don Mazzi. Ne è sicuro? Quanti giovani, superata l’adolescenza, seguono ancora la Chiesa? Non gli viene il dubbio che le loro “tempeste” li porteranno a dimenticare i valori della vita, e a subire il fascino di tanti cattivi maestri? E che dire dei genitori che invece di preoccuparsi della preparazione ai sacramenti dei loro figli, hanno come unica preoccupazione la scelta del ristorante e dei vestiti griffati per il giorno di festa? Anche se per tradizione, abitudine o scaramanzia, molti genitori chiedono ancora i sacramenti: perché non cogliere questa opportunità per coinvolgerli nel cammino di fede, assieme ai loro figli? Inutile illudersi: se non c’è una qualche presenza di Dio nelle famiglie, la fede dei ragazzi difficilmente crescerà; ricevuti i sacramenti, non frequenteranno più la Messa e la parrocchia. Paradossalmente, la Cresima è diventata il sacramento dell’abbandono della fede!
E senza fede, l’esistenza di tanti giovani si trascina e si dissipa nella nausea di vivere, nella ricerca affannosa di nuove e forti sensazioni, o nella droga…Che ne sarà di queste generazioni? Ma anche il cristianesimo rischia d’essere percepito solo come un fenomeno folcloristico. E’ pessimismo il mio? No, siamo già su questa strada, basta aprire gli occhi per accorgersene. Servono direttive chiare a precise da parte dei vescovi, per coinvolgere maggiormente le famiglie nei percorsi di fede.” Organizzare e seguire parrocchie di tremila fedeli non è lo stesso che seguirne trecento come spesso fanno i pastori protestanti, ma comunque qualcosa va fatta, molti “cattolici” oggi purtroppo sono come “pagani”. Questo perché non ho le fette di salame sugli occhi che mi impediscono di vedere certe realtà cattoliche. Esiste il cristianesimo di elite, e quello di massa. Il primo si trova nei tanti gruppi organizzati, come il Rinnovamento nello Spirito, focolarini, neo-catecumeni, ecc., il secondo coinvolge la maggioranza dei cattolici.
Molti gruppi protestanti, sono affetti dagli stessi (o quasi) mali, nelle nazioni dove sono in maggioranza, come ad esempio in Inghilterra o Germania.
In nazioni come l’Italia, dove sono in minoranza si comportano come cristiani di elite, nei quali conta più la qualità della fede che la quantità dei fedeli. Lo stesso accade ai cattolici che si trovano in minoranza nelle nazioni protestanti. Un pastore qualsiasi, di qualsiasi gruppo religioso, segue facilmente trecento fedeli, quando questo numero diventa dieci volte superiore, la cura e le attenzioni per ogni singolo fedele non possono essere più gli stessi. E allora “mal comune mezzo gaudio”, non è affatto così, la fede in Gesù Cristo deve essere di qualità, sempre!
Tuttavia non bisogna dimenticare che la vera e unica maestra biblica è la Chiesa cattolica romana, che lungo tutti i secoli, e nonostante i numerosi errori umani, ha sempre insegnato la sana e vera dottrina, avendo ricevuto l’incarico direttamente dagli apostoli, e quindi da Cristo. I protestanti e/o pentecostali in questo e, non solo, mancano di obiettività e, spesso, peccano di presunzione.
L’Abbè Pierre, ci dice che “per essere credibili, i credenti non devono essere semplici credenti, ma credenti nonostante tutto. Le storie bibliche, se lette con gli occhi bene aperti, ci coinvolgono in modo talmente profondo, da tagliare in due il nostro cuore.”
Ecco perché preferisco tenermi la mia Chiesa, che pur con i suoi difetti mi convince in pieno circa la sua discendenza apostolica, e mi è quindi di garanzia dottrinale, essendo veramente identificabile come colonna e sostegno della verità. Cristo ha istituito la Sua Chiesa, l’unica che può provare di discendere direttamente da Lui, è quella di Roma, assieme alle Chiese d’Oriente, anch’esse discendenti dagli apostoli. I battezzati nel nome della SS. Trinità nascono di nuovo è vero, ma la storia non può nascere di nuovo, non si può reinventare. Esistono dati e prove storiche inconfutabili, che indicano la Chiesa cattolica romana come la vera Chiesa terrena voluta da Cristo. Perciò, mentre tutti godiamo di larghissima disponibilità di libri sacri, dobbiamo insistere perché si passi dalla conoscenza dei testi, alla conversione ai testi.
La Scrittura non va intesa come Legge, precetto, ma piuttosto come ritorno alle origini, per dare senso alla propria e altrui storia. Sappiamo tutti che nella rete di Pietro c’erano pesci di tutte le misure, e che assieme al buon grano è sempre cresciuta la zizzania, quindi i difetti che alcuni papi, vescovi, presbiteri e discepoli vari, hanno manifestato e manifestano, non precludono la genuinità della Chiesa di Roma, che in molti altri suoi militanti, ha espresso ed esprime vette altissime di santità.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare che anche i protestanti sbagliano, e in passato hanno commesso le loro atrocità, come le inquisizioni nei Cantoni svizzeri ad opera di Calvino, oppure la mai abbastanza sottolineata conquista dell’America, ad opera dei protestanti inglesi, che massacrarono milioni di indiani, estinguendone moltissime razze e relegando i pochi sopravvissuti in ridicole riserve, così nacquero gli Stati Uniti d’America. Non è con gli elenchi degli errori umani che si arriva a capire dove sta la verità! Non è l’uomo che salva l’altro uomo, il mio redentore è Cristo, che mi guida tramite la Sua e la mia Chiesa! Bisogna osservare che è tipico di un protestante dire di essere un buon protestante, mentre è tipico di un cattolico affermare di essere un cattivo cattolico.
Tuttavia è bene chiarire che rispetto i pentecostali come cristiani, zelanti e impegnati nel difficile compito dell’evangelizzazione, anche se ignorano alcune verità bibliche. In pratica li considero cristiani che credono in una verità incompleta. A differenza loro, che considerano tutti i cattolici come i pagani, da evangelizzare completamente. Tutti coloro che dicono “Padre nostro che sei nei cieli…” sono nostri fratelli. Ammiro i pentecostali per il loro impegno, ma ciò non vuol dire condividerne le dottrine, che pur contengono frammenti di verità.
Non è poi vero, che i protestanti non seguono nessuna tradizione, perché tanto per cominciare hanno La Sola Scrittura e la Sola Fede, di cui nella Bibbia non troviamo riscontri, ma a ben guardare non li troviamo nemmeno in quello che fanno i protestanti.
E’ chiaro che la Sola Scrittura non è mai sola. Altrimenti perché, tanto per cominciare con l’inventore di tale teoria, Il piccolo catechismo di Lutero? E i tanti manuali di supporto? E i commentari biblici?
Un altro punto dove non trovavo (e non trovo accordo) è che all’interno delle realtà protestanti, ogni comunità è autonoma, il pastore è maestro, vescovo, papa, e non rende conto a nessuno del suo magistero. I risultati di simili autonomie sono sotto gli occhi di tutti, non esiste un organo supremo che regoli la dottrina e la disciplina per tutti i protestanti, ma ognuno fa come vuole, formando nuove comunità, talvolta con dottrine differenti.
“Il presunto pastore autonomo, che non riconosce altra autorità se non se stesso è miserabilmente prigioniero della razionalità illuminista che alla fine sprofonda nell’incoerenza. Tutti i cristiani credono che Dio si sia rivelato nella storia d’Israele e nel suo apogeo, Gesù Cristo, che è il Verbo di Dio. Tutti credono, poi, che questa rivelazione sia stata autorevolmente interpretata dalla testimonianza degli apostoli e che nei secoli questa testimonianza è stata raccolta e <<canonizzata>>, perpetuando l’autorità apostolica in quello che poi fu chiamato Nuovo Testamento, parola scritta di Dio. Il punto non è il <<sentito bisogno di autorità>>, ma dove si ritrova questa autorità e come viene esercitata. Qui si va a toccare un terreno di disputa familiare a protestanti e cattolici che si tramanda dal XVI secolo. Di solito la disputa viene presentata come autorità della Bibbia contro autorità della Chiesa, o della <<tradizione>>. Ma questo modo di presentare la questione per me è profondamente incoerente. Le posizioni protestante e cattolica sono due tradizioni rivali in conflitto. Quando Gesù promise che avrebbe mandato lo Spirito Santo a guidare gli apostoli, lo promise alla Chiesa. E questa promessa ha trovato compimento, in parte nel dono delle Scritture ispirate dallo Spirito Santo che costituiscono il Nuovo Testamento. Ma la guida dello Spirito Santo avrebbe guidato la Chiesa fino alla fine dei tempi. Lo Spirito guidò la Chiesa nella stesura dei testi ispirati, nel capire quali testi fra tutti quelli che all’epoca rivendicavano questo status erano davvero quelli ispirati, nel determinare quale sarebbe stato il canone del Nuovo Testamento, e nel dichiarare l’unica autorità dei testi canonici per sempre. In definitiva, lo Spirito guida la Chiesa dall’inizio alla fine, e la fine non è ancora giunta. In questa prospettiva sono cruciali il fondamento apostolico e il carattere di continuità apostolica della Chiesa. Noi cristiani proclamiamo nel Credo di Nicea che crediamo <<in una Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica>>, non una, santa, cattolica e biblica. ” (cfr, Lo Splendore della verità ed. Lindau)
Nonostante mi accorga dei tanti cattolici che non conoscono la Bibbia, non sto per nulla dicendo che non ne esistono di preparati in questo campo. Io da laico, non sono certo una rarità in ambito cattolico, anzi, ci sono bravissimi teologi (io non lo sono) e studiosi vari che sono ammirevoli ed eccellenti dottori biblici. Del resto se io scrivo, è perché leggo libri di esegesi e/o apologetici scritti da illustri dottori della Chiesa, che non sono certo protestanti. Per ben sedici secoli (e non solo) la Chiesa di Roma non ha avuto bisogno dei maestri e dottori protestanti, e non credo che la conoscenza biblica, sia cominciata con Valdo o Lutero.
TENTATIVI DI OCCULTAMENTO DELLA VERITA’
C’è poi da considerare la scarsa coerenza di alcuni studiosi protestanti, che influenzano coloro che leggono i loro libri, compresi molti pastori.’ fazioso citare alcuni brani, estrapolandoli dal contesto, ve ne mostro (e vi invito a controllare di persona) alcuni tratti dal libro “La Chiesa cattolica romana allo specchio, di Jacques Blocher, tradotto dall’originale Le Catholicisme à la lumiere de l’Escriture Sainte”:
In questo libro pieno di accuse anticattoliche troviamo a pag. 21 che “Ireneo dice: <<…Le Scritture tutte, i Profeti, gli Evangeli… possono essere chiaramente comprese senza ambiguità e armoniosamente da tutti, quantunque tutti non le credano>> (Adv Haereses, XXVII, 2).
Dimentica però di citare altri passi scritti da Ireneo nella stessa opera, “Contro le Eresie, s. Ireneo di Lione, a cura di p. Vittorino Dellagiacoma, terza edizione, ed. Cantagalli Siena. Si ricorda che Ireneo scriveva proprio contro gli eretici dell’epoca (circa 170 d.C.), come Valentino e Marcione ad esempio, entrambi di corrente ariana, ricordiamo pure che alcune delle loro dottrine sono oggi riprese da Testimoni di Geova.
Dicevo, delle frasi “dimenticate…” dall’autore protestante, ma questa abitudine la riscontro in quasi tutti gli autori protestanti.
Controlliamo quale è il vero pensiero di s.Ireneo, a pag.87 del secondo volume, di “Contro le eresie” Ireneo scrive:
“Quelli che sono della Chiesa devono obbedire ai presbiteri che succedono agli apostoli, come abbiamo dimostrato; essi hanno ricevuto con l’episcopato il carisma certo della verità per beneplacito del Padre; i fedeli devono, invece, avere in sospetto gli altri, separati dalla successione principale che in qualunque luogo si radunano, come eretici ed erranti e come principio di divisione, superbi, orgogliosi, o ancora come ipocriti che ciò fanno in ricerca di favore o di vanagloria. Gli eretici che all’altare di Dio offrono fuoco estraneo, cioè dottrine estreme, saranno bruciati dal fuoco celeste come Nadab e Abiud (Lv 10,1s)…quelli che spezzano l’unità della Chiesa avranno da Dio la pena di Geroboamo (1 Re 14,10ss).”
A pag. 237 del primo libro di “Contro le eresie” leggiamo:
“E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche, fondate dagli Apostoli, per sapere da loro quello che è certo e quello che è da abbandonare? E se gli Apostoli non ci avessero lasciato le Scritture, non si sarebbe forse dovuto seguire l’ordine della tradizione da essi trasmessa a quelli ai quali affidavano le chiese?
A questi principi si attengono molte genti illetterate che credono in Cristo: senza carta né inchiostro esse portano la salvezza scritta nei loro cuori dallo Spirito e custodiscono diligentemente l’antica tradizione.”
Vediamo come Ireneo vivendo in un epoca molto vicina a quella degli apostoli, aveva molto rispetto per la tradizione, quella vera.
E’ importante ricordare pure come fin dai primi anni del cristianesimo sorsero molte correnti eretiche, a cominciare da Simon Mago, menzionato nella stessa Bibbia.
Era facile per i dotti eretici confondere e far traviare il popolo analfabeta, o poco colto e, spesso alcuni cristiani finivano per deviare dalla sana dottrina, proprio in virtù delle forti doti di predicazione e convincimento di cui disponevano alcuni eretici. Se non sarebbe stato così, né Ireneo né nessun altro vescovo avrebbe scritto opere contro le dottrine eretiche. Non si appellavano alla Sola Scrittura, né lasciavano che il popolo consultasse per conto proprio la Bibbia. Queste sono invenzioni protestanti, i quali dimenticano che la maggioranza del popolo era analfabeta, anche in Italia, fino agli anni 1930-1940. Del resto appare logico che il popolo cristiano, spesso composto da gente semplice, e con scarsa cultura, dovesse avere un punto di riferimento per non cadere vittima dell’eresia.
Stupisce pure come sia sfuggito a James Blocher il consiglio che Ireneo rivolge ai cristiani dubbiosi, “E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche…?”
Il lettore a questo punto si chiederà quali siano le chiese più antiche alle quali si riferisce Ireneo.
Ebbene leggiamo sempre da Adversus Haereses (nome originale latino di Contro le eresie) a pag. 234 dell’edizione da me citata:
“Ma poiché sarebbe troppo lungo enumerare in un volume come questo le successioni di tutte le chiese, ci limiteremo alla chiesa più grande e antica, a tutti nota, fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo e, indicando la sua tradizione, ricevuta dagli Apostoli e giunta fino a noi attraverso la successione dei suoi vescovi…Con questa Chiesa infatti, in ragione della sua autorità superiore, deve accordarsi ogni chiesa, cioè i fedeli di tutto il mondo, poiché in essa è stata conservata la tradizione apostolica attraverso i suoi capi.”
Fa riflettere dunque, il modo di citare i padri della chiesa, che usa J. Blocher, definirlo fazioso è riduttivo. Purtroppo questo modo di citare, astuto e fazioso, è in uso in quasi tutte le chiese protestanti, esse tengono i fedeli nella parziale ignoranza dei fatti e della verità. Compongono un mosaico diverso da quello vero.
Oltretutto nel libro di Blocher, oltre ai padri viene citato il manuale di S.Pio X che non è il catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, ma una sorta di sintesi, fatta con domande e risposte.
A pag. 26 del “Chiesa cattolica romana allo specchio” viene citato, tra gli altri, anche s.Agostino, in particolare uno stralcio della sua opera “De doctrina cristiana” che così recita: “Io mi sottometto all’autorità dei Libri Canonici e a nessun’altra. Tutto ciò che è necessario alla fede e alla condotta della vita si trova nelle dichiarazioni chiare della Scrittura”
Anche qui l’autore lascia intendere che anche s.Agostino non si sottometteva all’autorità della Chiesa, ma a quella della Sola Scrittura.
Ma è davvero così? Chi conosce s.Agostino sa che egli rispettava e seguiva il parere della Chiesa, in materia dottrinale, essendone vescovo illustre.
Sant'Agostino di Ippona (†nel 430), nel suo Contra epistulam fundamenti, 5, scrive:
«Non crederei al vangelo se non mi spingesse l'autorità della Chiesa cattolica»
Dalla Società Biblica di Ginevra, protestante, che è un po’ più obiettiva di Blocher leggiamo:
http://www.sbgi.it/sito/articoli/canone_cnt4.htm (potete cliccare qui a fianco, per verificare su Internet)
“Agostino (convertitosi nel 387, morto nel 430), che alcuni definiscono "il più importante dottore della chiesa tra Paolo e Lutero", diede queste risposte: "Perché quei libri attestano la loro ispirazione per il loro carattere intrinseco; perché essi hanno riscosso il consenso generale dei Cristiani; perché le chiese che li hanno sostenuti erano quelle che avevano mantenuto integra la tradizione apostolica".Leggendo s.Agostino, ci rendiamo conto di quanto attuali siano i suoi assunti, egli scriveva contro le eresie della sua epoca, eppure le modalità e le invettive usate dagli eretici per attaccare la sana dottrina cattolica erano e sono sempre le stesse.
Essi dicevano e dicono di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto dello Spirito Santo, calpestando la ragione umana e la loro stessa coerenza, ho fatto notare infatti che in un contesto simile i corsi e commentari biblici sono fuori luogo, eppure tutti i protestanti ne usufruiscono. Dov’è la coerenza tra quello che affermano e quello che fanno?
Leggiamo cosa scriveva s.Agostino nella sua opera Dottrina Cristiana, agli eretici che pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:
(Dottrina cristiana -Prologo- s.Agostino)
“Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, - supponiamo il greco, l'ebraico o altra - l'hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l'insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d'occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti , ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d'aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall'uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l'insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all'altro ciò che egli stesso ha ricevuto. Né tentiamo colui nel quale abbiamo creduto, come faremmo se, ingannati dalle astuzie e dalla malvagità del nemico, non volessimo andare in chiesa ad ascoltare e apprendere il Vangelo o non volessimo leggerne il testo o ascoltare chi ce lo legge e lo espone predicando, attendendo d'essere rapiti al terzo cielo, sia col corpo sia senza il corpo - come dice l'Apostolo - e lassù ascoltare parole ineffabili, di cui all'uomo non è consentito parlare, o magari vedere, sempre nel cielo, il Signore Gesù Cristo e ascoltare da lui stesso, piuttosto che dall'uomo, l'annuncio evangelico.
Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all'apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l'angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell'uomo ne sarebbe risultata sminuita.
E qui, ovviamente, ricordiamo anche quell'eunuco che leggeva il profeta Isaia ma non lo comprendeva. L'Apostolo non lo mandò da un angelo, e ciò che non comprendeva né gli fu spiegato da un angelo né gli fu rivelato alla mente da Dio stesso senza l'intervento dell'uomo. Al contrario, per ispirazione divina, fu mandato a lui Filippo, che conosceva il profeta Isaia. Sedutosi con lui, Filippo con parole e linguaggio umano gli rese manifesto quanto si celava in quel passo scritturale. O che forse Dio non parlava con Mosè? Eppure costui, uomo sommamente avveduto e per nulla superbo, accettò il consiglio di reggere e governare il suo popolo, divenuto troppo numeroso, dal suocero che pur era uno straniero. Quell'uomo esimio infatti sapeva che, da qualunque persona fosse venuto un consiglio verace, lo si doveva attribuire non a quella persona ma a colui che è la verità, cioè a Dio che non è soggetto a mutazioni. Un'ultima parola a tutti coloro che si gloriano di comprendere tutte le parti oscure della Bibbia per dono di Dio e senza essere istruiti con norme umane. È certamente retta la loro opinione quando ritengono che tale facoltà non è risorsa loro, quasi derivata da loro stessi, ma elargita da Dio. E pertanto essi cercano la gloria di Dio e non la propria: leggono e capiscono senza che altri uomini vengano a spiegare. Ma allora perché loro stessi si industriano di spiegare agli altri e non piuttosto li lasciano all'azione di Dio, affinché anch'essi apprendano non tramite l'uomo ma da Dio che li illumina interiormente? Senza dubbio temono di sentirsi dire dal Signore: Servo cattivo, avresti dovuto dare il mio denaro ai banchieri. Come dunque costoro, o scrivendo o parlando, comunicano agli altri le cose comprese, così (la cosa è ovvia) neanche io debbo essere messo sotto processo se paleserò non solo cose da comprendersi ma anche quelle che, una volta comprese, debbono essere praticate.”
Leggendo queste righe di s.Agostino oltre a notare che non dà affatto ragione al metodo protestante della Sola Scriptura, mi sembra di sentire l’eco delle frasi dei pentecostali o protestanti in genere, che pretendono di capire la Bibbia da soli, nascondendo inconsciamente l’orgoglio e la presunzione. Purtroppo vengono abituati dai loro pastori a pensare così.
Ma ancora una volta notiamo il modo fazioso di citare addirittura i padri della Chiesa che di sicuro non vanno a favore delle tesi protestanti, per “provare” come “l’ingannatrice” chiesa cattolica romana “prenda in giro” i suoi fedeli. Come abbiamo visto Blocher a pag. 26 del suo libro cita s.Agostino per avvalorare la sua tesi della Sola Scrittura, a sfavore della Tradizione, peccato che come è suo stile “dimentica” di citare il paragrafo della stessa opera in cui Agostino dice:
“Quanto a noi, riportiamo la considerazione a quel terzo gradino del quale avevamo stabilito di approfondire ed esporre ciò che il Signore si fosse degnato di suggerirci. Pertanto sarà diligentissimo investigatore delle divine Scritture colui che, prima di tutto, le legge per intero e ne acquista la conoscenza e, sebbene non le sappia penetrare con l'intelligenza, le conosce attraverso la lettura. Mi riferisco esclusivamente alle Scritture cosiddette canoniche, poiché, riguardo alle altre le legge con tranquillità d'animo chi è ben radicato nella fede cristiana, per cui non succede che gli disturbino l'animo debole e, illudendolo con pericolose menzogne e fantasticherie, gli distorcano il giudizio in senso contrario alla retta comprensione. Nelle Scritture canoniche segua l'autorità della maggior parte delle Chiese cattoliche, tra le quali naturalmente sono comprese quelle che ebbero l'onore di essere sede di un qualche apostolo o di ricevere qualche sua lettera.”
Quanti fra quelli che hanno letto il libro “La chiesa cattolica romana allo specchio” sono andati a controllare gli scritti dei padri, compreso quello appena visto di s.Agostino, citati dall’autore?
Notate come alcuni citano faziosamente gli scritti patristici? Cosa producono nel fedele che legge in buona fede? Antipatia verso la Chiesa cattolica “ingannatrice”, e la falsa illusione di trovarsi nella verità cristiana.
La Bibbia stessa attesta che la sua interpretazione presenta varie difficoltà. Accanto a testi limpidi contiene passi oscuri. Leggendo certi passi di Geremia, Daniele s’interrogava a lungo sul loro significato (Dn 9, 2). Secondo gli Atti degli Apostoli, un etiope del I secolo (l’eunuco che fu battezzato da Filippo) si trovava nella stessa situazione a proposito di un passo del libro di Isaia (Is 53 7-8), riconoscendo di aver bisogno di un interprete (At 8, 30-35).
Ancora in Dn 7,15 troviamo una visione che ebbe il profeta:
“Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato; mi accostai ad uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione: «Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra; ma i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per secoli e secoli».”
Ma non era più semplice che Dio gli dicesse in maniera chiara quello che voleva?
Perché si doveva ricorrere all’interpretazione?
Semplicemente perché ogni dono, compreso quello dell’interpretazione non viene dato a tutti, lo Spirito Santo lo dono solo ad alcuni che lui ritiene adatti. Daniele indubbiamente pieno di Spirito Santo che lo faceva profetare al popolo, dovette riflettere a lungo sul significato delle Scritture e/o delle visioni, c’è chi invece dice di aver tutto ben chiaro della Bibbia, nessun dubbio, poi però assistiamo a dottrine che negano la Trinità, o la divinità di Cristo, oppure l’esistenza dell’inferno ecc., questi sono i frutti della sfacciata faciloneria e presunzione.
I fratelli separati si sentono tutti dottori biblici, come se ognuno di loro avesse il dono della scienza e della sapienza. Non funziona così, così come non tutti hanno il dono di guarigione, allo stesso modo non tutti hanno il dono della scienza che serve per bene interpretare le Scritture.
Zaccaria riceve una visione da interpretare:
“L’angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, e mi disse: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo un candelabro tutto d’oro; in cima ha un recipiente con sette lucerne e sette beccucci per le lucerne. Due olivi gli stanno vicino, uno a destra e uno a sinistra». Allora domandai all’angelo che mi parlava: «Che cosa significano, signor mio, queste cose?». Egli mi rispose: «Non comprendi dunque il loro significato?». E io: «No, signor mio».” (Zc 4,1-4)
La seconda lettera di Pietro dichiara che «nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione» (2Pt 1, 20) e osserva, d’altra parte, che le lettere dell’apostolo Paolo contengono «alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina» (2Pt 3, 16). Eppure in all’epoca del primo secolo dopo Cristo tutti avevano, o dovevano avere, ancora ben vivi gli insegnamenti cristiani, e tutti potevano asserire di essere divinamente guidati, eppure alcuni travisavano le lettere di Paolo.
Il problema è perciò antico, ma col passar del tempo si è accentuato: venti o trenta secoli separano ormai il lettore dai fatti e detti riferiti nella Bibbia, e questo non manca di sollevare varie difficoltà. D’altra parte, a causa del progresso delle scienze umane, i problemi concernenti l’interpretazione sono divenuti nei tempi moderni più complessi. Sono stati messi a punto metodi scientifici per lo studio di testi dell’antichità. In che misura questi metodi si possono considerare appropriati all’interpretazione della Sacra Scrittura?”
La Bibbia contiene la verità, la Bibbia è Verità, ma affinché non venga storpiata, Cristo ha stabilito una colonna a suo sostegno, 1 Tm 3,15, la Chiesa. Senza di essa la Bibbia non sarebbe mai sopravvissuta attraverso tutte le eresie comparse nei diversi secoli. ci dice s. Paolo in merito ai doni dello Spirito, alcuni di questi utili per capire bene e, di riflesso poter insegnare ad altri il significato profondo di molti versetti?
“Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?” (1 Cor 12,28-30)versetti di Paolo, colgo pure l’occasione per farvi notare come l’insistente frase protestante “Gesù ha detto che non ci sono maestri, tranne Lui…” è un altro errore di interpretazione che fanno i protestanti.
“Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.”
(Mt 23,8-12)
Beh, qui dovrebbe essere chiaro che Gesù ci sta insegnando l’umiltà, affinché i maestri deputati a insegnare al popolo, primi fra tutti gli Apostoli, non si inorgoglissero sentendosi chiamare maestri.
Abbiamo appena visto che Paolo dice che alcuni sono maestri, altri profeti, ecc., e se lo dice vuol dire che il ruolo di maestro, era normale già a quei tempi, anche per i cristiani. I maestri delle Sacre Scritture insegnavano al popolo come ben capirle.
A che servono ad esempio i maestri, se ognuno può capire da solo la Bibbia, come asseriscono i protestanti? Ecco come in realtà, riflettendo serenamente sul significato di alcuni versetti, sia la stessa Bibbia a dirci che non tutti la possiamo capire per intero da soli. Diversamente non si capisce a che cosa servirebbero questi maestri di cui parla Paolo. Naturalmente ciò non toglie che il Maestro supremo e Cristo, che misericordiosamente affida il dono dell’insegnamento ad alcuni suoi discepoli.
Ma non tutti abbiamo il dono o il ministero dell’insegnamento, di conseguenza non è credibile che ognuno di noi possa capire tutta la Bibbia da solo. Spesso dimentichiamo le nostre miserie derivanti dal peccato e ci sentiamo talmente puri, da ricevere l’insegnamento biblico direttamente dallo Spirito Santo. Questo accade soprattutto ai protestanti, i quali sono fermamente convinti di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto divino, ignorando la propria miseria umana, e peccando inconsciamente di orgoglio.
“È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinchè non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.” (Ef 4,11-14)
S. Paolo da per scontato che ci debbano essere i maestri, non che si auto-proclamino tali, ma scelti dai loro predecessori, che a loro volto sono stati scelti, fino a risalire agli Apostoli.
Nel mondo protestante quasi sempre il maestro o pastore, si auto-proclama tale, anche se in buona fede, e con tutta la buona volontà del caso. Conosco diversi pastori pentecostali, che diventano tali, solo perché si sentono nell’animo di farlo. Questa buona volontà, questo spirito di sacrificio, da un lato da apprezzare, ma dall’altro manifestano e producono anarchia disciplinare e dottrinale.
Ognuno insegna quello che vuole, quello che ritiene più opportuno, secondo la propria visione dottrinale, e nessuno può dirgli nulla. Tutto è autonomo, tutto è frazionato, tutto è incontrollabile, nel mondo protestante funziona così. Chi controlla se un pastore di una chiesa libera insegni una dottrina veramente cristiana? Ma la Bibbia ci insegna veramente ad agire così?
Basta la buona fede a giustificare ogni nuovo maestro?
Vediamo cosa raccomanda S. Paolo ai suoi discepoli, e soprattutto a coloro i quali viene affidata la guida di una particolare Chiesa.
“Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.” (2 Tm 4,3-5)
Timoteo non si proclamò maestro da se stesso, fu Paolo a ordinarlo vescovo, tramite l’imposizione delle mani. Nei versetti qui sopra vediamo che Paolo aveva profetizzato i falsi maestri, e non solo lui. Ancora Paolo ci dice“dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni” (Gal 1,18) egli evidentemente non aveva la stessa arroganza dei pastori protestanti, infatti ando a consultarsi con Pietro e qualcun altro degli apostoli. Sicuramente non andò da loro per giocare a carte, o per fare del gossip. Paolo volle verificare se le sue idee e intepretazioni dottrinali rispecchiavano quelle degli apostoli, indubbiamente fece un atto di umiltà che purtroppo manca a tutti i pastori protestanti.
Nel mondo protestante vi sono troppo maestri, e ognuno di essi predica un vangelo diverso dall’altro. Quando sorsero false dottrine ad opera di Simon Mago, Ario, Valentino, Marcione, Donato, Massimino, Parmeniano, Pelagio, Petiliano, Secondino, Emerito, Giuliano, Gaudenzio, Felice, Mani, ecc., chi si oppose a costoro a difesa della sana dottrina?
A chi poté guardare il popolo, come faro acceso nelle tenebre delle eresie?
Ognuno di questi eretici garantiva e dimostrava di essere nella verità, cercando di sfruttare alcuni peccati commessi da uomini di Chiesa, per avvalorare la propria dottrina “smascheratrice e veritiera”. Lo stesso accade oggi, i gruppi protestanti additano sempre alcuni errori commessi da alcuni preti, come ad esempio la pedofilia, strumentalizzandola per dimostrare che in una Chiesa che produce preti pedofili, non può risiedere la sana dottrina.
Non è vero, la pedofilia come qualsiasi altro peccato vanno condannati, duramente, ma non dimentichiamo che la zizzania è sempre cresciuta accanto al buon grano, a partire dagli apostoli.
Quindi non è con gli elenchi di errori umani che si può dimostrare il detentore della unica dottrina cristiana. La chiesa primitiva “non si chiamava cattolica”, subito attaccano con questa frase, per avvalorare la loro disperata e fantasiosa tesi che la Chiesa cattolica romana, non discenda dagli apostoli. Tutte le volte che mi trovo a domandargli chi fossero i protestanti, o comunque i primi veri cristiani, che hanno tramandato la sana dottrina, non ricevo risposte, mai. In effetti non possono citare nessun nome che non sia cattolico, ecco perché preferiscono non rispondere.
S. Policarpo, S. Clemente, San Giustino Martire, S. Ireneo, S. Agostino, S. Tommaso d’Aquino ecc., avvalorano con i loro scritti la dottrina cattolica, dimostrando senza ombra di dubbio che la dottrina della Chiesa di Roma non è inventata, ma anzi che discende dagli apostoli, di vescovo in vescovo. Merita credibilità, chi, pur non potendo citare alcun nome di cristiano antenato, che rispecchi le tesi protestanti, continui ad accusare la Chiesa cattolica di predicare una dottrina eretica? E’ difficile da identificare la vera Chiesa di Cristo Gesù, discendente dagli apostoli?
La lunga tradizione esegetica, dottrinale, pastorale, liturgica, ascetica, che possiede la Chiesa cattolica non si riscontra in nessun’altra chiesa. Il folto numero di studiosi cattolici, molto più bravi di me, mi è da stimolo per migliorarmi, con l’indispensabile aiuto di Cristo Gesù. In me coesistono diverse sfumature caratteriali, alcune delle quali spesso mi portano a peccare, ad esempio criticando troppo il mio prossimo, innervosendomi eccessivamente quando qualcosa non va per il verso giusto, a litigare con qualcuno che non la pensa come me, o a giudicare il mio prossimo senza nemmeno farci caso. Altri miei lati caratteriali mi portano invece a rendermi conto dei miei errori, e a chiedere perdono a Dio, impegnandomi a migliorarmi. E’ ovvio che questo senso del peccato me lo suscita lo Spirito Santo, in ogni uomo esistono pregi e difetti. “Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Rm 8,28). L’autore Randy Alcorn offre uno spunto su questo famoso verso. Egli sottolinea che la Bibbia non dice che ogni singola cosa sia buona, ma che Dio le fa cooperare insieme per il nostro bene.
Ricordando i giorni della sua infanzia, Randy racconta di come spesso osservasse la mamma preparare la torta. Un giorno, quando tutti gli ingredienti erano sulla tavola: farina, zucchero, lievito, uova, vaniglia, li assaggiò di nascosto. Zucchero a parte, gli altri avevano un sapore cattivo. Poi la mamma li mescolò insieme e mise l’impasto nel forno. “Non riuscivo a capire” ricorda “come la combinazione di ingredienti sgradevoli potesse risultare in un prodotto tanto saporito”.
Randy conclude che allo stesso modo: “Dio prende tutte le pressioni indesiderabili della nostra vita, le mescola insieme, le mette sul fuoco della crisi e ottiene un risultato perfetto”.
Guardiamo oltre le circostanze immediate e ricordiamoci che Dio ha uno scopo finale buono.
Io Incardona Salvatore, non scrivo perché mi sento un maestro, ma semplicemente per fare il mio dovere di cristiano, ben conscio dei miei limiti e dei miei difetti.
Conosco la Bibbia a livello medio, non oso paragonarmi agli studiosi di mestiere, non m’illudo di essere “arrivato”, e non aver più nulla da imparare. In campo biblico, e non solo, c’è sempre da imparare, ma le verità dogmatiche le ho ben chiare in mente. La mia media preparazione biblica, la riscontro rispetto ai laici credenti e, non rispetto agli studiosi di mestiere. Studio la Bibbia e mi avvalgo di tanti libri e commentari per cogliere meglio il significato profondo della Parola di Dio. Il problema però esiste per il grande pubblico, che spesso non ha né il tempo né la voglia di andare a cercare testi difficili da trovare e, molto impegnativi da leggere. Su Internet diventa tutto più facile, più immediato, basta un motore di ricerca per trovare quello che si cerca. Anch’io nel 1999 mi trovai a cercare su Internet, non trovando però testi adeguatamente dettagliati, che mi potessero essere d’aiuto per meglio capire dove stava e, qual era la Verità. Ecco perché rendo disponibili gratuitamente i miei studi, su Internet. Il valore dell’uomo sta nelle poche cose che crea, non nelle molte cose che accumula. Il mio Signore Gesù Cristo, mi dà la voglia e la forza di sopportare anche le critiche che mi arrivano via e-mail dai tanti fratelli pentecostali che mi scrivono, criticando spesso pesantemente quello che scrivo circa le dottrine pentecostali, e i frutti che ne scaturiscono. C’è a chi viene da vomitare leggendomi, ad alcuni si drizzano i capelli, ad altri gli cadono le braccia, altri ancora mi ingiuriano accusandomi di dire bugie sui pentecostali, e via di questo passo. Spesso noto con dispiacere in coloro che mi scrivono una sorta di licenza per condannarmi, o meglio, per condannare la Chiesa cattolica, accusandola d’idolatria, e in ultima analisi additandola come madre di perdizione per tutti coloro che seguono la sua dottrina. Non vi è cosa più desolante di chi prova a mascherare l’odio degli occhi con il sorriso delle labbra.
“Pensare con la Chiesa inizia dal pensare. Il consenso della fede non significa scattare sull’attenti, battere i tacchi e fare il saluto davanti a ogni documento che giunga da Roma. E’ piuttosto questione di pensare da sé così da poter pensare con la Chiesa, un ragionamento in cui il presupposto di base è che la Chiesa possieda il carisma e l’autorità dell’insegnamento a garanzia del consenso. Io penso con la mia testa non per uscirmene con un mio insegnamento, ma per far mio l’insegnamento della Chiesa. E non è una cosa sempre semplice da fare. La gente dice di avere difficoltà con un insegnamento e con un altro, ma questo non è necessariamente in problema. Il problema sorge quando si ritiene che l’errore stia nell’insegnamento e non in noi stessi.” (cfr, Lo Splendore della verità, ed. Lindau)
E’ interessante notare l’importanza dell’imitazione nella formazione del carattere e del pensiero umano dal punto di vista dell’antropologia contemporanea. Come segnala Renè Girard, gli esseri umani non nascono con desideri determinati a priori, come succede per gli animali con l’istinto. Se così fosse, <<gli uomini non sarebbero in grado di scegliere il loro desiderio più di quanto possano fare le mucche che pascolano in un prato>>. L’uomo ha anche aspirazioni innate, ma nella maggior parte dei casi impara a desiderare imitando gli altri. Il fatto che qualcosa sia approvato dal prossimo scatena un meccanismo imitativo naturale, che può, anche non essere assecondato, ma che in taluni casi è così forte a livello inconscio da rivelarsi efficace. L’essere umano può decidere chi imitare, ma non può evitare di essere influenzato dalle scelte degli altri. Non siamo indifferenti alle azioni di coloro che ci circondano. Questo meccanismo facilita moltissimo la sopravvivenza; non è un male ma comporta una serie di pericoli, come sottolineato dal proverbio <<Chi va con lo zoppo impara a zoppicare>>. E’ importante scegliere i modelli da imitare, altrimenti si finisce per seguire quelli del momento, visto che l’attrazione per un modello dipende dalla rilevanza sociale di chi lo incarna. Il modo peggiore per lasciarsi guidare da modelli di pensiero o di azione è pensare che possediamo spontaneamente i tratti che li caratterizzano, che siamo estranei a ogni condizionamento e ci avviciniamo agli altri solo per autodeterminazione. <<L’uomo è la creatura che ha perduto parte del suo istinto animale per accedere a quello che si chiama desiderio. Saziate le proprie necessità naturali, gli uomini desiderano intensamente, ma senza sapere con esattezza che cosa, dato che nessun istinto li guida. Essi non hanno desideri propri. Ciò che è proprio del desiderio è di non avere nulla di proprio. Per desiderare veramente, noi dobbiamo ricorrere agli esseri umani che ci circondano, dobbiamo prendere in prestito i loro desideri. Tale prestito viene spesso fatto senza che né il prestatore né il ricevente se ne rendano conto. Non è solamente il desiderio che prendiamo in prestito da coloro che abbiamo scelto come modelli, ma un’intera serie di comportamenti, atteggiamenti, conoscenze, pregiudizi, preferenze e cosi via>> commenta Girard. Se non stiamo attenti, il meccanismo dell’imitazione ci fa assumere inconsciamente comportamenti e pensieri. E’ il modo in cui si diffonde una moda.” (cfr, Giosè Antonio Ullate Fabio, Contro il codice da Vinci, ed. Sperling & Kupfer).
In campo cristiano molti fedeli scelgono i loro modelli da imitare nella cerchia delle loro conoscenze consolidate ma anche da quelle occasionali. E’ il caso dei diversi “cattolici” che abbandonano la loro Chiesa per abbracciare le ideologie pentecostali, lasciandosi affascinare dal messaggio “Noi non seguiamo nessuna religione, seguiamo solo Cristo, per noi l’unica autorità è la Bibbia” finendo coll’identificare il pastore di turno come loro personale modello da imitare. Ogni comunità protestante ha il proprio modello da imitare, auto-convincendosi che sia riconducibile a Cristo, ma nella realtà vediamo come esistano tante dottrine diverse. Chi ripete cose che non capisce, è come un asino carico di libri.
Nella stragrande maggioranza dei protestanti si forma una nuova mentalità in perfetta sintonia con quella del pastore, che li porta a rigettare a priori qualsiasi tesi contraria alla loro, rispondendo con un atteggiamento di sufficienza, a chiunque osi fargli notare che sbagliano in diversi punti dottrinali. Per i ferventi cattolici romani, il modello da imitare oltre a Cristo è la Chiesa cattolica, colonna e sostegno della verità, incarnata nei presbiteri che ci guidano, con i loro pregi e difetti.
La Bibbia inoltre è l’unico libro che porta alla salvezza, le Scritture non sono inferiori o assoggettate alla Chiesa, ma vengono servite e tutelate da Essa. Puoi scoprire il segreto del mare meditando su una goccia di rugiada.
E’ corretto che io parli in terza persona riguardo ai meccanismi imitativi che l’uomo subisce?
Gli altri imitano, in particolare i pentecostali imitano e seguono i modelli comportamentali proposti dal loro pastore e, io, chi imito? Da chi vengo condizionato?
Ovviamente anch’io non sono esente da modelli comportamentali proposti dalla mia cerchia di conoscenze, che direttamente o indirettamente mi condizionano. Ad esempio sono stato condizionato dai miei genitori che mi hanno fatto nascere in Italia, e nella fattispecie in Sicilia.
Mi sono visto imporre la lingua italiana come prima lingua, il mio nome non l’ho scelto io, l’asilo, e le prime scuole non le ho scelte io, neppure il mio battesimo ho scelto, come nemmeno la Chiesa dove i miei genitori mi mandavano al catechismo.
Eppure tutte queste cose non scelte da me hanno formato la prima parte della mia esistenza. C’è una serie impressionante di fatti che condizionano la nostra esistenza, anche in età adulta.
Incontri, eventi e mutamenti fanno parte della nostra vita, portandoci in età matura a fare delle scelte apparentemente libere. La nostra libertà è assoluta o condizionata?
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