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Gesù nella prospettiva del Corano: l’Islam di Maometto ed i musulmani del XX secolo dinanzi al Cristo
di padre Maurice Borrmans

Il testo che mettiamo a disposizione on-line è la trascrizione della conferenza tenuta da p.Maurice Borrmans, professore del PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica) il 14 marzo 2001, presso la parrocchia di San Frumenzio in Roma. Il testo ci è stato gentilmente fornito dal sito www.sanfrumenzio.it e non è stato rivisto dal relatore.

Il Centro culturale Gli scritti (15/2/2007)

Io opero nell’Istituto di studi islamici, dove prepariamo in tre anni coloro che, in Africa e in Asia, dovranno essere gli esperti dell’incontro tra comunità cristiane di minoranza e maggioranza musulmana.

Ringrazio tutti voi. In questi giorni al Palazzo delle Esposizioni, in Via Nazionale, c’è una mostra dal titolo Il volto di Cristo. Questa sera siamo tutti invitati a meditare sul volto di Cristo. Un mese fa ero con un cardinale, il quale parlava ad un gruppo di giornalisti. Raccontava quanto aveva potuto capire dell’incontro del Santo Padre a Gerusalemme, a Tel Aviv, con i grandi di Israele e della religione ebraica. Diceva quanto è stata importante per il dialogo tra Ebrei e Cristiani la visita del Santo Padre in Terra Santa. Ma aggiungeva: “C’era un grande assente nelle nostre chiacchiere, ed era proprio lui, Gesù Cristo”
. Mai gli interlocutori ebrei hanno accennato al suo nome ed al nome di sua madre. Dobbiamo prendere coscienza di questa realtà. Non so come i nostri amici, i nostri fratelli maggiori, possono considerare il volto di Gesù; forse al massimo un rabbi di Nazareth, tutto lì.

Alcuni anni fa uscì un numero speciale del mensile Jesus su Maria, al quale ho partecipato parlando di Maria nel Corano. Un’ebrea italiana doveva scrivere un articolo nello stesso numero e ha fatto un lavoro bellissimo su La donna perfetta dell’Antico Testamento, ma senza mai citare il nome di Maria.

Accanto a questi fratelli maggiori c’è una moltitudine di fratelli minori, il miliardo di musulmani del mondo, i quali pensano che Gesù sia un profeta - e un profeta
eccezionale - pur negando di lui tutto quello che fa la sostanza della nostra fede cristiana. Questa sera vorrei ricordare gli aspetti positivi e negativi del loro sguardo sul volto di Gesù, per vedere poi come, nei tempi moderni, sia l’insegnamento di Gesù, sia il suo esempio possano essere per alcuni musulmani almeno un enigma, se non un mistero o un richiamo.

Quindici anni fa, un amico mio - Roger Arnaldez - pubblicò a Parigi un libro, “Jésus fils de Marie, prophète de l’islam”, in cui ha potuto delineare l’insegnamento del Corano e dei primi tempi dell’islam su Gesù e sua madre. Dopodiché lui pubblicò un secondo libro, “Jésus dans la pensée musulmane”, studiando quanto nei tempi classici dell’islam, a Damasco, a Bagdad, e poi al Cairo, i grandi pensatori dell’islam classico avevano detto di lui. Il direttore della collana, all’epoca Padre Joseph Dorè, poi diventato arcivescovo di Strasburgo, gli scrisse dicendo: “Sarebbe da concludere la ricerca parlando di Gesù Cristo e dei musulmani del XX secolo”.

Ed è per questo, vedete, che ho avviato alcuni anni fa una ricerca per un libro che è stato pubblicato in Francia, a Parigi, alcuni anni fa, e che è uscito in traduzione italiana alcuni mesi fa a Milano[1].

Vorrei con voi seguire un po’ questa traccia stasera. Perché mi pare importante per noi prendere coscienza di questo fatto molto strano: che una grande religione, nata dal fianco del cristianesimo orientale nel settimo secolo, diffusasi dappertutto nel mondo, diventando per noi una sfida all’inizio del terzo millennio, abbia per Gesù un rispetto, un’attenzione, ma nello stesso tempo una volontà tremenda di ridurne tutte le dimensioni divine.
Perché questo malinteso storico e chi all’inizio fu responsabile di questo malinteso?

Vorrei innanzitutto vedere con voi il contenuto del Corano stesso, perché non possiamo farne a meno, perché il Corano rimane il testo basilare dei nostri amici musulmani. Voi sapete che tradizionalmente lo imparano a memoria in arabo, forse oggi non è più così, ma i testi di antologia coranica riferiscono sempre questi versetti importanti, quelli positivi e quelli negativi nei riguardi di Gesù.

Allora, vedete, ho fatto una ricerca nel Corano. Poi ho interrogato tutti i catechisti musulmani contemporanei dei Paesi Arabi, dalla Siria al Marocco. Ho letto, ho sfogliato i grandi commentari moderni del Corano stesso, ed i trattati dei teologi musulmani, per poi leggere tanti scritti e poesie di musulmani contemporanei. Perché lì ho trovato un’attenzione che superava quella troppo ortodossa e limitata del Corano e dell’islam classico. Però per capire questo atteggiamento di alcuni musulmani contemporanei è necessario prima vedere cosa ci dicono i testi coranici di Gesù stesso.

Voi sapete che per i musulmani, il Corano rappresenta la predicazione di Maometto stesso alla Mekka dal 610 al 622 e poi a Madina, diventata la capitale del primo stato islamico della storia, dal 622 al 632. Ed è importante per noi vedere come i testi del Corano, a seconda di questi periodi, presentano l’aspetto favorevole, simpatico, o poi polemico e critico.

Voi sapete che nel Corano abbiamo grosso modo 6.236 versetti. In mezzo a questa massa di versetti, 500 versetti trattano di Mosè, 250 di Abramo, 150 di Noè e appena 100 di Gesù e Maria. Di Maometto si parla pochissimo perché il Corano non è una biografia di Maometto.

Ora, nel Corano, non troviamo un insieme di versetti per Mosè, Abramo, Noè e Gesù, raggruppati in alcuni capitoli che avrebbero come titolo Mosè, Abramo, Noè e Gesù. Sono piccoli gruppi di versetti dispersi un po’ dappertutto, pezzi di mosaico che bisogna raccogliere - talvolta abbiamo dei doppioni - per poter ricostituire il profilo del personaggio che ci interessa.

Allora con voi cerco di vedere prima i versetti meccani relativi a Gesù e a Maria. Sono del tutto positivi, anzi, con una valutazione, diciamo, di prestigio. Il capitolo 19 è intitolato il capitolo di Maria. Dovete sapere che nel Corano una sola donna vede il suo nome prima nominato e poi ripetuto, ed è Maria. Delle mogli di Maometto, della mamma di Maometto, non si sa il nome dal Corano. Dunque l’unica donna il cui nome viene ripetutamente proposto nel Corano è Maria. E allora da tanti anni mi domando: perché? Forse Maria ha la risposta, me lo dirà un giorno.

Nella sûra 19, dopo il racconto di 15 versetti che trattano di Zaccaria e di Giovanni - Zaccaria che vuole avere un figlio e la risposta divina - abbiamo Maria. «E nel Libro ricorda Maria, quando s’appartò dalla sua gente in un luogo d’oriente ed essa prese, a proteggersi da loro, una tenda. E noi le inviammo il nostro Spirito che apparve a lei sotto forma di uomo perfetto». Abbiamo così un primo racconto dell’annunciazione.

La nascita di Gesù nel Corano si svolge nel deserto. C’è una confusione coranica tra la nascita di Gesù e il viaggio verso l’Egitto. Nel Corano Gesù nasce ai piedi di una palma. Anzi parla subito alla mamma: «Non rattristarti – dice dal di sotto della palma – ché il Signore ha fatto sgorgare un ruscello ai tuoi piedi, scuoti verso di te il tronco della palma e questa farà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangiane dunque e bevi e asciuga gli occhi tuoi». Tutto questo proviene dai vangeli apocrifi: lo pseudo Matteo e l’infanzia di Gesù.

In questo primo tempo dell’insegnamento meccano abbiamo anche dei versetti in cui viene detto che Gesù è un segno dell’ultima ora. O forse potrebbe essere, secondo un’altra lettura, una scienza dell’ora ultima. Abbiamo soprattutto due versetti molto interessanti, in cui la madre e il figlio, tutti e due, costituiscono un solo segno. E “segno” e “miracolo” è lo stesso in arabo.
«E così anche del figlio di Maria e di sua madre facemmo un segno e demmo loro rifugio su un’altura tranquilla e irrigata di fonti».

E l’altro versetto: «E rammenta ancora colei che custodì la sua verginità, sì che noi alitammo in lei del nostro Spirito e rendemmo lei e suo figlio un segno per i mondi». Dunque, atteggiamento di simpatia al tempo de La Mekka. E lo possiamo capire perché la comunità musulmana che sta crescendo si oppone al politeismo pagano della città meccana. E sembra che si senta molto vicina a questa comunità, ai pochi ebrei e cristiani che stanno sul posto, tanto più che a quell’epoca i primi musulmani pregano guardando verso Gerusalemme. Perché?

Ma quando a Madîna, nel 622, viene creato lo Stato islamico, Maometto, secondo la tradizione musulmana, rimane profeta e messaggero, ma diventa anche capo di Stato e generale dell’esercito. Abbiamo dei testi molto interessanti, all’inizio molto favorevoli, ma pian piano le cose cambiano. A Madîna Maometto si è alleato con due tribù di arabi e tre tribù di ebrei, che tra di loro erano più o meno alleati. La comunità musulmana che diventa consistente, diventa uno Stato e farà delle guerre contro i meccani. Deve affermare la sua identità e distinguersi soprattutto dagli ebrei che pregavano rivolti verso Gerusalemme. Maometto genialmente recupera il tempio de La Makka ed afferma che è stato costruito da Abramo nei tempi antichi come primo tempio monoteistico della storia.

I musulmani iniziano così a pregare verso La Makka. La polemica cresce sempre di più; tanto più che le tribù di ebrei saranno pian piano cacciate via. Possiamo capire allora come si passi pian piano da un atteggiamento simpatico nei confronti di Gesù, Maria e i cristiani ad un atteggiamento polemico.

Vi leggo alcuni testi a proposito. Nella sûra 2, che è la prima di quel periodo, viene ricordato due volte che lo Spirito di santità, potremmo tradurre lo Spirito Santo, ha confermato Gesù, dandogli delle prove evidenti, i miracoli.
Poi abbiamo un lungo passo di quasi 35 versetti, il terzo dei testi coranici che trattano di Gesù nella sûra 3 che è intitolata La sûra della famiglia di ‘Imrân. Nel Corano ‘Imrân è il padre di Maria. Di sua moglie, la madre di Maria, non si dice il nome nel Corano, ma i commentatori del mondo musulmano sanno che si chiama Anna e che ha fatto il voto di consacrare il suo figlio alla nascita. Sennonché alla nascita al posto di un figlio c’è una figlia.

Secondo questo testo, Maria è consacrata dalla mamma appena nata. La tradizione coranica riprende il tema della consacrazione di Maria che è presente in tanti vangeli apocrifi. Nel Corano è Zaccaria che fa da tutore a Maria per il suo apprendimento delle regole della vita consacrata nel tempio di Gerusalemme. Tutto questo viene raccontato nel versetto 37 della sûra 3:
«E il Signore l’accettò la piccola Maria, d’accettazione buona, e la fece germogliare di germoglio buono. E Zaccaria la prese sotto la sua tutela, e ogni volta che Zaccaria entrava da lei nel santuario vi trovava del cibo e le diceva: “O Maria, donde ti viene questo?”. Ed essa rispondeva: “Mi viene da Dio, perché Dio dà della sua provvidenza a chi vuole, senza conto”».

Ed è proprio allora che Maria, dopo esser cresciuta, è l’oggetto del secondo racconto coranico dell’annunciazione. Nel Corano non è un angelo, Gabriele, che avrebbe preso forma umana, ma è la corte celeste, gli angeli.
«Dissero a Maria: “O Maria, in verità Dio ti ha prescelta e t’ha purificata e t’ha prescelta su tutte le donne nei mondi. O Maria sii devota al tuo Signore, prostrati e inchinati con coloro che si inchinano”». Maria è autorizzata, pur essendo donna, a pregare in mezzo agli uomini nel tempio. Non entro nei particolari, però è importante.

E poi prosegue l’annuncio: «O Maria, Iddio ti annunzia la buona novella di una Parola che viene da lui e il cui nome sarà il messia, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. Egli parlerà agli uomini dalla culla e da adulto e sarà dei Buoni».

Maria naturalmente replica che, essendo consacrata e vergine, non sa come potrebbe essere madre. Risposta: «Eppure Dio crea ciò che egli vuole, allorché ha deciso una cosa non ha che da dire “sii”, ed essa è». Nel Corano tutto è già preordinato da Dio. Maria ha soltanto da sottomettersi. Da donna musulmana, muslím, si sottomette.

Il testo non parla dell’insegnamento di Gesù, ma racconta ben presto in forma sintetica, nel versetto 49 della sûra 3, quali sono i suoi miracoli. Alcuni li ritroviamo nei nostri vangeli canonici, altri negli apocrifi. «Disse Gesù ai figli di Israele: “Io vi porto un segno del vostro Signore. Ecco che vi creerò con dell’argilla una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo con il permesso di Dio. E guarirò anche, con il permesso di Dio, il cieco nato e il lebbroso e resusciterò i morti e vi dirò anche quel che mangiate e quel che conservate nelle vostre case. In tutto questo vi sarà un segno per voi se siete credenti”». E così via.

Ha dei discepoli che sono contenti di essere chiamati “suoi ausiliari” e lui riconosce che sono sottomessi a Dio. Sottomessi, muslím, musulmani.

Abbiamo un versetto molto enigmatico in cui non si sa se Gesù debba morire o no - di solito gli autori musulmani lo interpretano come se non debba morire. «Dio disse: “O Gesù, io ti farò tornare a me, concludere la tua vita - con la morte o senza morte, il testo non è chiaro - poi ti innalzerò fino a me e ti purificherò dagli infedeli e porrò coloro che ti hanno seguito alti sopra agli infedeli fino al dì della resurrezione. Poi a me tutti tornerete e io giudicherò fra voi delle vostre discordie”».

Spesso nel Corano si ha l’allusione chiarissima alle fazioni, alle sette, alle eresie discordi del cristianesimo mediorientale del settimo secolo. Sempre in questo periodo il testo coranico afferma che Gesù avrebbe detto ai figli di Israele: «Io sono il messaggero di Dio a voi inviato, a conferma di quella Tôrâh che fu data prima di me ed annunzio lieto di un messaggero che verrà dopo di me, il cui nome è Ahmad” - un altro nome di Maometto. Ma quando egli portò loro prove chiarissime, essi dissero: “Incantamento è questo, manifesto!”».

Abbiamo un altro passo nella sûra 57 molto interessante, che naturalmente viene ridimensionato e interpretato in forma - diciamo - minimizzante dall’islam classico e moderno: «Sulle orme dei profeti inviammo i nostri messaggeri e ancora inviammo Gesù figlio di Maria e demmo a lui il Vangelo e ponemmo nei cuori di coloro che lo seguirono mitezza, misericordia e monachesimo». Però i musulmani interpretano diversamente e non accettano che il monachesimo sia stato messo da Dio stesso nel cuore dei cristiani. Perché per l’islam il monachesimo non è valido, e non è un valore. Benché venga stimato quando viene vissuto dagli altri.

Finché man mano che l’incontro si precisa, la polemica inizia. Ascoltate adesso la negazione della crocifissione. Nella sûra 4, la sûra delle donne, che tratta del diritto della famiglia nella più gran parte dei suoi versetti. E’ il passo che sembra riprendere più o meno i rimproveri del Signore a Israele dell’antica liturgia del venerdì santo: «Popolo mio, ti ho fatto tante belle cose e perché allora, adesso mi metti sulla croce?».

Dunque gli ebrei, secondo questi versetti coranici, sono maledetti da Dio, «per la loro incredulità, per aver detto contro Maria calunnia orrenda» - è accusata nel passo di prima di essere una prostituta. E sono maledetti «per aver detto: “Abbiamo ucciso il Messia, figlio di Maria, messaggero di Dio”, mentre né lo uccisero, né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui (e in verità coloro la cui opinione è divergente a questo proposito son certo in dubbio né hanno di questo scienza alcuna, bensì seguono una congettura, ché per certo, essi non lo uccisero».

Questo versetto 157 è chiarissimo per i musulmani: non lo hanno ucciso, non lo hanno crocifisso. E quando un amico musulmano vi dice questo in arabo a mezzanotte, dopo una bellissima serata amichevole, non si sa come rispondere. Dopo cinque minuti gli risposi: “Amico mio, la mamma era lì presente, non penso che una mamma possa sbagliare sull’identità del figlio”.

Continuo: «Ma Iddio lo innalzò a sé e Dio è potente e saggio». E allora la polemica continua nella sûra 4, che è una delle ultime sûre del Corano: «O Gente del Libro – siamo noi! - non siate stravaganti nella vostra religione e non dite di Dio altro che la verità, che il Messia, Gesù figlio di Maria, non è altro che il messaggero di Dio. La sua Parola che egli depose in Maria, uno Spirito da lui esalato - vedete tutte parole che potrebbero essere interpretate a modo cristiano, ma che non sono state interpretate così - Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: “tre”! Basta! E sarà meglio per voi! Perché Dio è un Dio solo, troppo glorioso e alto per avere un figlio! ». - questa è l’argomentazione che troviamo in continuazione nel Corano.

Se Dio ha un figlio significa che non è autosufficiente e onnipotente; ha bisogno di un altro per portare avanti la sua opera. E poi il figlio è sempre considerato nel senso fisiologico della parola, purtroppo. «Il Messia non ha disdegnato di essere un semplice servo di Dio, e così gli angeli cherubini e coloro che sdegneranno il suo servizio, in ribellione superba, Dio li adunerà a sé tutti».

C’è un versetto stupendo alla fine della sûra 66, in cui Maria viene proposta come modello ai credenti, a tutti i credenti: «Maria, figlia di ‘Imrân, che si conservò vergine, sì che noi insufflammo in lei del nostro spirito – rûh-nâ – e che credette alle parole del suo Signore e nei suoi libri e fu una delle donne devote».

Passo il versetto della spada in cui venne raccomandato di «combattere coloro che non credono in Dio e nel giorno estremo e non ritengono illecito quel che Dio e il suo messaggero ha dichiarato illecito, e coloro che, fra quelli cui fu data la scrittura, che non s’attengono alla religione della verità - siamo noi - e combatteteli finché non paghino il tributo uno per uno, umiliati».

E abbiamo allora la sûra conclusiva, la “sûra della mensa” in cui, direi, in forma di doccia scozzese, troviamo dei versetti di simpatia e dei versetti di condanna.
«Dicono i giudei e i cristiani: “Noi siamo i figli di Dio e i suoi amici”. Domanda dunque a loro: “Allora perché vi tortura per i vostri peccati?” No! Voi non siete che uomini come gli altri che lui ha creato». Dice il versetto 72 della stessa sûra 5: «Certo sono empi quelli che dicono: “Il Messia, figlio di Maria, è Dio”, mentre il Messia disse: “O figli di Israele, adorate Dio, mio e vostro Signore”. E certo chi a Dio dà dei compagni, Dio chiude le porte del paradiso, la sua dimora è il fuoco».

Ripete il versetto 73: «Sono empi quelli che dicono: “Dio è il terzo di tre”. Non c’è altro Dio che un Dio solo, e se non cessano di dire simili cose un castigo crudele toccherà a quelli di loro che così bestemmiano».

«Il Messia, figlio di Maria non era che un messaggero di Dio come gli altri che furono prima di lui, e sua madre era una santa, ma ambedue mangiavano cibo», dunque povere creature.

Il versetto 82 è molto strano. Non è a favore del dialogo tra musulmani e ebrei, però a favore del dialogo tra musulmani e noi. Dice il versetto: «Troverai che i più feroci nemici di coloro che credono – cioè i musulmani - sono i giudei e i pagani». Capite che questo versetto cantato oggi nelle moschee di Palestina, non li mette facilmente sulla via della pace. «Mentre troverai che i più vicini in amicizia a coloro che credono – sempre i musulmani - sono quelli che dicono: “siamo cristiani!”. E questo avviene perché fra di loro vi sono preti e monaci ed essi non sono superbi».

E allora, vedete, gli ultimi versetti di questo ultimo capitolo, il capitolo 5, ci invitano ad una meditazione e ad una preghiera, se possibile. Siamo nei tempi ultimi e Dio fa, diciamo, la sfilata dei suoi messaggeri e profeti, e interroga ognuno di loro se saprà fare dei rimproveri a Gesù. «E quando Iddio disse: “O Gesù figlio di Maria, ricordati il mio favore verso di te e verso la madre tua, quando io ti confermai con lo spirito di santità, e tu parlavi alla gente dalla culla e da adulto. E quando ti insegnai il Libro, e la Sapienza, e la Tôrâh, il Vangelo, e quando creavi dal fango come una figura d’uccello, col mio permesso, e vi soffiavi sopra e diventava un uccello, col mio permesso, e quando tu guaristi il cieco nato e il lebbroso, col mio permesso, e quando risuscitavi i morti , col mio permesso, e quando io allontanai da te i figli di Israele allorché tu venisti a loro con le prove evidenti, quando gli increduli di fra loro dissero: “Questa è evidente magia”». Dunque Allah ricorda a Gesù tutto quello che gli ha concesso come privilegi superiori.

Abbiamo, poi ancora alcuni versetti sopraggiunti, nei quali si ricorda il regalo della mensa - ed è per questo che l’ultimo capitolo si chiama “Il capitolo della Mensa”. Leggo perché il testo è bello: «E quando i discepoli dissero: “O Gesù, figlio di Maria, può il tuo Signore far discendere su di noi una mensa dal cielo?”. E Gesù rispose: “Temete Dio se siete credenti”. E dissero i discepoli: “Noi vogliamo mangiare di quella mensa e che si rassicurino i nostri cuori e che sappiamo che tu sei stato sincero con noi e possiamo testimoniarne”. E disse Gesù figlio di Maria: “Dio mio, Signor nostro, fa discendere su di noi una tavola dal cielo che sia per noi una festa, per il primo di noi e per l’ultimo di noi, che sia un segno che da te ci viene, dacci della tua provvidenza, tu che sei dei provvidi il più buono”. E Dio disse: “Io la farò discendere su di voi, ma chi di voi, dopo questa grazia, rifiuterà fede, io lo castigherò di un castigo tale che non infliggerò mai a nessuno di quanti sono nell’universo”».

Vedete, questi sono i quattro versetti che danno il titolo a quest’ultimo capitolo, il capitolo 5 del Corano: la Mensa. Mai un commentatore musulmano nella storia ha pensato che questo potesse essere l’eucarestia. Come spiegare questa cecità?

L’ultimo versetto, il 116, prosegue quelli di prima: «E quando Dio disse: “O Gesù figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: Prendete me e mia madre come dei oltre a Dio?” – capite allora: Gesù terzo di tre. Dunque, secondo il Corano, i cristiani stanno adorando da venti secoli una triade, Allah, la sua compagna Maria e il loro figlio comune, Gesù figlio di Maria, il terzo di tre - E rispose Gesù: “Gloria a te! Come mai potrei dire ciò che non ho il diritto di dire? Se lo avessi detto tu lo avresti saputo: tu conosci tutto ciò che è nel mio intimo e io non conosco ciò che è nell’intimo tuo. Tu solo sei il fondo conoscitore degli arcani ».

E’ chiaro, vedete: il profeta Gesù figlio di Maria è ignorante totalmente di quanto sta nell’intimo di Dio; è un profeta come gli altri. Come Mosè, come Abramo, come Noè e come Maometto.

Tenendo conto di questi versetti del Corano, la lunga tradizione teologica, esegetica dell’islam, ha sempre costruito un personaggio di Gesù che è lontano dall’essere quello nostro. Dunque nascita, dopo un’annunciazione, madre verginale. Molto bello! Maria una donna consacrata, l’unica donna consacrata che si possa immaginare nel Corano e nella tradizione islamica. Sì che le nostre suore possono sempre rispondere all’amico musulmano che chiede: “Ma perché non ti sei sposata?”. Basta dire: “Seguo le orme di Maria! Non si è sposata!”.

Questo Gesù ha la missione di predicare il monoteismo, come avevano fatto prima di lui Mosè, Abramo, Noè e Adamo. E’ sempre lo stesso insegnamento di una religione naturale, primordiale, ma confermata in forma profetica dall’invio di profeti da parte di Allah che parla all’umanità per bocca dei suoi profeti, essendo il primo Adamo e l’ultimo della serie Maometto.

Monoteismo nel senso stretto della parola. Bisogna adorare Dio, pregare, digiunare, fare l’elemosina, tutte quelle cose che costituiscono ormai il credo, il culto e la morale dell’islam. Perciò Roger Arnaldez ha detto bene dando come titolo al suo primo libro Gesù, il profeta dell’islam. Come Maometto è profeta dell’islam.

Avete visto, dunque, l’insegnamento di Gesù, nel Corano, è simile a quello degli altri. Fa dei miracoli a differenza degli altri. E sarebbe da interrogare l’amico musulmano, perché questi miracoli speciali, e soprattutto quello della mensa.

Però come avete sentito non ha dimensione divina, non è morto sulla croce. Il Corano rimane silenzioso sull’esito ultimo della vita di Gesù. E qui a seconda della tradizione musulmana - cioè l’insieme dei detti che sono attribuiti a Maometto, giustamente o falsamente, qui c’è tutto un problema di critica -, Gesù, secondo la maggioranza dei dotti musulmani, sarebbe sempre vivo in un cielo tra terra e settimo cielo, ad aspettare la fine dei tempi per tornare come segno dell’ultima ora. In tal caso tornerà sulla terra, si farà musulmano, chiamerà alla preghiera dal minareto di Gesù, il minareto sud-est della grande Moschea di Damasco; si sposerà; aggiungono anche che distruggerà tutte le croci del mondo, ammazzerà tutti i maiali, e così via. E farà la preghiera musulmana dietro Maometto.

Così è la presentazione della tradizione che io ritrovo in tanti manuali scolastici. Questa presentazione classica che si riferisce al Corano e alla Sunna è tuttora quella che viene proposta in tutti i catechismi musulmani contemporanei. Nessuno di loro va a cercare la minima citazione dei nostri vangeli. E i nostri vangeli sono considerati anzi come falsificati. E i catechismi islamici lo ripetono.

I musulmani vi diranno: noi crediamo nella Tôrâh e nel Vangelo; nella Tôrâh dettata da Allah a Mosè, nel Vangelo dettato da Allah a Gesù. Dato che la Tôrâh degli ebrei e dei cristiani e i vangeli dei cristiani non corrispondono a queste, diciamo, “dettature” divine di prima pensano, nella loro fede, che i nostri testi, la nostra Bibbia, tutto questo è falsificato. La Tôrâh ed il Vangelo coranici si presentano come un ritorno al monoteismo semplice dei Patriarchi.

Ed è proprio questo che io trovo anche nei grandi commentari di questo ventesimo secolo. Quando leggo il Tafsîr al-Manâr che è un commento classico dell’Egitto contemporaneo trovo le stesse cose e le stesse polemiche; anzi per giustificare le indicazioni coraniche nei riguardi della divinità di Gesù, della sua possibile incarnazione, e soprattutto della sua crocifissione e dunque risurrezione, gli autori del Tafsîr al-Manâr vanno a cercare tutta la critica liberale occidentale dell’ ‘800 e del ‘900.

Lo shaykh Ibn ‘Âshûr, che fu a lungo il grande rettore dell’Università Islamica di Tunisi, ogni tanto si fa meno polemico e allude a qualche passo delle nostre tradizioni cristiane. Ma il Tafsîr di Sayyid Qutb, che è il commentario, direi, più “ufficiale” dei fratelli musulmani si fa anche lui polemico e mette in ridicolo tutte le credenze cristiane in proposito.

Per non parlare del commento del grande leader dell’islam fondamentalista, pakistano, Mawdûdî, della serie dei suoi libri intitolata: Tafhîm al- Qur’ân, Capire il Corano. Quasi tutti questi autori, quello del Tafsîr al-Manâr, Sayyid Qutb, Mawdûdî, vi dicono nei loro commentari: il vero Vangelo non è uno dei quattro vangeli dei cristiani, è il Vangelo di Barnaba, che è un falso Vangelo fabbricato alla fine del ‘500 da qualcuno nella Spagna del Sud, per imbrogliare tutte le cose, e nel quale appunto Gesù preannunzia la venuta di Maometto; Gesù non muore sulla croce e Giuda è il traditore che muore sulla croce al suo posto, e così via…

I trattati contemporanei di teologia musulmana ripetono le stesse cose, sia che l’autore sia lo shaykh Mahmûd Shaltût, che fu il grande rettore dell’Università islamica del Cairo dal 1958 al 1963, sia che si tratti di Cheikh Hamza Boubakeur - un algerino che è stato per trent’anni a Parigi il direttore della grande moschea parigina - e del suo trattato moderno di teologia islamica o dello shaykh Hasan Khalid, gran Mufti della Repubblica libanese, che degli altri.

Allora vedete, davanti al fatto, che nel corso di quattordici secoli non è cambiato l’atteggiamento ufficiale, direi ortodosso, dell’islam nei confronti del volto di Gesù e del volto di Maria, era importante per noi porci la domanda: abbiamo dei musulmani nei tempi moderni che non si accontentano di questo, direi, retaggio coranico e sunnita?

Un mio amico, con il quale ho studiato all’università di Algeri dal ‘51 al ‘54, professore emerito di una università francese, alcuni anni fa ci tenne una bellissima relazione su Gesù secondo l’islam. Ci ha fatto capire che un musulmano coerente con se stesso è invitato dalla sua tradizione ortodossa a tener conto di tutte le affermazioni del Corano - giusto! - madre verginale, Gesù oggetto di un’attenzione eccezionale di Dio, e così via; e nello stesso tempo delle negazioni del Corano. Non si tratta di ridurne l’importanza, però lui aggiungeva che tra le affermazioni e le negazioni c’è tutto una zona di incertezza delle cose di cui non si sa un granché.

Allora diceva: “Dovremmo qui applicare un altro versetto del Corano in cui Dio avrebbe detto tramite Maometto, secondo i musulmani – o Maometto diceva ai suoi, secondo me - se volete saperne di più interrogate la gente del Libro”. Ed è giusto, no? E’ quello che hanno fatto alcuni scrittori curiosi o audaci e alcuni poeti impegnati o in ricerca.

Intanto vi presento brevemente la loro problematica perché mi sembra che sia importante. Avete innanzitutto il libro “Il Genio del Messia” di Abbâs Mahmûd al-‘Aqqâd, uno dei più grandi scrittori dell’Egitto contemporaneo; scrisse questo libro nel 1953. Faceva parte di una collana di libri: La genialità di Abramo, La genialità di Maometto, e dunque “La genialità del Messia”.
A me interessa questo libro perché per raccontarmi la vita di Gesù e il suo insegnamento va a prendere dai nostri quattro vangeli canonici un sacco di racconti: tutto l’insegnamento sociale di Gesù, la sua misericordia nei confronti delle peccatrici, dei malati, ecc. Tutto questo viene ripreso da questo autore. E’ un piccolo progresso e ci dobbiamo congratulare con lui per questo.

Dunque utilizzando i quattro vangeli canonici come fonte autentica per conoscere i detti, i fatti, i miracoli di Gesù, lui può dunque elogiare la carriera profetica di Gesù, educatore delle coscienze e difensore dei poveri. Per Abbâs Mahmûd al-‘Aqqâd, Gesù è il profeta della bontà e del perdono. E’ importante per noi che questo venga confessato da un grande scrittore musulmano i cui libri erano letti dappertutto nell’Egitto di allora.

Sennonché l’ultimo capitolo è il capitolo della settimana santa. Allora lui, all’inizio di quel capitolo, utilizzando i nostri vangeli dice: “Qui finisce la storia, qui inizia la leggenda”. Non può fare altrimenti se lui è coerente con il suo islam. Vedete il dramma!

Più di questo è stato fatto da Kâmil Husayn, un grande medico; il quale pubblicò un anno dopo, nel 1954, il suo romanzo, come meditazione, “La città iniqua”, in cui lui descrive con grande raffinatezza i sentimenti, i rimorsi e i pentimenti di tutti i personaggi che hanno avuto qualche cosa a che fare il venerdì santo con la condanna dell’innocente. Ci sono capitoli sulla Maddalena, su Pietro, sul Sommo Sacerdote, su Ponzio Pilato ed un capitolo dal titolo: Il falegname.

“Io fabbrico delle croci”. Un tipo domanda: “Ma a che cosa servirà?” Il falegname gli risponde: “Io faccio soldi, fabbrico delle croci”. E’ tutto così, è un romanzo stupendo. E nell’ultimo capitolo: “Alle tre del pomeriggio le tenebre coprirono il mondo, ma il crocefisso non c’è. E’ la morte dell’innocente e della coscienza umana: tutti colpevoli di aver abbandonato l’innocente. All’ultimo momento, però l’innocente…”. L’enigma rimane totale.

E’ il massimo che poteva fare, diciamo, un musulmano affascinato, direi, dalla lezione del venerdì santo; però non può dire che Gesù e in croce, che c’è un crocifisso, altrimenti non è più musulmano. Questo è il dramma.

Tre anni dopo, nel 1958, un altro egiziano, Khâlid Muhammad Khâlid, ebbe l’iniziativa di scrivere e pubblicare “Insieme sulla strada”, sottotitolo: Muhammad e il messia insieme. Era l’epoca, diciamo, della vittoria del socialismo in Egitto, ed allora per questo autore i due profeti camminano insieme per portare all’umanità un messaggio di giustizia sociale, di amore disinteressato e di coscienza retta.

Gesù propone questo a tutti. Dunque presentazione di Gesù come “profeta progressista”; è un commento direi più o meno simile ad una piccola miniatura che ho avuto modo parecchie volte di meditare. Miniatura che è stata fatta, credo, a Bagdad molti secoli fa. Rappresenta due profeti che andranno nella città. Uno è su un asinello, l’altro è sul cammello. Avete capito chi sono? Gesù e Maometto.

Più tardi Jûdah al-Sahhâr ci propone “Il Messia Gesù, figlio di Maria”, e naturalmente lui è affascinato dal tema del regno di Dio che è centrale nella predicazione di Gesù, però lui critica la non violenza che è stata la causa della disfatta finale. E argomenta: Giuda si distacca dal maestro perché, appunto, Giuda vuol far riuscire il regno di Dio, utilizzando la forza, la spada; e conclude: “Ciò che Gesù non ha potuto, non ha voluto fare, Maometto lo ha fatto”. Capite qual è la problematica?

Fathî ‘Uthmân, nel 1961, scrive (è ancora più preciso nel suo titolo): “Con il Messia nei quattro vangeli”. Qui è proprio chiaro dall’inizio. Presenta una biografia di Gesù che integra tanti dati della tradizione evangelica canonica, con grande onestà, pur ricordando i punti essenziali di disaccordo fra cristiani e musulmani e rimandando ognuno alla sua libera scelta, a ciascuno la propria fede.

Ho esaminato i testi di altri scrittori alla ricerca del senso. Fra questi c’è il famoso premio di letteratura araba Nagîb Mahfûz, il quale due o tre anni fa ha rischiato di morire perché qualche fondamentalista voleva ucciderlo. Lui è il più grande autore che ha descritto tutta la storia dell’Egitto contemporaneo e tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in italiano, inglese, francese, ecc.

Nel 1957 però aveva scritto un romanzo allegorico intitolato “I figli del nostro quartiere”, in cui lui dà a Dio uno pseudonimo, e così ad Abramo, Mosè, Gesù, Maometto e alla scienza moderna; ognuno dietro un personaggio fittizio, viene presentato con il suo messaggio.

Dunque, vedete, è una forma, direi, di presentazione della storia religiosa dell’umanità, l’ultima religione essendo quella della scienza moderna. Ma spesso i nostri autori a casa loro, per non avere troppi guai con le rappresentanze ufficiali dell’islam governativo, sono costretti a prendere delle vie un po’ speciali.

Ed ora mi interessa questo racconto suo, il profilo di Gesù, chiamato Rifâ’a. Dunque questo Rifâ’a, secondo lui, è il predicatore delle beatitudini; è colui che perdona la peccatrice, anzi lui dice che Rifâ’a sposò la peccatrice, ma senza mai andare a letto con essa. Tenta di ricordare agli abitanti del suo quartiere la loro dignità, la bontà verso i poveri, ecc. E alla fine lui scompare nel deserto, misteriosamente, sicché i suoi discepoli, i suoi amici lo credono sempre vivente, oppure resuscitato.

Abbiamo anche un altro tizio, Ihsân ‘Abad al-Quddûs, che ci ha dato una piccola novella intitolata “Cristo a Dichna”. Il protagonista tende a tagliare definitivamente la catena delle vendette fra due famiglie. Accetta l’umiliazione pubblica da parte dei suoi avversari per impedire che la vendetta faccia ancora scorrere il sangue da entrambe le parti. Alla fine deve andarsene in esilio dalla capitale, capendo di essere come il messia, vittima.

E poi abbiamo i poeti, soprattutto iracheni e palestinesi. Ad esempio: Badr Shâkir al-Sayyâb, ‘Abd al Wahhâb al-Bayyâtî, Sâmih al-Qâsim, Mahmûd Darwîsh, il grande poeta palestinese, Mahmûd Subh e Muhammad Rajab al Bayûmî.

Questi poeti hanno saputo paragonare le sofferenze del loro popolo con quelle di Cristo per vedervi una forma di redenzione collettiva, con dei titoli talvolta sconvolgenti. Badr Shâkir al-Sayyâb, morto nel ’64, non esita a proporre un poema il cui titolo è “Cristo dopo la crocifissione”, dove viene detto, cito l’ultima frase del poema: “La mia morte è il parto della città nuova”.
Al-Bayyâtî canta in prigione nel ‘58, cito: “La croce simbolo e promessa di una terra nuova”.

Sâmih al-Qâsim nella sua “Lettera a Dio” offre al Padre nostro tutte le sofferenze dei suoi figli, quelle della croce, di Palestina; e nel suo poema “Il sangue nel palmo di mano” (con espressioni come “io rischio la mia vita”), canta Cristo liberatore degli oppressi e amico degli uomini.

Darwîsh dice lo stesso in un poema intitolato “Con Gesù”. Parlo di Israele - dice lui - ho dei chiodi nei piedi; quale soluzione scegliere, o figlio di Dio? La violenza o la non violenza. E Mahmûd Subh dirà lo stesso nel ’76 nel suo poema intitolato “Croce degli uomini”, croce dei tormenti dei Palestinesi.

Allora, vedete mi pare che sia importante per noi, nella inculturazione moderna, sapere interrogare quanto i nostri amici scrivono. Credo che sia una delle missioni di chi parte alla scoperta di un’altra religione, di un altro mondo culturale, di un altro continente umano, che è anche un mondo di spiritualità. E noi dobbiamo umilmente tentare di capirne i valori, di tentare di capirne anche, purtroppo, i malintesi, i rifiuti e le negazioni.

E allora vedete io ritorno così al punto di partenza: perché Maometto si è interessato di Gesù e di Maria a tal punto che nel Corano noi abbiamo cento versetti, e delle cose tanto belle? E perché lui si è permesso di negare le cose essenziali? Tante volte dotti musulmani e altri mi hanno detto: “Lascia perdere la Trinità, l’incarnazione, la redenzione, tutte queste cose inventate da Paolo. Cristo, tutto sommato, non ha mai detto tutto questo, e non è vero; allora saremo tutti insieme”. Mentre noi ben sappiamo che queste tre dimensioni della nostre fede rappresentano, diciamo, il cuore del cuore della fede cristiana.

Allora perché c’è stato questo malinteso dell’inizio? Maometto era sincero, sì o no? Era stato male informato, sì o no? E’ stato deluso dalla testimonianza dei cristiani del suo tempo, sì o no? Vedete, le domande che noi ci poniamo per il suo tempo sono sempre valide per noi oggi. Trovate questi quattordici secoli di storia intorno al Mediterraneo: perché il mondo cristiano non è riuscito a svelare nel modo perfetto il vero volto di Cristo? E’ un problema per me, credo che sia un problema per voi.

Tanto più che alcuni “spirituali” nella lunga storia del mondo musulmano hanno interrogato questo personaggio enigmatico di Gesù nel Corano. Tutti si sono posti tante domande in proposito. Abu Hamid al-Ghazali ci ha lasciato una summa teologica, il “Ravvivamento delle scienze della religione”, che per i musulmani vale quanto per noi l’opera di san Tommaso . Lui si pone la domanda: ma perché Gesù non si è sposato? Un vero profeta dovrebbe dare esempio in tutte le dimensioni dell’essere. E perché il nostro profeta si è sposato? Allora lui dice che forse Gesù era consapevole delle sue debolezze. Non sarebbe stato capace di essere un bravo profeta e, nello stesso tempo, un bravo padre di famiglia, uno sposo molto attento alla sua moglie, o alle sue mogli, e così via. Quindi ha preferito accontentarsi della sua dimensione profetica, mentre - aggiunge lui - il nostro profeta era talmente geniale, perfetto, che poteva fare tutto nello stesso tempo, tant’è vero che la rivelazione scendeva su di lui quando stava a letto con la moglie.

E quando un grande teologo mi dice questo, io tento di capire come un teologo possa fare queste affermazioni. Come possiamo noi tentare di spiegare una tale giustificazione che a noi sembra un po’ paradossale? Ma altri, quelli che hanno voluto approfondire le dimensioni spirituali del loro cammino religioso, hanno interrogato il volto di Gesù e il volto di Maria. Alcuni mistici musulmani hanno parlato della religione del patibolo.

Or bene in arabo “patibolo” e “croce” hanno lo stesso senso. Un grande mistico, Ibn al ‘Arabi, nato nella Spagna meridionale, il quale andò a vivere a Damasco alla fine delle crociate - e lì è morto ed è sepolto - nei suoi scritti ha dei capitoli stupendi sulla persona di Gesù, perché coerentemente con il deposito della tradizione islamica lui si pone la domanda: perché soltanto per lui si parla nel Corano di una kalima, di una parola che viene da Dio e che viene affidata a Maria? E perché nel Corano soltanto di lui si dice che è stato conservato dallo spirito di santità (forse lo Spirito Santo)? Che cosa significa? Sì che lui lo considera il perfetto santo. Infatti c’è una corrente nella tradizione musulmana che andrà a finire dicendo: Maometto è il suggello della profezia per essere profeta; Gesù, figlio di Maria, è il suggello della santità per essere santo.

E allora potete capire che il mistico abbia nei suoi scritti questa frase che io vi affido in conclusione. Lui arriva a dire in uno dei suoi scritti: “Gesù! Quando qualcuno ha una malattia che si chiama Gesù, non c’è speranza di guarigione”.
Allora io sono malato e spero di esserlo per sempre. Grazie.

dal sito gliscritti.it

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