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Non si nasce gay, e altre cose che pochi sanno
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di Giovanni Vasallo, 7 giugno 2013

Uno delle certezze che sostengono le lobby LGBT è che l’omosessualità è una condizione genetica. In realtà recenti studi su coppie di gemelli dimostrano che l’attrazione per persone dello stesso sesso non dipende dal codice genetico ma è qualcosa dovuta a esperienze successive alla nascita.

Il Dott. Neil Whitehead
, ricercatore scientifico per il governo della Nuova Zelanda, per le Nazioni Unite e la International Atomic Energy Agency, fa il punto della situazione: i gemelli identici hanno lo stesso codice genetico, sono allevati in condizioni prenatali identiche, perciò se l’omosessualità fosse causata da fattori genetici o condizioni prenatali e uno dei due fosse gay, anche l’altro gemello dovrebbe esserlo. Ma gli studi scientifici rivelano che le cose vanno diversamente. “Se uno dei due gemelli prova attrazione per persone dello stesso sesso le possibilità che l’altro gemello l’abbia sono solo dell’11% per gli maschi e il 14% per le femmine”.

Visto che i gemelli identici sono sempre geneticamente identici, l’omosessualità non può essere dovuta a fattori genetici
. “Nessuno nasce gay”, conclude Whitehead. Ciò che produce l’omosessualità, perciò, deve essere dovuto a fattori post nascita, come ad esempio le differenti reazioni personali a eventi o circostanze che hanno un diverso impatto sui due gemelli.
Il primo studio approfondito su gemelli identici è stato effettuato in Australia nel 1991, seguito da un altro negli Stati Uniti nel 1997. Nel 2002 Bearman e Brueckner hanno pubblicato uno studio effettuato su 5.552 coppie di gemelli degli Stati Uniti. L’attrazione per persone dello stesso sesso (Same-sex attraction) tra gemelli identici era comune solo al 7,7% per i maschi e al 5,3% per le femmine.


Nella stessa ricerca si parla dei cambiamenti di orientamento sessuale. E i due autori osservano che la maggior parte di questi cambiamenti, non terapeutici ma accaduti “naturally” durante la vita, sono rivolti verso un’esclusiva eterosessualità (il 3% della popolazione eterosessuale sostiene di essere stata in passato anche bisessuale o omosessuale). Il numero delle persone che hanno cambiato il loro orientamento sessuale verso un’esclusiva eterosessualità è più alto dell’attuale numero di bisessuali e omosessuali messi insieme. In altre parole “Gli ex gay superano per numero gli attuali gay”.

Il matrimonio non interessa ai gay


A proposito della battaglia per ottenere i matrimoni tra omosessuali, Mercatornet ha segnalato un episodio interessante sulla concezione che hanno alcuni gay del matrimonio.
Durante il Sydney Writers Festival del 2012, infatti, in un incontro pubblico è stato rivolta a quattro scrittori gay questa domanda: «Perché sposarsi quando si poteva essere felici?». Erano tutti d’accordo sul fatto che i gay non vogliano sposarsi, dato che i gay non aspirano alla rispettabilità borghese. La risposta più interessante è venuta dalla giornalista e attivista Masha Gessen, sposata con una partner lesbica in Massachusetts da cui in seguito ha divorziato, ora ha tre bambini che hanno cinque diversi genitori. Nella sua risposta (per ascoltare le parole nel video clicca qui) la Gessen afferma che vorrebbe vedere abolita l’istituzione del matrimonio, e perciò è necessario mentire quando si promuovono i matrimoni gay: «Anche uno stupido capirebbe che l’istituzione del matrimonio non dovrebbe esistere… [applausi del pubblico] La lotta per il matrimonio gay comporta in generale mentire su quello che faremo con il matrimonio una volta che lo otterremo, perché mentiamo dicendo che l’istituzione del matrimonio non cambierà: sì questa è una falsità»

Cosa dice chi è stato allevato da una coppia gay  


Tempi ha riportato alcuni stralci della testimonianza di Robert Oscar Lopez, professore presso la California State University, che lo scorso 12 marzo ha raccontato davanti al Parlamento del Minnesota. Lopez, cresciuto dalla madre lesbica con la sua compagna, nel suo racconto (che è possibile leggere integralmente qui) sottolinea alcuni aspetti che fanno riflettere, soprattutto perché vissuti sulla propria pelle:

   Il disagio che ha comportato vivere senza una figura maschile di riferimento e quindi le difficoltà a creare stabili rapporti di amicizia sia con le ragazze che con ragazzi.

   Una volta giunto all’Università la comunità gay gli aveva detto che necessariamente era destinato a essere gay, mentre lui si sentiva ancora a disagio.
   Non ha mai trovato, specialmente nel mondo gay che ha frequentato per tanti anni, qualcuno che affrontasse sul serio le sue difficoltà, perché veniva malvisto chi metteva in dubbio la sua omosessualità.
   Gli adulti cresciuti da genitori dello stesso sesso nel contattarlo gli chiedono di dare voce alle loro preoccupazioni: pur amando i propri cari spesso “provano rabbia verso i loro “genitori” per averli privati del genitore biologico (o, in alcuni casi, di entrambi i genitori biologici), rimpiangono di non aver avuto un modello del sesso opposto, e provano vergogna o senso di colpa per il fatto di sentire un risentimento verso i propri genitori”
   La comunità gay, dentro la quale ha trascorso 40 anni della sua vita, spesso trasmette odio e recriminazione, parlando talvolta male delle coppie eterosessuali per giustificare le adozioni. (fonte: http://www.documentazione.info/non-si-nasce-gay-e-altre-cose-che-pochi-sanno)


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