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Fivet: punti fermi  
Scritto da Mario PALMARO   
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Mondo cattolico confuso sul tema della fecondazione in vitro. Va fatta chiarezza: non v'è differenza tra Fivet eterologa (dove interviene un terzo rispetto alla coppia) ed omologa (all'interno della coppia): entrambe comportano la morte certa di decine di embrioni umani. E sono inaccettabili.

Il dibattito politico sulla fecondazione artificiale (Fivet) tornerà presto nell'agenda del Parlamento italiano. La scorsa legislatura si era conclusa con un nulla di fatto, dopo che i partiti si erano polarizzati su due posizioni: da una parte, chi voleva rendere legale la Fivet con la massima ampiezza possibile, elaborando una norma-fotografia di ciò che già avviene nei centri per la riproduzione artificiale; dall'altra, chi voleva vietare le Fivet eterologa - quella che prevede l'uso di gameti provenienti da persone terze rispetto alla coppia - rendendo però legale la Fivet omologa. A ben guardare, questo schema dialettico nasconde una sotterranea convergenza, se non di obiettivi, almeno di risultati: entrambe le posizioni riconoscono che la Fivet non deve essere proibita dall'ordinamento, ma regolamentata. Il dissidio è dunque spostato non sulla giuridicità della pratica - ammessa implicitamente anche dal secondo schieramento - ma sull'ampiezza delle modalità con cui praticare la fecondazione artificiale.

Come si vede, nel dibattito politico italiano è completamente mancata una terza posizione: quella che invoca dallo Stato il divieto di ogni fecondazione extracorporea, sia essa eterologa piuttosto che omologa. Guarda caso, la posizione che coincide con il Magistero cattolico sulla materia.

La posizione della Chiesa

L'ortodossia della Cattedra di Pietro in materia di fecondità umana - pur nella sua ricchezza di contenuti - può essere riassunta in pochi, chiarissimi, principi:
a.    esiste una connessione inscindibile tra significato unitivo e significato procreativo  dell'atto  coniugale che l'uomo non può mai rompere di sua iniziativa, per nessun motivo.
b.    ne deriva che qualsiasi tecnica che  sostituisca l'atto coniugale anche allo scopo - in sé buono - di dare un figlio a coppie sterili, va considerata moralmente illecita; ciò vale tanto per l'inseminazione
artificiale in vivo (il concepimento avviene nel corpo della donna) che per la fecondazione extracorporea-Fivet (il concepimento avviene fuori  dal  corpo della donna).
c. sul piano del diritto, esiste una differenza sostanziale tra le tecniche di inseminazione e la Fivet: le prime, pur sostanziando un disordine morale, non sembrano configurare un illecito giuridico, almeno all'interno della coppia regolarmente sposata; viceversa, la Fivet - poiché comporta sempre, tanto nella versione eterologa quanto in quella omologa, la morte certa di decine e decine di embrioni umani - costituisce una condotta giuridicamente rilevante, possedendo i requisiti non soltanto del peccato, ma del reato contro la persona.
d. per queste ragioni, mentre uno Stato laico potrebbe permettere la pratica dell'inseminazione artificiale, dovrebbe vietare la Fivet in ogni sua forma.


Quale strategia per i cattolici

Quando, il 27 gennaio 1998, la deputata dei Democratici di sinistra Bolognesi ha presentato la sua proposta di legge sulla Fivet, ampiamente permissiva, alcuni cattolici avvertirono la necessità di reagire. Purtroppo, forse per la fretta, le buone intenzioni si sono tradotte in una iniziativa maldestra e confusa: il Manifesto-appello del marzo 1998, promosso da Fondazione Nuovo Millennio, Forum delle Associazioni familiari. Operatori sanitari cristiani. In esso si legge, fra l'altro, che "una buona legge (...) deve impedire qualsiasi spreco di embrioni umani e consentire la procreazione artificiale solo nella forma omologa e all'interno della coppia di coniugi". Una legge che permette l'uccisione di migliaia di embrioni vie ne definita "buona".
Dunque, autorevoli cattoici si facevano promotori di una legge ingiusta, appellandosi indirettamente al numero 73 dell'Evangelium vitae. In realtà, quel passaggio dell'enciclica richiede alcuni presupposti che qui sono rimasti del tutto assenti: impossibilità comprovata di ottenere una legge giusta; posizione di principio chiara e a tutti nota; liceità non di presentare proposte minimali, ma di offrire sostegno a iniziative già esistenti. Una strategia gravemente compromissoria, assunta anche da un movimento di opinione come il Movimento per la vita, che ha conosciuto così una frattura tra i fautori del Manifesto e coloro che invece se ne sono dissociati. L'effetto di questa "linea morbida" è stato che i mass media hanno ricevuto e veicolato all'opinione pubblica italiana questo messaggio: la fivet omologa è la fivet cattolica.

Il male minore: l'equivoco  "proporzionalista"
Purtroppo, persone di indubbio valore, impegnate da anni con coraggio sul fronte della difesa della vita umana, sono cadute in un errore che la tradizione cattolica ha sempre condannato, e che va sotto il nome di "proporzionalismo". In molti scritti i fautori dello schema "no all'eterologa - sì all'omologa" fanno appello al principio del "male minore", ridipinto sotto la forma più elegante del "massimo bene possibile". Essi affermano: "Promuoviamo nelle piazze e nei parlamenti questa legge, perché così almeno impediamo la fivet eterologa".
Ora, nessuno nella tradizione cattolica ha mai pensato che la rettitudine dell'azione consistesse nella sua efficacia di "produrre la maggior proporzione di effetti positivi". Le stragi di civili compiute a Hiroshima, Nagasaki, Amburgo, Dresda, furono determinate dalla comparazione fra le vittime di quei bombardamenti (presunto male minore) e le vittime non meglio prevedibili di un protrarsi del conflitto.
Ma nessuna "analisi comparativa" potrà rendere lecito ciò che non è lecito intrinsecamente: un gigantesco massacro di civili. Quando Tommaso Moro va, senza entusiasmo, a morire piuttosto che mentire sotto giuramento, tutti intorno a lui gli prospettano "mali minori" per salvarsi il collo. Ma egli sa che compiere un atto illecito in sé rappresenta un male più grave di qualsiasi altro. In fondo, già i pagani avevano colto questo principio vitale che sta dentro la legge naturale: per Socrate, il primo problema di chi sta per prendere una decisione, non è di prevedere e giudicare le conseguenze certe o probabili. Il primo problema è decidere se ciò che decido è giusto o ingiusto. I proporzionalisti peccano, purtroppo, di mancanza di fiducia nella Provvidenza, perché pensano che l'uomo abbia il compito di far trionfare la giustizia nel mondo. La Chiesa ci insegna, invece, che all'uomo è chiesto solo e sempre di agire con giustizia.

IL TIMONE  N. 16 - ANNO III - Novembre/Dicembre 2001 - pag. 16-17

Il Discorso del Santo Padre

al Movimento della vita: una riflessione….

Il 22 maggio scorso, il Direttivo del Movimento per la vita, ha incontrato il Santo Padre. La data, lo sappiamo, è significativa: 25 anni dalla legge 194 e poi alla vigilia dell’assemblea che si è successivamente svolta a Montecatini.

Il Discorso di Giovanni Paolo II offre notevoli spunti di riflessione sul cammino che il Movimento ha fatto in tutto questo tempo, ed anche sul rispetto della vita umana.

“Insidie ricorrenti minacciano la vita nascente. Il lodevole desiderio di avere un figlio spinge talora a superare frontiere invalicabili”.

Questa affermazione del Pontefice delinea in modo chiaro e completo la situazione che attualmente si sta vivendo nell’ambito della società. Le “insidie” che minacciano la vita umana sono molte e, spesso, si celano dietro una presunta forma di “aiuto” alla maternità ed alla nascita di un figlio. Si fanno passare per “aiuti” quelle pratiche, quali le varie tecniche di fecondazione artificiale, la maternità surrogata, ecc…, che nel tentativo di voler dare un figlio a tutti i costi ad una coppia, ledono la stessa dignità della persona umana ed il stesso diritto a vivere di ogni neoconcepito. Per poter “creare un figlio” in questo modo, se ne uccidono molti altri!

“Embrioni generati in soprannumero, selezionati, congelati, vengono sottoposti a sperimentazione distruttiva e destinati alla morte con decisione premeditata”.

Così il Santo Padre continua, mettendo in risalto la vera ed inaccettabile realtà alla quale si arriva nel voler generare a tutti i costi.

La nostra, lo sappiamo, è l’epoca delle contraddizioni. Da una parte assistiamo a figli non voluti dai genitori o dalla sola madre, all’aborto, legale o clandestino, ma comunque distruzione di una vita umana alla quale viene negato il diritto fondamentale: vivere.

Dall’altra, quando i figli non vengono naturalmente, c’è una corsa, un’ansia a volerne uno quasi “per forza”, come se il non averlo fosse una “mancanza” talmente grave alla quale è necessario dover sopperire a costo di qualsiasi cosa, anche del “calpestare la vita di altri figli”, che per poter far nascere un loro fratello, sono già in partenza destinati alla distruzione.

Si perde il significato vero e genuino della nascita del figlio. Il figlio che invece dovrebbe essere visto come dono per i suoi genitori, come fonte di vita da amare e rispettare integralmente, in tutte le sue manifestazioni ed in qualsiasi stadio del suo sviluppo.

Una nuova vita umana, in qualunque modo sia tata concepita, ha sempre diritto di essere amata e rispettata integralmente e, soprattutto, ha un diritto che è fondamentale: vivere!

Leggiamo nell’ Evangelium Vitae che la vita umana viene affidata all’uomo, non come una “cosa”, bensì come un tesoro da rispettare e di cui l’uomo stesso dovrà renderne conto al Suo Creatore (cfr. n. 52). Ed ancora, leggiamo che Dio è il padrone assoluto della vita umana in quanto l’uomo è stato creato a Sua immagine e somiglianza. Per questo motivo ogni vita umana ha un carattere sacro ed inviolabile, perché in essa si riflette e si rispecchia la stessa inviolabilità del Padre della Vita (cfr. n. 53).

Il Papa, nel suo discorso, incoraggia a continuare su questo cammino di rispetto e salvaguardia della vita umana.

“Non scoraggiatevi e non stancatevi, (…), di proclamare e testimoniare il vangelo della vita; siate al fianco delle famiglie e delle madri in difficoltà”.

E’ un invito rivolto ad ogni membro del Movimento per la Vita, ma si può considerare rivolto ad ogni uomo, a ciascuno di noi, in virtù proprio del fatto che siamo creature volute dal Creatore che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza e che ha voluto che l’uomo esistesse per amore. Allora, quale impegno migliore, se non quello di far sì che ogni vita sia amata, accolta e rispettata fin dal momento del suo concepimento?!

“Il Vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è per tutti. La questione della vita e della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani. Anche se dalla fede riceve luce e forza straordinarie, essa appartiene a ogni coscienza umana che aspira alla verità ed è attenta e pensosa per le sorti dell’umanità. Nella vita c’è sicuramente un valore sacro e religioso, ma in nessuno modo esso interpella solo i credenti: si tratta, infatti di un valore che ogni essere umano può cogliere, anche alla luce della ragione e che perciò riguarda necessariamente tutti” (Evangelium Vitae, n. 101).

Basterebbe soffermarsi su queste parole dell’Enciclica citata per comprendere il grande compito e la grande responsabilità che abbiamo in quanto uomini. La vita di ciascuno di noi, è affidata all’altro perché la custodisca e la protegga. Indipendentemente dal proprio credo religioso la vita è un valore sempre universale, al quale è dovuto ogni rispetto ed ogni tutela. Ciascun uomo dovrebbe difenderla e lottare perché essa sia rispettata ed amata, sempre!

La stessa maternità ha un ruolo decisivo ed importante per la vita dell’uomo e, di conseguenza, la figura della donna acquista un posto di rilievo in questo ambito. E’ lei la custode della vita, è lei che la tiene nel suo grembo e le permette di maturare e crescere fino al punto di essere autonoma e venire alla luce. La madre è quindi la prima “culla” per il bambino, una culla speciale, nella quale il figlio trova l’ambiente adatto affinché possa crescere ed affrontare la vita extrauterina.

Alla donna fa un riferimento particolare anche Giovanni Paolo II, quando afferma che:

“Specialmente a voi, donne, rinnovo l’invito a difendere l’alleanza tra la donna e la vita”.

Si, è vero, la vita umana deve essere una responsabilità per tutti, ma la donna ne deve essere pienamente la promotrice in quanto è in lei, che si perpetua, quel “miracolo” chiamato “gravidanza”; è in lei che la nuova creatura umana si sviluppa per poi affrontare il mondo esterno; ed è sempre da lei che riceve la prima accoglienza ed il primo di una serie di gesti d’amore che deve accompagnarla per la sua vita.

Non è facile tutto questo, non è facile difendere la vita umana e far sì che anche altri la difendano e proteggano. Ma non bisogna scoraggiarsi. Il Santo Padre, nell’ultima parte del Discorso del 22 maggio, formula la “soluzione” a qualsiasi difficoltà da affrontare. Egli sottolinea che il Padre Celeste non farà mai mancare quell’aiuto che è necessario affinché si possano portare ad avere un buon esito tutte quelle attività che il Movimento fa e farà a favore della vita. La forza la si trova rivolgendosi con la preghiera a Gesù, a colui che, perché avessimo la vita, l’ha data per noi.

Non si può non fare riferimento poi alla Mamma Celeste, a colei che ha custodito nel suo grembo verginale, per nove mesi, il Figlio di Dio.

Rivolgendoci a lei, possiamo dire, insieme all’Evangelium Vitae:

“Fa’ che quanti credono nel Tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita”.

Adele Caramico

(articolo pubblicato su www.culturacattolica.it il 15/10/2003)




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