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L'embrione è già uomo  
Scritto da Roberto LANZILLI   

Fabbricare artificialmente l’uomo, modellarlo a nostro piacere è una tentazione diabolica.


I recenti fatti riguardanti la manipolazione genetica e l'eutanasia, ammessa in Olanda sui bambini sotto i 12 anni - neonati inclusi -, hanno riproposto all'attenzione un tema ricorrente nella storia: il tentativo dell'uomo di migliorare la propria razza per "elevare" la qualità della vita. Come? Eliminando i diversi e i più deboli, cioè i deformi, i menomati, i meno dotati. Ma ciò impone qualche domanda.
Perché la Chiesa si è sempre opposta agli interventi eugenetici? E prima: qual è la natura dell'uomo e cosa sono la scienza e la tecnica biomediche che sempre più consentono all'uomo di prendere in mano il proprio destino?

Sul punto, la Donum vitae avverte che «in forza della sua unione sostanziale con un'anima spirituale, il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni, né può essere valutato alla stessa stregua del corpo degli animali, ma è parte costitutiva della persona che attraverso di essa si manifesta e si esprime» (n. 3).

Sant'lreneo aggiunge: «L’uomo che vive è la gloria di Dio», poiché «il sangue di Cristo manifesta come l'uomo sia prezioso agli occhi di Dio e come sia inestimabile il valore della sua vita» e perché «tutto nel creato è ordinato all'uomo e tutto è a lui sottomesso».

Circa, poi, la scienza e la tecnica, definite preziose risorse, esse sono «ordinate all'uomo da cui traggono origine e incremento, e attingono dalla persona e dai suoi valori morali l'indicazione della loro finalità e la consapevolezza dei loro limiti» (D.V., 2).
Quindi, l'uso della diagnosi prenatale diretta all'aborto selettivo, che è l'eliminazione degli embrioni affetti da patologie genetiche o difetti, come il ricorso alla sterilizzazione di individui non ritenuti atti a procreare - immorale perché contro l'integrità della persona - o quello, crescente, alla FIVET
costituiscono pratiche gravemente illecite. Il motivo è semplice: gli embrioni sono a pieno titolo nuovi esseri umani, per dirla con Tertulliano: «E' già un uomo colui che lo sarà».
Ma è il genetista Lejeune che ci propone la domanda cruciale, poiché mostra la vera paternità, quella diabolica:
«Fabbricare artificialmente degli uomini, modellarli a nostro piacere, non è forse la tentazione dell'orgoglio assoluto? Ma non "sono io (Dio) che do la morte e faccio vivere" (Dt 32,39)? e all'uomo non fu detto: "Amerai il tuo prossimo come te stesso"? (Lv 19,18)».

BIBLIOGRAFIA

Riccardo Cascioli - Antonio Gaspari, Le bugie degli ambientalisti, Piemme, 2004.
Cristian Fuschetto, Fabbricare l'uomo. L'eugenetica tra biologia e ideologia, Armando, 2004.
Antonio Gaspari, Da Malthus al razzismo verde. La vera storia del movimento per il controllo delle nascite, 21mo Secolo, 2000.
Elio Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero, 1999.
Lino Ciccone, Bioetica, Ares, 2000.
R. Lucas Lucas, Bioetica per tutti, San Paolo, 2002.
Aldous Huxley, Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo, Mondadori, 1991 (I edizione Oscar classici moderni).
Luciano Ligabue, La neve se ne frega, Feltrinelli, 2004.
Giuseppe Savagnone, Metamorfosi della persona. Il soggetto umano e non umano in bioetica, ElieDiCi, 2004.
Jacques Testart, ChrJstian Godin, La vita in vendita. Biologia, medicina, bioetica e il potere del mercato. Lindau, 2004.


Dossier: Il ritorno di Erode

IL TIMONE  N. 38 - ANNO VI - Dicembre 2004 - pag. 46

Il concetto di persona e l'embrione umano  
Scritto da Giacomo SAMEK LODOVICI   

L’uomo è persona già come embrione.
La riflessione filosofica – da Aristotele fino ai giorni nostri – fornisce tutti gli argomenti razionali per cogliere questa fondamentale verità.
Il concetto di persona è cruciale per affrontare qualsiasi dibattito di bioetica, dall’aborto all’eutanasia, dalla clonazione alla fecondazione artificiale. Lo status di persona infatti appartiene all’uomo, definisce la sua natura e la sua specificità, distinguendolo dalle cose inanimate e dagli altri viventi.
Ovviamente, l’uomo è un vivente e ciò lo differenzia dalle cose inanimate, ma in che cosa è distinto dagli altri viventi?
Qual è la sua natura che ne fa un essere personale?
Per ricostruire la natura dell’uomo e capire chi è una persona dobbiamo, come Aristotele, partire dalle operazioni che l’uomo compie
. Per intenderci, dobbiamo fare un po’ come si fa in chimica, dove, per scoprire la natura di una sostanza, la si fa agire attraverso un reagente e dalle sue reazioni si risale alla sua natura.

Chiediamoci, dunque: quali sono le operazioni peculiari dell’uomo? Non sono certo le operazioni «vegetative» come la nascita, la crescita, il nutrimento e così via, perché esse vengono esplicate anche dalle piante e dagli animali; nemmeno le attività «sensitivo-motorie», come la sensazione, il movimento, il desiderio e simili, perché esse vengono svolte anche dagli animali; piuttosto, le azioni peculiari dell’uomo sono quelle razionali, che non sono solo gli atti di ragionamento, ma anche quelli di amore, gli atti liberi, gli atti in cui manifesta il suo senso e le sue capacità estetico-artistiche, quelli che mostrano che egli ha un’anima spirituale, gli atti religiosi, ecc. (ne ho parlato in il Timone n. 26, pp. 32-34). Dunque possiamo dire che l’uomo è un essere di natura razionale, ed un essere di natura razionale viene designato col termine persona, come diceva Boezio.

Ciò permette già di respingere la concezione della persona di alcuni autori di matrice utilitarista che riconoscono lo status di persona a chi prova dolore e piacere e, sulla base di questa idea errata, equiparano gli animali agli uomini: l’uomo infatti esercita delle operazioni cognitive mentre l’animale no.

Altri autori sostengono che anche gli animali sono persone perché esercitano delle forme di attività conoscitiva. Bisogna ribattere loro, sempre con Aristotele, che la «conoscenza» degli animali superiori è qualitativamente inferiore a quella dell’uomo: infatti, l’animale coglie nelle cose solo l’utilità/dannosità, la piacevolezza/dolorosità, anzi (cfr. H. Plessner, A. Gehlen e M. Scheler) si accorge solo di alcune cose, cioè di quelle cose utili/dannose, piacevoli/dolorose e le altre nemmeno le percepisce. Invece l’uomo, poiché è razionale, indaga su tutte le cose, indaga anche la natura delle cose, cioè si chiede: «che cos’è questa cosa?», vuole conoscere le cose a prescindere dalla loro eventuale utilità/dannosità, cioè vuole conoscere la verità sulle cose, percepisce il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il bello e il brutto.

Notiamo bene che un essere di natura razionale è un essere capace potenzialmente di compiere operazioni razionali, e non solo colui che compie attualmente tali operazioni. L’uomo è persona anche quando non compie operazioni razionali, perché possiede una natura che lo abilita, prima o poi, o ancora, a compiere tali attività.

Questa sottolineatura è importante, perché i bioeticisti che difendono l’aborto e l’eutanasia sostengono al contrario un’equazione, un’iden-tità tra la persona e il suo esercizio in atto di certe attività: secondo questi autori, un essere umano è persona solo quando compie attualmente certe operazioni. In tal modo, essi operano una distinzione tra essere umano e persona, cioè sostengono che l’essere umano diventa gradualmente persona (e lo è pienamente solo quando esplica pienamente attività razionali) e cessa gradualmente di esserlo (quando perde lucidità intellettuale, quando è in coma, ecc.).

Partendo da queste premesse errate, essi deducono che l’embrione e il malato terminale non sono persone, in quanto non esplicano attività razionali. Addirittura, per un bioeticista molto famoso come H.T. Engelhardt anche l’infanticidio è lecito, perché i neonati o i bambini piccoli non esercitano tali attività. Bisogna, però, obiettare che, se fosse persona solo chi esercita attualmente operazioni razionali, allora bisognerebbe dire che anche un dormiente o un uomo sotto anestesia non sono persone giacché non esplicano tali attività, e dunque diventerebbe legittimo sopprimere anche loro e non soltanto gli embrioni, i malati terminali e i bambini.

Tuttavia, questa obiezione non è ancora risolutiva nel caso in cui qualcuno è disposto ad accettare le conseguenze di tale concezione, cioè ad ammettere la liceità di sopprimere dormienti e pazienti sotto anestesia. Dobbiamo allora giungere al cuore del problema, non soltanto mostrando le conseguenze dell’equazione: persona = attività, ma anche dimostrando che essa è falsa.

Per fare questo, dobbiamo partire da un dato di fatto: io (come ogni uomo) sono in grado di distinguere le azioni che compio, le mie azioni, da quelle che non compio, da quelle degli altri. Per esempio, in una libreria si compiono molte azioni, come individuare un libro sugli scaffali, prendere in mano alcuni libri, andare alla cassa, pagare, e così via. Ebbene: io riesco a distinguere il mio individuare un libro da quello degli altri, il mio prendere in mano un libro da quello di altri, il mio dare una scorsa al libro da quello di altri. Ci sono cioè azioni identiche, che possono svolgersi simultaneamente, perché magari molti stanno guardando nello stesso momento lo stesso libro ancora esposto su uno scaffale, eppure tra queste azioni identiche solo alcune le individuo come mie, mentre altre no.

Ora, se io riesco a qualificare alcune azioni come mie, vuol dire che la mia persona è qualcosa che permette di distinguere in una molteplicità di azioni quelle che sono mie, da quelle che non lo sono, cioè la mia persona non è identica alle mie azioni, bensì esiste prima del compimento delle azioni, le accompagna mentre si svolgono e perdura quando esse sono terminate. E, proprio perché la persona è distinta dalle azioni, è possibile attribuire a me (cioè a quella persona che sono io), le mie azioni e non quelle che sono di altre persone. Insomma, la persona è un sostrato, un sostegno, da cui provengono le azioni, che è diverso da esse, e io posso dire che alcune azioni sono mie perché provengono da quel sostegno che sono io senza essere identiche ad esso.

O, ancora, la persona è come una sorgente da cui zampilla dell’acqua: la sorgente è la fonte dell’acqua, ma non è l’acqua, e poiché la sorgente non è l’acqua è possibile dire che le molecole d’acqua di un fiume sono di due o più sorgenti diverse, nonostante che queste molecole d’acqua siano tra loro chimicamente identiche e si trovino le une accanto alle altre. Per tornare al nostro esempio, anche se le azioni che vengono compiute in una libreria sono identiche e avvengono magari simultaneamente e le une accanto alle altre, è possibile dire che alcune di queste azioni sono mie, perché quella persona che sono io, e che è distinta dalle azioni che da essa scaturiscono, consente di raggruppare appunto le mie azioni e di distinguerle da quelle degli altri.

Si potrebbe ribattere che io riesco a distinguere i miei atti da quelli degli altri secondo un criterio di vicinanza spaziale. Stando a tale criterio, le azioni spazialmente vicine tra loro sono mie, le altre non lo sono. È facile controbattere: in realtà, abbiamo già visto che due azioni vicine tra loro possono essere una mia, l’altra no. È mia l’azione di prendere un libro da uno scaffale, non è mia un’altra azione vicinissima di prendere un libro dallo stesso scaffale.

Inoltre, due azioni possono essere mie nonostante siano spazialmente lontane: l’azione che qualifico come mia di individuazione di un libro può avvenire in fondo alla libreria, e quella che qualifico come mia di pagare il libro può avvenire all’entrata.
Si potrebbe ulteriormente obiettare che io riesco a distinguere i miei atti da quelli altrui secondo un criterio di vicinanza temporale: sono mie le azioni che si svolgono vicine nel tempo. Ma anche in questo caso abbiamo già in parte visto che due azioni simultanee, o che si susseguono una dopo l’altra, possono essere una mia e l’altra no: di due azioni simultanee di acquisto di un libro, o che si susseguono una dopo l’altra, una è mia, l’altra no. Inoltre, è facile osservare come due azioni possano essere mie nonostante siano temporalmente lontane: l’azione con cui ho individuato un libro può essere avvenuta due ore prima rispetto a quella con cui acquisto il libro, eppure sono due mie azioni, mentre le azioni di acquisto di due libri uno subito dopo l’altro possono essere una mia e l’altra no.

Insomma, come abbiamo cercato di mostrare, l’uomo è persona anche quando non compie le sue azioni peculiari, bensì quando è capace potenzialmente di compierle.

Quindi, per fare solo un accenno sull’aborto, l’uomo è persona già come embrione, perché l’embrione umano è potenzialmente capace di compiere operazioni razionali, in quanto nel suo DNA ci sono già tutte le istruzioni che gli consentono di svilupparsi fino a poter esercitare le azioni razionali: nel suo sviluppo infatti non c’è nessuna interruzione, nessun salto, nessun intervento esterno determinante.


IL PAPA E LA VITA


"La Chiesa sa che questo Vangelo della vita, consegnatole dal suo Signore, ha un'eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e anche non credente, perchè esso, mentre ne supera infinitamente le attese, vi corrisponde in modo sorprendente. Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritoo si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica".

(Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 2).

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