E' Gesù che Passa spiritualità riflessioni cristiane libri - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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Presentazione

E' Gesù
che passa raccoglie 18 omelie pronunciate dal Beato Josemaría tra il 1951 e il 1971, nelle diverse feste del ciclo liturgico. Il filo conduttore è la filiazione divina, che implica la chiamata  universale alla santità, la santificazione del lavoro ordinario, la vita contemplativa in mezzo al mondo,  l'unità di vita. La prima edizione è del 1973. Finora sono state pubblicate 500.000 copie in 14 lingue.  Mons. Álvaro del Portillo spiega nella presentazione del libro che questo volume raccoglie una  piccola parte della grande catechesi che il fondatore dell'Opus Dei fece con la sua predicazione. "Le  omelie non costituiscono un trattato di teologia nel senso comune dell'espressione. Non sono state  concepite come studio o ricerca su temi determinati; sono pronunciate a viva voce, dinanzi a
persone di ogni condizione culturale e sociale, con quel dono delle lingue che le fa accessibili a tutti. Ma i pensieri e le considerazioni di cui sono intessute promanano da una conoscenza assidua e amorosa della Parola divina. Mons. Escrivá non si rivolge - non dimentichiamo che siamo di fronte a testi pronunciati a viva voce - a un uditorio di teorici o di curiosi della spiritualità cristiana. Parla a
persone in carne e ossa, che portano nell'anima la vita di Dio o che, intravedendo l'amore divino, sono disposte ad accoglierlo."      

Indice


Cap. 1: La vocazione cristiana

Cap. 2: Il trionfo di Cristo nell'umiltà

Cap. 3: Il matrimonio, vocazione cristiana

Cap. 4: L'Epifania del Signore

Cap. 5: Nella bottega di Giuseppe

Cap. 6: La conversione dei figli di Dio

Cap. 7: Il rispetto cristiano per la persona e per la sua liberta

Cap. 8: La lotta interiore

Cap. 9: L'eucaristia, mistero di fede e d'amore

Cap. 10: La morte di Cristo, vita del cristiano

Cap. 11: Cristo presente nei cristiani

Cap. 12: L'Ascensione del Signore in cielo

Cap. 13: Lo Spirito Santo, il grande sconosciuto

Cap. 14: A Gesù per Maria

Cap. 15: Nella festa del Corpus Domini

Cap. 16: Il cuore di Gesù, pace dei cristiani

Cap. 17: La Vergine Santa, causa della nostra letizia

Cap. 18: Cristo Re

La vocazione cristiana

- Comincia l'anno liturgico e l'introito della Messa ci propone una riflessione intimamente connessa con l'inizio della nostra vita cristiana, una riflessione sulla vocazione che abbiamo ricevuto. Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me: Signore, fammi conoscere le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Chiediamo al Signore di guidarci, di mostrarci le sue vie, affinché possiamo raggiungere la carità, pienezza dei suoi comandamenti.che anche voi, come me, nel ripensare alle circostanze che hanno accompagnato la vostra decisione di impegnarvi a vivere pienamente la fede, sentiate profonda riconoscenza verso il Signore e siate sinceramente convinti — senza falsa umiltà — che non vi è stato alcun merito da parte vostra. Di solito impariamo a invocare Dio nell'infanzia, dalle labbra dei genitori cristiani; successivamente, insegnanti, amici, conoscenti, ci hanno aiutato in mille modi a non perdere di vista Gesù.un giorno — non voglio generalizzare, apri il tuo cuore al Signore e raccontagli la tua storia — un amico, un comune cristiano come te, ti svelò un panorama profondo e nuovo, eppure vecchio come il Vangelo. Ti suggerì la possibilità di impegnarti seriamente a seguire Cristo, a essere apostolo di apostoli. Forse in quel momento hai perduto la tranquillità, per ritrovarla trasformata in pace, quando liberamente, perché ti andava di farlo — è questo il motivo più soprannaturale — rispondesti di sì a Dio. Sopraggiunse allora una gioia forte, incessante, che può scomparire soltanto se ti allontani da Lui.mi piace parlare di eletti o di privilegiati. Eppure il Signore chiama e sceglie. Sono parole della Scrittura: Elegit nos in ipso ante mundi constitutionem — dice san Paolo — ut essemus sancii. Ci ha scelti prima della creazione del mondo perché fossimo santi. So che questo non ti riempie di orgoglio né ti fa considerare superiore agli altri.scelta, radice della tua chiamata, deve essere la base della tua umiltà. Si innalza forse un monumento ai pennelli di un grande pittore? Sono serviti per dipingere dei capolavori, ma il merito è dell'artista. Noi cristiani siamo soltanto strumenti del Creatore del mondo, del Redentore di tutti gli uomini.


- Mi incoraggia tanto riconsiderare un fatto narrato punto per punto nelle pagine del Vangelo: la vocazione dei primi dodici. Meditiamolo con calma, chiedendo ai santi testimoni del Signore di aiutarci a seguire Cristo come loro hanno fatto.primi apostoli, per i quali ho grande devozione e affetto, se li giudichiamo secondo i criteri umani erano ben poca cosa. Per quanto riguarda la posizione sociale — fatta eccezione di Matteo, che certamente se la cavava bene, ma lasciò tutto quando Gesù glielo chiese — erano pescatori: vivevano alla giornata, faticando di notte per provvedere al loro sostentamento.la posizione sociale è un dato secondario. Non erano colti, e neppure molto intelligenti, almeno per ciò che si riferisce alla comprensione delle realtà soprannaturali. Perfino gli esempi e i paragoni più semplici risultavano loro incomprensibili e dovevano ricorrere al Maestro: Domine, edissere nobis parabolam, Signore, spiegaci la parabola. Quando Gesù con una metafora allude al lievito dei farisei, credono che li stia rimproverando per non aver comprato del pane.poveri e ignoranti. Tuttavia non sono né semplici né schietti. Pur nella loro ristrettezza di vedute, sono ambiziosi. Li troviamo più volte a discutere su chi sarà il maggiore quando Gesù — secondo la loro mentalità — avrà instaurato sulla terra il regno definitivo di Israele. Discutono e si accalorano nel momento sublime in cui Gesù sta per immolarsi per l'umanità: nel raccoglimento del cenacolo.fede ne hanno poca. Gesù stesso lo afferma. Lo hanno visto risuscitare i morti, guarire ogni genere di malattia, moltiplicare il pane e i pesci, placare le tempeste, scacciare i demoni. Solo Pietro, scelto come capo, sa rispondere con prontezza: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Tuttavia è una fede che egli interpreta a suo modo, e pertanto si permette di tener testa a Gesù perché non si dia in redenzione per gli uomini.ù deve rispondergli: Lungi da me, Satana!

Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!
. Pietro — commenta san Giovanni Crisostomo — ragionava umanamente, fino a concludere che tutto ciò — la Passione e la Morte —era indegno di Cristo e riprovevole. Per questo Gesù lo riprende e gli dice: « No, soffrire non e cosa indegna di me; tu giudichi così perché ragioni secondo la carne, in modo umano».uomini di poca fede eccellevano forse nell'amare Gesù? Lo amavano, senza dubbio, almeno a parole. A volte si lasciavano trascinare dall'entusiasmo: Andiamo anche noi a morire con Lui. Però nel momento della prova fuggono tutti, tranne Giovanni che amava veramente, con le opere. Solo questo adolescente, il più giovane degli Apostoli, rimane accanto alla Croce. Gli altri non nutrivano un amore forte come la morte.questi i discepoli scelti dal Signore; tali apparivano prima che, ripieni di Spirito Santo, diventassero colonne della Chiesa. Sono uomini comuni, con i loro difetti, le loro debolezze, la loro parola più lunga delle opere. E tuttavia Gesù li chiama per farne dei pescatori di uomini, i corredentori e amministratori della grazia di Dio.


- Qualcosa di simile è accaduto anche a noi. Senza troppa fatica potremmo trovare nella nostra famiglia, tra i nostri amici e i nostri colleghi, per non parlare dell'immenso panorama del mondo, tante persone più degne di ricevere la chiamata di Cristo. Persone più semplici, più sagge, più influenti, più importanti, più riconoscenti, più generose.
Quando ci penso, ne sento vergogna. Però mi rendo anche conto che la nostra logica umana non serve per spiegare le realtà della grazia. Dio ama scegliere strumenti deboli perché appaia con maggiore evidenza che l'opera è sua. San Paolo ricorda con trepidazione la sua vocazione: Ultimo fra tutti apparve anche a me, come a un aborto. Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Così scrive Saulo di Tarso, uomo di una personalità e di un vigore tali da avere lungo i secoli una risonanza crescente.dicevo che tutto è avvenuto senza alcun merito da parte nostra, perché alla base della vocazione c'è la consapevolezza della nostra miseria, la certezza che la luce che illumina l'anima — la fede —, l'amore con cui amiamo — la carità —, e lo slancio che ci sostiene — la speranza — sono doni gratuiti di Dio. Pertanto, se non cresciamo in umiltà, perdiamo di vista lo scopo della scelta divina: ut essemus sancti, la santità personale.

È questa umiltà che possiamo comprendere le meraviglie della chiamata divina. La mano di Cristo ci raccoglie dal granaio: il Seminatore stringe nella sua mano piagata il pugno di frumento; il sangue di Cristo imbeve il seme, lo impregna. Poi il Signore lo getta nel solco, perché morendo sia vita e, affondando nella terra, sia capace di moltiplicarsi in spighe dorate.

4 - L'epistola della Messa ci ricorda che dobbiamo assumerci la responsabilità di apostoli con uno spirito nuovo, con fortezza, con sollecitudine. È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.direte che non è facile, e non vi mancheranno le ragioni. I nemici dell'uomo, che sono i nemici della sua santità, cercano di impedire questa vita nuova, questo rivestirci dello Spirito di Cristo. La migliore enumerazione degli ostacoli alla fedeltà cristiana è pur sempre quella di san Giovanni: Concupiscentia carnis, concupiscentia oculorum et superbia vitae; tutto ciò che c'è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita.

5- La concupiscenza della carne non è soltanto la tendenza disordinata dei sensi, né l'istinto sessuale che, quando è ordinato, in sé non è un male, ma una nobile realtà umana da santificare. Per questo io non parlo mai di impurità, ma di purezza, perché a tutti sono rivolte le parole del Signore: Beati i pari di cuore, perché vedranno Dio. A seconda della loro vocazione divina, alcuni dovranno vivere la purezza nel matrimonio; altri, rinunciando all'amore umano, la vivranno corrispondendo unicamente e appassionatamente all'amore di Dio. Né gli uni né gli altri saranno schiavi della sensualità, ma padroni del proprio corpo e del proprio cuore, per offrirli agli altri in spirito di sacrificio.parlo della virtù della purezza, aggiungo solitamente l'aggettivo santa. La purezza cristiana, la santa purezza, non consiste nel vanto di sentirsi "puri" non contaminati. È anzitutto coscienza di avere i piedi di argilla, benché la grazia di Dio ci liberi giorno per giorno dalle insidie del nemico. Considero una deformazione l'insistenza di alcuni nello scrivere o predicare quasi esclusivamente su questo argomento, dimenticando altre virtù di capitale importanza per la vita del cristiano e, più in generale, per la convivenza fra gli uomini.santa purezza non è l'unica né la principale virtù cristiana: è tuttavia indispensabile per perseverare nello sforzo quotidiano di santificazione, al punto che senza di essa è impossibile dedicarsi all'apostolato.

La purezza è conseguenza dell'amore con il quale abbiamo offerto al Signore l'anima e il corpo, le facoltà e i sensi. Non è negazione, ma lieta affermazione.che la concupiscenza della carne non si limita soltanto al disordine della sensualità, ma anche a quello della comodità, della mancanza di vibrazione, che inducono a cercare ciò che è più facile e più piacevole, a percorrere il cammino in apparenza più breve, anche a costo di venir meno alla fedeltà a Dio.simile comportamento significa abbandonarsi incondizionatamente al potere di quella legge contro cui ci previene san Paolo, la legge del peccato: Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato... Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?. Ed ecco la risposta dell'apostolo: La grazia di Dio, per mezzo di Gesù Cristo, nostro signore. Possiamo e dobbiamo lottare contro la concupiscenza della carne, perché, se siamo umili, la grazia del Signore ci verrà sempre concessa.

6 - L'altro nemico — scrive Giovanni — è la concupiscenza degli occhi, un'avarizia di fondo che porta a dar importanza solo a ciò che si può toccare: occhi che restano attaccati alle cose terrene, ma anche occhi che, proprio per questo, non sanno scoprire le realtà soprannaturali.dunque utilizzare l'espressione della Sacra Scrittura nel senso di avarizia dei beni materiali e inoltre nel senso di deformazione che porta a guardare unicamente con visione umana ciò che ci circonda: gli altri, le circostanze della nostra vita e quelle del nostro tempo.occhi dell'anima si annebbiano; la ragione si crede autosufficiente per comprendere tutto prescindendo da Dio. E una tentazione sottile, che si nasconde dietro la dignità dell'intelligenza che Dio nostro Padre ha dato all'uomo perché lo conosca e lo ami liberamente. Trascinata da questa tentazione, l'intelligenza umana si considera il centro dell'universo, si esalta ancora una volta al diventerete come Diotutta piena d'amore per se stessa, volge le spalle all'amore di Dio.questo punto, la nostra vita può capitolare senza condizioni nelle mani del terzo nemico, la superbia vitae. Non si tratta solamente di effimeri pensieri di vanità o di amor proprio: è uno stato di totale presunzione. Non inganniamoci: questo è il peggiore dei mali, la radice di tutti i traviamenti. La lotta contro la superbia deve essere costante; non a caso è stato detto, in modo espressivo, che l'orgoglio muore il giorno dopo la morte dell'individuo. È l'alterigia del fariseo che Dio non può giustificare, perché trova in lui la barriera dell'autosufficienza. È l'arroganza che porta a disprezzare gli altri, a dominarli, a maltrattarli: perché dove c'è superbia c'è offesa e umiliazione.



Continua
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