Da Calvinista a prete cattolico - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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DA CALVINISTA A PRETE DELLA CHIESA CATTOLICA


PROTESTANTE E CALVINISTA CONVINTO


Io non sono nato protestante: entrai nella chiesa Calvinista nei primissimi anni di vita, allorché i miei genitori passarono dal cattolicesimo al protestantesimo, credo, a causa della loro non approfondita e poca salda conoscenza della fede cattolica. Sono cresciuto e sono stato educato, mio malgrado, nel protestantesimo che si rifà a Calvino.

Grazie a Dio, però, i miei genitori fecero in tempo, prima di lasciare la fede in cui erano nati, a battezzarmi, bambino appena di due mesi, nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa in Ribera, il 12 settembre 1971. Poi ho saputo in questo giorno, la chiesa cattolica celebra la festa del nome di Maria, ed ho capito che sin d'allora Maria mi ha seguito con cuore materno nell'itinerario di ritorno nell'unica Chiesa di Gesù Cristo.

Ai miei genitori devo tantissimo e sono, perciò, loro grato per la solida educazione religiosa che mi hanno impartito: in casa era ed è un continuo ascolto della Parola di Dio, letture della Bibbia sia comunitaria sia individuale, preghiere innalzate a Dio in quasi tutti i momenti della giornata; mio padre, in particolare, mi educava a concepire la natura com'espressione diretta della presenza e del potere di Dio. Sino a dieci anni frequentai le riunioni dei bambini: ci si facevano conoscere i fatti biblici usando didatticamente immagini e disegni (anche se contro la proibizione mosaica di farsi delle immagini, cavallo di battaglia contro i cattolici).

Poi frequentai assiduamente le riunioni riservate ai giovani: lettura di tutta la Bibbia individuale in casa, spiegazione d'alcuni passi nelle dette riunioni da parte del pastore. Molta importanza era data, forse più che alla Bibbia, alla lettura d'opuscoli d'interpretazione della medesima in chiave anticattolica.
Eppure, ero un protestante convinto; a tal punto da scambiare ed identificare l'amore di Cristo con l'amore e l'adesione al protestantesimo.

DESIDERAVO SOLO STUDIARE E APPROFONDIRE
Nonostante tutto, in me cresceva sempre più l'amore per Dio e il desiderio di conoscerlo sempre più, nonché la volontà di comportarmi come a Lui piaceva: la qualcosa mi spingeva a studiare e approfondire. Cresceva in me l'amore per Cristo, soprattutto a causa del suo    annichilimento.

Meditavo spesso le parole dell'apostolo Paolo ai Filippesi: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù il quale, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce" (2, 5 - 8).

Storicamente il protestantesimo ha le sue radici nel principio luterano del libero esame delle scritture: tutto è nelle scritture, ognuno legge e capisce senza la mediazione della Chiesa.
Nella logica di un tale principio, un vero protestante dovrebbe essere tollerante verso tutte interpretazioni, tutte le Chiese e tutte le posizioni d'ogni singolo membro di loro. Purtroppo, e n'ero perfettamente persuaso, che amare Cristo equivaleva senz'altro ad entrare nella Chiesa protestante - Calvinista. Perciò divenni non solo anticattolico, ma anche ostile a tutte le altre Chiese ed espressioni protestanti. Ciononostante, devo anche affermare che ci sono pure dei miei ex fratelli di fede calvinista molto disponibili al dialogo, molto ben disposti verso i cattolici e i protestanti di fede differente.

RIFLETTENDO E PREGANDO SCOPERSI L'INCONSISTENZA SUL PIANO BIBBLICO E RAZIONALE DELLA TEOLOGIA CALVINISTA

Non appena raggiunsi la maggiore età, riflettendo e pregando, incominciai a scoprire che quel castello di carta, che mi ero costruito, si andava incrinando: ne costata vo l'inconsistenza sia sul piano biblico sia razionale.
Non mi convinceva più, tra l'altro, la famosissima dottrina della predestinazione: Dio, che crea gli uomini, pre-destina quelli che devono salvarsi e quelli che devono dannarsi.

Eppure Dio nella Bibbia si rivela come Amore, Bontà, Misericordia: "vuole tutti salvi", scrive l'apostolo Paolo.
Non mi convinceva più, quella che è l'essenza della teologia luterana: la salvezza dell'uomo si attua con la sola Fede; mentre la giustificazione è ridotta ad una finzione; nonostante il battesimo, i peccati rimangono nell'uomo, ma Dio non li vede perché restano coperti dalla santità e della giustizia di Cristo. Eppure San Paolo afferma che dall'acqua del battesimo "esce l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità". (Ef 4, 24).

Scoprivo ancora che la sola fede conduceva la maggior parte dei fratelli protestanti a non preoccuparsi minimamente di ciò che facevano, delle loro opere. Ma Gesù ammonisce: non chi dice Signore! Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma chi farà la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt.); ed ancora ci fa sapere che "il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre…e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere" (Mt. 16, 27). Non è dunque la sola fede che salva!

Trovandomi in difficoltà, cercavo di dialogare con il pastore; ma egli cercava più di eludere che risolvere i miei problemi. E quando insistevo, non faceva altro che ripetere i soliti testi biblici, come ad esempio: "Il giusto vive di fede", senza approfondirli e confrontarli con altri. D'altronde la lettura della Bibbia era frammentaria, parziale e tendenziosa: sconosciuti e mai spiegati erano, ad esempio, i testi biblici riguardanti Maria.

Così come la storia della Chiesa, in qualche testo che mi era dato da leggere, si riduceva alla Riforma Luterana e a spunti polemici anticattolici esumarti da certi fatti storici. Insomma, la Chiesa calvinista e tutto il protestantesimo non hanno memoria storica dei due mila anni di cristianesimo come le ha la Chiesa cattolica.

Evidentemente, con una tale problematica che non nascondevo, i rapporti con la comunità e con il pastore non erano più idilliaci; ma giunsero ad una spaccatura completa quando incominciai a riflettere sui seguenti punti cruciali della fede di discepolo di Gesù:

a)    Il ministero di Pietro e, quindi, del Papa, come suo successore, nella guida della Chiesa: i protestanti lo negano; ma io notavo, in realtà, come ci fosse bisogno di una guida visibile ed unitaria per l'unità della fede e della morale: senza di essa, la storia lo dimostra, la Chiesa e il suo Credo si scindono all'infinito. Avviene così che chi scalza l'autorità del papa finisce per attribuire a se stesso le sue prerogative: ad incominciare da Lutero che fu durissimo contro coloro che interpretavano la Bibbia in un modo diverso da lui, tanto da essere chiamato dai suoi stessi discepoli "il papa di wittemberg"; ed anche ogni pastore o anziano d'ogni piccola assemblea, come quella che ho lasciato, si arroga il diritto esclusivo d'interpretare la Bibbia e d'imporre la sua interpretazione ai membri della comunità che presiede, pena la scomunica; dico: la scomunica!

b)    Il ruolo di Maria in rapporto al mistero della salvezza veniva sottovalutato: di Lei non si parlava mai, neppure sporadicamente; solo in qualche omelia si accennava a lei, ma in forma polemica e anticattolica.Ciò mi lasciava molto insoddisfatto, poiché sia i profeti sia gli evangelisti, costatavo, Le attribuiscono un ruolo preciso, eminente e determinante.

c)    La santa Eucaristia, poi, mi veniva presentata come simbolo e ricordo; la qualcosa non mi convinceva, leggendo senza pregiudizi i testi evangelici e le lettere degli apostoli. Insomma, ormai mi erano chiare la frammentarietà e la parzialità della teologia protestante. Di conseguenza, mi sentivo arido, vuoto, insoddisfatto, con un pugno di mosche nelle mani, e niente più. Costatavo inoltre che tale aridità teologica non stimolava affatto l'amore fraterno che è essenziale nel nostro essere cristiani.
        Incominciavo a capire che era ormai tempo di prendere una decisione, e molto grave.

DOPO LA CRISI, LA ROTTURA: AVEVO SCOPERTO UN VOLTO DI DIO TUTTO NUOVO.

A questo punto, decisi di ritirarmi dall'assemblea per ricercare in altre confessioni cristiane la verità e la pace anteriore che solo Dio può dare. Incominciai ad essere più tollerante verso di esse più di quando lo fossi stato prima, a causa della formazione settaria che avevo ricevuto per quasi venti anni.
Esposi al pastore responsabile dell'assemblea le ragioni che m'inducevano ad abbandonare la sua assemblea e il calvinismo; ma egli mi tratto duramente, non sospettando forse il travaglio interiore che mi costringeva a tale scelta.
Ciò fatto, non frequentai più la suddetta assemblea, né iniziai a frequentarne delle altre pur presenti nel mio paese: quella pentecostale o l'altra cosiddetta dei Fratelli, tanto meno quella dei testimoni di Geova. Però pregavo intensamente affinché mi guidasse con la sua grazia. Insomma, il mio cammino di fede era giunto ad un punto morto: avevo demolito e abbattuto quell'insieme di dottrine protestanti tanto povere e disarmoniche, ma non spuntava ancora quella costruita sulla roccia.

Intanto, lo dico con pena ma con molta serenità ora che sono nella Chiesa cattolica, fui scomunicato e abbandonato a Satana; sì, scomunicato e abbandonato a Satana. Con quale diritto e quale potere abbiano fatto questo, non lo so; chi abbia conferito questo diritto e questo potere a questa gente, non lo so neppure.
So invece che tra i protestanti ognuno acchiappa la Bibbia, ne fa quel che vuole, fa dire a di essa ciò che vuole, e in nome di essa getta scomuniche a destra e a sinistra. Allorché o capito questo, ho incominciato ad aver paura del mio protestantesimo: provavo la terribile sensazione di chi, nel deserto, si trova a viaggiare sulle sabbie mobili.

Ma siano rese grazie al Signore il quale, per mezzo dell'apostolo Paolo, mi consolava con queste parole: "non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Fl. 4, 6 - 7). E così ho fatto. Egli, allora, mi ha introdotto non in una casa, ma in una magnifica e splendida Cattedrale, poiché e tale la verità e la teologia cattolica con la sua armoniosa bellezza, fondata per altro sulla solida roccia della Parola di Dio e della Tradizione apostolica. E come? L'esperienza determinante che mi ha indotto a lasciare il calvinismo e ad orientarmi, quasi senza capirlo, verso la Chiesa cattolica è stata l'incontro con una Persona o, per meglio dire sono stato buttato dinanzi ad una Presenza. Una presenza da me non cercata. E mi spiego. Dio: è un nome che compare contemporaneamente con i mie ricordi e che fin di allora cercavo ardentemente di conoscere. Mi domandavo: com'è il suo volto? La risposta di stampo calvinista che ricevevo era: è l'Altissimo, l'Eterno, il Dio giusto, severo, imperscrutabile, che predestina alla salvezza solamente quelli che Lui vuole.  

Quest'idea di Dio che dall'alto stava a guardare quello che facevo, pronto anche a punirmi nel caso in cui avessi sbagliato, mi accompagnò per tutta la fanciullezza, l'adolescenza e oltre.
Poi varie letture, fra cui il vangelo lucano dell'infanzia di Gesù, le lettere di San Paolo, la prima lettera di San Giovanni, le pagine di Sant' Anselmo d'Aosta e di San Tommaso d'Aquino mi fecero riflettere molto su un volto di Dio del tutto nuovo, totalmente diverso di quello di Calvino.

UN AMICO, UN LIBRO E UN PRETE… PREZIOSI DONI DI MARIA.

La fase ricostruttiva della mia fede e della mia vita ha avuto inizio in una data precisa: il 17 settembre 1971. quel giorno, un mio carissimo amico, Lillo Milano, al quale devo eterna riconoscenza, ispirato certamente da Maria, della quale era filialmente devoto, vedendomi in tale stato di crisi, mi regalò un libro: perché cattolici, il cui sottotitolo è: le ragioni della nostra fedeltà alla Chiesa cattolica. L'autore è il direttore di questa rivista, don Gerlando Lentini.  Quest'amico, qualche anno fa, è ritornato a Dio felicemente e serenamente, ancora tanto giovane.

Ebbene, la lettura di questo libro, dallo stile chiaro, semplice, scorrevole, in un primo tempo mi sconvolse: scardinava, infatti, non solo i principi teologici protestanti ai quali nonostante tutto ero profondamente legato, ma anche l'imposizione della mia vita spirituale che ne era la conseguenza.
Perciò provai una grande avversione verso questo volumetto di sole 128 pagine. Poi, invece, rileggendolo e meditandoci sopra, cercando inutilmente di controbatterlo con tutte le argomentazioni che in tanti anni avevo appreso contro la verità cattolica, compresi, con stupore, che questo piccolo libro aveva ragione: 128 pagine appena avevano messo a tacere centinaia e centinaia di pagine di libri di apologetica e teologia protestante che, in un passato non tanto remoto, avevo letto e studiato.

Ma il mio passaggio alla verità della Chiesa cattolica non è stato niente per nulla sereno, indolore e senza traumi. Il mio orgoglio non voleva arrendersi, nonostante l'evidenza. Perciò mi sforzavo di persuadermi che non era vero ciò avevo letto e ben compreso, che le cose non potevano stare così, che non potevo essermi ingannato sino a tal punto: era vero che alcune dottrine protestanti non mi convincevano, ma erano solo alcune; e poi non avevo nessuna intenzione di sostituirle con quelle cattoliche.
E tutta via continuai a meditare angosciosamente e turbinosamente, per circa una settimana, ciò che avevo letto e riletto. Alla fine mi convinsi che la via migliore da seguire era quella di parlare con l'autore del detto libro; e fu il medesimo amico, Lillo Milano, che me lo aveva dato, a condurmi in casa di don Gerlando Lentini la sera del 25 settembre dello stesso anno.

DINANZI AL TABERNACOLO, SCONVOLTO DALLA PRESENZA DI CRISTO -EUCARESTIA, HO DECISO DI ENTRARE NELLA CHIESA CATTOLICA

Ero emozionato e turbato; ma già quel primo incontro suscitò in me una pace e una gioia mai esperimentate: incominciavo ad assaporare l'armonia dottrinale della Chiesa cattolica. In tutti gli incontri, pertanto ci fu un dialogo sereno, per nessuno, calmo, senza forzature, senza condanne per nessuno: don Lentini mi ha aiutato ad accogliere come grazia di Dio perfino il mio ingresso nel protestantesimo, senza del quale sarei forse potuto essere un cattolico freddo ed apatico, come tanti; mentre il ritorno alla Chiesa cattolica, non poteva non essere che entusiasta e convinto. "Niente di mio - spesso egli mi ripeteva - ho da dirti e da trasmetterti, bensì ciò che Dio  ha rivelato e la Chiesa, che ci propone a credere".

Eppure un tale cammino di catechesi, pur così ricche e consolanti, non mi bastava, e glielo dissi. Allora don Lentini, il quale attendeva certo questo momento di insoddisfazione, saggiamente, mi condusse in una chiesa cattolica, quella delle serve dei Poveri del beato Giacomo Cusmano.
Per la prima volta vedevo una chiesa cattolica, poiché mi avevano inculcato di mai entrarvi. Mi diceva il carissimo prete: "la grazia della conversione non può essere né opera di Lillo Milano, né mia, né frutto della tua volontà: è opera di Gesù, e quindi di preghiera con Maria perché operi in te lo Spirito Santo".
In quella chiesa ritornai più volte: e lì pregavo a lungo attratto da Gesù presente nel Mistero Eucaristico racchiuso nel Tabernacolo, che ha incominciato ad esercitare in me un fascino tanto, tanto forte. E mentr'ero dinanzi a Gesù avvertivo la presenza di Maria, ma anche di San Giuseppe e del Beato Giacomo Cusmano, fondatore dei Servi e delle Serve dei Poveri: del quale lessi la biografia, scritta dallo stesso don Lentini, che incominciò a farmi capire cos'è il sacerdote cattolico.
Ebbene, in questa chiesa di San Giuseppe io maturai la decisione di entrare felice nella Chiesa cattolica: in essa ho riconosciuto l'unica e vera chiesa di Gesù Cristo e nel Papa, successore di Pietro, "il principio visibile dell'unità" della medesima Chiesa pellegrinante nel mondo. E finalmente ho detto il mio sì alla grazia di Dio, con il cuore pieno di amore e di riconoscenza verso Maria, Madre di Gesù e nostra.   

NEL PIU' BEL GIORNO DELLA MIA VITA LA PROFESSIONE DI FEDE CATTOLICA
Maria! I fratelli protestanti pensano che Ella sia un ostacolo al nostro andare a Cristo. Lo pensavo anch’io, sino a quando non mi sono sentito sospinto verso Gesù da Lei, dalla sua conoscenza, dalla sua guida materna: da Lei ho appreso l'amore più forte e puro verso il suo Gesù.
Adesso non capisco proprio come i protestanti rifiutino Maria, così come non riesco a spiegare la mia freddezza verso di Lei nel lungo tempo trascorso nella dottrina di Calvino. Ecco perché, quando finalmente ho incominciato a capire chi è Maria in rapporto a Cristo Gesù e a me, la prima cosa che ho fatto e quello di chiederle perdono per averla ignorata e, forse, nel mio spirito anticattolico, disprezzata.
Ora ho capito, che con Gesù e per Gesù tutto ci viene a Maria: è stata Lei a guidarmi verso la pienezza della verità: più contemplo Mariana e più amo Gesù! È il mistero della maternità di Maria che mi fa capire (per quando è possibile) l'immenso amore del Figlio di Dio che "per me e per la mia salvezza è divenuto Figlio suo: "nato da donna… - scrive l'apostolo Paolo - perché ricevessimo l'adozione di figli di Dio" (Gal 4, 4 - 5). È Gesù stesso il quale, alle
nozze di Cana e sulla croce, ci addita Maria come Madre e modello d'ogni suo discepolo.

E così, il 16 febbraio 1992 domenica, nella chiesa del Rosario di Ribera (Ag) ho fatto ufficialmente il passaggio del calvinismo alla Chiesa cattolica.
Quello è stato il più bel giorno della mia vita. Gioiosamente emozionante è stata la mia professione di fede cattolica: finalmente mettevo piede sulla roccia che è Pietro, vivente nel suo ministero nella persona di Giovanni Paolo II, su Cristo ha fondato la sua Chiesa; ormai mi sentivo sicuro e al sicuro!
Nel momento in cui il mio Vescovo Carmelo m'imponeva le mani e mi ungeva la fronte per la Cresima, fui come rapito al mondo circostante e non udii che la sua voce, mentre la gioia immensa dello Spirito Santo invadeva il mio cuore.
Al momento della comunione col Corpo e il Sangue del Signore, però, la gioia e l'entusiasmo non ebbero più limiti: mi sentivo dolcemente posseduto dal suo Amore e nel cuore sbocciava una sconfinata riconoscenza verso il mio Signore che mi faceva finalmente gustare quelle sue parole, che tante volte da protestante avevo lette senza capirle né credervi; "la mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda" (Gv 6, 55).
L'Eucaristia, Maria e il Papa: gioia, speranza, sicurezza della mia nuova vita! Divenuto cattolico, si sono spiritualmente rafforzati i miei sentimenti di cristiana carità verso i miei fratelli calvinisti: li amo nel Signor Gesù cui anch’essi credono!

LA MIA VOCAZIONE AL SACERDOZIO NASCE DALL'EUCARISTIA DINANZI AL TABERNACOLO SOTTO LO SGUARDO AMOROSO DI MARIA

Dopo la professione di fede, pur impegnato nello studio della filosofia, trovavo il tempo non solo di partecipare alla santa Messa quotidiana, ma anche di recarmi spesso nella chiesa di San Giuseppe, chiusa tutto il giorno eccetto durante la celebrazione della santa Messa, a pregare dinanzi al Tabernacolo e sotto lo sguardo amoroso di Maria.
Ebbene, lì ho scoperto la mi a vocazione al sacerdozio . mi sono detto, infatti: se solo l'Amore può salvare il mondo, se sotto le apparenze di quel pezzo di pane e di quel sorso di vino c'è l'Amore fatto carne , allora, o Signore, prendi pure le mie mani e la mia voce, perché anch'io possa fare e dire "questo" in memoria di Te: "prendete e mangiate tutti : questo è il mio corpo; che è dato in sacrificio per voi!". Prendi le mie mani e la mia voce perché si dica ancora oggi, "nella tua Persona": "Io ti assolvo dai tuoi peccati!".
Ecco, allora, perché, dopo avere ancora pregato, riflettuto e chiesto consiglio, ho deciso di accettare che si compisse in me il progetto del Signore con l'ordinazione  sacerdotale il 17 maggio del 2000, nella cattedrale di Piacenza: per poter presiedere "in persona Christi" la celebrazione della santa Eucaristia ed annunziare efficacemente il perdono dei peccati.
Il Vescovo Luciano Monari, consegnandomi la patente con il pane e il calice col vino, a me neo- ordinato disse: "Ricevi le offerte del popolo santo il sacrificio eucaristico. "Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai e conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore"
Questo mi sono proposto di attuare con la grazia di Dio, con l'aiuto di Maria Madre del Sacerdote Gesù e il sostegno della preghiera di quanti mi hanno voluto e mi vogliono bene, nonché "del popolo santo di Dio" che pone nelle mie mani "le offerte per il sacrificio eucaristico".

                                                                                     

Don Emanuele Massimo Musso


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