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Apologetica. La presente INTRODUZIONE, si stende su circa settanta pagine, vi consigliamo vivamente di scaricarla. Presenta riflessioni ed esperienze personali con i pentecostali, oltre a valutare i frutti che scaturiscono dalle dottrine protestanti. Per qualsiasi problema di scaricamento e/o di leggibilità dei presenti testi, vi preghiamo di segnalarcelo, provvederemo ad aiutarvi gratuitamente. Diverse Pagine di questo sito contengono molto testo, quindi per i modem 56k risultano un pò pesanti da visualizzare, abbiate pertanto un pò di pazienza e attendete il completamento della pagina che vi interessa.

Tutti gli studi presenti in questa sezione sono curati e redatti dal sottoscritto Incardona Salvatore. Alcuni degli studi presenti in questa sezione sono in continuo aggiornamento, quindi vi consiglio di riscaricarli con cadenza semestrale in alcuni troverete delle differenze significative, in senso migliorativo, senza per questo snaturare il testo stesso, o le verità dottrinali.

RIFLESSIONI E TESTIMONIANZA PERSONALE

E’ giusto cominciare spiegando il perché di questo mio lavoro, ad alcuni sembra -e me l’hanno pure detto- che io scriva per ataviche antipatie verso il protestantesimo, o rancori mai sopiti verso i pentecostali. Non è così. Scrivo per la gloria di Dio, per difendere la vera fede, nel mio piccolo, senza aspirazioni velleitarie. Non mi sento un paladino della verità, ma solo un uomo che ha vissuto un percorso di fede, avendo ricevuto da Dio un grande dono. Il percorso che mi portò a ricevere questo dono fu lungo e tortuoso, pieno di insidie e delusioni, dolori e sofferenze varie. Tutto questo ha contribuito ha produrre gli studi che qui troverete suddivisi nei vari temi dottrinali, oggetto della discordia tra cattolici e protestanti. Piuttosto che ringraziare con un arrivederci e grazie il Signore, ho preferito mettere i miei studi a disposizione dei fratelli che vivono esperienze simili alla mia, o comunque nutrono dei dubbi dottrinali, impegnandomi a migliorarli, conscio che in taluni punti sono limitati e sicuramente migliorabili. Capisco che occuparsi di apologetica non è semplice, spesso, troppo spesso, si dà l’impressione di voler fare solo polemica, di mascherare odio e risentimento verso gli “avversari” con l’amore dipinto fintamente sulle varie pagine apologetiche. E’ difficile far apologetica, a qualsiasi livello, compreso quello basso come il mio, senza inciampare nella polemica o nell’equivoco. Il confine tra polemica e disprezzo rimane sottile, sempre. Bisogna stare molto attenti a non oltrepassarlo. Rispetto, questa è la parola che deve accompagnare ogni dialogo tra credenti. Spesso però aldilà delle apparenze diplomatiche sotto cova il disprezzo.

Ricordo che un sorella protestante, leggendo i miei studi li definì “frutto di una mente deviata”,

pazienza, ormai dopo lunghi anni d’impegno online, me ne hanno scritte di tutti i colori, ricevere  commenti così disprezzanti mi dispiacciono ma non mi colpiscono più di tanto, ormai, come si suole dire “ci ho fatto il callo”. Sintetizzando, considero i protestanti come fratelli che conoscono frammentariamente il Padre ma ripudiano la Madre, la Sposa.

Non dimentico mai la preghiera che Gesù rivolse al Padre affinché tutti i suoi discepoli siano UNO. Uniti quindi e non divisi. E’ sempre utile focalizzare l’attenzione su ciò che unisce i cristiani, come il credere che Gesù sia l’unigenito Figlio di Dio, che è morto e risorto per noi e per la nostra salvezza eterna. La creazione dovuta all’azione di Dio creatore, che tramite il Suo Figlio e la potenza dello Spirito Santo, ha creato tutto l’universo. L’uomo creato da Dio, e non frutto dell’evoluzione animale, la reale umanità-divinità di Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, la

SS.Trinità, la speranza della vita eterna, spoglia da sofferenze, e ricca di gioiosità.

Ci sono poi alcune verità dottrinali che ci dividono ma, per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte. Tuttavia bisogna esporre la verità, tentando di correggere il fratello che sbaglia, nel rispetto della sua persona, della sua dignità personale, e della sua buona fede.

Amore per il fratello, che si traduce nell’evitare offese gratuite verso la persona, non dimenticando mai che nella maggior parte dei casi ogni interlocutore è in perfetta buona fede.

Il rispetto diventa difficile da mantenere quando si sentono o si leggono ragionamenti contorti, faziosi, e spesso calunniosi. Spesso quando cerchiamo risposte, di qualsiasi tipo, per qualsiasi vicenda umana, non dimentichiamo mai che Cristo è la risposta alle nostre domande.

Bisogna però conoscerlo il nostro salvatore, la Bibbia è la strada migliore per farlo.

Consiglio subito, a scanso di equivoci, di scaricare il presente testo, piuttosto che leggerne alcune righe qui sul sito. Chi non è interessato alle mie personali riflessioni e cerca le prove bibliche circa la sana e vera dottrina, può saltare questa introduzione-testimonianza, che si sviluppa su circa settanta pagine, e che riporta appunto solo le mie personali considerazioni sui pentecostali, andandosi a scaricare i singoli capitoli a tema selezionabili dal menù che si trova nella parte alta della presente pagina Internet. La versione più aggiornata di ogni studio, infatti, è quella scaricabile, in formato Microsoft Word o PDF visualizzabile con Acrobat Reader, visualizzatore gratuito e liberamente scaricabile con qualsiasi motore di ricerca. Molti fratelli, infatti, non leggono per intero i testi presenti nella sezione protestantesimo, limitandosi a dare una sbirciata alla sintesi che è leggibile all’inizio delle varie pagine a tema del sito, pretendendo poi di criticare il mio lavoro, o interpretare il mio pensiero sconoscendone molti aspetti. Dalla corrispondenza che mi arriva noto pure che molti pentecostali leggono solo la presente introduzione, che si sviluppa in diversi capitoli, ma che non vuole approfondire i singoli temi dottrinali, accusandomi poi di superficialità. La presente è appunto una introduzione, ecco perché consiglio a costoro di non leggerla, e di andare al sodo con i singoli temi selezionabili dal menù del sito, cliccandovi sopra comparirà un menù a discesa, dal quale poter scegliere l’argomento che più interessa. Preferisco che non leggano la mia testimonianza e le mie osservazioni, ma che almeno leggano le prove bibliche che evidenzio negli studi di cui sopra. Non si può criticare un’intera casa conoscendone una sola stanza. Accetto ogni tipo di critica, alcune delle quali spesso sono utili per migliorami, ma almeno leggete per intero ciò che magari poi criticherete. Ripeto, questa che state leggendo è un’introduzione contenente mie osservazioni sui protestanti, le loro dottrine, e il loro modus operandi; le prove bibliche riguardanti le divergenze dottrinali con la Chiesa cattolica vengono fornite nei relativi studi a tema. Magari a chi legge per la prima volta queste righe, sembrerà strano che ripeta per due volte la stessa raccomandazione, rimarcando che la presente è solo una mia testimonianza (e sono tre), contenente numerose osservazioni sui frutti dei protestanti e pentecostali, consigliando a chi cerca prove bibliche di scaricare gli altri studi a tema, ma per esperienza personale il 90% dei fratelli protestanti che mi scrivono, si limitano a leggere solo la presente, o perché non si accorgono del menù (riga orizzontale con sfondo bianco, che si trova a inizio pagina della sezione protestantesimo), o perché convinti che in queste pagine ci siano le prove dottrinali e bibliche di quanto da me studiato. Sarò noioso, ma lo ripeto ancora, preferisco che la ignoriate, leggete piuttosto gli studi che sono selezionabili dal menù nella parte alta della pagina Internet. Scrivendo sul sito, infatti, col tempo ho imparato a considerare i modi di approccio e lettura di diverse persone, ognuno con la propria cultura e abitudini, e non tutti si accorgono del menù dal quale scegliere i diversi temi. Guardano la prima pagina della sezione protestantesimo, la scorrono, magari la scaricano, e poi mi scrivono che non hanno trovato prove bibliche in queste pagine. Sembrerebbe paradossale, ma mi è capitato spesso, quindi preferisco peccare di ripetitività piuttosto che non mettere, chiunque, come ad esempio le persone anziane, in grado di trovare i testi tematici.

Io scrivo semplicemente perché ho vissuto una vicenda personale che mi ha fatto incontrare i pentecostali (pur rimanendo sempre cattolico), frequentandoli, dialogando e confrontandomi con loro mi sono lentamente accorto di alcune incongruenze in quello che predicano e insegnano. Tuttavia sono grato a loro per avermi insegnato l’amore per la parola di Dio, l’amore per la Bibbia, nonostante poi mi sia accorto che conoscono solo una sua parte. Purtroppo in molte parrocchie cattoliche questo oggi non accade. Mi dispiace ammetterlo, ma è così.

Conosco molti pentecostali che preferiscono essere chiamati semplicemente cristiani.

“Fra gli studiosi di religione, è un’attività piuttosto diffusa cercare di definire chi sia e chi non sia evangelico. Tutti concordano su almeno tre caratteristiche importanti: gli evangelici hanno una forte considerazione dell’ispirazione e dell’autorità delle Scritture, una specifica esperienza di rinascita e un forte impegno nell’avvicinarsi a coloro che non conoscono Gesù Cristo come loro <<personale Signore e Salvatore>>” (cfr, Lo Splendore della verità, perché sono diventato cattolico, Richard J. Neuhaus) ed. Lindau)

Alcuni punti dei loro insegnamenti però non mi convincevano.

Le domande alle quali non trovavo risposta presso di loro erano e sono:

1)      E’ possibile che ci fu un tempo in cui la Chiesa di Gesù Cristo sia morta per poi rinascere con Valdo o Lutero?

2)      Se ciò non è possibile, giacché Cristo ha promesso di assistere sempre la Sua Chiesa, e che le porte degli inferi non prevarranno mai su di Essa, quale fu e, qual è, la vera Chiesa di Cristo?

3)      Poiché secondo voi protestanti la vera Chiesa di Cristo non fu e non è la Chiesa cattolica romana, potete indicarmi i nomi dei veri cristiani che hanno fatto parte della Chiesa terrena di Cristo?

4)      E’ possibile che Cristo abbia fondato una Chiesa astratta, universale, ma non identificabile con nessuna denominazione esistente sulla terra, lasciando in balia di discussioni, liti, incomprensioni e scissioni i suoi discepoli, senza provvedere a dare loro un organo bene identificabile, che sovraintendesse sulla disciplina dottrinale dei fedeli cristiani?

5)      E’ possibile che lo Spirito Santo, sia tirato per la “giacca” da questo o da quell’altro gruppo cristiano, usato e nominato a garanzia di questa e quell’altra dottrina, che spesso si contrastano l’un l’altra?

6)      Come mai lo Spirito Santo è UNO, eppure a ben guardare le realtà dottrinali dei cristiani protestanti, sembrerebbe più uno spirito di confusione che di unità?

7)      Come mai i protestanti che si vantano di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto dello Spirito Santo, poi usano i commentari, e seguono volentieri corsi biblici?

8)      Perché tutte le volte che un protestante non sa rispondere a qualche mia domanda, corre ad informarsi dal pastore? Non sarebbe più coerente chiedere solo allo Spirito Santo?

9)      Come si spiega, partendo dal concetto protestante che la Bibbia non s’interpreta, l’attribuzione di spiegazioni diverse agli stessi versetti?

10)  Nel disperato tentativo di dimostrare la vera cristianità, e considerando il concetto biblico “dai frutti si riconosceranno gli alberi…” siamo proprio sicuri che i frutti dei pentecostali e/o protestanti, siano migliori di quelli dei cattolici romani?

11)  Chi ha scelto i Libri ispirati e, accantonato quelli apocrifi? Chi ha vigilato sull’integrità dei testi biblici per molti secoli?

12)  Possibile che Cristo Gesù per la custodia terrena dei Suoi libri Sacri si sia servito di gente infedele, che covava intenzioni di alterazione della verità?

13)  Se per almeno quindici secoli la Bibbia era accettata da tutta la Cristianità, e comprendeva anche i 7 libri deuterocanonici, attualmente contenuti nella Bibbia cattolica romana, vuol dire che i cristiani che li hanno letti e/o seguiti dottrinalmente sono stati tutti deviati e quindi condannati all’inferno?

14)  Possibile che per quindici secoli Cristo Gesù abbia permesso la diffusione di una Bibbia alterata contenente i 7 libri deuterocanonici?

15)  Affidarsi agli ebrei, i quali hanno lungamente calunniano Cristo e i cristiani, per estromettere dalla Bibbia i 7 libri deuterocanonici, è prudente?

16)  Come mai gli apostoli e tutti i primi cristiani usavano la Bibbia dei Settanta che comprendeva i 7 libri in questione?

17)  Come mai non troviamo nessun avvertimento nel Nuovo Testamento circa questi 7 libri, ma anzi ne troviamo alcune citazioni?

18)  Siamo sicuri che il dono delle lingue sia una sorta di cartina tornasole del vero cristiano?

19)  Possibile che per far rinascere di nuovo gli uomini Cristo abbia aspettato per ben venti secoli i pentecostali? Prima di loro gli altri cristiani non erano “nati di nuovo”?

20)  Nei primi secoli del cristianesimo chi erano i nati di nuovo, potete indicarmi alcuni nomi e cognomi?

21)  Dove sta scritto nella Bibbia che serve esclusivamente la Sola Fede per essere salvati?

22)  Dove sta scritto nella Bibbia che l’unica autorità per i cristiani è la Sola Scrittura?

 

 

C’è pure da considerare che “nel Credo di Nicea non diciamo <<Credo che esista la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica>>, ma <<Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica>>. Dal momento che credo in Cristo, credo anche nella sua Chiesa e mi affido completamente a lei. Cristo-testa e Chiesa-corpo costituiscono il totus Christus, il Cristo intero. Anche se può accadere che la Chiesa sia presente nelle altre comunità, non c’è n’è nessun’altra che sia preparata, che oserebbe, e che dovrebbe osare, chiedere e accogliere la mia assoluta fiducia.” (cfr, Lo Splendore della Verità)

I pentecostali che frequentai non hanno dato risposte soddisfacenti a queste domande, che gli feci gradualmente e in diverse circostanze. Quello che però mi riesce difficile da capire, ancora oggi, è che nonostante ci tengano a precisare che loro capiscano la Bibbia per mezzo dello Spirito Santo, e non gliela insegni nessun uomo, tutte le volte che trovandomi a fare delle domande su alcuni versetti biblici, alle quali i miei interlocutori pentecostali non sapevano rispondere, mi dicevano “di questo m’informerò meglio con il pastore…e ti saprò dire”. Strano, mi sarei aspettato una risposta del tipo “chiederò allo Spirito Santo e ti saprò dire…”. Lasciano l’amaro in bocca risposte del genere, sentite pronunciare da gente che fa del libero esame biblico il baluardo del “vero cristiano”.  Anche questo contribuì a farmi allontanare dottrinalmente da loro.

Dall’altro lato, in troppe parrocchie, oggi, si trascura l’insegnamento biblico, contribuendo a creare delle abitudini lascive, sonnecchianti, che portano a un’estrema ignoranza in campo biblico, e conseguentemente a uno scarso amore per la Parola di Dio e quindi per Cristo. Mi è piaciuto un articolo apparso su Famiglia Cristiana n.12 del 23-03-2008 nel quale un parroco lettore, che scriveva al redattore dell’angolo della posta, esprimeva le sue perplessità circa la tiepidezza della fede nei giovani, e la loro ignoranza cronica sugli argomenti biblici. Leggiamo una sintesi di questo articolo per capire meglio. “Caro padre, le scrivo in merito alla riflessione di don Mazzi sul rinvio della Cresima di sessantadue ragazzi da parte del viceparroco di Finale Emilia. Non mi pare che questo “fatto” debba essere sminuito: la Cresima è il momento della scelta cosciente nell’impegnativo percorso di fede dei nostri ragazzi, un punto di arrivo e, insieme, di partenza. Il gesto del giovane prete emiliano non può che essere approvato (e applaudito), soprattutto da chi, ogni giorno, è immerso nei problemi di una parrocchia. Non si può giustificare tutto con l’immaturità “esplosiva” degli adolescenti, e pensare che il rimedio consista nel lasciare che “i puledri esauriscano la loro vivacità”, in attesa che maturi il “terreno predisposto a recepire i messaggi evangelici…”, come dice don Mazzi. Ne è sicuro? Quanti giovani, superata l’adolescenza, seguono ancora la Chiesa? Non gli viene il dubbio che le loro “tempeste” li porteranno a dimenticare i valori della vita, e a subire il fascino di tanti cattivi maestri? E che dire dei genitori che invece di preoccuparsi della preparazione ai sacramenti dei loro figli, hanno come unica preoccupazione la scelta del ristorante e dei vestiti griffati per il giorno di festa? Anche se per tradizione, abitudine o scaramanzia, molti genitori chiedono ancora i sacramenti: perché non cogliere questa opportunità per coinvolgerli nel cammino di fede, assieme ai loro figli? Inutile illudersi: se non c’è una qualche presenza di Dio nelle famiglie, la fede dei ragazzi difficilmente crescerà; ricevuti i sacramenti, non frequenteranno più la Messa e la parrocchia. Paradossalmente, la Cresima è diventata il sacramento dell’abbandono della fede!

E senza fede, l’esistenza di tanti giovani si trascina e si dissipa nella nausea di vivere, nella ricerca affannosa di nuove e forti sensazioni, o nella droga…Che ne sarà di queste generazioni? Ma anche il cristianesimo rischia d’essere percepito solo come un fenomeno folcloristico. E’ pessimismo il mio? No, siamo già su questa strada, basta aprire gli occhi per accorgersene. Servono direttive chiare a precise da parte dei vescovi, per coinvolgere maggiormente le famiglie nei percorsi di fede.” Organizzare e seguire parrocchie di tremila fedeli non è lo stesso che seguirne trecento come spesso fanno i pastori protestanti, ma comunque qualcosa va fatta, molti “cattolici” oggi purtroppo sono come “pagani”. Questo perché non ho le fette di salame sugli occhi che mi impediscono di vedere certe realtà cattoliche. Esiste il cristianesimo di elite, e quello di massa. Il primo si trova nei tanti gruppi organizzati, come il Rinnovamento nello Spirito, focolarini, neo-catecumeni, ecc., il secondo coinvolge la maggioranza dei cattolici. Molti gruppi protestanti, sono affetti dagli stessi (o quasi) mali, nelle nazioni dove sono in maggioranza, come ad esempio in Inghilterra o Germania.

In nazioni come l’Italia, dove sono in minoranza si comportano come cristiani di elite, nei quali conta più la qualità della fede che la quantità dei fedeli. Lo stesso accade ai cattolici che si trovano in minoranza nelle nazioni protestanti. Un pastore qualsiasi, di qualsiasi gruppo religioso, segue facilmente trecento fedeli, quando questo numero diventa dieci volte superiore, la cura e le attenzioni per ogni singolo fedele non possono essere più gli stessi. E allora “mal comune mezzo gaudio”, non è affatto così, la fede in Gesù Cristo deve essere di qualità, sempre!

Tuttavia non bisogna dimenticare che la vera e unica maestra biblica è la Chiesa cattolica romana, che lungo tutti i secoli, e nonostante i numerosi errori umani, ha sempre insegnato la sana e vera dottrina, avendo ricevuto l’incarico direttamente dagli apostoli, e quindi da Cristo. I protestanti e/o pentecostali in questo e, non solo, mancano di obiettività e, spesso, peccano di presunzione.

L’Abbè Pierre, ci dice che “per essere credibili, i credenti non devono essere semplici credenti, ma credenti nonostante tutto. Le storie bibliche, se lette con gli occhi bene aperti, ci coinvolgono in modo talmente profondo, da tagliare in due il nostro cuore.”

Ecco perché preferisco tenermi la mia Chiesa, che pur con i suoi difetti mi convince in pieno circa la sua discendenza apostolica, e mi è quindi di garanzia dottrinale, essendo veramente identificabile come colonna e sostegno della verità. Cristo ha istituito la Sua Chiesa, l’unica che può provare di discendere direttamente da Lui, è quella di Roma, assieme alle Chiese d’Oriente, anch’esse discendenti dagli apostoli. I battezzati nel nome della SS. Trinità nascono di nuovo è vero, ma la storia non può nascere di nuovo, non si può reinventare. Esistono dati e prove storiche inconfutabili, che indicano la Chiesa cattolica romana come la vera Chiesa terrena voluta da Cristo. Perciò, mentre tutti godiamo di larghissima disponibilità di libri sacri, dobbiamo insistere perché si passi dalla conoscenza dei testi, alla conversione ai testi.

La Scrittura non va intesa come Legge, precetto, ma piuttosto come ritorno alle origini, per dare senso alla propria e altrui storia. Sappiamo tutti che nella rete di Pietro c’erano pesci di tutte le misure, e che assieme al buon grano è sempre cresciuta la zizzania, quindi i difetti che alcuni papi, vescovi, presbiteri e discepoli vari, hanno manifestato e manifestano, non precludono la genuinità della Chiesa di Roma, che in molti altri suoi militanti, ha espresso ed esprime vette altissime di santità.

Non dobbiamo nemmeno dimenticare che anche i protestanti sbagliano, e in passato hanno commesso le loro atrocità, come le inquisizioni nei Cantoni svizzeri ad opera di Calvino. Non è con gli elenchi degli errori umani che si arriva a capire dove sta la verità! Non è l’uomo che salva l’altro uomo, il mio redentore è Cristo, che mi guida tramite la Sua e la mia Chiesa! Bisogna osservare che è tipico di un protestante dire di essere un buon protestante, mentre è tipico di un cattolico affermare di essere un cattivo cattolico.

Tuttavia è bene chiarire che rispetto i pentecostali come cristiani, zelanti e impegnati nel difficile compito dell’evangelizzazione, anche se ignorano alcune verità bibliche. In pratica li considero cristiani che credono in una verità incompleta. A differenza loro, che considerano tutti i cattolici come i pagani, da evangelizzare completamente. Tutti coloro che dicono “Padre nostro che sei nei cieli…” sono nostri fratelli. Ammiro i pentecostali per il loro impegno, ma ciò non vuol dire condividerne le dottrine, che pur contengono frammenti di verità.

Non è poi vero, che i protestanti non seguono nessuna tradizione, perché tanto per cominciare hanno La Sola Scrittura e la Sola Fede, di cui nella Bibbia non troviamo riscontri, ma a ben guardare non li troviamo nemmeno in quello che fanno i protestanti.

E’ chiaro che la Sola Scrittura non è mai sola. Altrimenti perché, tanto per cominciare con l’inventore di tale teoria, Il piccolo catechismo di Lutero? E i tanti manuali si supporto? E i commentari biblici?

Un altro punto dove non trovavo (e non trovo accordo) è che all’interno delle realtà protestanti, ogni comunità è autonoma, il pastore è maestro, vescovo, papa, e non rende conto a nessuno del suo magistero. I risultati di simili autonomie sono sotto gli occhi di tutti, non esiste un organo supremo che regoli la dottrina e la disciplina per tutti i protestanti, ma ognuno fa come vuole, e forma nuove comunità, talvolta con dottrine differenti.

“Il presunto pastore autonomo, che non riconosce altra autorità se non se stesso è miserabilmente prigioniero della razionalità illuminista che alla fine sprofonda nell’incoerenza. Tutti i cristiani credono che Dio si sia rivelato nella storia d’Israele e nel suo apogeo, Gesù Cristo, che è il Verbo di Dio. Tutti credono, poi, che questa rivelazione sia stata autorevolmente interpretata dalla testimonianza degli apostoli e che nei secoli questa testimonianza è stata raccolta e <<canonizzata>>, perpetuando l’autorità apostolica in quello che poi fu chiamato Nuovo Testamento, parola scritta di Dio. Il punto non è il <<sentito bisogno di autorità>>, ma dove si ritrova questa autorità e come viene esercitata. Qui si va a toccare un terreno di disputa familiare a protestanti e cattolici che si tramanda dal XVI secolo. Di solito la disputa viene presentata come autorità della Bibbia contro autorità della Chiesa, o della <<tradizione>>. Ma questo modo di presentare la questione per me è profondamente incoerente. Le posizioni protestante e cattolica sono due tradizioni rivali in conflitto. Quando Gesù promise che avrebbe mandato lo Spirito Santo a guidare gli apostoli, lo promise alla Chiesa. E questa promessa ha trovato compimento, in parte nel dono delle Scritture ispirate dallo Spirito Santo che costituiscono il Nuovo Testamento. Ma la guida dello Spirito Santo avrebbe guidato la Chiesa fino alla fine dei tempi. Lo Spirito guidò la Chiesa nella stesura dei testi ispirati, nel capire quali testi fra tutti quelli che all’epoca rivendicavano questo status erano davvero quelli ispirati, nel determinare quale sarebbe stato il canone del Nuovo Testamento, e nel dichiarare l’unica autorità dei testi canonici per sempre. In definitiva, lo Spirito guida la Chiesa dall’inizio alla fine, e la fine non è ancora giunta. In questa prospettiva sono cruciali il fondamento apostolico e il carattere di continuità apostolica della Chiesa. Noi cristiani proclamiamo nel Credo di Nicea che crediamo <<in una Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica>>, non una, santa, cattolica e biblica. ” (cfr, Lo Splendore della verità ed. Lindau)

Nonostante mi accorga dei tanti cattolici che non conoscono la Bibbia, non sto per nulla dicendo che non ne esistono di preparati in questo campo. Io da laico, non sono certo una rarità in ambito cattolico, anzi, ci sono bravissimi teologi (io non lo sono) e studiosi vari che sono ammirevoli ed eccellenti dottori biblici. Del resto se io scrivo, è perché leggo libri di esegesi e/o apologetici scritti da illustri dottori della Chiesa, che non sono certo protestanti. Per ben sedici secoli (e non solo) la Chiesa di Roma non ha avuto bisogno dei maestri e dottori protestanti, e non credo che la conoscenza biblica, sia cominciata con Valdo o Lutero.

C’è poi da considerare la scarsa coerenza di alcuni studiosi protestanti, che influenzano coloro che leggono i loro libri, compresi molti pastori.

E’ fazioso citare alcuni brani, estrapolandoli dal contesto, ve ne mostro (e vi invito a controllare di persona) alcuni tratti dal libro “La Chiesa cattolica romana allo specchio, di Jacques Blocher, tradotto dall’originale Le Catholicisme à la lumiere de l’Escriture Sainte”:

 

In questo libro pieno di accuse anticattoliche troviamo a pag. 21 che “Ireneo dice: <<…Le Scritture tutte, i Profeti, gli Evangeli… possono essere chiaramente comprese senza ambiguità e armoniosamente da tutti, quantunque tutti non le credano>> (Adv Haereses, XXVII, 2).

 

Dimentica però di citare altri passi scritti da Ireneo nella stessa opera, “Contro le Eresie, s. Ireneo di Lione, a cura di p. Vittorino Dellagiacoma, terza edizione, ed. Cantagalli Siena. Si ricorda che Ireneo scriveva proprio contro gli eretici dell’epoca (circa 170 d.C.), come Valentino e Marcione ad esempio, entrambi di corrente ariana, ricordiamo pure che alcune delle loro dottrine sono oggi riprese da Testimoni di Geova.

Dicevo, delle frasi “dimenticate…” dall’autore protestante, ma questa abitudine la riscontro in quasi tutti gli autori protestanti.

Controlliamo quale è il vero pensiero di s.Ireneo, a pag.87 del secondo volume, di “Contro le eresie” Ireneo scrive: “Quelli che sono della Chiesa devono obbedire ai presbiteri che succedono agli apostoli, come abbiamo dimostrato; essi hanno ricevuto con l’episcopato il carisma certo della verità per beneplacito del Padre; i fedeli devono, invece, avere in sospetto gli altri, separati dalla successione principale che in qualunque luogo si radunano, come eretici ed erranti e come principio di divisione, superbi, orgogliosi, o ancora come ipocriti che  ciò fanno in ricerca di favore o di vanagloria. Gli eretici che all’altare di Dio offrono fuoco estraneo, cioè dottrine estreme, saranno bruciati dal fuoco celeste come Nadab e Abiud (Lv 10,1s)…quelli che spezzano l’unità della Chiesa avranno da Dio la pena di Geroboamo (1 Re 14,10ss).”

A pag. 237 del primo libro di “Contro le eresie” leggiamo:

“E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche, fondate dagli Apostoli, per sapere da  loro quello che è certo e quello che è da abbandonare? E se gli Apostoli non ci avessero lasciato le Scritture, non si sarebbe forse dovuto seguire l’ordine della tradizione da essi trasmessa a quelli ai quali affidavano le chiese?

A questi principi si attengono molte genti illetterate che credono in Cristo: senza carta né inchiostro esse portano la salvezza scritta nei loro cuori dallo Spirito e custodiscono diligentemente l’antica tradizione.”

Vediamo come Ireneo vivendo in un epoca molto vicina a quella  degli apostoli, aveva molto rispetto per la tradizione, quella vera.

E’ importante ricordare pure come fin dai primi anni del cristianesimo sorsero molte correnti eretiche, a cominciare da Simon Mago, menzionato nella stessa Bibbia.

Era facile per i dotti eretici confondere e far traviare il popolo analfabeta, o poco colto e, spesso alcuni cristiani finivano per deviare dalla sana dottrina, proprio in virtù delle forti doti di predicazione e convincimento di cui disponevano alcuni eretici. Se non sarebbe stato così, né Ireneo né nessun altro vescovo avrebbe scritto opere contro le dottrine eretiche. Del resto appare logico che il popolo cristiano, spesso composto da gente semplice, e con scarsa cultura, dovesse avere un punto di riferimento per non cadere vittima dell’eresia.

Stupisce pure come sia sfuggito a James Blocher il consiglio che Ireneo rivolge ai cristiani dubbiosi,  “E se sorgesse qualche questione di dettaglio non si deve forse ricorrere alle chiese più antiche…?”

Il lettore a questo punto si chiederà quali siano le chiese più antiche alle quali si riferisce Ireneo.

Ebbene leggiamo sempre da Adversus Haereses (nome originale latino di Contro le eresie) a pag. 234 dell’edizione da me citata:

“Ma poiché sarebbe troppo lungo enumerare in un volume come questo le successioni di tutte le chiese, ci limiteremo alla chiesa più grande e antica, a tutti nota, fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo e, indicando la sua tradizione, ricevuta dagli Apostoli e giunta fino a noi attraverso la successione dei suoi vescovi…Con questa Chiesa infatti, in ragione della sua autorità superiore, deve accordarsi ogni chiesa, cioè i fedeli di tutto il mondo, poiché in essa è stata conservata la tradizione apostolica attraverso i suoi capi.”

Fa riflettere dunque, il modo di citare i padri della chiesa, che usa J. Blocher, definirlo fazioso è riduttivo. Purtroppo questo modo di citare, astuto e fazioso, è in uso in quasi tutte le chiese protestanti,  esse tengono i fedeli nella parziale ignoranza dei fatti e della verità.

Oltretutto nel libro di Blocher, oltre ai padri viene citato il manuale di S.Pio X che non è il catechismo ufficiale della Chiesa cattolica, ma una sorta di sintesi, fatta con domande e risposte.

A pag. 26 del “Chiesa cattolica romana allo specchio” viene citato, tra gli altri, anche s.Agostino, in particolare uno stralcio della sua opera “De doctrina cristiana” che così recita: “Io mi sottometto all’autorità dei Libri Canonici e a nessun’altra. Tutto ciò che è necessario alla fede e alla condotta della vita si trova nelle dichiarazioni chiare della Scrittura”

Anche qui l’autore lascia intendere che anche s.Agostino non si sottometteva all’autorità della Chiesa, ma a quella della Sola Scrittura.

Ma è davvero così? Chi conosce s.Agostino sa che egli rispettava e seguiva il parere della Chiesa, in materia dottrinale, essendone vescovo illustre.

Sant'Agostino di Ippona (†nel 430), nel suo Contra epistulam fundamenti, 5, scrive:

   «Non crederei al vangelo se non mi spingesse l'autorità della Chiesa cattolica»

Dalla Società Biblica di Ginevra, protestante, che è un po’ più obiettiva di Blocher leggiamo:

 

http://www.sbgi.it/sito/articoli/canone_cnt4.htm (potete cliccare qui a fianco, per verificare su Internet)

 

“Agostino (convertitosi nel 387, morto nel 430), che alcuni definiscono "il più importante dottore della chiesa tra Paolo e Lutero", diede queste risposte: "Perché quei libri attestano la loro ispirazione per il loro carattere intrinseco; perché essi hanno riscosso il consenso generale dei Cristiani; perché le chiese che li hanno sostenuti erano quelle che avevano mantenuto integra la tradizione apostolica".
Leggendo s.Agostino, ci rendiamo conto di quanto attuali siano i suoi assunti, egli scriveva contro le eresie della sua epoca, eppure le modalità e le invettive usate dagli eretici per attaccare la sana dottrina cattolica erano e sono sempre le stesse.

Essi dicevano e dicono di capire la Bibbia da soli, con l’aiuto dello Spirito Santo, calpestando la ragione umana e la loro stessa coerenza, ho fatto notare infatti che in un contesto simile i corsi e commentari biblici sono fuori luogo, eppure tutti i protestanti ne usufruiscono. Dov’è la coerenza tra quello che affermano e quello che fanno?

Leggiamo cosa scriveva s.Agostino agli eretici che pretendevano di capire la Bibbia da soli, tanto per delegittimare la Chiesa, sola colonna e sostegno della verità:

 

(Dottrina cristiana -Prologo- s.Agostino)

Qualcuno forse riterrà false tutte queste cose; né io voglio accanirmi in senso contrario. In effetti la disputa è con dei cristiani che hanno la soddisfazione di conoscere le Sacre Scritture senza bisogno di uomini che li guidino, e pertanto, se così è, posseggono un bene vero e di non poco valore. Tuttavia debbono ammettere che ciascuno di noi ha imparato la propria lingua nella sua infanzia a forza di ascoltarla e, quanto alle altre lingue, - supponiamo il greco, l'ebraico o altra - l'hanno apprese o ascoltandole come sopra o mediante l'insegnamento di qualche persona. Inoltre, se fosse davvero così, potremmo esortare i fratelli a non insegnare queste cose ai loro piccoli, poiché in un batter d'occhio, alla venuta dello Spirito Santo, gli Apostoli ripieni del medesimo Spirito parlarono le lingue di tutte le genti , ovvero, se di tali effetti non beneficiano, diciamo loro che non si ritengano cristiani o dubitino d'aver ricevuto lo Spirito Santo. Viceversa, ciascuno apprenda con umiltà quanto deve essere imparato dall'uomo, e colui, ad opera del quale viene impartito l'insegnamento, senza insuperbirsi e senza provarne invidia, comunichi all'altro ciò che egli stesso ha ricevuto. Né tentiamo colui nel quale abbiamo creduto, come faremmo se, ingannati dalle astuzie e dalla malvagità del nemico, non volessimo andare in chiesa ad ascoltare e apprendere il Vangelo o non volessimo leggerne il testo o ascoltare chi ce lo legge e lo espone predicando, attendendo d'essere rapiti al terzo cielo, sia col corpo sia senza il corpo - come dice l'Apostolo - e lassù ascoltare parole ineffabili, di cui all'uomo non è consentito parlare, o magari vedere, sempre nel cielo, il Signore Gesù Cristo e ascoltare da lui stesso, piuttosto che dall'uomo, l'annuncio evangelico.

Guardiamoci da tali tentazioni frutto di grande superbia e assai pericolose. Pensiamo piuttosto all'apostolo Paolo. Sebbene abbattuto e istruito da una voce divina proveniente dal cielo, egli fu mandato da un uomo per ricevere i sacramenti ed essere inserito nella Chiesa. Così il centurione Cornelio. Un angelo gli annunziò che le sue orazioni erano state esaudite e le sue elemosine gradite a Dio; tuttavia, per essere catechizzato fu mandato da Pietro, dal quale non solo avrebbe ricevuto i sacramenti ma anche udito cosa avesse dovuto credere, sperare e amare. E in realtà tutte queste cose avrebbe potuto farle l'angelo stesso, ma se Dio avesse fatto capire di non voler dispensare la sua parola agli uomini per mezzo di altri uomini, la dignità dell'uomo ne sarebbe risultata sminuita.

E qui, ovviamente, ricordiamo anche quell'eunuco che leggeva il profeta Isaia ma non lo comprendeva. L'Apostolo non lo mandò da un angelo, e ciò che non comprendeva né gli fu spiegato da un angelo né gli fu rivelato alla mente da Dio stesso senza l'intervento dell'uomo. Al contrario, per ispirazione divina, fu mandato a lui Filippo, che conosceva il profeta Isaia. Sedutosi con lui, Filippo con parole e linguaggio umano gli rese manifesto quanto si celava in quel passo scritturale. O che forse Dio non parlava con Mosè? Eppure costui, uomo sommamente avveduto e per nulla superbo, accettò il consiglio di reggere e governare il suo popolo, divenuto troppo numeroso, dal suocero che pur era uno straniero. Quell'uomo esimio infatti sapeva che, da qualunque persona fosse venuto un consiglio verace, lo si doveva attribuire non a quella persona ma a colui che è la verità, cioè a Dio che non è soggetto a mutazioni. Un'ultima parola a tutti coloro che si gloriano di comprendere tutte le parti oscure della Bibbia per dono di Dio e senza essere istruiti con norme umane. È certamente retta la loro opinione quando ritengono che tale facoltà non è risorsa loro, quasi derivata da loro stessi, ma elargita da Dio. E pertanto essi cercano la gloria di Dio e non la propria: leggono e capiscono senza che altri uomini vengano a spiegare. Ma allora perché loro stessi si industriano di spiegare agli altri e non piuttosto li lasciano all'azione di Dio, affinché anch'essi apprendano non tramite l'uomo ma da Dio che li illumina interiormente? Senza dubbio temono di sentirsi dire dal Signore: Servo cattivo, avresti dovuto dare il mio denaro ai banchieri. Come dunque costoro, o scrivendo o parlando, comunicano agli altri le cose comprese, così (la cosa è ovvia) neanche io debbo essere messo sotto processo se paleserò non solo cose da comprendersi ma anche quelle che, una volta comprese, debbono essere praticate.”

Leggendo queste righe di s.Agostino oltre a notare che non dà affatto ragione al metodo protestante della Sola Scriptura, mi sembra di sentire l’eco delle frasi dei pentecostali o protestanti in genere, che pretendono di capire la Bibbia da soli, nascondendo inconsciamente la superbia. Purtroppo vengono abituati dai loro pastori a pensare così.

Ma ancora una volta notiamo il modo fazioso di citare addirittura i padri della Chiesa che di sicuro non vanno a favore delle tesi protestanti, per “provare” come “l’ingannatrice” chiesa cattolica romana “prenda in giro” i suoi fedeli. Come abbiamo visto Blocher a pag. 26 del suo libro cita s.Agostino per avvalorare la sua tesi della Sola Scrittura, a sfavore della Tradizione, peccato che come suo stile “dimentica” di citare il paragrafo della stessa opera in cui Agostino dice:

“Quanto a noi, riportiamo la considerazione a quel terzo gradino del quale avevamo stabilito di approfondire ed esporre ciò che il Signore si fosse degnato di suggerirci. Pertanto sarà diligentissimo investigatore delle divine Scritture colui che, prima di tutto, le legge per intero e ne acquista la conoscenza e, sebbene non le sappia penetrare con l'intelligenza, le conosce attraverso la lettura. Mi riferisco esclusivamente alle Scritture cosiddette canoniche, poiché, riguardo alle altre le legge con tranquillità d'animo chi è ben radicato nella fede cristiana, per cui non succede che gli disturbino l'animo debole e, illudendolo con pericolose menzogne e fantasticherie, gli distorcano il giudizio in senso contrario alla retta comprensione. Nelle Scritture canoniche segua l'autorità della maggior parte delle Chiese cattoliche, tra le quali naturalmente sono comprese quelle che ebbero l'onore di essere sede di un qualche apostolo o di ricevere qualche sua lettera.”

Quanti fra quelli che hanno letto il libro “La chiesa cattolica romana allo specchio” sono andati a controllare gli scritti dei padri, compreso quello appena visto di s.Agostino, citati dall’autore?

Notate come alcuni citano faziosamente gli scritti patristici? Cosa producono nel fedele che legge in buona fede? Antipatia verso la Chiesa cattolica “ingannatrice”, e la falsa illusione di trovarsi nella verità cristiana.

La lunga tradizione esegetica, dottrinale, pastorale, liturgica, ascetica, che possiede la Chiesa cattolica non si riscontra in nessun’altra chiesa. Il folto numero di studiosi cattolici, molto più bravi di me, mi è da stimolo per migliorarmi, con l’indispensabile aiuto di Cristo Gesù. In me coesistono diverse sfumature caratteriali, alcune delle quali spesso mi portano a peccare, ad esempio criticando troppo il mio prossimo, innervosendomi eccessivamente quando qualcosa non va per il verso giusto, a litigare con qualcuno che non la pensa come me, o a giudicare il mio prossimo credendo senza nemmeno farci caso. Altri miei lati caratteriali mi portano invece a rendermi conto dei miei errori, e a chiedere perdono a Dio, impegnandomi a migliorarmi. E’ ovvio che questo senso del peccato me lo suscita lo Spirito Santo, in ogni uomo esistono pregi e difetti. “Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio” (Rm 8,28). L’autore Randy Alcorn offre uno spunto su questo famoso verso. Egli sottolinea che la Bibbia non dice che ogni singola cosa sia buona, ma che Dio le fa cooperare insieme per il nostro bene.

Ricordando i giorni della  sua infanzia, Randy racconta di come spesso osservasse la mamma preparare la torta. Un giorno, quando tutti gli ingredienti erano sulla tavola: farina, zucchero, lievito, uova, vaniglia, li assaggiò di nascosto. Zucchero a parte, gli altri avevano un sapore cattivo. Poi la mamma li mescolò insieme e mise l’impasto nel forno. “Non riuscivo a capire” ricorda “come la combinazione di ingredienti sgradevoli potesse risultare in un prodotto tanto saporito”.

Randy conclude che allo stesso modo: “Dio prende tutte le pressioni indesiderabili della nostra vita, le mescola insieme, le mette sul fuoco della crisi e ottiene un risultato perfetto”.

Guardiamo oltre le circostanze immediate e ricordiamoci che Dio ha uno scopo finale buono.

Io Incardona Salvatore, non scrivo perché mi sento un maestro, ma semplicemente per fare il mio dovere di cristiano, ben conscio dei miei limiti e dei miei difetti.

Io conosco la Bibbia a livello medio, non oso paragonarmi agli studiosi di mestiere, non m’illudo di essere “arrivato”, e non aver più nulla da imparare. In campo biblico, e non solo, c’è sempre da imparare, ma le verità dogmatiche le ho ben chiare in mente. La mia media preparazione biblica, la riscontro rispetto ai laici credenti e, non rispetto agli studiosi di mestiere. Studio la Bibbia e mi avvalgo di tanti libri e commentari per cogliere meglio il significato profondo della Parola di Dio. Il problema però esiste per il grande pubblico, che spesso non ha né il tempo né la voglia di andare a cercare testi difficili da trovare e, molto impegnativi da leggere. Su Internet diventa tutto più facile, più immediato, basta un motore di ricerca per trovare quello che si cerca. Anch’io nel 1999 mi trovai a cercare su Internet, non trovando però testi adeguatamente dettagliati, che mi potessero essere d’aiuto per meglio capire dove stava e, qual era la Verità. Ecco perché rendo disponibili gratuitamente i miei studi, su Internet. Il valore dell’uomo sta nelle poche cose che crea, non nelle molte cose che accumula. Il mio Signore Gesù Cristo, mi dà la voglia e la forza di sopportare anche le critiche che mi arrivano via e-mail dai tanti fratelli pentecostali che mi scrivono, criticando spesso pesantemente quello che scrivo circa le dottrine pentecostali, e i frutti che ne scaturiscono. C’è a chi viene da vomitare leggendomi, ad alcuni si drizzano i capelli, ad altri gli cadono le braccia, altri ancora mi ingiuriano accusandomi di dire bugie sui pentecostali, e via di questo passo. Spesso noto con dispiacere in coloro che mi scrivono una sorta di licenza per condannarmi, o meglio, per condannare la Chiesa cattolica, accusandola d’idolatria, e in ultima analisi additandola come madre di perdizione per tutti coloro che seguono la sua dottrina. Non vi è cosa più desolante di chi prova a mascherare l’odio degli occhi con il sorriso delle labbra.

“Pensare la con la Chiesa inizia dal pensare. Il consenso della fede non significa scattare sull’attenti, battere i tacchi e fare il saluto davanti a ogni documento che giunga da Roma. E’ piuttosto questione di pensare da sé così da poter pensare con la Chiesa, un ragionamento in cui il presupposto di base è che la Chiesa possieda il carisma e l’autorità dell’insegnamento a garanzia del consenso. Io penso con la mia testa non per uscirmene con un mio insegnamento, ma per far mio l’insegnamento della Chiesa. E non è una cosa sempre semplice da fare. La gente dice di avere difficoltà con un insegnamento e con un altro, ma questo non è necessariamente in problema. Il problema sorge quando si ritiene che l’errore stia nell’insegnamento e non in noi stessi.” (cfr, Lo Splendore della verità, ed. Lindau)

E’ interessante notare l’importanza dell’imitazione nella formazione del carattere e del pensiero umano dal punto di vista dell’antropologia contemporanea. Come segnala Renè Girard, gli esseri umani non nascono con desideri determinati a priori, come succede per gli animali con l’istinto. Se così fosse, <<gli uomini non sarebbero in grado di scegliere il loro desiderio più di quanto possano fare le mucche che pascolano in un prato>>. L’uomo ha anche aspirazioni innate, ma nella maggior parte dei casi impara a desiderare imitando gli altri. Il fatto che qualcosa sia approvato dal prossimo scatena un meccanismo imitativo naturale, che può, anche non essere assecondato, ma che in taluni casi è così forte a livello inconscio da rivelarsi efficace. L’essere umano può decidere chi imitare, ma non può evitare di essere influenzato dalle scelte degli altri. Non siamo indifferenti alle azioni di coloro che ci circondano. Questo meccanismo facilita moltissimo la sopravvivenza; non è un male ma comporta una serie di pericoli, come sottolineato dal proverbio <<Chi va con lo zoppo impara a zoppicare>>. E’ importante scegliere i modelli da imitare, altrimenti si finisce per seguire quelli del momento, visto che l’attrazione per un modello dipende dalla rilevanza sociale di chi lo incarna. Il modo peggiore per lasciarsi guidare da modelli di pensiero o di azione è pensare che possediamo spontaneamente i tratti che li caratterizzano, che siamo estranei a ogni condizionamento e ci avviciniamo agli altri solo per autodeterminazione. <<L’uomo è la creatura che ha perduto parte del suo istinto animale per accedere a quello che si chiama desiderio. Saziate le proprie necessità naturali, gli uomini desiderano intensamente, ma senza sapere con esattezza che cosa, dato che nessun istinto li guida. Essi non hanno desideri propri. Ciò che è proprio del desiderio è di non avere nulla di proprio. Per desiderare veramente, noi dobbiamo ricorrere agli esseri umani che ci circondano, dobbiamo prendere in prestito i loro desideri. Tale prestito viene spesso fatto senza che né il prestatore né il ricevente se ne rendano conto. Non è solamente il desiderio che prendiamo in prestito da coloro che abbiamo scelto come modelli, ma un’intera serie di comportamenti, atteggiamenti, conoscenze, pregiudizi, preferenze e cosi via>> commenta Girard. Se non stiamo attenti, il meccanismo dell’imitazione ci fa assumere inconsciamente comportamenti e pensieri. E’ il modo in cui si diffonde una moda.” (cfr, Giosè Antonio Ullate Fabio, Contro il codice da Vinci, ed. Sperling & Kupfer).

In campo cristiano molti fedeli scelgono i loro modelli da imitare nella cerchia delle loro conoscenze consolidate ma anche da quelle occasionali. E’ il caso dei diversi “cattolici” che abbandonano la loro Chiesa per abbracciare le ideologie pentecostali, lasciandosi affascinare dal messaggio “Noi non seguiamo nessuna religione, seguiamo solo Cristo, per noi l’unica autorità è la Bibbia” finendo coll’identificare il pastore di turno come loro personale modello da imitare. Ogni comunità protestante ha il proprio modello da imitare, auto-convincendosi che sia riconducibile a Cristo, ma nella realtà vediamo come esistano tante dottrine diverse. Chi ripete cose che non capisce, è come un asino carico di libri.

Nella stragrande maggioranza dei protestanti si forma una nuova mentalità in perfetta sintonia con quella del pastore, che li porta a rigettare a priori qualsiasi tesi contraria alla loro, rispondendo con un atteggiamento di sufficienza, a chiunque osi fargli notare che sbagliano in diversi punti dottrinali. Per i ferventi cattolici romani, il modello da imitare oltre a Cristo è la Chiesa cattolica, colonna e sostegno della verità, incarnata nei presbiteri che ci guidano, con i loro pregi e difetti.

La Bibbia inoltre è l’unico libro che porta alla salvezza, le Scritture non sono inferiori o assoggettate alla Chiesa, ma vengono servite e tutelate da Essa. Puoi scoprire il segreto del mare meditando su una goccia di rugiada.

E’ corretto che io parli in terza persona riguardo ai meccanismi imitativi che l’uomo subisce?

Gli altri imitano, in particolare i pentecostali imitano e seguono i modelli comportamentali proposti dal loro pastore e, io, chi imito? Da chi vengo condizionato?

Ovviamente anch’io non sono esente da modelli comportamentali proposti dalla mia cerchia di conoscenze, che direttamente o indirettamente mi condizionano. Ad esempio sono stato condizionato dai miei genitori che mi hanno fatto nascere in Italia, e nella fattispecie in Sicilia.

Mi sono visto imporre la lingua italiana come prima lingua, il mio nome non l’ho scelto io, l’asilo, e le prime scuole non le ho scelte io, neppure il mio battesimo ho scelto, come nemmeno la Chiesa dove i miei genitori mi mandavano al catechismo.

Eppure tutte queste cose non scelte da me hanno formato la prima parte della mia esistenza. C’è una serie impressionante di fatti che condizionano la nostra esistenza, anche in età adulta.

Incontri, eventi e mutamenti fanno parte della nostra vita, portandoci in età matura a fare delle scelte apparentemente libere. La nostra libertà è assoluta o condizionata?

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                                                                                                     Incardona Salvatore

 

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