Correzione di Dio Malattie prove sventure - Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici

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SUL TESTO DELLA SCRITTURA:
IL SIGNORE INFATTI CORREGGE COLUI CHE EGLI AMA
E SFERZA CHIUNQUE RICONOSCE COME FIGLIO
1


1. Molti, mormorando contro le disposizioni di Dio, fanno obiezioni quando vedono i giusti sostenere spesso in questa vita gravi molestie, come se a loro non giovasse nulla servire Dio, perché o subiscono avversità comuni a tutti, e indifferentemente nel corpo e nei danni materiali, nelle ingiurie e in tutte le altre cose che i mortali giudicano mali, o addirittura peggiori a causa della parola di Dio e della sua giustizia, che, sgradite ai peccatori, provocano contro i suoi predicatori reazioni violente, insidie o odi. A costoro bisogna rispondere che se la vita umana fosse solo questa, non parrebbe affatto assurdo che non fosse di alcuna utilità o anzi risultasse dannoso vivere rettamente.

Sebbene non siano mancati uomini che hanno scambiato la dolcezza della giustizia e della sua gioia interiore con tutte le fatiche e le molestie materiali, che l’umanità sopporta per la sua condizione mortale, e anche con tutto ciò che con grave offesa viene mosso a causa della stessa giustizia contro coloro che vivono rettamente, tanto da superare, anche senza la speranza della vita eterna, i tormenti per amore della verità, più gioiosamente e lietamente
dei lussuriosi che gozzovigliano nell’ebbrezza dei piaceri.
2. A coloro tuttavia, che ritengono Dio ingiusto, perché vedono i giusti nei dolori e nelle sofferenze, o se forse non osano chiamare Dio ingiusto, affermano che o non si cura delle vicende umane oppure che ha stabilito una volta per sempre la fatalità del destino, contro il quale anch’egli non fa niente, perché non si creda che per incostanza venga turbato l’ordine delle cose da lui stabilito, o pensino a qualcos’altro che impedisce a Dio di risparmiare ai giusti questi mali, bisogna dire che non ci sarebbe stata per gli uomini alcuna giustizia, se Dio non si preoccupasse delle vicende umane. Infatti tutta questa giustizia degli uomini, che l’anima umana può conservare facendo il bene e perdere con il peccato, non sarebbe impressa nell’anima se non ci fosse una giustizia immutabile, scoperta interamente dai giusti, quando a lei si convertono, e perduta totalmente dai peccatori, quando si allontanano dalla sua luce.

Questa giustizia immutabile è di sicuro quella di Dio: egli non la comunicherebbe per illuminare quanti si convertono a lui, se non si curasse delle vicende umane. Se poi permettesse che i giusti soffrano gravi tormenti per non volere andare contro l’ordine da lui stabilito, neppure lui sarebbe giusto, non perché vuole mantenere il suo ordine ma perché ha stabilito l’ordine delle cose in modo da castigare i giusti con pene immeritate. Chi poi ritiene che Dio non può, almeno in parte, allontanare i mali che affliggono i giusti, è tanto stolto da non comprendere che, come è blasfemo affermare che Dio è ingiusto, è altrettanto blasfemo negare che è onnipotente.

3. Stabiliti rapidamente questi punti della questione in esame, è grandissima empietà dubitare che Dio stesso sia insieme giusto e onnipotente. Il motivo più probabile è che le prove, a cui sono sottoposti i giusti in questa vita, tornino a loro vantaggio. Altra è infatti la giustizia attuale degli uomini per meritare la vita eterna, altra doveva essere quella dell’uomo costituito nel paradiso per conservare e non perdere la stessa salvezza eterna. Come infatti la giustizia divina consiste nel comandare ciò che è utile e nel distribuire pene ai disobbedienti e premi agli obbedienti, così la giustizia dell’uomo consiste nell’obbedire ai precetti salutari. Ma siccome la felicità è nell’animo come la salute nel corpo e come per lo stesso corpo altra è la medicina prescritta per mantenere la salute e altra quella per recuperare la salute perduta, così per la condizione generale dell’uomo altri sono stati i precetti dati allora per non perdere l’immortalità, altri sono quelli che ora sono dati per recuperarla. E come per la salute fisica, se qualcuno, rifiutando le prescrizioni del medico, con le quali si mantiene la buona salute, cade malato, riceve altre prescrizioni per poter guarire.

Queste però spesso non bastano se la malattia è tale da richiedere da parte del medico certi interventi il più delle volte aspri e dolorosi, che sono tuttavia necessari per recuperare la salute, sicché accade che l’uomo, sebbene già obbedisca al medico, soffra ancora di dolori non solo a causa della malattia, non ancora guarita, ma anche dei trattamenti della medicina; così l’uomo, caduto per il peccato nella mortalità piena di malanni e di disgrazie di questa vita, perché ha rifiutato di obbedire al primo precetto, col quale avrebbe custodito e conservato la salvezza eterna, da malato ha ricevuto altri precetti, obbedendo ai quali si può dire senza dubbio che vive nella giustizia, anche se è soggetto ancora alle tribolazioni che provengono dalla stessa malattia, non ancora guarita, o dal trattamento medico. A questo trattamento si riferisce il testo: perché il Signore corregge colui che ama e sferza chiunque riconosce come figlio
1. Coloro poi che, disubbidendo a precetti tanto salutari, vivono da iniqui, accrescono grandemente i propri malanni: o da essi traggono innumerevoli sofferenze, fatiche e dolori anche in questa vita, oppure vengono misericordiosamente avvertiti del male in cui si trovano anche dalle pene subite, di modo che ciò che non è sano venga toccato e colpito affinché, ricorrendo alla medicina, siano sanati dalla grazia di Dio. Se poi avranno disprezzato tutto ciò, ossia i richiami delle parole e dei dolori, meriteranno, al termine di questa vita, la giusta dannazione eterna. In conclusione può dire che queste cose sono ingiuste chi ritiene che esista solo questa vita mortale, che ora conduciamo, e non crede alle realtà future divinamente predicate: costui subirà i gravissimi castighi dell’ostinazione dei peccati e della sua infedeltà.

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