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La clonazione umana: caricatura della creazione e crimine contro l'umanità

                           di Bruto Maria Bruti

La clonazione umana è la generazione asessuata, realizzata artificialmente per riprodurre un individuo che è la copia identica di un altro.
Nel 1997 la pecora scozzese Dolly è stato il primo mammifero ad essere clonato da una pecora adulta per opera del professor Ian Wilmut1. Il 26 dicembre 2002 è venuto al mondo col taglio cesareo il primo essere umano clonato: una bambina di nome Eva. L’annuncio è stato dato ad Holliwood, in Florida, dal chimico Brigitte Boisselier, una delle fondatrici di Clonaid, il laboratorio di sperimentazioni scientifiche sponsorizzato dal movimento raeliano, fondato dal giornalista francese Claude Vorilhon, detto Rael2. Il movimento raeliano dà una lettura ufologica della Bibbia e bisogna ricordare che una delle fonti di questa interpretazione è stata l’Unione Sovietica di Stalin, dove la propaganda ateistica diffondeva la tesi secondo cui gli dei delle nostre religioni sono extraterrestri divinizzati dagli uomini3.

Clonazione umana e aspettative di immortalità


Un’importante finalità del movimento ateo dei raeliani è il creazionismo tecnologico: poiché, secondo i raeliani, l’umanità sarebbe stata creata dagli extraterrestri in laboratorio, a immagine degli extraterrestri stessi4, esisterebbe la possibilità di ricreare noi stessi mediante analoghe tecniche riproduttive. Infatti, gli extraterrestri già premierebbero, secondo Rael, gli uomini meritevoli ricreandoli sul loro pianeta5.

La prima tappa verso la clonazione è stata proposta nel 1938 dallo scienziato nazional socialista Hans Spemann (1869-1941), biologo tedesco, studioso di embriologia, Nobel per la medicina nel 1935: la tecnica consisteva nell’estrarre il nucleo da una cellula uovo e nel rimpiazzarlo con il nucleo di un’altra6. Attualmente la clonazione viene realizzata in questa maniera: dall’individuo che si intende copiare viene prelevato il nucleo di una cellula matura, questo viene trasferito all’interno di un ovulo in precedenza privato del suo nucleo. L’embrione così ottenuto viene fatto maturare fino allo stadio di blastocisti e quindi viene impiantato nell’utero dove completa lo sviluppo fino alla nascita7.
La clonazione non è una creazione ex nihilo ma un’attività artificiale che imita quanto avviene in natura mediante l’utilizzazione degli elementi della creazione la cui esistenza non dipende dalla volontà degli uomini. La clonazione è un atto contro natura che perverte e deforma l’ordine naturale. Infatti, la clonazione viene ottenuta a partire da un ovulo di una donatrice, privato del suo nucleo, e dal nucleo di una cellula matura prelevata dall’individuo che si vuole copiare: le informazioni contenute in questo nucleo sono sempre il risultato di una precedente, originaria e ineliminabile unione di due gameti, cioè delle cellule sessuali maschile e femminile, che si sono fusi durante la fecondazione.

Afferma la Pontificia Accademia della Vita: "Nel processo di clonazione vengono pervertite le relazioni fondamentali della persona umana: la filiazione, la consanguineità, la parentela, la genitorialità. Una donna può essere sorella gemella di sua madre, mancare del padre biologico ed essere figlia di suo nonno. Già con la FIVET è stata introdotta la confusione della parentalità, ma nella clonazione si verifica la rottura radicale di tali vincoli"8. Le aspettative di immortalità che accompagnano gli esperimenti di clonazione umana sono assolutamente ingiustificate. Dalla replicazione della struttura corporea di un individuo, suo gemello omozigote, artificialmente ottenuto, non deriva l’immortalità dell’individuo copiato. Il clone umano avrà sempre una coscienza del proprio io diversa e autonoma da quella del soggetto copiato: questo è un fatto ben noto anche tra i gemelli omozigoti: "l’anima spirituale, costitutivo essenziale di ogni soggetto appartenente alla specie umana, che è creata direttamente da Dio, non può né essere generata dai genitori, né essere prodotta dalla fecondazione artificiale né clonata"9.

La violazione dei diritti umani fondamentali


John Carew Eccles (1903-1997), neurofisiologo australiano, premio nobel per gli studi sull’impulso nervoso (1963 ), considerato uno dei massimi studiosi del cervello umano del XX° secolo, rileva come le soluzioni materialiste non riescano a spiegare la consapevolezza dell’unicità del proprio Io di cui ogni persona ha esperienza. Insufficienti sono le spiegazioni che attribuiscono tale consapevolezza all’unicità del cervello, costruito secondo le istruzioni fornite dai suoi genomi, perché ci troviamo di fronte ad una lotteria genetica infinitamente improbabile - sino a 10 alla diecimila probabilità contrarie - dalla quale è derivato il genoma di ciascuno.
Inoltre è impossibile spiegare l’unicità del proprio Io autoesperita da ciascuno di due gemelli identici, nonostante i loro genomi siano assolutamente uguali: le diverse esperienze provocate dall’ambiente, per quanto riguarda i gemelli omozigoti, modificano ma non determinano l’unicità autoesperita. Infatti, un paziente colpito da amnesia totale può non ricordare chi egli è, ma sa che egli è, sa di possedere una personalità. Poiché le soluzioni materialiste non possono spiegare l’unicità dell’Io che ciascuno di noi esperisce, Eccles si vede costretto ad attribuire la consapevolezza del proprio Io ad una creazione spirituale soprannaturale10.

Sul piano dei diritti umani, la clonazione rappresenta una violazione dei due principi fondamentali su cui si basano i diritti dell’uomo: il principio di parità tra gli esseri umani e il principio di non discriminazione11. Già la fecondazione in vitro ha aperto la porta alla negazione di questi principi fondamentali.
Infatti, nel caso della fecondazione in vitro, l’embrione diventa il prodotto di un atto tecnico, viene privato del diritto di essere concepito come gli altri esseri umani e cioè mediante l’atto coniugale di un uomo e di una donna. Nella fecondazione in vitro, a differenza della fecondazione naturale assistita, l’intervento degli operatori sanitari non è più un intervento medico perché non aiuta l’atto coniugale a raggiungere il suo fine, ma diventa un’operazione contro natura che si sostituisce all’atto coniugale12: l’embrione diventa il prodotto di un atto tecnico che consiste in un vero e proprio stupro di laboratorio. Questo stupro di laboratorio, che è la fecondazione in vitro, comporta, infatti, una serie di manipolazioni contro natura che possono essere riassunte in quattro punti: 1) la fecondazione viene completamente separata dal suo rapporto con l’atto sessuale; 2) non viene rispettato il luogo d’origine del nuovo essere umano che è il corpo della donna; 3) non viene rispettata la selezione naturale degli spermatozoi che, dopo l’atto sessuale, concorrono a fecondare l’ovulo, risalendo dall’utero nelle tube; 4) non viene rispettata la scelta che l’ovulo fa, in natura, nei confronti degli spermatozoi selezionati che lo raggiungono.

Per quanto riguarda la fecondazione in vitro, l’Organizzazione mondiale della sanità ha già potuto constatare che la mortalità, entro il primo mese di vita, dei nati in questo modo è doppia rispetto alla media e che i farmaci somministrati alle donne causano spesso menopausa precoce e cancro delle ovaie: il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, in sostanza, dice che, di fronte agli alti costi e ai rischi medici, il gioco della fecondazione in vitro non vale la candela13.

La riprogrammazione al contrario dei geni


Queste sono le osservazioni ricavate dai primi studi statistici: difficile è prevedere i danni biologici e i traumi psichici che verranno rilevati in futuro per i figli della provetta, per non parlare dei danni che saranno determinati dalla clonazione. Per quanto riguarda la clonazione, due gruppi di ricercatori, uno del Whitehead Institute for biomedical Research e l’altro del prestigioso Massachussets Institute of technology, sostengono che la clonazione è pericolosa perché gli animali clonati sono portatori di sottili mutazioni, spesso impercettibili, che portano a gravissime disfunzioni14.

Il premio Nobel per la medicina, Renato Dulbecco, avverte che queste mutazioni si verificano perché chiediamo ai geni di una cellula adulta di tornare alle origini, di dar vita ad un nuovo individuo partendo da zero – una vera e propria riprogrammazione al contrario – e i geni di una cellula adulta non si trovano nelle stesse condizioni dei geni di uno spermatozoo o di una cellula uovo15. Di fronte a questo enorme potere della tecnica, che è giunta alla possibilità della clonazione, che può impiantare e far crescere l’embrione nell’intestino di un individuo di sesso maschile, che può unire geneticamente l’uomo e l’animale - con gli inquinamenti biologici e le mutazioni che ne potranno derivare per tutta la specie umana -, bisogna cominciare a porsi questa domanda: ciò che è tecnicamente possibile è sempre moralmente ammissibile? Oggi è tecnicamente possibile la distruzione, mediante l’energia atomica, dell’intera umanità, è tecnicamente possibile l’inquinamento totale dell’aria e dell’acqua ma nessuno ritiene questo moralmente consentito.

Perché la coscienza ecologica, che si preoccupa dell’aria, dell’acqua, della vegetazione, degli animali, non dovrebbe estendere la sua preoccupazione anche all’uomo? Perché la diffidenza verso le manipolazioni innaturali non deve nascere anche quando è in gioco la vita umana nel suo big-bang iniziale, cioè nel suo riprodursi. Ogni intervento violento sulla natura si ripercuote negativamente sull’uomo stesso, sulle generazioni future: spesso un utile immediato può dare luogo ad una lunga catena di danni futuri. Una certa cultura, nata da un pensiero di tipo illuminista, assolutizza la volontà umana al punto da ritenere lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile, dimenticando la differenza che esiste fra la creatura e il Creatore16. L’uomo non ha sulla natura un potere illimitato e ogni autentico sviluppo umano nasce sempre da un’azione svolta in armonia con l’ordine naturale, da un intervento che tiene conto delle leggi della natura e delle sue finalità17.

Un danno certo e inevitabile che nasce dall’uso indiscriminato e senza limiti delle tecniche riproduttive è proprio quello morale: l’uomo finisce col credersi onnipotente. La fecondazione in vitro, le manipolazioni genetiche, la clonazione finiscono per ledere i diritti dell’embrione e questo modifica gli atteggiamenti etici dell’uomo nei confronti degli altri uomini. Il figlio ad ogni costo, mediante la tecnica e contro i diritti e la dignità del figlio stesso, trasforma il concepimento in produzione e più il figlio viene prodotto più vengono modificati, a lungo andare, gli atteggiamenti, le aspettative e i comportamenti dell’uomo nei confronti degli altri uomini: in questo modo si fa mercato della vita umana e si arrivano a legittimare presunti diritti dando vita a nuove forme di schiavitù, calpestando i diritti naturali di altri uomini.

Della vita non si fa mercato


Su questo problema sono importanti le riflessioni della Conferenza episcopale Italiana in occasione della XXV giornata per la vita: "1. Gli esseri umani non sono merce. Ci sono stati tempi, e purtroppo non sono finiti, in cui gli esseri umani sono stati venduti comprati, ciascuno con la sua valutazione; c’era chi teorizzava la bontà, pratica e anche etica, di tutto ciò. Pochi osavano muovere obiezioni; tra i pochi che intuivano, inorridivano e denunciavano quello che a loro sembrava un attentato alla verità inscritta in ciascuno di noi, ci furono i cristiani, perché l’insegnamento di Gesù Cristo rivelando la dignità dell’essere umano nella sua verità e in tutto il suo splendore, non permetteva di fare distinzioni. Infatti, come ricorda San Paolo " non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù " ( Gal 3,28 ) e tutti siamo figli dell’unico Padre.

Il progressivo riconoscimento dei diritti umani non ha estirpato completamente l’antica tendenza a considerare gli esseri umani come una semplice merce. A volte, anzi, si arriva a legittimare presunti diritti per sottomettere altri uomini secondo logiche di possesso, di potere e di sfruttamento. In molti angoli del mondo, in quelli più poveri come in quelli più ricchi, e in molti settori della vita la tendenza perdura, adeguandosi ai tempi e alle mode.

Si va dalla stessa soppressione della vita nascente con l’aborto al commercio di organi dei minori, ai bambini soldato, alle prostitute schiave, ai ragazzi e alle ragazze sottoposti ad abusi sessuali, alla speculazione sul lavoro minorile, ai lavoratori sottopagati e sfruttati, forme tutte di autentica schiavitù. In ciascuno di questi casi la vita umana è umiliata e sfigurata con cinico disprezzo.

Anche talune esasperate strategie di mercato considerano gli esseri umani dei consumatori da studiare, manipolare, usare affinché siano docili e reattivi alle logiche del consumo, indotto attraverso tecniche pubblicitarie sempre più sofisticate e pervasive. Per le reti televisive gli spettatori sono ormai solo numeri, "merce " da vendere agli inserzionisti. E anche in politica, a volte, i cittadini sono considerati merce, voti da scambiare e piazzare.

Ancora più gravi sono gli esiti di questa logica mercantile quando essa viene applicata direttamente alla persona umana. Da tale logica traggono linfa molti attentati alla vita umana, in particolare nell’ambito della vita nascente.

Non ci si può appellare a falsi diritti per cancellare i veri e inviolabili diritti del più piccolo e indifeso tra gli esseri umani: l’embrione. Per curare alcune malattie con le cellule staminali si giunge a proporre la sperimentazione indiscriminata sugli embrioni, giustificandone la creazione in vitro, la manipolazione e la soppressione. Per avere mano libera si arriva a strumentalizzare anche il legittimo desiderio di maternità e di paternità, fino ad affermare un inesistente diritto ad avere un figlio in ogni modo e in qualsiasi condizione, anche fuori del matrimonio e in contesti di omosessualità. L’assenza di criteri etici e di regole chiare, che partano dalla tutela dell’embrione e dai suoi inalienabili diritti, apre la strada a forme indiscriminate di uso e abuso della vita nascente e finisce per favorire chi pensa di poter operare in questo campo con logiche mercantili.

2. La vita è un dono fuori commercio. Nobile, sicuramente, è il desiderio di divenire madre e padre. Ma questo non può avvenire a ogni costo. Un figlio esige e merita di nascere da un atto d’amore: dall’incontro e dal dono totale e reciproco di un uomo e una donna, uniti in un autentico e stabile amore sponsale. Il figlio stesso è dono, amore, incontro e relazione. Nasce, in altri termini, da un atto del tutto gratuito, sottratto a ogni logica utilitaristica o mercantile, perché l’amore non cerca il tornaconto personale. Così accade con i figli che, nati da un libero gesto creativo di una sposa e di uno sposo, sono a loro volta esseri liberi: liberi della libertà spirituale che deriva dall’essere, in ogni caso, primordialmente figli di Dio.

C’è in alcuni la tendenza, sia pure spesso inconsapevole, a considerare i figli che devono nascere come degli "oggetti " di cui si sente il bisogno per poter esaudire un proprio desiderio. Si potrebbe persino dire che il movente non è troppo diverso da quello che ci può spingere a sentire il bisogno di un’automobile o di una bella vacanza. Il figlio viene così pensato, da subito, come un oggetto che sarà posseduto da chi lo avrà "prodotto"; una merce alla stregua di altre merci.

Ma della vita non si può fare mercato! Questa affermazione non è arbitraria, né una mera esortazione più o meno accettabile; è un fondamento decisivo della nostra società. Negandola, si insinua che gli esseri umani possano, tutto sommato, essere cose da possedere.

Nessuna società – tranne un’autodistruttiva società di predoni – può reggersi sull’estensione senza limiti del concetto di "possesso". Non tutto si può possedere; non di tutto si può fare mercato. Ce lo suggeriscono la ragione e il buon senso; ce lo ricordano il Vangelo e duemila anni di pensiero cristiano […]18.

I rischi di essere copia biologica di un altro


Per quanto riguarda la clonazione, anche se è prevedibile che molti condanneranno l’uso di tale tecnica per costruire una razza di super-uomini, per procurarsi l’illusione dell’immortalità o per garantirsi una riserva di organi mediante la riduzione in schiavitù del proprio gemello clonato, altri, al contrario, avanzeranno presto "[…] proposte di clonazione ritenute "ragionevoli" e "compassionevoli": la procreazione di un figlio in una famiglia in cui il padre soffre di aspermia o il rimpiazzare il figlio moribondo di una donna vedova"19.
Anche in questi casi la clonazione umana va giudicata negativamente "in relazione alla dignità della persona clonata, che verrà al mondo in virtù del suo essere "copia" ( anche se solo copia biologica) di un altro essere: questa pratica pone le condizioni per una radicale sofferenza del clonato, la cui identità psichica rischia di essere compromessa dalla presenza reale o anche virtuale del suo"altro". […] Il "clonato" è stato generato in quanto assomiglia a qualcuno che "valeva la pena " di clonare, su di lui si appunteranno non meno nefaste aspettative e attenzioni, che costituiranno un vero e proprio attentato alla sua soggettività personale"20.
Questo sconvolgimento morale e cioè comportamentale, verso cui il mondo si sta incamminando, era già stato previsto e auspicato nel 1979 dal ginecologo francese Pierre Simon nella sua opera De la vie avant toute chose21. Pierre Simon è una figura autorevole di un pensiero di tipo illuminista: egli è stato per due volte gran maestro della Gran Loggia di Francia, fondatore del Club dei Giacobini, membro della direzione nazionale del partito radicale22. Simon parte dalla constatazione che sono in conflitto due concezioni antitetiche del mondo che nascono da due diverse fonti ispiratrici: il cristianesimo e la filosofia illuminista-massonica23. Queste due fonti forniscono orizzonti diversi in cui inserire il lavoro della ragione, strade diverse lungo le quali il pensiero si muove giungendo ad opposte direzioni. Pierre Simon dice chiaramente: "la massoneria è il mio modo di cogliere le cose di questo mondo e di collegarle. Essa è il contrappunto dei miei atti, il diapason delle mie riflessioni"24.

La visione del mondo che nasce dal cristianesimo considera sacro il principio della vita, mentre la visione illuminista ritiene superstiziosa l’essenza di tale sacralizzazione e feticistico il suo sviluppo25. Simon dice che per mezzo della tecnica l’uomo potrà creare una nuova natura umana, perché la natura e la vita sono e devono essere considerate come una produzione umana26.

Grazie allo sviluppo delle tecniche riproduttive tutta la concezione della famiglia sarà gradualmente eliminata: la sessualità verrà dissociata dalla procreazione e la procreazione verrà separata dalla paternità e dalla maternità27. Non ci saranno più genitori ma solo amanti che saranno liberi dai legami di sangue, con bambini che circolano tra più padri e più madri e sarà la società tutta che diventerà il guardiano dell’harem e il responsabile della procreazione28.

Ma avverte la Pontificia Accademia per la Vita: "La proclamazione della "morte di Dio", nella vana speranza di un "oltreuomo" porta con sé un risultato chiaro: la "morte dell’uomo". Non si può infatti dimenticare che la negazione della creaturalità umana lungi dall’esaltare la libertà dell’uomo genera nuove forme di schiavitù, nuove discriminazioni, nuove e profonde sofferenze. La clonazione rischia di essere la tragica parodia dell’onnipotenza di Dio"29.

N O T E

1 Cfr Le tappe, La Repubblica, 28 dicembre 2002, p.5.

2 Cfr Mariuccia Chiantaretto, E’ nata Eva, la prima bimba clonata, annuncio dei medici della setta dei raeliani. Diffidenza tra gli scienziati: vogliamo le prove, Il Giornale, 28 dicembre 2002, p.3.

3 Cfr Massimo Introvigne, Il cappello del mago, i nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo, Sugarco, Milano 1990, pp.133-138 (p.137).

4 Ibidem, p.133.

5 Ibidem, p.134.

6 Cfr. Le tappe, cit.

7 Cfr La clonazione umana riproduttiva, La Repubblica, 28 dicembre 2002, p.3.

8 Pontificia Accademia per la Vita, Riflessioni sulla clonazione, L’Osservatore Romano, 25 giugno 1997, n.3.

9 Ibidem, n.2.

10 J.C. Eccles-D.N. Robinson, La meraviglia di essere uomo, a cura di Marcello Pera, trad. italiana, Armando, Roma 1985, pp.51-54.

11 Cfr Pontificia Accademia per la Vita, cit., n.4.

12 Cfr Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari, Carta degli operatori sanitari, Città del Vaticano, terza edizione: dicembre 1994, n.22 e n.23, pp. 27-28.

13 Cfr Carlo Vetere, I figli della provetta hanno rischi maggiori, Il Medico d’Italia, n.49 del 18-03-1996, p.17; cfr Salvatore Mazza, L’OMS sulla fecondazione in vitro, troppe vite a rischio, L’Avvenire, 25 maggio 1989, p.1.

14 Cfr Scienziati USA: "Attenti la clonazione è pericolosa", gli animali clonati, dopo una fase di iniziale normalità, hanno cominciato a presentare gravissime disfunzioni, La Repubblica.it, Cultura e scienze, http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/modificato/ricerche/ricer-che.html

15 Cfr Elena Dusi, intervista a Renato Dulbecco, Dulbecco: tecnica inutile e la bimba rischia molto, "tutti gli animali clonati hanno avuto problemi", La Repubblica, 28 dicembre 2002 p.5.

16 Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruz. Donum vitae, 22 febbraio 1987, n.4.

17 Cfr Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Sollicitudo Rei Socialis, ai Vescovi, ai Sacerdoti, alle famiglie religiose, ai figli e figlie della Chiesa e a tutti gli uomini di buona volontà nel ventesimo anniversario della Populorum Progressio, Città del Vaticano, 30 dicembre 1987, n.29 e n.34.

18 Conferenza Episcopale Italiana, Della vita non si fa mercato, messaggio per la XXV "Giornata per la vita", L’Osservatore Romano, edizione settimanale n.48, (3.150), 29 novembre 2002, p.2.

19 Pontificia Accademia per la Vita, cit., n.2.

20 Ibidem, n.3.

21 Cfr Pierre Simone, De la vie avant toute chose, Mazarine, Parigi 1979; cfr Arnaud de Lassus, Le tappe massoniche di una politica della morte, a proposito del libro di Pierre Simon "De la vie avant toute chose", Cristianità, anno VIII, n.62-63, giugno-luglio 1980, pp.7-11

22 Cfr Arnaud de Lassus, cit., pp.7-8.

23 Cfr Pierre Simon, cit., p.211.

24 Pierre Simon, ibidem, p.17; cfr Arnaud de Lassus, cit., p.8.

25 Cfr Pierre Simon, ibidem, p.233.

26 Ibidem, p.255.

27 Ibidem, p.222.

28 Ibidem, p.222 e p.243; cfr Arnaud de Lassus, cit., p.9.

29 Pontificia Accademia per la Vita, cit., n.3.

Bruto Maria Bruti è nato nelle Marche (1954), è laureato in medicina, specialista in terapia olistica e in stomatologia, è iscritto all'associazione civico-culturale "Alleanza Cattolica". È studioso dei rapporti fra psicoterapia e religione, in particolare delle problematiche sessuali. Ha scritto la voce "omosessualità" per il "Dizionario del pensiero forte", a cura dell'Istituto per la dottrina e l'informazione sociale (IDIS). La rivista "Cristianità" ha pubblicato: La donna nell'ordine naturale e cristiano e l'ideologia rivoluzionaria, Omosessualità: vizio o programmazione biologica? (lo studio è stato tradotto in tedesco nella rivista "Vobiscum" della diocesi di Vaduz nel Liechtenstein) e  Domande e risposte sul problema dell'omosessualità. Il Sito Cattolico "Totus tuus" ha pubblicato: L'esistenza dell'anima spirituale e gli errori dello spiritismo e della reincarnazione, L'amore coniugale: innamoramento, amore, monogamia, indissolubilità.  







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