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I cattolici e la Massoneria

di Rino Cammilleri -
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La nascita, la storia e le mitologie artefatte di una setta anticattolica (vera e propria religione gnostica), i suoi rapporti con la Chiesa. Confermata la condanna dell’ideologia naturalistica e del relativismo religioso propugnati dalla Massoneria, incompatibili con la fede cattolica, nonché il divieto della «doppia appartenenza».

[Da «Studi Cattolici», n. 396, febbraio 1994, pp. 100-103]

Lo scandalo della P2 sollevò, a suo tempo, il coperchio di un pentolone che l’italiano medio conosceva fino a quel momento solo per sentito dire. E per molti fu una sorpresa lo scoprire che si poteva essere tranquillamente iscritti alla Massoneria ed essere, nel contempo, di destra, di sinistra o di centro. Insomma, signori che il giorno prima si erano insultati nei talk-show e nelle tribune politiche televisive, la sera frequentavano fraternamente lo stesso club, agghindati con squadre, compassi e grembiulini di cuoio. Da quel momento di Massoneria si è parlato sempre più spesso (e non di rado a sproposito), fino al punto che la si trova ormai quasi tutti i giorni, per un verso o per un altro, sui giornali. L’italiano medio suddetto da tutto questo cumulo di informazioni accavallantisi, tra scissioni, scomuniche reciproche, interviste a Licio Gelli e a Gran Maestri vari, trasse — vedendo anche l‘altisonanza di alcuni nomi implicati — una conclusione: la Massoneria è un potente mezzo per far carriera. Infatti all’indomani dell’affaire P2 si registrò un vero e proprio boom di richieste di iscrizioni. Adesso la cosa si è un po’ affievolita, specialmente dopo le recenti inchieste che hanno mostrato massoni che erano anche fior di mafiosi. Né c’è da stupirsi, visto che non si può chiedere a ogni associazione di sostituirsi alla polizia per indagare preventivamente suite attività private (e quelle illecite lo sono per definizione) degli iscritti.
Ma la Costituzione non vieta le società segrete?, si chiederà qualcuno. Sì, ma non obbliga nemmeno alcuna associazione a rendere costantemente pubblici gli elenchi dei propri iscritti o a pubblicizzare sempre e comunque le proprie attività.
Un’associazione culturale, per esempio, ha tutto l’interesse a mettersi in vetrina per attirare pubblico. Non così però, che so, un Club dei Fumatori della Pipa che abbia come unico scopo quello di offrire ai suoi soci un posto tranquillo dove far nuvole in santa pace senza essere assillati dai salutisti. La Massoneria infatti tiene molto alla distinzione tra «società segreta» e «associazione riservata».

Nasce a Londra nel 1717

Ma c’è un’altra cosa che colpisce l’italiano medio, una cosa di cui sente sempre parlare ma che forse non gli è molto chiara: il rapporto tra Massoneria e Chiesa cattolica. I quotidiani titolano generalmente, come si dice nel gergo degli addetti ai lavori, «a effetto», e vi si leggono termini come «dialogo», «caute aperture», «doppia appartenenza». Che vuol dire tutto ciò? Esiste una situazione di conflitto che richiede «caute aperture» o «disponibilità al dialogo»? Perché, se così stanno le cose, la Chiesa ce l’ha con la Massoneria? O è la Massoneria che ce l’ha con la Chiesa? Si può essere cattolici e massoni così come si può essere cattolici e tifosi del Milan?

Per rispondere a tutte queste domande bisogna andare un po’ con ordine. E partire dal 24 giugno 1717, data di nascita della Massoneria moderna. Quel giorno le quattro principali Logge londinesi si riunirono per dar vita alla Gran Loggia d’Inghilterra, «madre» di tutte le cosiddette obbedienze massoniche. Il giorno scelto non era casuale. Corrisponde al solstizio d’estate ed è la festa di san Giovanni Battista. Neanche l’anno era casuale, visto che il «17» è un numero di grande importanza per la tradizione esoterica. Ci ritorneremo. Secondo Giordano Gamberini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1961 al 1970, la Massoneria nacque «per rispondere a quelle esigenze di universalità che il mondo occidentale si era visto mortificare con lo spegnimento dell’idea imperiale e con la frantumazione della religione cristiana. Ossia per offrire un’etica universale in luogo di quella perdutasi poiché era stata fondata su una fede universale di cui era venuta a mancare l’unità».

In effetti l’antica Cristianità medioevale era ormai un ricordo. Era una civiltà strutturata sul diritto romano-giustinianeo e costruita attorno al diritto canonico, quale si era venuto evidenziando nei concili, su uno sfondo di diritto naturale. Una realtà «verticale» in cui Papa e Imperatore erano solo vicari dell’unico vero capo, re e sacerdote: Cristo. L’apice di questa «unità nella diversità» venne raggiunto nei secoli XII e XIII, dopodiché i Comuni (che erano vere e proprie città-Stato) e le monarchir nazionali cominciarono a rivendicare quella sovranità particolare di cui prima non godevano, essendo solo espressioni diverse e locali di una unità più vasta e onnicomprensiva. Il colpo finale all’edificio cristiano venne inferto dal luteranesimo, e ancor più dal calvinismo (fenomeno più «europeo»).

La guerra dei Trent’Anni
sancì il definitivo tramonto di quel sogno unitario che, in fondo, aveva retto per secoli e continuato, sacralizzandola, l’idea universale romana. Non potendosi più fondare l’unità sul fatto religioso, Ugo Grozio indicò il «diritto naturale» come collante universale. Solo che tale diritto non era più quello inteso dalla Scolastica, cioè un ordine cosmico voluto da Dio: non era più il diritto delle persone (termine che in senso cristiano implica non solo l’essere ma anche il dover essere), bensì quello degli individui. Nasceva il giusnaturalismo in cui la ragione (facoltà naturale dell’uomo) non era più la ratio di Dio, ma quell’entità astratta e assoluta che gli illuministi non tardarono poi a divinizzare creandovi attorno tutta una mitologia: da quella del «progresso» — inteso come antitesi alla tradizione; è buono tutto ciò che è nuovo — a quella del «buon selvaggio», l’uomo «vero» che non a caso sempre gli illuministi («coloro che illuminano») cercarono — vanamente — fuori dell’Europa e che le ideologie successive tentarono di costruire a tavolino. La Massoneria — uno dei motori, se non il principale, della Rivoluzione francese — fu, in questa ricerca di un ordine nuovo fondato sulla Ragione, in pole position.

Nel 1723 il pastore presbiteriano James Anderson stilò le Costituzioni massoniche (tutt’ora in vigore). Nel 1738, appena quindici anni dopo, partiva, la prima condanna pontificia: la lettera apostolica In eminenti di Clemente XII. Fu solo l’inizio, perché a tutt’oggi la Massoneria è la realtà che ha collezionato più censure da parte della Chiesa: ben 586. Da parte cattolica, della Massoneria si condanna il naturalismo (come abbiamo visto, cosa ben diversa dal concetto cristiano di «natura») e il relativismo religioso che sfuma ogni credenza in un vago deismo. Cioè al massone basta credere in un Grande Architetto dell’Universo del tutto indifferente alle sorti dell’uomo, lasciato affidato alle cure di alcuni «iniziati». Insomma, tutto questo fa della Massoneria un’altra religione — fondamentalmente gnostica — e aderirvi sarebbe per il cattolico come aderire all’Islam pretendendo di poter restare cattolico. Questo è il motivo per cui la Chiesa non può ammettere la «doppia appartenenza».

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