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RU 486

Cristiani Cattolici: Pentecostali Apologetica Cattolica Studi biblici
Pubblicato da in Aborto · 1 Aprile 2010

LA PILLOLA DEL MESE DOPO

Non si tratta propriamente di assumere un’aspirina.

Per alcuni è la pillola che toglie la sofferenza di un aborto chirurgico, per altri è un rischio in più per la salute delle donne, che si trovano a vivere nel “privato” questa esperienza, che rimane in ogni caso, “aborto per espulsione farmacologia di una gravidanza in atto”.

Di certo è l’equiparazione dell’aborto a metodo contraccettivo e quindi disattende a quanto previsto dalla Legge 194.

Vediamo come avviene un aborto farmacologico con RU486.

L'Unione svizzera, per decriminalizzare l’aborto (USPDA) così spiega il funzionamento della pillola abortiva RU486 rispetto al più tradizionale metodo dell'aspirazione:

In Svizzera, questo metodo può essere prescritto entro la 7a settimana dal primo giorno dell’ultima mestruazione.

L’interruzione è effettuata ambulatorialmente, sia in clinica sia in uno studio medico, con due farmaci: la Mifegyne (conosciuta anche con il nome di RU 486) e una prostaglandina.

La Mifegyne blocca gli effetti dell’ormone progesterone interrompendo lo sviluppo della gravidanza.

La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali.

Alla presenza di personale medico, la donna assume tre compresse di Mifegyne, poco dopo puoi rientrare a casa.

Due giorni dopo, due compresse di prostaglandina sono anch'esse prese nello studio medico o in clinica. La donna rimane in osservazione per alcune ore.

Per circa due terzi delle donne l’espulsione dei tessuti embrionali avviene in questo periodo, per alcune avviene più tardi a casa.

A questo stadio molto precoce, l’embrione misura tra i 2 e gli 8 mm, a seconda della durata della gravidanza.

Circa due settimane dopo la presa della prostaglandina viene effettuata una visita di controllo.

Si noti che la procedura può essere leggermente differente da quella descritta a seconda del luogo dove è praticato l'intervento.

Effetti secondari

Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente più dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte questi dolori possono essere piu' forti o perdurare. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici.

Perdite di sangue

Solitamente le perdite di sangue dopo l’intervento sono meno abbondanti di una mestruazione normale e durano 4 a 5 giorni. Solitamente dopo l’espulsione vi sono perdite di sangue un po' pi abbondanti di una mestruazione normale. Durano circa 9 giorni, in alcuni casi anche pi a lungo.

La prostaglandina puo' provocare nausea ed una leggera diarrea.

Confronto dei due metodi (chirurgico e farmacologico)

Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri. In rari casi il medico deve sconsigliare l'uno o l'altro per ragioni legate alla salute della donna coinvolta. Esistono però delle differenze riguardanti il periodo entro il quale la donna si deve decidere e anche riguardanti la percezione dei due metodi. E' importante tenere conto di queste differenze. L'interruzione farmacologica si offre per le donne che sono giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la gravidanza. Le donne che si decidono più tardi o hanno bisogno di un tempo di riflessione più esteso, devono ricorrere all’intervento chirurgico.

Metodo farmacologico

In oltre 95% dei casi un ulteriore intervento chirurgico non è necessario. Non c'e' bisogno di narcosi.

Il procedimento è di tre giorni.

L’interruzione può essere praticata molto precocemente, il che è sovente percepito come un sollievo psichico.

L'espulsione è vissuta coscientemente.

Molte donne ritengono che il metodo farmacologico è più naturale.

Maggiore responsabilità personale.

Perdite di sangue più prolungate.

Dolori addominali che durano pi o meno a lungo.

Dai dati sopra riportati, sembra molto chiaro che chi afferma che nei paesi dove viene praticato l’aborto farmacologico, gli aborti sono diminuiti, mente, sapendo di mentire.

Sono diminuiti i ricoveri per l’esecuzione in ospedale di aborti, perché quelli farmacologici non rientrano nel conteggio.

Ma il problema non è tanto questo, sorge il sospetto che questo metodo abortivo condanni le donne ad un’ulteriore solitudine e ne giovi esclusivamente la cassa, infatti si evitano i costi del ricovero, dell’anestesia, della sala operatoria.

Sia chiaro che però “bisogna decidere in fretta di abortire”, altrimenti il metodo non è più efficace e si deve ricorrere al metodo chirurgico.

Quindi, vengono disattese quelle norme previste dalla Legge 194 sul sostegno alla maternità, qui non si tratta di vedere se possibile ovviare ai motivi che hanno portato la donna a questa scelta dolorosa, questa possibilità non c’è e la donna rimane per tre giorni in attesa dell’espulsione di quel figlio che ha avuto la disavventura di sceglierla come culla.

Nerella Buggio - www.culturacattolica.it - 26/9/2005




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