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Psichiatra Italo Carta contrario ad adozione gay: «violenza alla realtà e rischi patologie»

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Più sotto troverete altri autorevoli pareri di famosi psichiatri e psicologi.
Come enfatizzano spesso i quotidiani, anche la Francia, dopo lo zapaterismo spagnolo, si appresta a snaturare il concetto antropologico di "matrimonio" aprendo tale riconoscimento anche alle coppie omosessuali, compresa la possibilità di adottare dei bambini privandoli del diritto a crescere con un padre e una madre.
Recentemente la prestigiosa Royal Spanish Academy, l’istituzione ufficiale responsabile della regolazione della lingua spagnola, ha mantenuto nel suo "Dizionario della lingua" il concetto di "matrimonio" come «l’unione di marito e moglie, approvato da certi riti o formalità legali, per stabilire e mantenere una comunità di vita e di interessi». Esso è pre-esistente alla legge, non modificabile da essa, anche perché il termine deriva dal latino matris munia, ovvero "doveri della madre", implicando dunque la relazione tra coloro che generano e coloro che sono generati ed escludendo pertanto le relazioni omosessuali. Non a caso anche l’Enciclopedia Treccani, lt descrive tale termine come «l’unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie». Il teologo Mauro Cozzoli ha poi approfondito bene la questione del perché non esiste alcun "diritto" al matrimonio omosessuale (perché per essere tale deve avere consistenza oggettiva) e spiegato il motivo per cui la «sapienza antropologica ed etica dell’umanità ha conosciuto e codificato un solo istituto matrimoniale dato dall’unione piena, stabile e pubblica tra un uomo e una donna. Non attribuendo, per ciò stesso, dignità di matrimonio a unioni poligamiche, di mera convivenza e omosessuali».

Occorre poi sfatare il mito che l’opposizione alle nozze gay sia soltanto per motivi etici, morali e religiosi. Non è affatto così, come
viene ottimamente spiegato "PsychCentral", innanzitutto perché il matrimonio non è un’istituzione religiosa ma laica e naturale. Una critica è stata inoltre sostenuta, lt un esempio su www.rischiocalcolato.it, anche facendo notare il significativo inasprimento fiscale a carico dei contribuenti in caso di un’eventuale equiparazione delle unioni gay al matrimonio tradizionale. Anche diversi omosessuali sono contrari al matrimonio gay e all’adozione, riconoscendone le questioni problematiche. Abbiamo già parlato di Richard Waghornee  Andrew Pierce, mentre lt ultimamente si è fatto sentire anche David Blankenhorn, sostenitore dei diritti gay negli Stati Uniti: «il matrimonio è fondamentalmente centrato sui bisogni dei bambini. Ridefinire il matrimonio per includere le coppie gay e lesbiche eliminerebbe del tutto nel diritto -e indebolirebbe ancora di più nella cultura-, l’idea basilare di una madre e un padre per ogni bambino».

E non abbiamo ancora considerato tutto l’aspetto scientifico legato all’inadeguatezza delle relazioni omosessuali di crescere ed educare dei bambini e dunque contribuire al bene della società intera.  Ne ha parlato
lt l’American College of Paediatricians, ne hanno parlato anche il presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO) e il presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). Recentemente ha preso nuovamente posizione anche il prestigioso psichiatra italiano Italo Carta, ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Milano (lo aveva già fatto lt in questa occasione).

Il dott. Carta,
intervistato da "La Stampa" ha affermato: «ritengo che le coppie di omosessuali e quelle di lesbiche che non solo adottano un bambino ma si fanno ingravidare e inseminare preparino un grave rischio di patologie per la prole».  Ovvero «depressioni, disturbi della personalità e dell’identità [...], collasso della funzione simbolica paterna». Lo psichiatra si è anche lamentato del fatto che queste questioni «ormai sono in mano a gruppi di pressione e politici entusiasti di aumentare il proprio consenso. Dell’aspetto psicologico clinico importa poco a tutti». In una coppia omosessuale il bambino avverte inevitabilmente «la violenza fatta alla realtà, con cui il ruolo paterno e materno vengono assunti, e la mancanza del diventare madre o padre per donare il figlio all’altro e stabilire un rapporto di reciprocità».  Il suo punto di vista è condiviso da tutta una serie di scienziati, filosofi e giuristi che in parte abbiamo elencato qui.

Il docente di psichiatria ha anche accennato a studi americani che dimostrano tutto questo, come ad esempio quello recentemente
pubblicato sul "Journal of Marriage and Family" da Daniel Potter dell’American Institutes for Research,  con il quale viene dimostrato che i bambini cresciuti all’interno di relazioni non tradizionali, comprese quelle omosessuali, tendono a «fare peggio» dei loro coetanei cresciuti con un padre e una madre. Il sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus, ha condotto un’altra indagine sui "figli" (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali. Loren Marks della Louisiana State University, ha invece confutato i pochi studi in cui si rilevava che i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eterosessuali, dimostrandone l’inattendibilità dal punto di vista scientifico. Nel 2001 lt si è guarda caso scoperto che decine di studi di questo tipo sono stati appositamente male interpretati per non «attirare le ire degli omosessuali».


Proseguono fortunatamente le prese di posizione degli esperti circa l’argomento caldo del momento, ovvero l’adozione per persone dello stesso sesso. Il pregio di questi professionisti è quello di concentrarsi sul benessere del bambino, al posto dell’inesistente diritto alla genitorialità della coppie omosessuali, escluse dalla natura stessa alla procreazione.


Così la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione "Movimento Bambino", ha spiegato: «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite». Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Ha poi proseguito la psicologa: «cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero. Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili. E non devono essere necessariamente il papà o la mamma, possono venir individuate figure esterne alla coppia. Ci tengo però a precisare una cosa. Il rapporto fondamentale e primario resta quello con la madre. Un rapporto prioritario che comincia nella vita prenatale, che è determinante al momento del parto, fondamentale nei primi attimi e nelle prime settimane di vita. Talmente importante ed essenziale che non può essere sostituito da nessun altro». La madre è fondamentale, ma lt numerosi studi mostrano anche l’insostuibilità della figura paterna per un corretto sviluppo del bambino.


Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia, ha a sua volta confermato: «Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità». Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».  


Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell’età evolutiva alla Sapienza di Roma, è più pragmatica: «se a quattro anni un bambino scopre di avere due mamme o due papà» questo è un problema. Bisogna avere la sensibilità di seguire figli nei vari passaggi; è un po’ come per i bambini adottati, a un certo punto vogliono sapere la verità. Non si può negare che è una complicazione in più, che però si può fronteggiare se la società esterna mette da parte pregiudizi e razzismi, e se all’interno i genitori omosessuali evitano a loro volta di chiudersi nella difesa ideologica». Non si capisce però perché correre questo rischio, correndo questo azzardo non si cerca certamente l’interesse del bambino.


Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano lt ha spiegato che «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».


Domenico Simeone, psicologo, psicoterapeuta e professore associato di Pedagogia generale presso l’Università degli Studi di Macerata, lt ha affermato: «Crescere con una madre e con un padre, quando è possibile, significa conoscere il valore educativo della differenza, significa inscrivere la parentalità in una rapporto che chiama in causa la corporeità, significa sperimentare una rete relazionale costruita sul riconoscimento dell’alterità. Il fenomeno delle coppie omoparentali è relativamente recente. Molti studi mettono in guardia sulle difficoltà che i bambini che crescono con persone dello stesso sesso possono incontrare. Dal punto di vista scientifico credo sia necessario approfondire le conoscenze del fenomeno in modo rigoroso, guardando la questione dal punto di vista del bambino e dei sui bisogni. Troppo spesso nel dibattito prevalgono i presunti "diritti" degli adulti e ci si dimentica di tutelare la crescita dei bambini.  La differenza di genere tra padre e madre e tra genitore e figlio costituisce l’elemento fondamentale per imparare ad amare, costruendo relazioni e accettando il limite che è in esse inscritto. Nel crogiuolo di tali relazioni i bambini vivono processi di identificazione e riconoscono le differenze, stabilendo relazioni significative. È la differenza che permette la triangolazione della relazione e il riconoscimento dell’alterità. Non è qui in discussione la capacità di cura che possono avere le coppie omogenitoriali quanto piuttosto l’articolazione delle relazioni che i figli possono stabilire».


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